Locazione, disdetta efficace se la notifica viene effettuata all'indirizzo del conduttore

Ai fini della cessazione del contratto di locazione, è sufficiente che la disdetta venga recapitata dall'agente postale all'indirizzo della parte conduttrice, poiché in tal modo si concreta la possibilità per il destinatario di venire a conoscenza della missiva .

La vicenda da cui trae origine la questione sottoposta all'esame della Corte di Cassazione riguarda la domanda di convalida di sfratto per finita locazione dell'immobile adibito ad uso abitativo concesso alla ricorrente. In particolare, la conduttrice evidenziava di essere venuta a conoscenza della disdetta del contratto di locazione solo dopo aver ricevuto la missiva contenente la proposta di stipula di nuovo contratto, e di aver disconosciuto la firma apposta in calce alla cartolina di ritorno della raccomandata con cui la locatrice assumeva di avere esercitato la disdetta , in quanto a lei non riferibile e non proveniente da persone conviventi o abilitate alla ricezione. A riguardo, il Collegio osserva che la disdetta, quale atto negoziale unilaterale e recettizio, adempiendo alla funzione di impedire la prosecuzione di un rapporto contrattuale, è soggetta alla disciplina di cui agli artt. 1334 e 1335 c.c. e, in base a tale ultima disposizione, essa si reputa conosciuta nel momento in cui giunge all' indirizzo del destinatario , senza che siano rilevanti le modalità di esercizio, salvo che il destinatario non provi di essere stato senza sua colpa nell'impossibilità di averne notizia . Inoltre, la Suprema Corte argomenta che nel caso in cui è richiesto che la comunicazione abbia luogo mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento , l'accertamento che l'atto sia pervenuto nella sfera di conoscibilità del destinatario presuppone che si possa identificare il soggetto cui l'atto è stato consegnato ciò significa che, per rendere efficace la cessazione del contratto di locazione, è sufficiente che la disdetta venga recapitata dall'agente postale all'indirizzo della parte conduttrice, poiché in tal modo si concreta la possibilità per il destinatario di venire a conoscenza della missiva Cass. civ., n. 9791/2019 . Insomma con la ricezione della disdetta, mediante consegna, da parte dell'addetto al recapito, della lettera raccomandata a persona rinvenuta all'indirizzo esatto del destinatario o di persone aventi con lui una relazione tale da giustificare la presunzione di conoscenza dell'atto da parte del medesimo e con l'ulteriore adempimento di verificare che la persona che cura il ritiro del plico apponga la firma sull'avviso di ricevimento da restituire al mittente, deve presumersi che essa sia pervenuta nella sfera di conoscibilità del destinatario. Respinto, dunque, il ricorso della conduttrice, in quanto il plico contente il contratto era stato ricevuto dal portiere dello stabile, che aveva apposto la sottoscrizione sulla cartolina di ricevimento, provvedendo anche all'immissione della lettera raccomandata contenente la disdetta nella cassetta postale appartenente alla ricorrente.

Presidente Frasca Relatore Condello Rilevato in fatto che 1. N.M. ha proposto ricorso per cassazione, affidato ad un unico motivo, contro la Fondazione Ente Nazionale di Previdenza per gli Addetti e per gli impiegati in Agricoltura avverso la sentenza in epigrafe indicata, con la quale la Corte d'Appello di Roma, respingendo l'appello dalla stessa proposto, ha confermato la sentenza di primo grado. 2. Il Tribunale di Roma era stato investito dalla E.N.P.A.I.A. della domanda di convalida di sfratto per finita locazione dell'immobile adibito ad uso abitativo, concesso alla N. con contratto sottoscritto in data 20 luglio 2001. Costituitasi per la fase sommaria, la N. aveva negato di avere ricevuto la disdetta, opponendo la conseguente rinnovazione del contratto, per ulteriori quattro anni, e disconosciuto la firma apposta in calce alla cartolina di ritorno della raccomandata con cui la locatrice assumeva di avere esercitato la disdetta, proponendo querela di falso. Disposto, con ordinanza del 9 ottobre 2012, il rilascio dell'immobile, all'esito del passaggio della causa, per effetto dell'opposizione dell'intimata, alla trattazione con il rito locatizio a cognizione piena, il Tribunale aveva dichiarato cessato il contratto alla data del [ ], ordinando il rilascio dell'immobile, sul presupposto della ritualità della notifica della disdetta del contratto di locazione, che reputava provata dalla Fondazione. 3. Con la sentenza qui impugnata la Corte romana, dopo avere richiamato le clausole contrattuali che prevedevano che alla seconda scadenza del contratto ciascuna delle parti avesse il diritto di attivare la procedura per il rinnovo a nuove condizioni o per la rinuncia al rinnovo del contratto, comunicando la propria intenzione con lettera raccomandata da inviare all'altra parte almeno sei mesi prima della scadenza stessa, ha ritenuto che la Fondazione appellata avesse provato non solo la spedizione della lettera raccomandata, ma anche la ricezione della stessa da parte del portiere dello stabile in cui si trovava l'immobile locato. 4. Fondazione E.N.P.A.I.A. resiste con controricorso. La trattazione del ricorso è stata fissata ai sensi dell' art. 380 bis.1 c.p.c. Non sono state depositate conclusioni dal Pubblico Ministero presso la Corte. La ricorrente ha depositato memoria. Considerato in diritto che 1. Con l'unico motivo di ricorso la ricorrente deduce la violazione dell' art. 1335 c.c. , e artt. 24 e 111 Cost. , in relazione all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3, evidenziando che sarebbe venuta a conoscenza della disdetta del contratto di locazione, effettuata dalla Fondazione E.N.P.A.I.A. in data 13 novembre 2008, solo quando aveva ricevuto, in data 20 giugno 2011, la missiva contenente la proposta di stipula di nuovo contratto di locazione e la successiva missiva del 14 novembre 2011, prontamente contestate. Sostiene, in particolare, che aveva proposto querela di falso avverso la sottoscrizione apposta sulla cartolina di ricevimento della lettera raccomandata attestante la consegna del plico, perché a lei non riferibile e non proveniente da persone conviventi o abilitate alla ricezione, e che, ai fini dell'applicazione dell' art. 1335 c.c. , occorreva provare che il plico fosse pervenuto a destinazione, non potendo operare il principio di presunzione di conoscenza qualora, come nel caso di specie, risultava contestato che il plico fosse pervenuto all'indirizzo del destinatario. Lamenta, quindi, che, pur avendo dato prova di non aver potuto visionare la lettera raccomandata e depositato in corso di causa querela di falso, i giudici di merito sarebbero incorsi in una erronea valutazione della documentazione, in quanto la nota di presentazione per la spedizione , atto ritenuto idoneo per la presunzione di conoscenza di cui all' art. 1335 c.c. , riportava un elenco delle raccomandate, ma non indicava la loro destinazione, nè dimostrava l'avvenuto invio del plico, come stabilito dalla Carta della qualità del servizio postale universale, e rivestiva, pertanto, valore di mera attestazione di presa in carico delle raccomandate. La decisione dei giudici d'appello, secondo la ricorrente, si sarebbe basata su un irrilevante registro della corrispondenza ricevuta e su una annotazione di avvenuto inserimento, da parte del portiere, del plico nella cassetta postale a lei riferibile, di per sé priva di valore probatorio perché inidonea a fornire la prova della consegna della lettera raccomandata di disdetta, in violazione dell' art. 139 c.p.c. , e della L. n. 890 del 1982, art. 7 . Aggiunge che la relata di notifica, depositata dalla Fondazione E.N.P.A.I.A., violerebbe anche l' art. 160 c.p.c. , che dispone che la notificazione è nulla se non sono osservate le disposizioni circa la persona cui deve essere consegnata la copia o se vi è incertezza assoluta sulla persona cui è stata fatta o sulla data, salva l'applicazione degli artt. 156 e 157 c.p.c. 2. La censura è inammissibile. 2.1. La doglianza, in primo luogo, incorre in manifesta inosservanza dell'onere di cui all' art. 366 c.p.c. , comma 1, n. 6, in quanto omette di fornire una riproduzione diretta od indiretta, in questo secondo caso con precisazione della parte corrispondente, degli atti sui quali si fonda e inoltre e comunque di localizzare tali atti nel presente giudizio di legittimità, astenendosi sia dall'indicarli come prodotti, sia, secondo quanto consentito da Cass., sez. U, n. 22726 del 2011 , al solo fine di esentare dall'onere di cui all' art. 369 c.p.c. , comma 2, n. 4, di voler fare riferimento alla presenza nel fascicolo d'ufficio di cui ha richiesto la trasmissione. 2.2. In secondo luogo, il motivo, nonostante deduca la violazione di norme di diritto sostanziale, in realtà illustra considerazioni volte ad una ricostruzione della vicenda del pervenimento della disdetta in senso difforme da come ha fatto la Corte di merito e, dunque, sollecita - senza nemmeno evocarlo - un controllo sulla motivazione in facto del tutto al di fuori dei limiti in cui è consentito dall'attuale art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5, per come ricostruito dalle Sezioni Unite di questa Corte con le sentenze n. 8053 e n. 8054 del 7 aprile 2014. 3. La sentenza impugnata ha posto in evidenza che a non rileva la eccezione del conduttore in punto di utilizzo di operatore privato per la consegna della raccomandata, in quanto il contratto di locazione richiede la sola forma della lettera raccomandata sussistente nella comunicazione effettuata b la raccomandata n. 85 del 7 novembre 2008, avente ad oggetto disdetta locazione immobile sito in omissis - fab. omissis , risultava conforme alla previsione contrattuale e rispettosa del termine previsto per la disdetta c la raccomandata di disdetta trovava riscontro, in relazione alla data di ricezione indicata sull'avviso di ricevimento 13 novembre 2008 , al destinatario N.M. e all'indirizzo di destinazione via omissis , nell'avviso di ricevimento n. 85 del 13 novembre 2008, nonché nella nota di presentazione del plico che la conteneva d nella distinta di spedizione, rilasciata dall'Ufficio postale-Eur con il n. omissis , era indicato il numero della raccomandata, esattamente corrispondente a quello risultante sul registro corrispondenza ricevuta , prodotto dalla Fondazione E.N.P.A.I.A. nel giudizio di primo grado, compilato dal portiere dello stabile che, avendo ricevuto il plico e sottoscritto la cartolina di ricevimento, aveva anche annotato l'avvenuto inserimento dello stesso plico nella cassetta postale appartenente alla N. . 3.1. Dall'esame di tali elementi la Corte territoriale ha desunto che la Fondazione avesse fornito adeguata prova dell'avvenuta spedizione e ricezione della lettera di disdetta, a mezzo raccomandata consegnata al portiere dello stabile in cui era situato l'immobile locato e occupato dalla N. alla data di consegna del plico, in conformità a quanto previsto dal contratto, e che potesse, di conseguenza, operare la presunzione di conoscenza di cui all' art. 1335 c.c. 3.2. A tale apprezzamento di fatto, che poggia sugli indicati elementi documentali, la ricorrente si limita ad opporre una diversa lettura dei medesimi elementi, ai quali vorrebbe attribuire un diverso significato, ma tale operazione si risolve in una censura di merito che non può trovare ingresso in sede di legittimità. 3.3. Si deve, al riguardo, osservare che la disdetta, quale atto negoziale unilaterale e recettizio, adempiendo alla funzione d'impedire la prosecuzione di un rapporto contrattuale, è soggetta alla disciplina di cui agli artt. 1334 e 1335 c.c. , e, in base a tale ultima disposizione, essa si reputa conosciuta nel momento in cui giunge all'indirizzo del destinatario, senza che siano rilevanti le modalità di esercizio, salvo che il destinatario non provi di essere stato senza sua colpa nell'impossibilità di averne notizia. L'accertamento che l'atto sia pervenuto nella sfera di conoscibilità del destinatario, quando, come nel caso in esame, è richiesto che la comunicazione abbia luogo mediante lettera raccomandata con avviso di ricevimento, presuppone che si possa identificare il soggetto cui l'atto è stato consegnato. Ciò significa che, per rendere efficace la cessazione del contratto di locazione, è sufficiente che la disdetta venga recapitata dall'agente postale all'indirizzo della parte conduttrice, poiché in tal modo si concreta la possibilità per il destinatario di venire a conoscenza della missiva Cass., sez. 6-2, 8/04/2019, n. 9791 Cass., sez. 3, 19/07/2019, n. 19524 . In altri termini, con la ricezione della disdetta, mediante consegna, da parte dell'addetto al recapito, della lettera raccomandata a persona rinvenuta all'indirizzo esatto del destinatario o di persone aventi con lui una relazione tale da giustificare la presunzione di conoscenza dell'atto da parte del medesimo e con l'ulteriore adempimento di verificare che la persona che cura il ritiro del plico apponga la firma sull'avviso di ricevimento da restituire al mittente, deve presumersi che essa sia pervenuta nella sfera di conoscibilità del destinatario. 3.4. La Corte territoriale ha compiuto tale verifica, perché ha individuato nel portiere dello stabile la persona che aveva ricevuto il plico ed apposto la sottoscrizione sulla cartolina di ricevimento, provvedendo anche all'immissione della lettera raccomandata contenente la disdetta nella cassetta postale appartenente all'odierna ricorrente, e, pertanto, la ricorrente, al fine di sottrarsi all'operatività della presunzione di cui all' art. 1335 c.c. , non può limitarsi a ribadire, anche in questa sede, che il plico non sarebbe stato mai spedito, che la sottoscrizione apposta sulla cartolina di ricevimento non sarebbe a lei riferibile o ancora che l'operato della persona che ha ritirato il plico non era a lei riconducibile, trattandosi di contestazioni volte a criticare l'accertamento di fatto, già adeguatamente svolto dal giudice di merito, non censurabile in sede di legittimità. 4. Conclusivamente, il ricorso deve essere dichiarato inammissibile. Le spese del giudizio di legittimità seguono i criteri della soccombenza e sono liquidate come da dispositivo. P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al rimborso, in favore della controricorrente, delle spese del giudizio di legittimità che liquida in Euro 700,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15 per cento, agli esborsi, liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 , comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1 , comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari alla somma già dovuta, a norma del predetto art. 13, comma 1 bis, se dovuto.