Disciplina antiusura: no al (grezzo) criterio della sommatoria dei tassi

Il decisum in rassegna pone al centro dell’attenzione alcune questioni riguardo alla normativa antiusura.

In particolare, i giudici della Prima sezione civile di Piazza Cavour, con la sentenza n. 14214/22, precisano che la disciplina antiusura si applica sia agli interessi corrispettivi e ai costi posti a carico della parte finanziata per il caso di regolare adempimento del contratto , sia agli interessi moratori e ai costi posti a carico della medesima parte per il caso, e come conseguenza dell'inadempimento , esclusa, invece, l'applicazione del cosiddetto criterio della sommatoria tra tasso corrispettivo e tasso di mora. Il fatto . La Banca Omega propose domanda di ammissione al passivo del Fallimento Beta s.r.l. per oltre 5 milioni di euro, con prelazione ipotecaria , e per circa 18 milioni di euro, in chirografo, sulla base di due distinti contratti di finanziamento. Il giudice delegato accolse parzialmente la domanda, ammettendo al passivo rispettivamente gli importi di circa 3 milioni di euro ipotecario e di circa 12 milioni di euro chirografo , con esclusione di tutto quanto richiesto a titolo di interessi, che ritenne pattuiti in violazione della normativa antiusura. L'istituto di credito de quo propose opposizione, contestando la correttezza del criterio della sommatoria tra interessi corrispettivi e interessi moratori per accertare il superamento delle soglie antiusura. La curatela del fallimento ne chiedeva, invece, il rigetto. In particolare, la Banca, con il terzo motivo del ricorso, censura l'erronea ratio decidendi del Tribunale di Roma, avendo aderito all'opinione che accredita il criterio della sommatoria di tasso degli interessi corrispettivi e tasso degli interessi di mora ai fini della verifica del rispetto delle soglie antiusura. Il Collegio prendendo le mosse proprio da quest'ultimo gravame lo dichiara fondato, precisando che non può essere accolta la tesi secondo cui l'eventuale usura in un contratto di finanziamento dovrebbe essere apprezzata come un fenomeno unitario, ovverosia ricostruendo un unico tasso di interesse frutto di una sintesi tra tasso degli interessi corrispettivi e tasso di mora da valutare, poi, confrontandolo con la soglia antiusura posta dalla normativa per quel determinato tipo di contratto di finanziamento. Siffatta incompatibilità è coerente con la constatazione che interessi corrispettivi e interessi di mora sono destinati ad essere applicati ricorrendo presupposti diversi ed antitetici gli uni di e fino al regolare adempimento del contratto gli altri in caso di e in conseguenza dell' inadempimento del contratto. Il decreto viene dunque cassato e il processo va rimesso al Tribunale capitolino in diversa composizione. La disciplina antiusura intende sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto, quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma altresì degli interessi moratori , che sono comunque convenuti e costituiscono un possibile debito per il finanziato. Non vi è dubbio che le categorie degli interessi corrispettivi e degli interessi moratori siano distinte nel diritto delle obbligazioni. Secondo gli artt. 820, 821 e 1284, c.c. , l'interesse in un'operazione di finanziamento è dato dalla somma oggetto dell'obbligo di restituzione, detratto il denaro preso a prestito. La nozione presuppone il rilievo del costo del denaro, il cui godimento è volontariamente attribuito ad altri, dietro accettazione da parte di questi del relativo costo non vi si comprende, invece, la situazione in cui, rendendosi inadempiente, il debitore non rispetti l'accordo, ma violi gli obblighi assunti. Dal suo canto, l'interesse moratorio, contemplato espressamente dal legislatore all' art. 1224, c.c. , rappresenta il danno che nelle obbligazioni pecuniarie il creditore subisce a causa dell'inadempimento del debitore si rimanda per approfondimenti a Cass. n. 19597/20 . L'intensità del cosiddetto rischio creditorio, sottesa alla determinazione della misura degli interessi corrispettivi, da un lato, e degli interessi moratori, dall'altro lato è diversa se i primi considerano il presupposto della puntualità dei pagamenti dovuti, i secondi incorporano l' incertus an e l' incertus quando del pagamento - trasformandosi il meccanismo tecnico-giuridico da quello del termine a quello della condizione - onde il creditore dovrà ricomprendervi il costo dell'attivazione degli strumenti di tutela del diritto insoddisfatto proprio in relazione a tale rischio, l'intermediario può determinare i tassi applicabili. Invero, anche tale costo deve soggiacere ai limiti antiusura. Il principio di sommatoria di tasso degli interessi corrispettivi e tasso degli interessi di mora per stabilire il tasso contrattuale da confrontare con la soglia antiusura non è altro che il più grezzo dei criteri utilizzabili per sintetizzare un tasso unico, senza distinguere tra costi correlati al regolare adempimento del contratto e costi correlati al suo inadempimento. Ergo, il cosiddetto criterio della sommatoria tra tasso corrispettivo e tasso di mora non può essere applicato ai fini della verifica del rispetto delle soglie antiusura.

Presidente Scaldaferri - Relatore Zuliani Fatti di causa Banca omissis S.c. propose domanda di ammissione al passivo del fallimento Società omissis S.r.l. - dichiarato dal Tribunale di Roma - per Euro 5.025.211,46, con prelazione ipotecaria, e per Euro 18.752.177,31, in chirografo, sulla base di due distinti contratti di finanziamento. Il giudice delegato accolse parzialmente la domanda, ammettendo al passivo rispettivamente gli importi di Euro 3.379.008,99 ipotecario e di Euro 12.886.618,05 chirografo , con esclusione di tutto quanto richiesto a titolo di interessi, che ritenne pattuiti in violazione della normativa antiusura. Banca omissis S.c. propose opposizione, contestando la correttezza del criterio della sommatoria tra interessi corrispettivi e interessi moratori per accertare il superamento delle soglie antiusura. La curatela del fallimento si costituì davanti al collegio per chiedere il rigetto dell'opposizione, che venne in effetti respinta con il decreto qui impugnato. Al ricorso della banca ha replicato con controricorso la curatela del fallimento. Entrambe le parti hanno depositato memoria. Ragioni della decisione 1. Con il primo motivo la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del R.D. 7 recte 16 marzo 1942, n. 267, artt. 98 e 99, dell'art. 112 c.p.c. e dell'art. 2909 c.c., con riferimento all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 . 1.1. Il motivo è incentrato sul ritenuto travisamento dell'oggetto della causa da parte del Tribunale di Roma, il quale avrebbe inopinatamente deciso la controversia rilevando la mancanza di documentazione idonea a dimostrare l'evoluzione dei rapporti contrattuali e, quindi, l'esistenza dei crediti per interessi, all'esito di un contraddittorio incentrato in modo esclusivo sulla pretesa violazione della normativa antiusura, avendo il curatore contestato per la prima volta la mancanza di prova dei crediti ulteriori oltre a quelli relativi agli importi capitali già ammessi al passivo soltanto nella memoria di replica alla comparsa conclusionale avversaria. 2. Con il secondo motivo, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione del R.D. 7 recte 16 marzo 1942, n. 108 recte 267 , artt. 98 e 99 e dell'art. 2697 c.c. in relazione al D.L. 29 dicembre 2000, n. 394, art. 1, convertito in L. 28 febbraio 2001, n. 24 , con riferimento all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 . 2.1. Con questo motivo parte ricorrente lamenta che il Tribunale di Roma l'abbia gravata dell'onere di provare il concreto svolgimento dei rapporti contrattuali, nonostante la legge richieda, ai fini della verifica dell'usura, il confronto tra interessi promessi o convenuti e soglie antiusura vigenti al momento della pattuizione, non invece tra interessi applicati durante il rapporto e soglie normative antiusura via via vigenti. 3. Con il terzo motivo, la ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione della L. 7 marzo 1996, n. 108, artt. 1, 2, 3 e 4, del D.L. 29 dicembre 2000, n. 394, art. 1, convertito in L. 28 febbraio 2001, n. 24 , nonché dell'art. 1815 c.c., comma 2, con riferimento all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 . 3.1. Il motivo è incentrato sull'ipotesi - a dire il vero formulata in termini dubitativi dalla stessa parte ricorrente, che rimarca l' incertezza del testo della motivazione del decreto - che il Tribunale di Roma abbia aderito all'opinione che accredita il criterio della sommatoria di tasso degli interessi corrispettivi e tasso degli interessi di mora ai fini della verifica del rispetto delle soglie antiusura. Il ricorso si diffonde, quindi, nella confutazione di tale opinione, con argomenti che trovano conforto anche nella recente giurisprudenza di questa Corte, la quale, nel mentre ha affermato l'applicazione della normativa antiusura anche ai tassi di mora, precisandone le conseguenze, ha escluso la rilevanza e la valutazione di un tasso di interesse unico, determinato cumulando tasso corrispettivo e tasso di mora. 4. Conviene prendere le mosse da quest'ultimo motivo di ricorso, che si rivela fondato, con assorbimento dei due precedenti. 4.1. Tra le numerose questioni che sono sorte e che sorgono nell'ambito delle controversie relative all'applicazione della normativa antiusura, alcuni sicuri punti fermi sono stati fissati dalla recente giurisprudenza di legittimità. Così, per esempio, è ormai certo che quella normativa non si applica soltanto agli interessi corrispettivi e ai costi posti a carico della parte finanziata per il caso di regolare adempimento del contratto, ma anche agli interessi di mora e ai costi che il contratto pone a carico della parte finanziata nel caso di inadempimento o di ritardo nell'adempimento degli obblighi posti a suo carico. Chiarissimo, in tal senso, uno dei principi di diritto dettati da Cass. S.U. 18.9.2020, n. 19597 La disciplina antiusura si applica agli interessi moratori, intendendo essa sanzionare la pattuizione di interessi eccessivi convenuti al momento della stipula del contratto quale corrispettivo per la concessione del denaro, ma anche la promessa di qualsiasi somma usuraria sia dovuta in relazione al contratto concluso . 4.2. L'applicazione della normativa antiusura agli interessi e al costo complessivo della mora comporta la necessità di stabilire, da un lato, quale sia la soglia, superata la quale, quel tasso deve intendersi usurario dall'altro lato, quali siano le conseguenze sulla validità e sugli effetti del contratto della riscontrata usurarietà dei soli interessi di mora, laddove la clausola relativa agli interessi corrispettivi sia pure tenendo conto di ulteriori costi e commissioni posti a carico della parte finanziata per il caso di regolare adempimento risulti invece rispettosa della normativa antiusura. Anche su questi aspetti si è espressa la citata sentenza delle Sezioni unite, in sostanza individuando una soglia antiusura per gli interessi moratori diversa e più alta rispetto a quella fissata per gli interessi corrispettivi e stabilendo che l'usurarietà del tasso di interesse di mora non incide sulla validità della clausola relativa agli interessi corrispettivi, né quindi sull'obbligo di pagamento di questi ultimi. 4.3. Ciò che rileva in questa sede è che siffatti principi fissati dalla giurisprudenza di legittimità, nel mentre affermano la sensibilità del tasso di mora alla normativa antiusura, presuppongono una valutazione separata e distinta dei due tassi corrispettivo e di mora e sono, quindi, del tutto incompatibili con la tesi secondo cui l'eventuale usura in un contratto di finanziamento dovrebbe essere apprezzata come un fenomeno unitario, ovverosia ricostruendo un unico tasso di interesse - frutto di una sintesi tra tasso degli interessi corrispettivi e tasso di mora - da valutare, poi, confrontandolo con la soglia antiusura posta dalla normativa per quel determinato tipo di contratto di finanziamento. Siffatta incompatibilità è coerente con la constatazione che interessi corrispettivi e interessi di mora sono destinati ad essere applicati ricorrendo presupposti diversi ed antitetici Cass. 17.10.2019, n. 26286 gli uni in caso di e fino al regolare adempimento del contratto gli altri in caso di e in conseguenza dell' inadempimento del contratto. 4.4. Il principio di sommatoria di tasso degli interessi corrispettivi e tasso degli interessi di mora per stabilire il tasso contrattuale da confrontare con la soglia antiusura non è altro che uno - e, si potrebbe dire, il più grezzo - dei criteri utilizzabili per sintetizzare un tasso unico, senza distinguere, tra costi correlati al regolare adempimento del contratto e costi correlati al suo inadempimento. Pertanto tale criterio è incompatibile con i principi stabiliti dalla citata sentenza delle Sezioni unite, oltre a essere stato espressamente ripudiato in altre sentenze Cass. 17.10.2019, n. 26286 , cit. Cass. 4.11.2021, n. 31615 . Viceversa, non risulta che il criterio della sommatoria sia mai stato affermato nella giurisprudenza di legittimità. Certamente non lo ho affermato Cass. 9.1.2013, n. 350 quantunque venga spesso citata in tal senso , che si limitò a statuire la rilevanza anche del tasso di mora ai fini del controllo del rispetto della normativa antiusura, in un caso in cui - come frequentemente accade - il tasso di mora era contrattualmente fissato mediante uno spread aggiunto al tasso degli interessi corrispettivi. Ed è evidente la differenza che corre tra prendere atto della modalità con cui le parti hanno fissato il tasso di mora tasso corrispettivo + X% ed elaborare ab extrinseco un diverso tasso dato dalla somma di tasso di mora e tasso degli interessi corrispettivi. 4.5. A onor del vero, nel decreto qui impugnato il Tribunale di Roma non ha fatto esplicito riferimento al criterio di sommatoria dei tassi per motivare il rigetto dell'opposizione allo stato passivo di Banca omissis S.c Esso ha innanzitutto osservato che, sotto un profilo generale , ai fini della valutazione della legittimità degli interessi, non può computarsi - come vorrebbe l'opponente - il solo tasso pattuito per il normale svolgimento del rapporto, ma si deve invece tener conto di ogni tipo di interesse applicato, nonché delle commissioni di massimo scoperto, delle spese escluse quelle relative ad imposte e tasse e di ogni altro onere, nonché dell'eventuale capitalizzazione di tali elementi . Sennonché, a tale premessa sicuramente condivisibile nella parte in cui sottolinea che il discorso sull'usura non può esaurirsi nella considerazione del solo tasso degli interessi corrispettivi, ma del tutto anodina sugli ulteriori sviluppi di quel discorso non è seguita alcuna indicazione specifica sui termini in cui l'usurarietà dei contratti di finanziamento è stata ravvisata nel caso concreto oggetto di causa. E' dunque inevitabile interpretare quella premessa come una sintetica ripresa e conferma di quanto motivato in sede di verifica del passivo da parte del giudice delegato, il quale, a sua volta, fece proprie le osservazioni a verbale del curatore, basate su un esplicito richiamo al principio di sommatoria il testo del verbale è riportato a pag. 3 del ricorso per cassazione . 4.6. Da quanto sopra esposto consegue la fondatezza del terzo motivo di ricorso, che è volto a contestare proprio l'utilizzo del criterio di sommatoria dei tassi quale erronea ratio decidendi a sostegno della decisione del Tribunale di Roma. Senza che possa essere di ausilio la seconda parte della motivazione del decreto impugnato - oggetto di critica nei primi due motivi di ricorso - perché essa si limita a rilevare un'asserita carenza dei documenti necessari per accertare i criteri utilizzati dalla banca per la determinazione del credito da interessi, e verificare il contenimento di questi ultimi al disotto della soglia dell'usurarietà sulla base dei criteri precedentemente esposti corsivo aggiunto . E' dunque evidente che, per quanto riguarda i criteri per la verifica dell'usurarietà, in questo luogo nulla si aggiunge alla prima parte della motivazione, alla quale anzi si fa esclusivo ed espresso rinvio. 4.7. Cassato il decreto, il processo va rimesso al Tribunale di Roma che, in diversa composizione, dovrà attenersi al seguente principio di diritto La disciplina antiusura si applica sia agli interessi corrispettivi e ai costi posti a carico della parte finanziata per il caso di regolare adempimento del contratto , sia agli interessi moratori e ai costi posti a carico della medesima parte per il caso, e come conseguenza, dell'inadempimento , esclusa, invece, l'applicazione del c.d. criterio della sommatoria tra tasso corrispettivo e tasso di mora . 4.8. Il giudice del rinvio provvederà anche sulle spese del giudizio di legittimità. P.Q.M. La Corte in accoglimento del terzo motivo di ricorso, assorbiti i primi due, cassa il decreto impugnato e rinvia la causa al Tribunale di Roma, perché decida, in diversa composizione, anche sulle spese del presente giudizio di legittimità, attenendosi al principio di diritto enunciato in motivazione.