Agosto figlia mia non ti (ri)conosco senza il consenso di tua madre. Discriminati i padri single

Un’altra rara sentenza a favore dei padri da parte della CEDU che nella fattispecie ha riconosciuto una discriminazione ed una lesione del diritto alla serenità familiare al padre che voleva riconoscere volontariamente la figlia, frutto di un fugace amore, ex articolo e 8 Cedu.

Per le leggi greche un padre non può riconoscere un figlio ed esercitare i suoi diritti genitoriali senza il consenso della madre, salvo il caso in cui il legame padre-figlio sia acclarato in via giudiziaria, anche se ciò è nel supremo interesse del minore. Ciò è una discriminazione nei confronti dei padri di figli nati durante il matrimonio che possono esercitare i diritti di visita, chiederne l'affidamento etc. È stata riconosciuta un'ulteriore deroga alla serenità familiare nell'eccessiva durata della procedura oltre 9 anni , laddove in questi delicati casi c'è obbligo di celerità e diligenza. È quanto stabilito nella Paparrigopoulos c. Grecia ricomma /16 del 30 giugno. Il ricorrente nel 2007 ebbe una figlia da una donna con cui aveva avuto una fugace relazione, la quale in un primo momento agì per il riconoscimento di paternità . La fattispecie unica nel suo genere è stata inserita, stante l'importanza, nei factsheets schede tematiche Children's right e Parental right, poiché fungerà da precedente a casi analoghi. Dopo l'esame del DNA il ricorrente si era reso disponibile a riconoscere volontariamente innanzi ad un notaio la neonata, ma la madre non si è mai presentata all'appuntamento rifiutando, contestualmente, ogni legame padre-figlia . Vani i ricorsi in tutti i gradi di giudizio il riconoscimento volontario di un figlio non può essere fatto senza il consenso della madre e senza di esso non esiste alcuna autorità parentale in capo al richiedente. Tale autorità non è riconosciuta nemmeno se agisce in via giudiziaria finchè una sentenza non acclara la genitorialità del minore. È molto simile alla nostra legislazione ex art. 250 cod. civ. anche nel nostro ordinamento serve il consenso del genitore che ha effettuato per primo il riconoscimento del figlio nato fuori dal matrimonio ed esso deve essere riconosciuto, se del caso, giudiziariamente nel supremo interesse del minore , fattore di cui non si è tenuto conto nella fattispecie. Grave discriminazione del padre. La CEDU concorda sulla tesi del ricorrente circa la discriminazione che i padri single nell'esercizio dei diritti parentali e della responsabilità genitoriale rispetto alle madri, ai padri sposati o divorziati. Infatti anche a voler accettare l'opinione del Governo greco che il rapporto padre-figlio non è lo stesso in caso di genitori che vivono lontani, hanno un forte legame conflittuale etc. o più in generale in situazioni in cui è difficile esercitare la potestà genitoriale, è lesivo dell'interesse del minore non riconoscere ad un genitore ipso iure l'autorità parentale ed i conseguenti diritti/doveri. Nel nostro caso non esisteva nemmeno un rimedio per ottenere una decisione giudiziaria idonea a compensare il rifiuto della madre di acconsentire alla condivisione della potestà genitoriale, sebbene quest'ultima non abbia negato il rapporto di filiazione , sebbene questa non solo non lo avesse negato, ma anche avesse inizialmente agito giudizialmente per il suo riconoscimento. Attualmente la legislazione greca è in linea con quella italiana, prevedendo ora la possibilità per i giudici di attribuire l'esercizio della potestà genitoriale anche al padre di un figlio nato fuori dal matrimonio, su richiesta di quest'ultimo e qualora gli interessi del minore lo richiedano. Pertanto, l'autorità genitoriale non è più automaticamente assegnata esclusivamente alla madre neretto, nda palesi le analogie anche con la nostra prassi che assegnava quasi automaticamente l'affido del minore alla madre anche in caso di divorzio o separazione dei coniugi . Inoltre, le decisioni devono essere prese nell'interesse del minore e sono soggette al controllo dei tribunali in caso di conflitto tra i genitori . In breve alla luce di tutto ciò non esiste un ragionevole rapporto di proporzionalità tra la mancanza di possibilità del ricorrente di esercitare la potestà genitoriale e l'obiettivo perseguito, vale a dire la tutela dell'interesse superiore dei minori naturali . Ulteriore lesione dei diritti del padre e della figlia. La CEDU ha riconosciuto che la mancanza di motivazioni del rifiuto da parte delle Corti interne, il non aver tenuto in debita considerazione gli interessi della minore e gli eccessivi ritardi nel concludere la lite come un'ennesima violazione dell'art. 8 Cedu. Gli Stati, pur avendo una certa discrezionalità, nei casi delicati che coinvolgono minori devono agire con una diligenza eccezionale e celerità , cosa non fatta nella fattispecie. Inoltre, la CEDU rileva che laddove si ravvisino tali ritardi il problema può essere sempre risolto per fatto compiuto, quindi non c'era alcun valido motivo per non instaurare un rapporto padre e figlia, anche in assenza di valido riconoscimento per l'opposizione del madre.

CEDU, 30 giugno 2022, caso Paparrigopoulos c. Grecia, ricomma /16