Non appartiene al clan ma ha l’avvallo del boss, sussiste l’aggravante del c.d. metodo mafioso

La suddetta aggravante prevista dall'art. 7, comma 1, d.l. n. 152/1991 ora dall'art. 416- bis .1, comma 1, c.p. , ha la funzione di reprimere il metodo delinquenziale mafioso ed è connessa non alla struttura e alla natura del delitto rispetto al quale la circostanza è contestata, quanto, piuttosto, alle modalità della condotta che evochino la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso .

La Corte di Cassazione si è espressa sull'erronea applicazione, dedotta da un imputato, accusato di estorsione pluriaggravata, della legge penale in relazione all'art. 416- bis .1 c.p., inerente la sussistenza dell' aggravante del c.d. metodo mafioso . La doglianza è infondata. Il Collegio ricorda che l'aggravante in questione prevista dall' art. 7, comma 1, del d.l. n. 152/1991 ora dall'art. 416- bis .1, comma 1, c.p. , ha la funzione di reprimere il metodo delinquenziale mafioso ed è connessa non alla struttura e alla natura del delitto rispetto al quale la circostanza è contestata, quanto, piuttosto, alle modalità della condotta che evochino la forza intimidatrice tipica dell'agire mafioso Cass. n. 22554/2018 . Quindi, ai fini della sua configurabilità , è necessario l'effettivo ricorso, nell'occasione delittuosa contestata, al metodo mafioso , il quale deve essersi concretizzato in un comportamento oggettivamente idoneo a esercitare sulle vittime del reato la particolare coartazione psicologica evocata dalla norma menzionata e non può essere desunto dalla mera reazione delle stesse vittime alla condotta tenuta dall'agente Cass. n. 45321/2015 , n. 28017/2011 , n. 21342/2007 . Inoltre, tale aggravante è configurabile sia in presenza dell'utilizzo di un messaggio intimidatorio silente , cioè privo di un'esplicita richiesta, qualora l'associazione abbia raggiunto una forza intimidatrice tale da rendere superfluo l'avvertimento mafioso, sia pure implicito, ovvero il ricorso a specifici comportamenti di violenza o minaccia Cass. n. 44298/2019 , n. 26002/2018 , n. 20187/2015 , n. 38964/2013 , sia nel caso di condotte che presentano un nesso eziologico immediato rispetto all'azione criminosa, in quanto logicamente funzionali alla più pronta e agevole perpetrazione del crimine non essendo pertanto integrata dalla sola connotazione mafiosa dell'azione o dalla mera ostentazione, evidente e provocatoria, dei comportamenti di tale organizzazione Cass. n. 26399/2018 . Oltre che anche a carico di un soggetto che non faccia parte di un'associazione di tipo mafioso, ma ponga in essere, nella commissione del fatto a lui addebitato, un comportamento minaccioso tale da richiamare alla mente e alla sensibilità del soggetto passivo quello comunemente ritenuto proprio di chi appartenga a un sodalizio del genereanzidetto Cass. n. 38094/2013 , n. 4898/2008 . Nel caso di specie, il Tribunale di Palermo ha ritenuto la configurabilità dell'aggravante citata in seguito alle molteplici intercettazioni ambientali in cui è emerso l' avvallo del boss , nonostante l'accusato non appartenesse all'associazione di tipo mafioso.

Presidente Di Paola Relatore Nicastro Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.