Assegno di mantenimento all’ex moglie che è sì laureata ma da troppo tempo lontana dal mercato del lavoro

Inutile l'opposizione proposta dall'ex marito. I Giudici ritengono palese la posizione di debolezza economica della donna, che si è sacrificata per la famiglia durante il matrimonio, è rimasta per anni lontana dal mercato del lavoro e ora si ritrova ad avere scarse possibilità di trovare un'occupazione, nonostante il titolo di studio.

Assegno divorzile per l'ex moglie anche se, dopo la rottura col marito, ha conseguito una laurea in giurisprudenza. Questo titolo di studio, con connessa potenziale spendibilità nel mercato del lavoro, non è sufficiente, secondo i Giudici, per mettere in discussione la scarsa solidità economica e le ridotte opportunità di lavoro della donna, che durante gli anni del matrimonio si è sacrificata dedicandosi alla famiglia e occupandosi della parte amministrativa concernente l'attività professionale svolta dal marito. Dichiarata la cessazione degli effetti civili del matrimonio concordatario tra l'uomo e la donna, i giudici di merito sanciscono, sia in primo che in secondo grado, che l'uomo dovrà versare ogni mese all'ex moglie 1.400 euro come assegno divorzile. In appello viene chiarito, in particolare, che la donna non ha mezzi adeguati, essendo rimasta fuori dal mercato del lavoro subito dopo il matrimonio per essersi dedicata alla cura sia del ménage familiare che della parte amministrativa della professione di dentista del marito . A fronte di tale quadro, quindi, secondo i giudici il conseguimento , da parte della donna, della laurea in giurisprudenza , dopo la separazione il matrimonio è durato oltre dieci anni non costituisce indice di effettiva capacità reddituale . In sostanza, la donna è pervenuta al divorzio indebolita sul piano della capacità occupazionale e sul piano previdenziale , anche perché, chiariscono i giudici d'appello, è affetta da patologie certificate ed è sì proprietaria di due unità immobiliari ma una è la sua abitazione e l'altra è, allo stato, improduttiva di reddito . Col ricorso in Cassazione, però, l'uomo prova a porre in evidenza elementi utili, a suo dire, a certificare come l'ex moglie si sia colpevolmente posta in una situazione di precarietà economica . A questo proposito, l'uomo osserva che l'ex coniuge ha un titolo di studio professionalizzante e, all'epoca del divorzio, aveva appena superato i 40 anni di età mentre oggi ne ha oltre 60 e aggiunge poi che la scelta della donna di non svolgere alcuna attività era legata a scelte personali e non ad esigenze della famiglia . In sostanza, i parametri patrimoniali della donna sono legati quasi esclusivamente alla sua scelta di non esercitare alcuna professione, nonostante il conseguimento della laurea in giurisprudenza , afferma l'ex marito, il quale sottolinea poi che la donna è anche proprietaria di due appartamenti, anche se non produttivi di alcun reddito . Queste osservazioni non convincono però i Giudici di Cassazione, i quali confermano il diritto della donna a percepire ogni mese un assegno divorzile di 1.400 euro. Ciò perché l'ex moglie ha addotto giustificazioni adeguate per l'assenza di una sua attività lavorativa . In sostanza, è incolpevole l' incapacità lavorativa della donna, poiché, osservano i Giudici, l'età e l'annosa inesperienza, frutto di una scelta coniugale condivisa col marito, le hanno reso oggettivamente assai difficile, se non impossibile, il rientro nel mercato del lavoro . Decisivo, in particolare, il riferimento alla circostanza che durante il matrimonio i coniugi avevano, di comune accordo, definito che la moglie si occupasse della gestione familiare in senso ampio e si occupasse di alcune incombenze di supporto all'attività professionale del marito, contribuendo alla formazione del patrimonio di comune .

Presidente Bisogni Relatore Caprioli l testo integrale dell'ordinanza sarà disponibile a breve.