Nuova famiglia per l’ex marito e immobile in donazione all’ex moglie: possibile mettere in discussione l’assegno divorzile

Necessario un nuovo giudizio in Appello. Lì bisognerà tenere conto innanzitutto dei maggiori oneri per l’uomo a seguito della creazione di una nuova famiglia. Rilevante, però, anche il miglioramento della posizione economica della ex moglie.

Possibile mettere in discussione l' assegno divorzile riconosciuto alla donna se quest'ultima ha ricevuto in donazione dalla madre la proprietà di un immobile e se l'ex marito ha costruito una nuova famiglia e deve fronteggiare spese consistenti legate al figlio piccolo e alla condizione di disoccupazione della sua nuova compagna. Chiara la richiesta avanzata dall'uomo Tizio, nome di fantasia egli punta alla revisione delle condizioni di divorzio stabilite in Tribunale e chiede di eliminare o ridurre l'assegno divorzile di 1.000 euro mensili riconosciuto all'ex coniuge Caia, nome di fantasia . Per motivare questa istanza Tizio mette sul tavolo diversi elementi primo, deduce di avere subito una notevole contrazione dei propri introiti poiché ha costituito un nuovo nucleo familiare con la nuova compagna che è disoccupata secondo, precisa che dall'unione con la nuova compagna è nato un figlio che richiede un notevole impegno economico terzo, sottolinea di essere tenuto al pagamento delle rate del mutuo contratto dalla compagna per l'acquisto dell'abitazione familiare . Allo stesso tempo, Tizio deduce anche il miglioramento delle condizioni economiche della ex moglie, divenuta proprietaria, per donazione dalla propria madre, di un appartamento . Per i giudici di merito, però, i dati forniti da Tizio non sono sufficienti per mettere in discussione l'assegno divorzile riconosciuto a Caia. In Appello, in particolare, viene sottolineato che il reddito lavorativo di Tizio, reddito riconducibile alla sua professione di medico già svolta all'epoca del matrimonio, è aumentato nel tempo mentre nessuna incidenza migliorativa delle condizioni economiche di Caia di professione insegnante può riconoscersi al fatto di essere ella divenuta proprietaria dell'alloggio già da lei occupato . Opposta, invece, la visione dei magistrati della Cassazione, i quali ritengono almeno plausibile la richiesta avanzata da Tizio, richiesta destinata ad essere ora nuovamente esaminata dai giudici d'Appello. I giudici di terzo grado osservano che l'acquisto per donazione della proprietà dell'appartamento da parte di Caia, che già lo occupava essendo comodataria , è un fatto astrattamente suscettibile di determinare per lei un incremento patrimoniale e, quindi, un miglioramento delle sue condizioni economiche . In questa ottica i Giudici sottolineano il peso specifico che va riconosciuto al potere dispositivo derivante dallo status di proprietario . Da tenere in considerazione, poi, anche i sopravvenuti oneri a carico di Tizio, oneri legati alla necessità di provvedere al mantenimento del figlio nato dall'unione con la nuova compagna e alla nuova famiglia, alle cui esigenze è destinato il mutuo contratto da lui stesso . Di questi elementi dovranno tenere conto i giudici d’Appello, prima di decidere sulle richieste avanzate da Tizio.

Presidente Bisogni Relatore Lamorgese Fatti di causa L.T. proponeva ricorso per la revisione delle condizioni di divorzio stabilite dal Tribunale di Taranto con sentenza del 2 novembre 2001, chiedendo di eliminare o ridurre l'assegno divorzile di Euro 1000,00 mensili, riconosciuto all'ex coniuge D.B.M. e il contributo di mantenimento di due figli maggiorenni. A sostegno del ricorso il L. deduceva di avere subito una notevole contrazione dei propri introiti poiché, in data 28 aprile 2011, aveva costituito un nuovo nucleo familiare con la signora M.M.T. , disoccupata, unione dalla quale era nato, nel 2003, un figlio che richiedeva un notevole impegno economico di essere tenuto al pagamento delle rate del mutuo contratto dalla M. per l'acquisto dell'abitazione familiare inoltre deduceva il miglioramento delle condizioni economiche della ex moglie, essendo ella divenuta proprietaria per donazione dalla propria genitrice di un appartamento in , e che non constava che la D.B. avesse sacrificato le proprie aspettative di vita e professionali per adempiere al ruolo familiare, non potendo quest'ultima avanzare pretese connesse ai limitati incrementi reddituali che provenivano dall'attività professionale di lui. Il Tribunale, con decreto del 15 aprile 2019, per quanto ancora interessa, ha rigettato il ricorso per la revoca dell'assegno divorzile. La Corte d'appello di Lecce, sez. dist. di Taranto, con decreto del 24 giugno 2019, ha rigettato il reclamo di L. , rilevando che il reddito lavorativo del reclamante, riconducibile alla sua professione medico già svolta al tempo del matrimonio, era aumentato nel tempo e che nessuna incidenza migliorativa delle condizioni economiche della D.B. di professione insegnante poteva riconoscersi al fatto di essere divenuta proprietaria dell'alloggio già dalla stessa occupato. Il L. propone ricorso per cassazione, resistito dalla D.B. . Il ricorrente ha depositato memoria. Ragioni della decisione Con il primo motivo il ricorrente denuncia omesso esame di fatti decisivi costituenti oggetto di discussione tra le parti, indicativi del peggioramento delle proprie condizioni patrimoniali, come la nascita del figlio, la necessità di prendersi cura della nuova famiglia essendo la moglie disoccupata e l'onere del pagamento delle rate del mutuo per l'acquisto della casa coniugale, avendo la Corte basato la decisione unicamente sulle condizioni patrimoniali degli ex coniugi. Il secondo motivo denuncia violazione e falsa applicazione di legge anche in relazione all' art. 832 c.c. , per avere la Corte territoriale ritenuto che l'acquisto della piena proprietà dell'appartamento già occupato in comodato gratuito non fosse indicativo di una crescita patrimoniale, ignorando che l'acquisto della proprietà a mezzo di un atto di liberalità aveva prodotto un arricchimento patrimoniale per la donataria, non foss'altro che per la possibilità di alienare l'unità immobiliare e di acquistarne un'altra a minor prezzo, accantonando la differenza di prezzo quale risparmio. Entrambi i motivi, da esaminare congiuntamente, sono fondati nei seguenti termini. La Corte territoriale ha fondato la decisione di rigetto del reclamo sul presupposto dell'irrilevanza dell'acquisto in proprietà dell'alloggio da parte della D.B. , senza tuttavia fornire alcuna motivazione circa le ragioni giustificative di tale affermazione. Ed infatti, l'acquisto della proprietà dell'appartamento per donazione da parte di chi, come la D.B. , già lo occupava essendo comodataria è un fatto astrattamente miglioramento delle condizioni della beneficiaria, non foss'altro che per il potere dispositivo derivante dallo status di proprietario. Il decreto impugnato, inoltre, non ha espresso valutazioni sui sopravvenuti oneri a carico del L. , per la necessità di provvedere al mantenimento del figlio nato dall'unione con la nuova compagna e alla nuova famiglia, alle cui esigenze era destinato il mutuo contratto da lui stesso. La Corte, in definitiva, si è limitata ad operare un mero confronto reddituale tra gli ex coniugi all'attualità - come risulta dall'accento posto, per giustificare il perdurare dell'obbligo di pagamento dell'assegno divorzile, sull'incremento reddituale derivante al L. dalla propria attività professionale -, come se si trattasse di un giudizio sull'attribuzione dell'assegno divorzile, L. n. 898 del 1970, ex art. 5, comma 6, e succ. mod., in tal modo incorrendo in falsa applicazione dell'art. 9, comma 1, della stessa legge, che le imponeva di verificare la - e dare conto con congrua motivazione della - esistenza di sopravvenuti giustificati motivi per la revisione dell'assegno. In conclusione, in accoglimento dei predetti motivi, assorbito il terzo, la sentenza impugnata è cassata con rinvio alla Corte d'appello di Lecce per un nuovo esame e per le spese della presente fase. P.Q.M. La Corte accoglie i primi due motivi del ricorso, cassa il decreto impugnato e rinvia alla Corte d'appello di Lecce, in diversa composizione, anche per le spese. In caso di diffusione del presente provvedimento, omettere le generalità e gli altri dati identificativi.