Negato il risarcimento al pedone che cade in una buca perché non presta attenzione alla strada

All’obbligo di custodia fa pur sempre riscontro l’obbligo di prova del nesso di causalità e un dovere di cautela da parte di chi entri in contatto con la cosa, per cui quando la situazione di possibile pericolo comunque ingeneratasi sarebbe stata superabile mediante l’adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, può allora escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell’evento .

Con la sentenza in esame, la Corte di Cassazione si è espressa su una vicenda riguardante la richiesta di risarcimento del danno da parte di un pedone nei confronti di un Comune. Il passante, infatti, lamentava di aver riportato un trauma ad un ginocchio a seguito di una caduta causata da una buca profonda che si trovava al centro della strada , la quale non era stata segnalata e non era nemmeno individuabile perché ricoperta da carte e fogli di giornale. Il Tribunale, però, aveva escluso la responsabilità del Comune, ritenendo che la caduta fosse dovuta ad una disattenzione dello stesso passante. Il pedone, quindi, ricorre in Cassazione, deducendo la violazione dell' art. 2051 c.c. e dell'art. 1227 c.c. per avere il Tribunale ritenuto interrotto il nesso eziologico tra la condotta omissiva del Comune e quella del danneggiato. La doglianza, però, è inammissibile. In primo luogo, perché il ricorrente, sotto l'apparente denuncia della violazione della normativa in materia di responsabilità del custode , ripropone una rivisitazione dell'esame del fatto effettuato in secondo grado. In secondo luogo, perché il Tribunale ha esaminato la questione secondo i paradigmi elaborati dalla stessa Corte di Cassazione in riferimento all' art. 2051 c.c. Infatti, il giudice ha richiamato il principio secondo cui all' obbligo di custodia fa pur sempre riscontro l'obbligo di prova del nesso di causalità e un dovere di cautela da parte di chi entri in contatto con la cosa, per cui quando la situazione di possibile pericolo comunque ingeneratasi sarebbe stata superabile mediante l'adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato , può allora escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell'evento . Secondo la Suprema Corte, nel caso di specie, la valutazione del giudice di secondo grado riguardo la condotta imprudente del pedone nell'attraversamento della strada che era caduto in una buca ben visibile ed evitabile risulta quindi insindacabile. Per questi motivi, la Corte dichiara il ricorso inammissibile.

Presidente Amendola Relatore Fiecconi Rilevato che 1. R.M. , con atto di citazione ritualmente notificato il , conveniva in giudizio, innanzi l'Ufficio del Giudice di Pace di Bari, il Comune di Bari, premettendo che il omissis , alle ore ca., mentre percorreva a piedi omissis sul marciapiede lato sinistro verso omissis , giunto all'altezza del civico n. era costretto ad attraversare la strada per impegnare il marciapiede opposto, essendo il marciapiede bloccato per lavori edili. L'attore esponeva che, nell'eseguire tale attraversamento, poneva il piede destro in una profonda buca posta al centro della carreggiata, non segnalata nè individuabile in quanto coperta da carte e fogli di giornale, a causa della quale cadeva rovinosamente a terra nonostante avesse tentato di alleggerire la caduta appoggiando la mano sinistra al suolo. Asseriva inoltre che, a seguito della caduta, si recava presso il P.S. del Policlinico di dove, previ accertamenti radiologici e radiografici di rito, veniva riscontrato che aveva riportato trauma contusivo ginocchio destro e trauma contusivo - distorsivo polso sinistro , a cagione dei quali gli veniva confezionato palmare di cartone alla mano sinistra e veniva dimesso con prescrizione di crioterapia, terapia medica e 7 giorni di prognosi. L'attore deduceva poi che, a seguito delle visite di controllo nel giorno e omissis , veniva confermata la suddetta diagnosi e riconosciuta anche la frattura dello scafoide carpale sinistro e prescritto tutore di protesi polso - pollice, cui seguiva un ulteriore periodo di terapia medica e riabilitazione. Guarito, lamentava di aver subito una ITT di giorni 20, una ITP al 50% di giorni 30, un'IP del 4% e quindi un danno biologico di Euro 3.594,55, oltre a un danno morale, nonché di aver anticipato le spese per le cure del caso di Euro 30,00. L'attore, pertanto, chiedeva l'accertamento della responsabilità del Comune di Bari nella causazione del sinistro e, per l'effetto, la condanna dell'ente al risarcimento dei danni subiti danno non patrimoniale, IP, ITT, ITP, danno morale e spese mediche , come quantificati in narrativa o nella diversa misura, maggiore o minore, che fosse risultata di giustizia a seguito di espletanda istruttoria, oltre interessi legali e rivalutazione monetaria, nei limiti della competenza per valore del GdP adito. Il tutto con vittoria di spese e competenze del giudizio, con distrazione in favore del difensore anticipatario. 2. Il Giudice di Pace di Bari, all'esito dell'istruttoria svolta, con sentenza n. 1973/2019 del 18.7.2019 pubblicata il 21.8.2019 e notificata il 24.9.2019, in accoglimento della domanda di parte attrice, condannava il Comune di Bari al pagamento, in favore dell'attore, della somma di Euro 4.650,96, oltre interessi legali dalla messa in mora all'effettivo soddisfo, spese di CTU pari a 300,00, e spese di giudizio. 3. Il Tribunale di Bari, investito dell'appello da parte dell'ente comunale, ha invece escluso la responsabilità dell'Amministrazione Comunale convenuta, ritenendo che l'incidente, sotto il profilo causale, fosse dovuto a disattenzione del pedone nell'attraversamento della strada, ragionando sui principi sanciti dalla giurisprudenza in merito nell'interpretazione dell'art. 2051 c.c., giacché all'obbligo di custodia fa pur sempre riscontro l'obbligo di prova del nesso di causalità e un dovere di cautela da parte di chi entri in contatto con la cosa, per cui quando la situazione di possibile pericolo comunque ingeneratasi sarebbe stata superabile mediante l'adozione di un comportamento ordinariamente cauto da parte dello stesso danneggiato, può allora escludersi che il danno sia stato cagionato dalla cosa, ridotta al rango di mera occasione dell'evento . 4. Il ricorso per cassazione della sentenza n. 1083/2021, pubblicata il 17/03/2021 e notificata a mezzo PEC il omissis , è svolto dall'attore soccombente esso è affidato a un solo motivo, ed è stato notificato il 31/5/2021. Il Comune resiste con controricorso. Considerato che 1. Con un unico motivo, ex art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3, si deduce violazione e/o falsa applicazione degli artt. 2051 e 1227 c.c. , censurando la sentenza impugnata sul duplice versante dell'errore di diritto, consistente nella violazione e/o falsa applicazione di legge per aver il Tribunale di Bari, quale Giudice di Appello, ritenuto interrotto il nesso eziologico tra la condotta omissiva del Comune e quella del danneggiato ex art. 2051 c.c. , nonché per violazione e falsa applicazione all' art. 1127 c.c. art. 1227 c.c. . Si assume che nel caso di specie la sentenza di appello non terrebbe conto della regola - di comune esperienza - per cui le strade delle città specialmente nel meridione d'Italia sono spesso piene di carte e fogliame che si posano sul manto stradale e non vengono tempestivamente rimosse per carenza di personale e/o cattiva amministrazione. Conseguentemente, richiedere al pedone di prestare attenzione ad ogni foglio, carta, accumulo di foglie che incontra sul suo percorso significherebbe richiedergli uno sforzo che va oltre l'ordinaria diligenza, non considerando che durante l'attraversamento della strada si debba in primo luogo prestare attenzione alle auto in transito. 2. Il motivo, sotto apparente denuncia di violazione o falsa applicazione della norma sulla responsabilità del custode, tende a riproporre una rivisitazione dell'esame del fatto effettuato dal Tribunale e peraltro correttamente condotto secondo i paradigmi elaborati da questo giudice di legittimità, in ordine al disposto dell' art. 2051 c.c. di prova del nesso causale e di interruzione dello stesso, ove la condotta negligente della vittima si sia dimostrata come direttamente ed esclusivamente incidente sull'evento lesivo Cass. Sez. 3, Sentenza n. 15761 del 29/07/2016 Cass., sez. VI sent. n. 9315/2019 Cass. sez. III ord. n. 456/2021 . 3. Pertanto, in tale caso, la valutazione sulla incidenza della condotta altamente imprudente della vittima nell'attraversamento della strada, caduta a causa di una buca nel manto stradale risultata tuttavia ben visibile ed evitabile dal pedone, risulta del tutto insindacabile. 4. Il ricorso pertanto va dichiarato inammissibile con ogni conseguenza in ordine alle spese di lite, poste a carico del ricorrente. P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il ricorso condanna il ricorrente al pagamento in favore della controparte delle spese liquidate in Euro 1.500,00, oltre Euro 200,00 per esborsi, 15% per spese forfetarie e ulteriori oneri di legge, in favore della controricorrente. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 , comma 1, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello dovuto per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1- bis, se dovuto.