Guida in stato di ebrezza: la responsabilità ricade sul proprietario del veicolo

Respinto il ricorso della vittima di un incidente stradale. Irrilevante il fatto che alla guida del veicolo vi fosse una persona diversa dall’effettivo titolare.

Con la sentenza in esame, la Corte di Cassazione è stata chiamata a pronunciarsi sulla domanda di risarcimento del danno avanzata dalla vittima di un incidente stradale, causato dal conducente di un autobus. In particolare, il Tribunale aveva rigettato la domanda, ritenendo che il sinistro andasse ascritto alla responsabilità esclusiva della ricorrente , proprietaria del veicolo, in quanto il conducente guidava in stato di ebbrezza . Da qui, il ricorso in Cassazione, con cui la vittima del sinistro lamenta la violazione dell' art. 2054 c.c. , deducendo che il Tribunale non avrebbe potuto addossare l'intera responsabilità dello scontro al conducente del veicolo di sua proprietà, se non dopo aver accertato se anche il conducente dell'autobus avesse fornito la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il sinistro. Il ricorso è infondato. Il Tribunale, infatti, aveva preso in esame la condotta del conducente dell'autobus, escludendo che fosse imprudente, in quanto l'autobus venne attinto nella parte posteriore del veicolo quando il primo mezzo aveva già ultimato la manovra di svolta. Deve quindi escludersi la violazione dell'art. 2054, comma 2, c.c., il che giustifica il rigetto del ricorso.

Presidente Amendola Relatore Rossetti Fatti di causa 1. Nel 2012 M.A. convenne dinanzi al Giudice di pace di Roma la società C. S.p.A. e la mutua assicuratrice Le Assicurazioni di Roma , chiedendone la condanna risarcimento dei danni al proprio veicolo nell'occasione condotto da C.A. , causati da un sinistro stradale avvenuto l' omissis , ascritto dall'attrice a responsabilità del conducente di un autobus di proprietà della società convenuta ed assicurato contro i rischi della r.c.a. da omissis . 2. Con sentenza 29 settembre 2018 n. 33091 il Giudice di pace rigettò la domanda, ritenendo che il sinistro andasse ascritto a responsabilità esclusiva dell'attrice. La sentenza fu appellata dalla soccombente. 3. Con sentenza 18 luglio 2019 n. 15195 il Tribunale di Roma rigettò il gravame. Il Tribunale ritenne che il veicolo dall'attrice viaggiasse a una velocità inadeguata tenuto conto, in particolare, dell'ora notturna, della scarsa illuminazione, della presenza di accessi privati che il conducente guidava in stato di ebbrezza, tale da limitare la capacità di reazione che il veicolo condotto da C.A. e di proprietà dell'attrice aveva urtato l'autobus quando quest'ultimo aveva orinai ultimato una manovra di svolta e si era già immesso nel flusso della circolazione. 4. La sentenza d'appello è stata impugnata per cassazione da M.A. con ricorso fondato su due motivi ed illustrato da memoria. Ha resistito con controricorso la C. S.p.A. Ragioni della decisione 1. Col primo motivo la ricorrente lamenta la violazione dell' art. 2700 c.c. degli artt. 140 e 145 C.d.S. dell' art. 116 c.p.c. Nella illustrazione del motivo si sostiene che il Tribunale avrebbe trascurato di esaminare il rapporto redatto dai Carabinieri in occasione del sinistro, dal quale emergeva che il conducente dell'autobus, impegnando l'area d'un crocevia, aveva violato le norme del codice della strada che prescrivono ai conducenti di usare la massima attenzione nell'affrontare le intersezioni stradali. Sostiene la ricorrente che, avendo il rapporto redatto dai carabinieri piena efficacia probatoria fino a querela di falso, ai sensi dell' art. 2700 c.c. , il non avere attribuito rilevanza a tale documento costituisce un errore di diritto censurabile in sede di legittimità. 1.1. Il motivo è inammissibile e comunque infondato. È inammissibile perché lo stabilire se da un determinato atto possa o non possa trarsi la prova della condotta colposa di uno dei conducenti coinvolti in un sinistro stradale è questione di puro fatto, riservata al giudice di merito e non sindacabile in sede di legittimità. Il motivo è comunque infondato per due concorrenti ragioni sia perché il rapporto redatto dalla polizia giudiziaria fa piena fede fino a querela di falso solo con riferimento ai fatti caduti sotto la diretta percezione dei verbalizzanti, e va da sé che questi ultimi non furono presenti all'impatto tra i due mezzi sia perché in ogni caso il Tribunale non ha affatto trascurato di prendere in esame la condotta del conducente dell'autobus l'ha fatto, ed ha concluso, sulla base delle deposizioni testimoniali raccolte nel corso dell'istruttoria, che la sua condotta non fu imprudente, in quanto l'autobus venne attinto nella parte posteriore del veicolo condotto da C.A. quando il primo mezzo aveva già ultimato la manovra di svolta. 2. Col secondo motivo la ricorrente lamenta la violazione dell' art. 2054 c.c. , e dell'art. 116 c.p.c. Deduce che il Tribunale non avrebbe potuto addossare l'intera responsabilità del sinistro al conducente del veicolo di proprietà dell'attrice, se non dopo avere accertato in fatto se anche il conducente dell'autobus avesse fornito la prova di aver fatto tutto il possibile per evitare il sinistro. Tale accertamento - prosegue la ricorrente - non era stato compiuto dal Tribunale e tale omissione costituiva di per sé violazione del suddetto art. 2054 c.c. , comma 2. 2.1. Il motivo è infondato. Per quanto detto, il Tribunale ha preso in esame pagina 10, ultimo capoverso, della sentenza impugnata la condotta del conducente dell'autobus, e ha escluso che questi avesse tenuto una condotta colposa. Violazione dell' art. 2054 c.c. , comma 2, dunque, non vi fu lo stabilire poi se Tribunale abbia correttamente o scorrettamente interpretato le prove, là dove ha escluso la responsabilità del conducente dell'autobus, è anch'essa questione di puro fatto non sindacabile in sede di legittimità. 3. Le spese del presente giudizio di legittimità seguono la soccombenza, ai sensi dell' art. 385 c.p.c. , comma 1, e sono liquidate nel dispositivo. P.Q.M. - rigetta il ricorso - condanna M.A. alla rifusione in favore di C. s.p.a. delle spese del presente giudizio di legittimità, che si liquidano nella somma di Euro 1.700, di cui 200 per spese vive, oltre I.V.A., cassa forense e spese forfettarie D.M. 10 marzo 2014, n. 55, ex art. 2 , comma 2 - ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 , comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte della ricorrente, di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1-bis, se dovuto.