La porta socchiusa è un invito ad osare: niente violenza sessuale per l’imputato

Ribaltata a sorpresa la condanna emessa in primo grado. I giudici d’Appello ritengono poco credibile lo stupro denunciato dalla donna, richiamando i dettagli dell’episodio per catalogare come giustificabile il comportamento tenuto dall’uomo e concretizzatosi in un brevissimo rapporto sessuale.

Se la donna fa nascere nell'uomo l'idea che ci siano i presupposti per un approccio sessuale, allora le azioni aggressive dell'uomo, che portano alla fine a un breve rapporto fisico, non possono essere catalogate complessivamente come violenza sessuale. Questa l'ottica adottata dai giudici della Corte d'appello di Torino, ottica che ha portato alla clamorosa assoluzione di un uomo che, come ricostruito tra primo e secondo grado, ha approcciato con forza, in un bagno, la donna con cui aveva precedentemente condiviso alcuni aperitivi in un bar Corte d'appello di Torino, sez. IV, dep. 20 aprile 2022, n. 2277 . Condanna in primo grado. Ricostruito l'episodio, verificatosi nel maggio del 2019 e denunciato dalla donna alle forze dell'ordine, i giudici del Tribunale ritengono inequivocabili i presupposti per la condanna dell'uomo, condanna che arriva nel giugno del 2021 e prevede una pena fissata in due anni, due mesi e venti giorni di reclusione. A margine, poi, l'imputato viene anche obbligato a risarcire la persona offesa versandole 10mila euro. Fondamentale per i giudici di primo grado è la ricostruzione dei fatti. In sostanza, si è appurato che i due si erano conosciuti cinque anni prima ma tra loro non vi era stata alcuna relazione sentimentale bensì soltanto qualche bacio , poi nel maggio del 2019 si erano incontrati in un locale per un aperitivo e il ragazzo aveva rivelato di nutrire un debole per lei, di non perdere le speranze, di essere disponibile ad iniziare un rapporto sentimentale non appena lei avesse voluto. Usciti dal bar, però, la ragazza ebbe bisogno di un bagno e poté approfittare di quello di un altro locale. E in quel contesto avvenne l'aggressione da parte dell'imputato la donna entrò e chiese dei fazzoletti di carta all'amico che stava dietro la porta del bagno poi ella si accorse che la porta del bagno era aperta e cercò di chiuderla, ma all'improvviso entrò l'uomo, che a suo dire, le aprì i pantaloni, strappandole la chiusura, le mise una mano sulla bocca, la prese da dietro e sospinse il suo corpo contro quello di lei . In quegli attimi avvenne, come ammesso dallo stesso imputato, anche una breve penetrazione. Subito dopo, la ragazza riuscì a togliere le mani dell'uomo dalla sua bocca e si mise ad urlare , costringendolo ad uscire dal bagno. Successivamente, però, proprio grazie alla collaborazione dell'uomo, lei riuscì a farsi venire a prendere dagli zii e l'imputato non si fece più vedere . Per i giudici del Tribunale è decisivo il richiamo alla reazione avuta dalla ragazza, reazione che esclude una consensualità del rapporto sessuale, anche tenendo presenti le conseguenze dannose sul piano psichico a lei derivate per i modi brutali usati dall'uomo . La tesi della difesa. In Corte d'appello la difesa ha puntato a mettere in discussione la credibilità del racconto fatto dalla persona offesa, sostenendo che la sua versione non è univoca . A questo proposito, il legale pone in evidenza diversi punti dopo essersi divincolata dal suo stupratore, la donna non è scappata, ma si è trattenuta per cercare il pezzo mancante della zip di chiusura dei pantaloni, coinvolgendo l'uomo nelle operazioni di ripristino della cerniera i fatti si verificarono all'interno di una latrina ubicata in un cortile interno dove, peraltro, vi era un passaggio di persone per accedere alle scale degli stabili e dove verosimilmente vi erano le finestre aperte, ma nessuno udì le urla della donna l'uomo non scappò ma attese l'arrivo degli zii della donna, cercando di darle conforto e quest'ultimo dettaglio, osserva il legale, è poco compatibile con l'ipotesi del rapporto violento . Per dare sostegno alla linea difensiva, infine, il legale sostiene possa essere escluso il dolo nell'azione dell'uomo, potendo egli aver pensato che la donna prestasse il consenso all'atto sessuale , e difatti, egli subito interruppe l'amplesso quando la ragazza si sottrasse , aggiunge il legale. L'atteggiamento della ragazza. Per i giudici d'Appello sono i dettagli dell'episodio ad impedire la conferma della condanna per il reato di violenza sessuale. Innanzitutto, l'incontro tra i due giovani avvenne di comune accordo e dopo precedenti occasioni in cui vi erano state scarse effusioni tra i due. Dunque, l'uomo non era un estraneo per la donna che in effetti ricorda di aver accettato di uscire con lui, in quel pomeriggio, per mantenere i contatti. Indiscusso poi che in quel pomeriggio i due si trattennero presso un bar e che si fecero dare più aperitivi a base alcoolica. Sorprendente, poi, che dopo avere passato tutto un pomeriggio in un bar, alla donna sia insorto il bisogno fisiologico non appena si allontanarono dal bar . Successivamente, una volta usciti dal bar, l'occasione di accedere in bagno non partì dall'uomo, ma dalla donna e, osservano i giudici, la donna ha detto di essere entrata nel bagno le cui dimensioni si possono apprezzare in fotografia come molto anguste , di essersi accorta di non avere i fazzoletti e di avere chiesto all'uomo di porgerglieli, dopo averli prelevati dalla borsetta che gli aveva lasciato in custodia . Secondo i giudici, quindi, ancora una volta non fu l'uomo a cercare un pretesto per introdursi nel bagno dove si trovava la donna. Sempre secondo il racconto della donna, poi, ella prese i fazzoletti, ma non chiuse la porta e a quel punto l'uomo entrò nell'angusto locale e avvenne l'aggressione sessuale. Successivamente, però, in ospedale i medici non riscontrarono segni di lesioni sulla donna che, peraltro, non era in grado di dire se vi fosse stata o meno penetrazione vaginale, in quanto era confusa per l'alcool assunto e l'attacco di panico sopraggiunto. Dunque, va aggiunta la notazione , secondo i giudici, che la donna non era pienamente lucida al momento del fatto, in quanto non aveva retto la gradazione degli aperitivi ingeriti . Inoltre, ella ha detto di aver gridato all'interno del cortile dove si trovava il bagno, ma nessuno ebbe ad udire le sue urla , e quando fu colta da una crisi, l'uomo non l'abbandonò, anzi dapprima cercò di aiutarla per rimettere in asse la cerniera dei pantaloni su richiesta della giovane che in teoria era stata da lui poco prima abusata , poi assecondò tutte le sue richieste, sia di ricercare la sorella, sia di chiamare gli zii. Non solo, l'uomo poi si fece dare una sedia ed una felpa per fare accomodare e riscaldare la ragazza . E quando arrivarono gli zii della donna, l'uomo andò loro incontro per fare strada e condurli sul luogo ove la nipote li stava attendendo e gli stessi zii della donna hanno descritto l'uomo come una persona gentile, che li aveva addirittura aiutati . Secondo i giudici della Corte d'appello si tratta di un comportamento, quello dell'uomo, che sembra molto lontano da quello che caratterizza uno stupratore . E anche questo dettaglio è ritenuto rilevante per leggere l'intera vicenda. A questo proposito, poi, i giudici sottolineano che l'uomo non nega di essersi accostato alla donna , bensì racconta che quando la donna si rialzò dal bagno e si alzò i pantaloni, non attivò lo sciacquone, e allora egli intervenne per farlo, entrando nel bagno , e a quel punto si trovarono fianco a fianco, si baciarono e consumarono un fugace atto sessuale del tutto consenziente, che terminò non appena la giovane lo volle e solo in quel momento la donna fu presa da una crisi di panico . I giudici osservano che al momento dei fatti la donna era alterata per un uso smoderato di alcool. Quindi è altamente probabile che non fosse pienamente in sé quando richiese di accedere al bagno, provocò l'avvicinamento dell'uomo che la stava attendendo dietro la porta, custodendo la sua borsetta e, secondo i giudici, la donna si trattenne nel bagno, senza chiudere la porta, così da fare insorgere nell'uomo l'idea che questa fosse l'occasione propizia che la giovane gli stava offrendo. Occasione che l'uomo non si fece sfuggire , come testimoniato dal fatto di essere entrato nella squallida latrina e di avere consumato con la donna un rapidissimo atto sessuale . Per i giudici va poi tenuto presente che una volta concluso l'infelice accostamento, la donna non cacciò l'uomo, anzi lo coinvolse nella ricerca del pezzo di cerniera che era andato smarrito e che l'uomo aveva ancora tra le mani e che le consegnò, aiutandola a rimettere a posto i pantaloni. Poi, ella lo invitò a chiamare i familiari di lei e non disdegnò affatto che lui le stesse vicino, fino all'arrivo degli zii di lei . Per i giudici la conclusione è logica. Non vi sono affatto certezze che le cose siano andate come raccontate dalla donna, che fu colta da crisi di panico ed ansia tali da non consentirle sul momento di ricostruire con certezza i pochi tasselli della vicenda oggi a giudizio, a poco potendo valere le ricostruzioni postume fatte con le amiche e, soprattutto, non si può affatto escludere che all'uomo la giovane abbia dato delle speranze, facendosi accompagnare in bagno, facendosi porgere i fazzoletti, tenendo la porta socchiusa, apertura, questa, letta certamente dall'uomo come un invito ad osare, invito che l'uomo non si fece ripetere ma che poi la ragazza non seppe gestire, poiché un po' sbronza ed assalita dal panico . Solo in questa ottica si può capire, secondo i giudici, il contegno dimesso e collaborativo che tenne il presunto stupratore, il quale non abbandonò la donna al suo destino, ma la sostenne fino al sopraggiungere degli zii di lei, nella consapevolezza di non avere fatto nulla di male ma di aver semplicemente equivocato la volontà della giovane . Impossibile, quindi, condannare l'imputato per violenza sessuale, anche perché, concludono i giudici, l'unico dato indicativo del presunto abuso potrebbe essere considerato la cerniera rotta, ma l'uomo non ha negato di aver aperto i pantaloni della giovane, ragione per cui nulla può escludere che, nell'esaltazione del momento, la cerniera, di modesta qualità, si sia deteriorata sotto forzatura .

Presidente Caproglio Il testo integrale sarà disponibile a breve.