Conto corrente cointestato: il saldo attivo appartiene esclusivamente al correntista che abbia effettuato versamenti

Nel conto corrente bancario cointestato a più persone i rapporti interni tra correntisti, anche aventi facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, sono regolati dal secondo comma dell’art. 1854 c.c., in virtù del quale debito e credito si dividono in quote uguali solo se non risulti diversamente ne consegue che, ove, ad esempio, il saldo attivo risulti discendere dal versamento di somme di pertinenza di uno solo dei correntisti, si deve escludere che l’altro possa, nel rapporto interno, avanzare diritti sul saldo medesimo.

È quanto affermato dalla Corte di Cassazione nell'ordinanza n. 23403 depositata il 27 luglio 2022. Il fatto. Un erede testamentaria conveniva in giudizio dinnanzi al Tribunale territorialmente competente la sorella coerede chiedendo di disporre la divisone dell'asse ereditario e di accertare l'avvenuto prelievo dal conto corrente della de cuius ossia la di loro madre , ad opera della convenuta, di ingenti somme di denaro senza giustificazione alcuna a partire dal 2003, nonché di ricomprendere nella massa un'ingente somma di denaro consegnata dalla defunta alla convenuta a titolo di prestito e mai restituita. Il Tribunale adito disponeva con sentenza lo scioglimento della comunione, previa collazione ai sensi dell' art. 737 c.c. delle donazioni effettuate dalla defunta in favore della coerede convenuta, condannando quest'ultima a pagare all'attrice una certa somma di denaro oltre interessi. Successivamente la Corte d'Appello adita respingeva il gravame avanzato dalla coerede convenuta affermando quanto alla lamentata nullità della domanda per indeterminatezza delle richieste relative ai prelievi anomali ed alla ultrapetizione per aver il Tribunale incluso nella collazione somme non indicate dall'attrice come donazioni che la domanda inerente ai prelievi sul conto corrente cointestato era chiara e chiedeva di imputare gli stessi alla massa. La coerede convenuta proponeva, quindi, ricorso per Cassazione avverso la decisione della Corte territoriale mentre l'intimata non svolgeva alcuna attività difensiva. Il Collegio ha ritenuto fondato il quarto motivo del ricorso proposto dalla ricorrente con il quale quest'ultima denunciava la violazione dell' art. 112 c.p.c. per ultrapetizione e degli artt. 1854 e 1298 c.c. circa la contitolarità del conto corrente per non avere l'attrice mai formulato la domanda volta ad accertare che il conto corrente bancario fosse solo fittiziamente cointestato e, nonostante ciò, il CTU nella propria perizia aveva precisato che la presunzione di contitolarità non poteva trovare applicazione e i giudici avevano, conseguentemente deciso, considerando che tutte le somme in essere sul conto corrente fossero riconducibili alla defunta . Nella specie, i giudici di legittimità, hanno ritenuto preliminare l'esame del predetto motivo di ricorso, il quale attiene, per l'appunto, agli affetti della cointestazione del conto corrente ed alla correlata presunzione di contitolarità delle somme depositate, essendo stati considerati dai giudici del merito come donazioni per il corrispondente integrale importo alcune operazioni di prelievo compiute dal medesimo conto. Fatta questa necessaria premessa, secondo il Collegio di legittimità, pur ove si dica insuperata la presunzione di parità delle parti, ciascun cointestatario, anche se avente facoltà di compiere operazioni disgiuntamente, nei rapporti interni non può disporre in proprio favore, senza il consenso espresso o tacito dell'altro, della somma depositata in misura eccedente la quota parte di sua spettanza, e ciò in relazione sia al saldo finale del conto, sia all'intero svolgimento del rapporto. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza della Corte d'Appello rinviandola per il riesame alla stessa Corte in diversa composizione, in quanto come già detto - ha ritenuto preliminare accertare la titolarità delle somme giacenti sul conto corrente cointestato alla coerede convenuta e alla defunta all'esito di tale accertamento, pertanto, il giudice di rinvio dovrà così specificare quali atti di disposizione del saldo attivo, per l'intero rapporto o per la misura eccedente la eventuale quota parte di eccedenza della convenuta, operati con firma congiunta o disgiunta, fossero volti a realizzare, mediante espressione di un valido consenso contrattuale, un arricchimento della donataria correlato ad un impoverimento della donante, dando così luogo a donazioni dirette, indirette o ad esecuzione indiretta. Concludendo. I giudici, quindi, concludono affermando che l'accoglimento del quarto motivo, trattato prioritariamente per questioni di ordine logico, comporta l'assorbimento dei primi tre motivi attinenti, in sintesi, alla qualificazione della domanda accolta ed alla valutazione del compendio probatorio , la cui decisione perde di immediata rilevanza, investendo profili che potranno essere nuovamente affrontati nel giudizio di rinvio.

Presidente D’Ascola Relatore Scarpa Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.