Sanzionato l’operatore che abusa della disponibilità telefonica di terzi

L’inadempimento del cliente di una società finanziaria non può essere comunicato senza titolo a soggetti diversi dall’interessato. Neppure se si tratta del coniuge convivente che non ha assunto alcun impegno formale con il creditore.

Lo ha chiarito il Garante per la protezione dei dati personali con l'ordinanza ingiunzione n. 122 del 7 aprile 2022. Un cittadino ha presentato reclamo all'Autorità lamentando le insistenti telefonate di sollecito ricevute dalla moglie da parte della società finanziaria che gli ha erogato un prestito. Siccome il reclamante risulta essere l'unico obbligato, la censura rivolta al Garante era finalizzata ad ottenere la cessazione delle insistenti telefonate. In effetti a parere della stessa finanziaria le telefonate sono state determinate da un errore dell'incaricato alla gestione materiale della pratica che avrebbe inserito il recapito telefonico della moglie come riferimento principale da contattare in caso di eventuali inadempimenti. L'istruttoria del Garante si è conclusa con l'applicazione di una severa misura punitiva . Nella trattazione del caso, specifica l'ordinanza, rileva che, con il provvedimento generale del 30 novembre 2005, il Garante ha disposto che chiunque effettui un trattamento di dati personali nell'ambito dell'attività di recupero crediti deve osservare il principio di liceità nel trattamento tale precetto è violato dal comportamento attuato da taluni operatori economici consistente nel comunicare ingiustificatamente a soggetti terzi rispetto al debitore quali, ad esempio, familiari, coabitanti, colleghi di lavoro o vicini di casa , informazioni relative alla condizione di inadempimento nella quale versa l interessato comportamento talora tenuto per esercitare indebite pressioni sul debitore al fine di conseguire il pagamento della somma dovuta . Il trattamento di dati personali posto in essere dalla Società nel caso di specie risulta dunque illecito poiché effettuato in maniera non conforme ai principi di liceità, correttezza e trasparenza, nonché di minimizzazione dei dati, in violazione dell'art. 5, par. 1, lett. a e c del Regolamento .

Garante Privacy ordinanza ingiunzione 7 aprile 2022, n. 122