I limiti del potere di delega di funzioni al terzo nella società per azioni

Agli amministratori delle società per azioni non è consentito delegare ad un terzo poteri che, per vastità dell’oggetto, entità economica e assenza di precise prescrizioni preventive e di procedure di verifica, gli facciano di fatto assumere il potere di gestione dell’impresa o comunque di compiere le operazioni necessarie per l’attuazione dell’oggetto sociale, essendo tali attività di esclusiva competenza degli stessi amministratori, che sono gli unici cui le dette funzioni possono eventualmente essere delegate [ ].

[ ] Il discrimine che rende o meno legittima ed ammissibile la delega di funzioni al terzo va ricercato nel numero e nella rilevanza delle operazioni delegate, fermo restando che, in ogni caso, gli amministratori dovranno sempre esercitare il proprio potere di sorveglianza sull'operato del delegato. Con la sentenza n. 24068/2022, depositata il 3 agosto, la Corte Suprema di Cassazione è tornata a trattare una questione già precedentemente affrontata, inerente l'ammissibilità della delega di poteri ad un terzo, da parte degli amministratori di una società per azioni. Il fatto. All'origine della fattispecie processuale c'è la comminazione di una sanzione, da parte della CONSOB, ad una società per azioni che aveva delegato, ad un soggetto estraneo al consiglio di amministrazione, poteri eccedenti i limiti di ammissibilità previsti dal TUF e dal Codice Civile. Tale sanzione veniva impugnata innanzi al giudice di merito, che accoglieva la tesi della società sanzionata, stabilendo che la delega di poteri gestionali ai terzi non incontra limiti legali, purché l'organo amministrativo societario mantenga poteri di controllo e revoca, nei confronti del delegato. La scelta di delegare tali poteri rientra fra le scelte di gestione societaria su cui l'unico giudice è l'assemblea dei soci, rimanendo invece esse insindacabili tanto per l'autorità di controllo, quanto per il giudice. Avverso tale pronuncia l'autorità di controllo proponeva ricorso innanzi alla Corte di Cassazione, ritenendo che questa interpretazione si ponesse in contrasto col principio secondo cui la direzione dell'attività societaria dovesse rimanere ai componenti del consiglio d'amministrazione. L'inammissibilità della delega di poteri gestionali . La Seconda Sezione della Suprema Corte, con la pronuncia esaminata, ha chiarito che agli amministratori delle società per azioni non è consentito delegare ad un terzo poteri che, per vastità dell'oggetto, entità economica e assenza di precise prescrizioni preventive e di procedure di verifica, facciano di fatto assumere al delegato il potere di gestione dell'impresa o comunque di compiere le operazioni necessarie per l'attuazione dell'oggetto sociale, essendo tali attività di esclusiva competenza degli stessi amministratori, che sono gli unici cui le dette funzioni possono eventualmente essere delegate. La ratio della limitazione al potere di delega. La Corte ritiene che il motivo per cui la gestione della società compete ai soli amministratori stia nel fatto che essi sono diretta emanazione dell'assemblea dei soci, ovvero del dibattito scaturito attraverso il confronto fra l'intero azionariato, sia quello di maggioranza, che di minoranza. L' art. 2381 c.c. , d'altronde, prevede la possibilità, per il consiglio di amministrazione, di delegare alcune delle proprie attribuzioni ad un comitato esecutivo composto da una parte dei suoi componenti oppure anche ad uno solo di essi, ma sempre e soltanto se ciò sia espressamente consentito dallo statuto o dall'assemblea dei soci. La ratio di tale previsione, secondo la Corte, è quella di costituire un ordinamento predefinito e inderogabile, la cui funzione è quella di evitare che gli amministratori si spoglino dei propri poteri, cui peraltro corrispondono altrettanti doveri, delegando ai terzi il compito di amministrare la società, finendo così per alterarne la stessa fisiologia e svuotando illegittimamente il modello organizzativo della società per azioni. Le ipotesi di delega consentita. La Corte di Cassazione, in ogni caso, ricollegandosi ad una risalente pronuncia Cass. civ., n. 3652/1968 , ha ritenuto opportuno precisare che, nell'espletamento dei poteri attinenti alla gestione sociale, gli organi rappresentativi della società non solo possono conferire ai terzi un mandato con rappresentanza, limitato a determinate operazioni, ma possono anche ratificare, sempre nell'interesse della società, gli atti compiuti da soggetti privi di rappresentanza. In definitiva, secondo la Corte, il discrimine che rende o meno legittima ed ammissibile la delega di funzioni al terzo va ricercato nel numero e nella rilevanza delle operazioni delegate, fermo restando che, in ogni caso, gli amministratori dovranno sempre esercitare il proprio potere di sorveglianza sull'operato del delegato.

Presidente Manna Relatore Grasso Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.