Barriera difettosa, nessun addebito a carico di Comune e Provincia per l’incidente mortale, causato invece dalla velocità del mezzo che presentava un inadeguato sistema frenante

Sotto accusa, in sostanza, le condotte tenute dalla proprietaria e dal conducente del mezzo, uno scooter che per l’eccessiva velocità ha sfondato una barriera di protezione finendo poi nel greto del sottostante torrente.

Nessuna colpa addossabile a Comune e Provincia per l' incidente mortale che ha coinvolto un motociclo, nonostante sia emersa in modo netto l'inadeguatezza della barriera di protezione posta sul lato della strada. A salvare i due enti locali è la constatazione che la due ruote presentava le pastiglie del freno anteriore completamente usurate e che il conducente non aveva verificato l'efficienza del veicolo prima di intraprendere una strada tortuosa in discesa piena di curve né tantomeno aveva effettuato soste tecniche per consentire il raffreddamento del liquido dei freni né aveva indossato il caso, ma anzi aveva tenuto una velocità inadeguata a fronte della tipologia di strada. La vicenda si verifica una sera di agosto del 2009 in Liguria. Secondo quanto ricostruito dopo l'incidente, il motociclo, di proprietà di una donna e condotto da un uomo e su viaggiava anche una donna in veste di trasportata, ha affrontato un tratto curvilineo volgente a sinistra e, probabilmente a causa della velocità elevata , dopo essere andato a violentemente urtare contro un parapetto in ferro posto a protezione di un torrente, è uscito di strada e, dopo una caduta da venti metri di altezza, è finito sul greto del sottostante torrente sottostante, con conseguente pressoché immediato decesso del conducente e della passeggera a causa delle gravissime lesioni da loro riportate. A finire sotto accusa sono le condotte tenute dalla proprietaria e dal conducente del motociclo, mentre ai familiari della passeggera deceduta viene riconosciuto, sia in primo che in secondo grado, un adeguato risarcimento. In sostanza, vengono ritenute evidenti dai giudici di merito le precarie condizioni del mezzo e l'inadeguata condotta di guida dell'uomo poi deceduto. I familiari del conducente provano in Cassazione a chiamare in causa anche Comune e Provincia. In questa ottica il loro avvocato sostiene vi siano state palesi concause che hanno determinato la morte del conducente e della passeggera, e punta perciò l'indice su mancanza di segnaletica indicante la pericolosità della strada e assoluta inadeguatezza e irregolarità della barriera posta a margine della strada. Sempre ragionando in questa ottica, poi, il legale sottolinea che il consulente tecnico d'ufficio ha riconosciuto che la causa della morte delle due persone è stata procurata non già dall'urto con la barriera ma dalla caduta nella scarpata e, aggiunge il legale, la caduta nella scarpata è dipesa dalla rottura della precarissima barriera . Impossibile, perciò, secondo il legale escludere la responsabilità del proprietario e del custode della strada , caratterizzata anche da una evidente carenza di segnaletica . Queste obiezioni non convincono però i giudici della Cassazione, i quali richiamano il quadro tracciato in Appello, che ha permesso di accertare che l'incidente è stato cagionato dalla inefficacia del sistema frenante e dalla conseguente perdita di controllo da parte del conducente dello scooter, che finiva contro il parapetto e lo sfondava ad una velocità di uscita dalla sede stradale di oltre 50 chilometri orari . Legittimamente, quindi, la responsabilità è attribuita alla proprietaria del motociclo in ragione della completa usura delle pastiglie del freno anteriore che, comportando una minore efficienza frenante, ha fatto sì che il conducente impiegasse il sistema frenante alla massima intensità anche in ragione del liquido dei freni presente, diverso da quello prescritto, che giunge prima al surriscaldamento nonché del conducente che non ha verificato I' efficienza del mezzo prima di intraprendere una strada tortuosa in discesa e piena di curve . A completare la responsabilità del conducente , infine, anche l'assenza di soste tecniche per consentire il raffreddamento del liquido dei freni, surriscaldato, tenuto conto della tipologia della strada, necessitante di un uso prolungato dei freni e il fatto di non aver indossato il casco ed aver condotto il mezzo ad una velocità inadeguata . Esclusa, invece, la responsabilità sia del Comune che della Provincia. Su questo fronte in primo grado è emerso che la barriera di protezione contro cui è andato a sbattere lo scooter è risultata del tutto inidonea allo scopo e in pessime condizioni di manutenzione mentre in secondo grado viene chiarito che il decesso del conducente e della passeggero sarebbe intervenuto ugualmente qualora al posto della barriera difettosa fosse stata collocata in situ una barriera regolare. Ciò perché a causa del violento urto sia il conducente che la passeggera sarebbero con tutta probabilità deceduti. Il motociclo avrebbe avuto buona probabilità di rimanere sulla sede stradale ma le due persone, proiettate violentemente anch'esse contro la barriera anche non volendo considerare l'ipotesi della loro possibile cauta sul greto del fiume , per effetto della assenza di dispositivi di sicurezza, tipica dei veicoli a due ruote, e della serie successiva di forze di decelerazione, avrebbero subito lesioni gravissime esitate con probabilità nel decesso .

Presidente Gaetano - Relatore Scarano Svolgimento del processo Con sentenza del 14/2/2019 la Corte d'Appello di Genova, in parziale accoglimento del gravame interposto dalla società omissis s.p.a. e in conseguente parziale riforma della pronunzia Trib. Massa n. 254/2016, ha rideterminato in diminuzione la somma liquidata -in riuniti giudizidal giudice di prime cure in favore, rispettivamente, dei sigg. P.P., S.S. e S.D. a titolo di danno non patrimoniale subito in conseguenza del decesso della congiunta Sc.Sa. all'esito del sinistro stradale verificatosi in data omissis , alle ore 21 circa, allorquando il motociclo omissis tg. omissis , di proprietà di F.D. e condotto dal F.M. , su cui viaggiava in veste di trasportata , procedendo nella direzione di marcia omissis , affrontando un tratto curvilineo volgente a sinistra, probabilmente a causa della velocità elevata , dopo essere andato a violentemente urtare contro il parapetto in ferro posto a protezione del torrente omissis , usciva di strada e dopo una caduta da 20 metri di altezza , cadeva sul greto del torrente sottostante , con conseguente pressoché immediato decesso dei due occupanti il motociclo in ragione delle gravissime lesioni riportate. Avverso la suindicata pronunzia della corte di merito i sigg. G.F.C, F.F.J., F.D. , O.F. - nella qualità di esercente la potestà e legale rappresentante della figlia minore A.S.-, tutti in proprio nonché quali eredi del sig. F.F., nel frattempo deceduto, propongono ora ricorso per cassazione, affidato a 3 motivi. Resistono con separati controricorsi la società omissis s.p.a. e il Comune di omissis . Propone controricorso e spiega ricorso incidentale adesivo la società omissis Assicurazioni s.p.a. Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva. Il Comune di omissis spiega altresì ricorso incidentale sulla base di unico motivo nonché ricorso incidentale condizionato, sulla base di 4 motivi, illustrati da memoria. Resiste al solo ricorso incidentale del Comune di omissis la società omissis Assicurazioni s.p.a. Gli altri intimati non hanno svolto attività difensiva. Motivi della decisione Con il 1 motivo i ricorrenti in via principale denunziano violazione e/o falsa applicazione degli artt. 165, 166, 345, 347 c.p.c. , in relazione all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3. Con il 2 motivo i ricorrenti in via principale denunziano violazione degli artt. 115, 116 c.p.c. , artt. 2702, 2727 c.c. , in relazione all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3. Si dolgono che la corte di merito abbia fatto riferimento a relazione disposta nel procedimento penale tardivamente prodotta da controparte allegato al primo grado della causa e successivamente dalla corte di merito erroneamente riacquisito ex officio in appello. Con il 3 motivo i ricorrenti in via principale denunziano violazione dell' art. 2043 c.c. , in relazione all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3. Si dolgono che erroneamente la corte di merito non abbia ritenuto quanto meno concorrenti, se non prevalenti, le concause che hanno determinato la morte dei due giovani , indicate nelle CTU essere costituite dal difetto di manutenzione del motociclo dalla mancanza di segnaletica indicante la pericolosità della strada dall'assoluta inadeguatezza e irregolarità della barriera. Lamentano non essersi considerato che dalle CTU è stato riconosciuto che la causa della morte è stata procurata non già dall'urto con la barriera ma dalla caduta nella scarpata che la caduta nella scarpata è dipesa dalla rottura della precarissima barriera che sulla base del più probabile che non si sarebbe potuto escludere la responsabilità del proprietario/custode della strada che vi è stata carenza di segnaletica. Si dolgono che la corte di merito non abbia considerato tali circostanze quantomeno sotto il profilo di cause concorrenti nella determinazione del sinistro. I motivi, che possono congiuntamente esaminarsi in quanto connessi, sono sotto plurimi profili inammissibili. È rimasto nel giudizio di merito accertato che il sinistro de quo è stato cagionato dalla inefficacia del sistema frenante e dalla conseguente perdita di controllo da parte del conducente dello scooter, che finiva contro il parapetto sfondandolo ad una velocità di uscita dalla sede stradale di oltre 50 km/h . La responsabilità del sinistro è stata ascritta alla proprietaria F.D., in ragione della completa usura delle pastiglie del freno anteriore che, comportando una minore efficienza frenante, ha fatto sì che il conducente impiegasse il sistema frenante alla massima intensità anche in ragione del liquido dei freni presente, diverso da quello prescritto, che giunge prima al surriscaldamento , nonché del conducente F.M., per non aver verificato l'efficienza del mezzo prima di intraprendere una strada tortuosa in discesa e piena di curve, e per l'assenza di soste tecniche per consentire il raffreddamento del liquido dei freni, surriscaldato, tenuto conto della tipologia della strada, necessitante di un uso prolungato dei freni non aver indossato il casco ed aver condotto il mezzo ad una velocità inadeguata . È stata viceversa esclusa la responsabilità sia del Comune di omissis che della Provincia di La Spezia. Al riguardo la corte di merito ha sottolineato come, avuto riguardo alla dibattutissima questione della idoneità del parapetto , come il giudice di prime cure abbia dato correttamente conto del fatto che la barriera di protezione contro cui è andato a sbattere lo scooter sia risultata del tutto inidonea allo scopo e fosse in pessime condizioni di manutenzione , ravvisando pertanto insussistente non già la colpa degli enti pubblici preposti alla manutenzione delle barriere, ma il nesso causale, avendo particolarmente la perizia collegiale redatta in sede penale indagato che l'aspetto causalistico necessariamente riferito ad ipotetico giudizio controfattuale, tipico della responsabilità omissiva, ossia indagato se il decesso di F.M. e Sc.Sa.St. sarebbe intervenuto ugualmente qualora al posto della barriera difettosa fosse stata collocata in situ una barriera Tipo 2 o tipo H2BP , pervenendo a concludere che a causa del violento urto sia il conducente che il passeggero sarebbero con tutta probabilità deceduti. Il motociclo avrebbe avuto buona probabilità di rimanere sulla sede stradale ma le due persone, proiettate violentemente anch'esse contro la barriera anche non volendo considerare l'ipotesi della loro possibile cauta sul greto del fiume , per effetto della assenza di dispositivi di sicurezza tipica dei veicoli a due ruote, e della serie successiva di forze di decelerazione, avrebbero subito lesioni gravissime esitate con probabilità nel decesso . Orbene, a fronte dell'accertamento operato dai giudici di merito nonché degli argomenti posti dalla corte di merito nell'impugnata sentenza a sostegno della raggiunta conclusione, gli odierni ricorrenti in via principale si limitano invero ad inammissibilmente riproporre in termini di mera contrapposizione la propria tesi difensiva concernente la rilevanza quantomeno concausale, oltre che della carenza di segnaletica, dell'assoluta inadeguatezza e irregolarità della barriera, sicché sulla base del più probabile che non si sarebbe potuto escludere la responsabilità del proprietario/custode della strada, e le doglianze già sottoposte alla corte di merito e da questa non accolte. A tale stregua, la suindicata ratio decidendi dell'impugnata sentenza risulta invero quantomeno non idoneamente censurata, a fortiori là dove viene a tal fine fatto richiamo ad atti e documenti del giudizio di merito in particolare, alla nota di deposito della Provincia , alla relazione del CTU nominato dal tribunale ing. B. , alla relazione dei consulenti della Procura ing. Bo. e Dott. Ga senza invero debitamente - per la parte strettamente d'interesse in questa sede - riprodurli nel ricorso, ovvero laddove in tutto o in parte riprodotti es., pagg. 55, 56 della perizia collegiale redatta in sede penale da tre periti della Procura nel corso delle indagini svolte nel procedimento n. 982/11/21, documento che la Provincia aveva depositato, in primo grado, all'udienza del 11/3/2013 , pag. 57 della relazione del CTU nominato dal tribunale ing. B. , senza fornire puntuali indicazioni necessarie ai fini della relativa individuazione con riferimento alla sequenza dello svolgimento del processo inerente alla documentazione come pervenuta presso la Corte Suprema di Cassazione, al fine di renderne possibile l'esame con precisazione anche dell'esatta collocazione nel fascicolo d'ufficio o in quello di parte, e se essi siano stati rispettivamente acquisiti o prodotti pure in sede di giudizio di legittimità v. Cass., 23/3/2010, n. 6937 Cass., 12/6/2008, n. 15808 Cass., 25/5/2007, n. 12239 , e, da ultimo, Cass., 6/11/2012, n. 19157 , la mancanza anche di una sola di tali indicazioni rendendo il ricorso inammissibile v. Cass., Sez. Un., 27/12/2019, n. 34469 Cass., Sez. Un., 19/4/2016, n. 7701 , in violazione del requisito a pena d'inammissibilità prescritto all' art. 366 c.p.c. , comma 1, n. 6, che giusta principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità va indefettibilmente osservato a pena di inammissibilità del ricorso, rilevando ai fini della giuridica esistenza e conseguente ammissibilità del medesimo, assumendo pregiudiziale e prodromica rilevanza ai fini del vaglio della relativa fondatezza nel merito che in loro difetto rimane invero al giudice imprescindibilmente precluso cfr. Cass., 6/7/2015, n. 13827 Cass., 18/3/2015, n. 5424 Cass., 12/11/2014, n. 24135 Cass., 18/10/2014, n. 21519 Cass., 30/9/2014, n. 20594 Cass., 5 19/6/2014 , n. 13984 Cass., 20/1/2014, n. 987 Cass., 28/5/2013, n. 13190 Cass., 20/3/2013, n. 6990 Cass., 20/7/2012, n. 12664 Cass., 23/7/2009, n. 17253 Cass., 19/4/2006, n. 9076 Cass., 23/1/2006, n. 1221 . Senza sottacersi giusta principio consolidato nella giurisprudenza di legittimità l'accertamento del nesso di causalità costituisce un apprezzamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità, ove sorretto da congrua motivazione l'eventuale errore nell'individuazione delle conseguenze derivanti dall'illecito, alla luce della regola giuridica applicata, costituisce una valutazione di fatto, come tale sottratta al sindacato di legittimità se adeguatamente motivata cfr. Cass., 30/6/2021, n. 18509 Cass., 10/04/2019, n. 9985 Cass., 14/2/2018, n. 3629 . E già Cass., 12/6/2001, n. 7935 . Nè può del pari sottacersi come, nonostante la formale intestazione dei motivi i ricorrenti in via principale deducano in realtà doglianze anche di vizi di motivazione al di là dei limiti consentiti dalla vigente formulazione dell' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5, nel caso ratione temporis applicabile, sostanziantesi nel mero omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che sia stato oggetto di discussione tra le parti, dovendo riguardare un fatto inteso nella sua accezione storico-fenomenica, e non anche come nella specie l'illogicità e la contraddittorietà della motivazione ovvero l'omessa e a fortiori l'erronea valutazione di determinate emergenze probatorie cfr. Cass., Sez. Un., 7/4/2014, n. 8053 , e, conformemente, Cass., 29/9/2016, n. 19312 . Emerge invero evidente come le deduzioni degli odierni ricorrenti oltre a risultare formulate secondo un modello difforme da quello delineato all' art. 366 c.p.c. , comma 1, n. 6, in realtà si risolvono nella mera inammissibile prospettazione di una rivalutazione del merito della vicenda comportante accertamenti di fatto invero preclusi a questa Corte di legittimità, nonché una rivalutazione delle emergenze probatorie, laddove solamente al giudice di merito spetta individuare le fonti del proprio convincimento e a tale fine valutare le prove, controllarne la attendibilità e la concludenza, scegliere tra le risultanze istruttorie quelle ritenute idonee a dimostrare i fatti in discussione, dare prevalenza all'uno o all'altro mezzo di prova, non potendo in sede di legittimità riesaminare il merito dell'intera vicenda processuale, atteso il fermo principio di questa Corte secondo cui il giudizio di legittimità non è un giudizio di merito di terzo grado nel quale possano sottoporsi alla attenzione della Corte Suprema di Cassazione elementi di fatto già considerati dai giudici del merito, al fine di pervenire ad un diverso apprezzamento dei medesimi cfr. Cass., 14/3/2006, n. 5443 . All'inammissibilità del ricorso principale consegue la declaratoria di inefficacia dei ricorsi incidentali tardivi cfr., da ultimo, Cass., 22/6/2021, n. 17707 . Le ragioni della decisione costituiscono giusti motivi per disporsi la compensazione tra tutte le parti delle spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il ricorso principale, inefficaci i ricorsi incidentali tardivi. Compensa tra tutte le parti le spese del giudizio di cassazione. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 , comma 1 quater, come modif. dalla L. 24 dicembre 2012, n. 22 8, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento da parte dei ricorrenti in via principale dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.