Telefonate e visite a raffica in Comune per chiedere una casa popolare: condannato per molestie

Respinte le obiezioni difensive mirate a ridimensionare la condotta tenuta dall’uomo e consistita nel pressare il Sindaco per riuscire ad ottenere una casa popolare. Palese, secondo i Giudici, l’intrusione nella sfera personale del Sindaco. Impossibile ipotizzare la non punibilità per particolare tenuità del fatto.

Impensabile negare al privato cittadino la possibilità di chiedere in Comune una casa popolare. Se egli però reitera troppo spesso la richiesta, tempestando di chiamate e di visite in Municipio il sindaco, allora va condannato per il reato di molestie . Scenario della vicenda è un paese in Molise. A finire sotto processo è un uomo, accusato di avere molestato il Sindaco. Gli elementi probatori a disposizione sono inequivocabili, secondo i giudici del Tribunale. Consequenziale la condanna dell'uomo, con pena fissata in 500 euro di ammenda, per avere molestato il Sindaco con numerose telefonate , appostamenti e continue visite in Comune al fine di ottenere l' assegnazione di una casa popolare . Inutile il ricorso proposto in Cassazione dal legale che rappresenta l'uomo. Impossibile ridimensionare la vicenda. In sostanza, si è appurato che con la propria condotta l'uomo ha compiuto una effettiva e significativa intrusione nella sfera personale del sindaco e ha così realizzato una vera e propria molestia, ingenerata dall'attività di comunicazione in sé considerata e a prescindere dal suo contenuto . Respinta, in ultima battuta, anche l'ipotesi difensiva mirata a un riconoscimento della non gravità della condotta tenuta dall'uomo. Su questo punto i Giudici di terzo grado ribattono che la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione in relazione al reato di molestia, nel caso , come nella vicenda in esame, di reiterazione della condotta .

Presidente Mogini Relatore Filocamo Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del Tribunale di Campobasso, emessa il 23 giugno 2020, B.M.M. è stato condannato per il reato di cui agli artt. 81 e 660 c.p. a 500 Euro di ammenda per aver molestato il Sindaco con numerose telefonate, appostamenti e continue visite in Comune al fine di ottenere l'assegnazione di una casa popolare. 2. Avverso detto provvedimento l'imputato ricorre, tramite il difensore di fiducia, chiedendone l'annullamento con rinvio, ponendo a base dell'impugnazione quattro motivi. 2.1. Con il primo motivo si denuncia, ai sensi dell' art. 606 c.p.p. , comma 1, lett. e la contraddittorietà e manifesta illogicità della motivazione risultante dal testo della sentenza impugnata in relazione all'integrazione del reato contestato sotto il profilo sia oggettivo che soggettivo. 2.2. Con il secondo motivo si denuncia, ai sensi dell' art. 606 c.p.p. , comma 1, lett. b ed e l'inosservanza ed erronea applicazione della legge penale, nonché il difetto di motivazione in relazione agli artt. 163, 164 e 167 e 178 e sg. c.p. sull'applicata sospensione condizionale della pena che, non richiesta, limiterebbe la possibilità di richiedere la riabilitazione dovendosi così attendere due anni per l'estinzione del reato e, poi, altri tre anni per richiedere la riabilitazione. 2.3. Con il terzo motivo si denuncia, ai sensi dell' art. 606 c.p.p. , comma 1, lett. b ed e l'inosservanza ed erronea applicazione dell' art. 175 c.p. , nonché l'omissione o carenza della motivazione risultante dal testo della sentenza impugnata sulla mancata concessione dell'ulteriore beneficio della non menzione sul certificato penale. 2.4. Con il quarto motivo si denuncia, ai sensi dell' art. 606 c.p.p. , comma 1, lett. b ed e l'inosservanza ed erronea applicazione dell' art. 131-bis c.p. , nonché la carenza della motivazione risultante dal testo della sentenza. Con memoria successiva si insiste per l'accoglimento dei motivi di ricorso. 3. Il Procuratore generale ha chiesto che venga rigettato il ricorso. Considerato in diritto 4. I motivi dedotti sono complessivamente infondati. 4.1. Il primo motivo risulta generico rispetto alla contestata motivazione, con la quale non si confronta. Infatti, come correttamente indicato nella sentenza impugnata, rispetto ai fatti contestati è certamente applicabile il principio di diritto, espresso da Sez. F, n. 45315 del 27/08/2019, Manassero, Rv. 277291 - 01, secondo cui ai fini della configurabilità del reato di cui all' art. 660 c.p. , è necessaria una effettiva e significativa intrusione nell'altrui sfera personale che assurga al rango di molestia o disturbo ingenerato dall'attività di comunicazione in sé considerata e a prescindere dal suo contenuto , come dettagliatamente riportato dagli elementi di prova testimoniali riportati nel provvedimento impugnato. 4.2. Il secondo motivo, che si basa su considerazioni di mera opportunità sulla tempistica ritenuta necessaria per richiedere la riabilitazione, è manifestamente infondato. La giurisprudenza ha anche di recente ribadito che è ammissibile l'impugnazione proposta dall'imputato avverso una sentenza di condanna a pena pecuniaria che sia stata condizionalmente sospesa senza sua richiesta, qualora l'impugnazione concerna interessi giuridicamente apprezzabili poiché correlati alla funzione stessa della sospensione condizionale, consistente nella individualizzazione della pena e nella sua finalizzazione alla reintegrazione sociale del condannato, e non si risolva nella prospettazione di motivi di mera opportunità, come quello di riservare il beneficio per eventuali condanne a pene più gravi Cass. Sez. 3, n. 17384 del 28/01/2021, Bianco, Rv. 281539 - 01 . 4.3. Il terzo motivo, sulla lamentata violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata concessione del beneficio della non menzione di cui all' art. 175 c.p. , non è consentito in questa sede. Infatti, non risulta che detto beneficio sia stato richiesto dall'imputato nel giudizio di merito, quindi, va qui ribadito il principio di diritto secondo cui la mancata concessione ex officio della sospensione condizionale della pena o della non menzione della condanna non è deducibile con il ricorso per cassazione da parte dell'imputato che non abbia richiesto tali benefici nel corso del giudizio di merito Sez. 3, n. 28690 del 09/02/2017, Rochira, Rv. 270587 - 01 . 4.4. Il quarto motivo, relativo alla violazione di legge e vizio di motivazione per la mancata applicazione d'ufficio della causa di non punibilità ai sensi dell' art. 131-bis c.p. , nonostante fosse contestata la reiterazione della condotta di cui all' art. 81, comma 2, c.p. , risulta manifestamente infondato, infatti, la causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto non può trovare applicazione in relazione al reato di molestia ex art. 660 c.p. nel caso di reiterazione della condotta tipica, senza necessità di esplicita motivazione sul punto Sez. 1, n. 1523 del 05/11/2018, dep. 2019, Morreale, Rv. 274794 - 01 . 5. Dalle considerazioni esposte deriva il rigetto del ricorso e la condanna alle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.