La S.C. sull’assenza dell’imputato nel processo

La Sesta Sezione penale torna a pronunciarsi sui requisiti richiesti per la celebrazione del processo in assenza dell’imputato.

In una causa relativa alla cessione di sostanze stupefacenti, la Corte di Cassazione ha avuto l’opportunità di pronunciarsi sulla partecipazione al giudizio di merito dell’ imputato nel caso di specie, infatti, il ricorrente, agli arresti domiciliari, non aveva potuto prendere parte all’udienza, circostanza che, a suo dire, integrerebbe un impedimento legittimo a comparire e che impone al medesimo giudice di rinviare ad una nuova udienza . A riguardo, in primis i Giudici richiamano la giurisprudenza di legittimità, che garantisce in maniera stringente la partecipazione al giudizio di merito dell'imputato , in conformità ai principi del giusto processo e del contraddittorio , sanciti dall'art. 111, comma 3, Cost., per poi passare ad illustrare le condizioni a cui è subordinata la celebrazione del giudizio in assenza, ovvero - la certezza della conoscenza del processo , della data e del luogo fissati per il suo svolgimento - la inequivocità della rinuncia a comparire nel giorno fissato. Ciò premesso, dunque, i Giudici affermano che il procedimento in assenza , la cui disciplina costituisce il necessario punto di equilibrio tra pretesa della tutela punitiva statuale ed esigenza di garantire il diritto dell'imputato alla partecipazione al suo processo, è legittimo solo qualora vi sia certezza della conoscenza dell' accusa , della data e delle possibilità di accesso all'udienza da parte dell'imputato e vi sia stato a cura del giudice, inoltre, un rigoroso e non equivoco accertamento della volontà dell' interessato di sottrarsi al procedimento in caso contrario il giudice deve disporre la sua traduzione al processo .

Presidente Di Stefano Relatore Vigna Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Napoli ha confermato la condanna di C.G. alla pena di anni otto, mesi 8 di reclusione ed Euro 46.000,00 di multa in relazione al reato di concorso nell'illecito acquisto, detenzione e importazione in Italia, da una località olandese, di un ingente quantitativo di cocaina pari a venti chili con l'aggravante di aver commesso il fatto al fine di agevolare l'attività delle organizzazioni camorristiche operanti nel settore degli stupefacenti e in numero superiore a cinque persone. La Corte di appello distrettuale ha, altresì, confermato, previa esclusione dell'aggravante di cui al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 80, la condanna di M.G. alla pena di anni tre, mesi quattro di reclusione ed Euro 20.000,00 di multa in relazione alla illecita detenzione e commercializzazione di cinque chili di cocaina. 2. Avverso la sentenza, ricorre per cassazione M., a mezzo dell'avvocato omissis , deducendo i seguenti motivi 2.1. Violazione di legge con riferimento al D.P.R. n. 309 del 1990, art. 73 travisamento del fatto e delle risultanze processuali con particolare riferimento alla interpretazione del contenuto della intercettazione ambientale n. 1493 del 14/03/2014 difetto di motivazione in ordine alla mancata assoluzione del M. dal delitto ascrittogli per non avere commesso il fatto. La identificazione di M. è avvenuta esclusivamente sulla base del contenuto della conversazione ambientale sopra indicata, captata all'interno di un'autovettura, tra omissis e [ ], i quali, ad avviso del Collegio, commentavano la cessione di una partita di sostanza stupefacente effettuata immediatamente prima in favore di tale G.o.M. . In sede di ascolto diretto della conversazione, avvenuto all'udienza dell'aprile 2019, emergeva, invece, con tutta evidenza come tale espressione non fosse in alcun modo ricollegabile al presunto acquirente di droga. I due interlocutori potrebbero essersi riferiti all'odierno l'imputato, ma non certo in quanto soggetto al quale era destinata la droga, bensì quale soggetto benestante, proprietario degli svariati esercizi commerciali nella zona, incontrato sul posto. Inoltre, le dichiarazioni del collaboratore di giustizia D.P.G., ascoltato con riferimento al M., non sembrano confermare il suo coinvolgimento nell'episodio contestatogli. 2.2. Violazione di legge con riferimento ai criteri di determinazione del trattamento sanzionatorio e, in particolare, in relazione alla mancata concessione delle circostanze attenuanti generiche con giudizio di prevalenza sull'aggravante contestata, nonostante lo stato di incensuratezza. 2.3. M. ha depositato motivi nuovi nei quali reitera le osservazioni svolte nel ricorso in tema di intercettazioni e di trattamento sanzionatorio, ribadendo che non era mai stato intercettato e che le intercettazioni fra terzi, che hanno portato alla sua condanna, erano assolutamente ambigue. L'imputato sottolinea, infine, che nella perizia avente ad oggetto le intercettazioni non viene riportato il suo soprannome omissis . 3. Avverso la sentenza ricorre per Cassazione C.G., a mezzo dell'avvocato omissis , deducendo i seguenti motivi 3.1. Violazione di legge processuale relazione agli artt. 178 e 179 c.p.p. La Corte d'appello di Napoli ha pronunciato sentenza all'udienza del 21 dicembre 2020 in assenza del ricorrente. Il predetto, detenuto in carcere per altra causa, aveva fatto tempestivamente richiesta di presenziare all'udienza per il procedimento di appello in data 11 dicembre 2020, tramite l'Ufficio matricola, che, per errore, trasmetteva la richiesta ad altra cancelleria. L'assenza dell'imputato precludeva, altresì, al difensore, tra l'altro privo di procura speciale a causa delle restrizioni COVID, che non consentivano un accesso agevole al carcere, di poter esercitare appieno il mandato difensivo, ad esempio con una richiesta di concordato in appello. 3.2. Violazione di legge e vizio di motivazione in relazione al mancato riconoscimento della continuazione tra i reati. La Corte d'appello non ha preso in considerazione - la circostanza che l'imputato abbia ammesso la propria responsabilità, chiarendo che i reati per cui era stato condannato con precedente sentenza e quello che ci occupa erano stati commessi perché la tossicodipendenza da cocaina lo aveva ridotto sul lastrico - l'elemento cronologico, essendo tutti i reati sono stati commessi nel 2013 -il modus operandi, avendo egli sempre svolto il ruolo di corriere, svolgendo la professione di camionista - la ricorrenza dei medesimi complici. Considerato in diritto 1. Il ricorso di M. è inammissibile per le ragioni di seguito indicate, mentre, con riferimento alla posizione di C., la sentenza impugnata deve essere annullata con rinvio. 2. Il primo motivo di ricorso di M., oltre essere interamente versato in fatto, fornisce una ricostruzione alternativa dei fatti, inammissibile in questa Sede a fronte della congrua e logica motivazione della Corte territoriale, che si sofferma sul momento in cui omissis e [ ] si trovavano, all'interno dell'autovettura, davanti al bar dell'imputato e venivano avvicinati da un uomo che riferiva loro che G. aveva detto che potevano scendere. Nella sentenza impugnata si sottolinea, altresì, la rilevanza dell'intercettazione ambientale nella parte in cui omissis e [ ], al loro rientro in auto, incominciavano subito a parlare della droga che avevano appena ceduto a G.O. soprannome che lo stesso imputato ha ammesso di avere . 2.1. Giova rammentare come, secondo il consolidato insegnamento di questa Corte di legittimità, gli indizi raccolti nel corso di conversazioni telefoniche intercettate, a cui non abbia partecipato l'imputato, possano certamente costituire fonte diretta di prova, senza necessità di reperire riscontri esterni, a condizione che siano gravi, precisi e concordanti e cioè allorché a il contenuto della conversazione sia chiaro b non vi sia dubbio che gli interlocutori si riferiscano all'imputato c per il ruolo ricoperto dagli interlocutori, non vi sia motivo per ritenere che parlino non seriamente degli affari illeciti trattati d non vi sia alcuna ragione per ritenere che un interlocutore riferisca il falso all'altro Cass. Sez. 1, n. 40006 del 11/04/2013 , Vetro, Rv. 257398 . Quindi, gli elementi di prova raccolti nel corso della intercettazione della conversazione tra omissis e [ ], costituiscono fonte di prova diretta soggetta al generale criterio valutativo del libero convincimento razionalmente motivato, previsto dall' art. 192, comma 1, c.p.p. , senza che sia necessario reperire dati di riscontro esterno Cass. Sez. 1, n. 37588 del 18/06/2014 , Amaniera, Rv. 260842 . La Corte di appello ha richiamato, inoltre, correttamente le dichiarazioni del collaboratore di giustizia D.P.G., che ha confermato che l'imputato operava nel settore degli stupefacenti insieme a D.L. 3. La seconda censura del ricorso di M. ha per oggetto un motivo non consentito in sede di legittimità e cioè quello relativo al giudizio di prevalenza delle circostanze attenuanti generiche, ritenute dalla Corte di appello già benevolmente concesse sulla aggravante dell'avere agito in più di cinque persone. Deve ribadirsi che le statuizioni relative al giudizio di comparazione tra opposte circostanze, implicando una valutazione discrezionale tipica del giudizio di merito, sfuggono al sindacato di legittimità qualora non siano frutto di mero arbitrio o di ragionamento illogico e siano sorrette da sufficiente motivazione, tale dovendo ritenersi quella che per giustificare la soluzione dell'equivalenza si sia limitata a ritenerla la più idonea a realizzare l'adeguatezza della pena irrogata in concreto Sez. U, n. 10713 del 25/02/2010, Contaldo, Rv. 245931 . 4.1 motivi nuovi sono, comunque, manifestamente infondati, considerato che la Corte territoriale ha fornito congrua motivazione su tutte le censure sottoposte alla sua attenzione. 5. Il primo motivo di ricorso di C. è fondato alla luce della sentenza Sez. U, n. 7635 del 30/09/2021 -dep. 03/03/2022-, Costantino, Rv. 282806 che ha affermato il principio secondo il quale La restrizione dell'imputato agli arresti domiciliari per altra causa, documentata o, comunque, comunicata al giudice procedente, in qualunque tempo, integra un impedimento legittimo a comparire che impone al medesimo giudice di rinviare ad una nuova udienza e disporne la traduzione . 5.1. L'interpretazione richiamata da questa Corte, nel suo più ampio consesso, proprio in quanto garantisce in maniera stringente la partecipazione al giudizio di merito dell'imputato, risulta conforme ai principi del giusto processo e del contraddittorio, sanciti dall' art. 111, comma 3 Cost. Inoltre, solo la garanzia di partecipazione al processo da parte dell'imputato invera i principi di immediatezza ed oralità, ugualmente richiamati nella disposizione costituzionale. Anche la normativa Europea successiva alle pronunce della Corte di legittimità in argomento, nel dettare principi minimi comuni agli Stati in punto di garanzie da riconoscere nel processo penale, ha ulteriormente ribadito la centralità della garanzia di partecipazione al processo da parte dell'interessato, nel solco delle disposizioni della Carta dei diritti fondamentali e della giurisprudenza della Corte Edu. La Direttiva UE n. 343 del 9 marzo 2016 , dopo aver ricordato nel preambolo che il diritto alla partecipazione al processo da parte dell'interessato può essere oggetto di rinuncia espressa o tacita, ma non equivoca, prescrive al suo art. 9 che nelle norme nazionali sia previsto il diritto ad un nuovo processo nell'ipotesi in cui si sia proceduto in assenza al di fuori delle fattispecie che legittimano tale procedimento. Il complesso delle disposizioni costituzionali e convenzionali richiamate dalle S.U. Costantino consente di affermare la centralità del diritto dell'imputato di partecipare al processo e di individuare le rigorose condizioni cui è subordinata la celebrazione del giudizio in assenza nella a certezza della conoscenza del processo, della data e del luogo fissati per il suo svolgimento b inequivocità della rinuncia a comparire nel giorno fissato. Sulla base di tali principi si può concludere che il procedimento in assenza, la cui disciplina costituisce il necessario punto di equilibrio tra pretesa della tutela punitiva statuale ed esigenza di garantire il diritto dell'imputato alla partecipazione al suo processo, è legittimo solo qualora vi sia certezza della conoscenza dell'accusa, della data e delle possibilità di accesso all'udienza da parte dell'imputato e vi sia stato a cura del giudice, inoltre, un rigoroso e non equivoco accertamento della volontà dell'interessato di sottrarsi al procedimento in caso contrario il giudice deve disporre la sua traduzione al processo. Tanto premesso, risulta che nel caso di specie la Corte territoriale fosse a conoscenza della detenzione per altra causa dell'imputato trattasi di circostanza che risulta a verbale e ciò era sufficiente per imporre il rinvio per legittimo impedimento di C., che invece, non veniva disposto. 5. Il secondo motivo è assorbito dall'accoglimento del primo pregiudiziale motivo. 6. Alla declaratoria di inammissibilità del ricorso di C., consegua la condanna dello stesso al pagamento delle spese processuali e di una somma a favore della Cassa delle ammende, che si stima equo fissare in Euro 3.000,00. P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata nei confronti di C.G. con rinvio per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Napoli. Dichiara inammissibile il ricorso di M.G. e lo condanna al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro tremila a favore della Cassa delle ammende.