I poteri di controllo del Tribunale sulla proposta concordataria: sì alla fattibilità giuridica, no alla convenienza economica

In tema di concordato preventivo, il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti.

Il menzionato controllo di legittimità si realizza facendo applicazione di un unico e medesimo parametro nelle diverse fasi di ammissibilità, revoca ed omologazione in cui si articola la procedura di concordato preventivo , e si attua verificandosene l'effettiva realizzabilità della causa concreta quest'ultima, peraltro, da intendersi come obiettivo specifico perseguito dal procedimento, non ha contenuto fisso e predeterminabile, essendo dipendente dal tipo di proposta formulata, pur se inserita nel generale quadro di riferimento finalizzato al superamento della situazione di crisi dell'imprenditore, da un lato, e all'assicurazione di un soddisfacimento, sia pur ipoteticamente modesto e parziale, dei creditori, da un altro. Con l'ordinanza n. 13809/2022, il S.C., in linea con le precedenti pronunce in tema, riprende le questioni relative ai poteri del Tribunale nella valutazione della proposta e del piano nell'ambito del concordato preventivo, affermando la sussistenza, in capo all'organo giudiziario, di un ampio potere di controllo sulla fattibilità della proposta. Il caso. Il tema dell'ordinanza in commento si può sintetizzare nella ricerca e nella definizione dei poteri del Tribunale in merito alla proposta di concordato preventivo e, in particolare, sull' estensione dei poteri per il controllo della fattibilità della proposta stessa. Dopo una prima fase di ammissione al concordato preventivo poi revocata in sede di legittimità dalla Cassazione, viene proposto dalla società tornata in bonis un'ulteriore proposta di concordato preventivo che, oggetto di reclamo, viene definitivamente rigettata con conseguente apertura del fallimento. In particolare, oggetto della discussione nei vari gradi di giudizi era la possibile valutazione da parte del Tribunale del piano e della proposta, avendo riscontrato il Tribunale una difformità tra il piano ed il parere dell'attestatore, tale da non rendere non del tutto comprensibile e lineare la proposta avanzata. Alla base della pronuncia in esame, quindi, è l'individuazione dei termini entro i quali il Tribunale, ed a quali condizioni, può sindacare nel merito, la proposta concordataria. Poteri del giudice sulla proposta di concordato preventivo. Secondo un consolidato orientamento giurisprudenziale fatto proprio dall'ordinanza in parola, il sindacato del giudice in ordine al requisito di fattibilità giuridica del concordato deve essere esercitato, da un lato, sotto il duplice aspetto del controllo di legalità sui singoli atti in cui si articola la procedura e, dall'altro, della verifica della loro rispondenza alla causa del procedimento di concordato preventivo , la quale si sostanzia nella regolazione e nel superamento dello stato di crisi dell'imprenditore mediante il soddisfacimento delle ragioni dei creditori. Poteri del giudice e merito della proposta. Fermo quanto precede, va precisato che, al contrario, non rientra nell'ambito del controllo sul giudizio di fattibilità esercitabile dal giudice il sindacato sull'aspetto pratico-economico della proposta e, quindi, sulla correttezza della indicazione della misura del soddisfacimento percentuale offerta dal debitore ai creditori, essendo solo quest'ultimi chiamati a pronunciarsi su tale profilo. Controllo funzionale sulla procedura. In altri termini, e pur prendendo atto della difficoltà di scindere con rigore i confini entro i quali esercitare il sopra segnalato controllo, si può affermare che il controllo del Tribunale sulla proposta concordataria va effettuato sia verificando l'idoneità della documentazione prodotta per la sua completezza e regolarità a corrispondere alla funzione che le è propria, consistente nel fornire elementi di giudizio ai creditori, sia accertando la fattibilità giuridica della proposta, sia infine, valutando l'effettiva idoneità di quest'ultima ad assicurare il soddisfacimento della causa della procedura. Fattibilità giuridica e fattibilità economica le possibili distinzioni. È peraltro evidente come, nella ipotesi in esame, non sia del tutto semplice tracciare con chiarezza i confini del controllo di competenza del Tribunale. Pur con tali limiti, il S.C. ritiene che, mentre il sindacato del giudice relativo alla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità dello stesso con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, il controllo sulla fattibilità economica, quale realizzabilità in concreto del piano proposto dal debitore, può essere svolto solo nei limiti nella verifica della sussistenza o meno di una manifesta sua inettitudine a raggiungere gli obiettivi prefissati. Controllo del Tribunale e palese inammissibilità della proposta. Un diverso orientamento, per contro, richiamato dal S.C. in motivazione, si esprime nel senso che il sindacato del Tribunale sulla fattibilità economica del concordato preventivo è limitata alla sola ipotesi in cui si palesa prima facie - ossia in modo assoluto e manifesto - una non attitudine del piano di concordato a raggiungere gli obiettivi prefissati, ossia la causa concreta del concordato. Controllo del Tribunale sulla relazione del professionista. Da ciò discende che rientra nell'ambito del contratto di competenza del Tribunale la valutazione in ordine alla correttezza delle argomentazioni svolte e delle motivazioni addotte dal professionista a sostegno del formulato giudizio di fattibilità del piano. Analogamente, non può escludersi in capo al Tribunale una valutazione sulla coerenza complessiva delle conclusioni finali prospettate ovvero l'impossibilità giuridica di dare esecuzione alla proposta di concordato, dalla quale poter desumere l'inidoneità della proposta a soddisfare in qualche misura i diversi crediti rappresentati, nel rispetto dei termini di adempimento previsti. Solo ai creditori il controllo sulla convenienza economica. Il S.C., peraltro, nel ribadire i limiti del potere del Tribunale nei confronti della proposta di concordato, evidenzia al tempo stesso come spetti soltanto ai creditori formulare un giudizio in ordine alla convenienza economica della soluzione prospettata, che a sua volta presuppone una valutazione prognostica in ordine alla fattibilità del piano. Creditori che, peraltro, ben potranno esprimere il loro parere in modo consapevole, proprio grazie alla verifica, da parte del Tribunale, della adeguatezza dell'informazione che viene fornita ai creditori stessi nel piano e nella proposta. Controllo del Tribunale e concordato in continuità. Ipotesi particolare, inoltre, è quella prevista dall'art. 186- bis , l. fall. in tema di concordato con continuità aziendale. In tale situazione, spetta al tribunale il potere di revocare l'ammissione al concordato con continuità aziendale qualora l'esercizio dell'attività di impresa risulti manifestamente dannoso per i creditori ciò non attribuisce, peraltro, all'organo giudicante il compito di procedere alla valutazione della convenienza economica della proposta che, quando non sia implausibile, è riservata al giudizio dei creditori ma solo verificare che l'andamento dei flussi di cassa, ed il conseguente indebitamento, non siano tali da erodere le prospettive di soddisfazione dei creditori.

Presidente Genovese - Relatore Campese Fatti di causa 1. Con decreto del 9 aprile 2008, il Tribunale di Cagliari ammise alla procedura di concordato preventivo la omissis s.p.a Successivamente, in esito alla segnalazione del 16 luglio 2008 dei commissari giudiziali, secondo i quali la società aveva compiuto, prima dell'ammissione alla procedura, atti di frode ed erano venute a mancare le condizioni per l'ammissibilità del concordato, il medesimo tribunale, dopo alcune udienze svoltesi anche alla presenza di creditori, alcuni dei quali avevano insistito per l'accoglimento delle loro istanze di fallimento, ed alla presentazione, da parte della debitrice, di atti di integrazione e modificazione dell'originaria proposta, con separati provvedimenti entrambi datati 13 marzo 2009, revocò l'ammissione al concordato e dichiarò il fallimento della società. 1.1. Il reclamo della fallita avverso la pronuncia del suo fallimento fu respinto dalla Corte d'appello di Cagliari, ma questa Suprema Corte, con sentenza n. 13817 del 2011 , cassò tale decisione e rinviò la causa alla menzionata corte di appello, la quale, con sentenza n. 7 del 2016, revocò il suddetto fallimento nonché il decreto di revoca dell'ammissione alla procedura concordataria. 1 . 2. Con decreto del 12 ottobre 2016 , il Tribunale di Cagliari dispose la rimessione della omissis s.p.a. nella stessa fase della procedura concordataria interrottasi in forza del provvedimento di revoca del marzo 2009 ed il successivo 4 novembre 2016 il Pubblico Ministero chiese il fallimento della citata società facendo proprie le conclusioni dei commissari giudiziali della precedente procedura. 1 . 3. Con decreto del 15 dicembre 2016 , lo stesso tribunale revocò l'ammissione alla procedura di concordato e con ulteriore provvedimento, dopo aver disposto il sequestro conservativo dei beni ricadenti nel patrimonio della società debitrice, fissò l'udienza prefallimentare per il giorno 19 gennaio 2017, poi differita, a causa di un difetto di notifica, al 16 febbraio successivo. 1.4. Il 15 febbraio 2017, la omissis s.p.a. presentò un ricorso L.Fall., ex art. 161, comma 6, ottenendo dall'adito tribunale il corrispondente termine di sessanta giorni, poi prorogato per altri sessanta, per il deposito della proposta e del piano concordatario, di tipo esclusivamente liquidatorio. 1. 4 . 1. Con decreto del 25 ottobre 2017 , il tribunale effettuò numerosi rilievi sulla proposta concordataria e fissò l'udienza L.Fall., ex art. 162, comma 1, per il 16 novembre 2017, in occasione della quale la società debitrice depositò una memoria recante alcune modifiche al piano concordatario con allegata una sintetica nota dell'attestatore. 1.4. 2. Il 7 febbraio 2018, il tribunale cagliaritano pronunciò la sentenza n. 14 del 2018, con cui ritenne la inammissibilità e, comunque, la non fattibilità del piano medesimo, e dichiarò il fallimento della indicata società. 2. Con sentenza del 14 dicembre 2018, n. 30, resa nel contraddittorio con il fallimento e la locale Procura Generale della Repubblica, la Corte di appello di Cagliari ha respinto il reclamo promosso dalla menzionata società, L.Fall., ex art. 18, contro le suddette statuizioni. In sintesi e per quanto qui ancora di rilievo, quella corte i ha ritenuto condivisibile l'affermazione del tribunale laddove ha ravvisato un disallineamento tra la proposta della società e l'attestazione del professionista, il quale, lungi dall'apportare alla proposta modifiche di contenuta entità, ha mosso significative censure alla stessa, pervenendo, pertanto, ad attestare un qualcosa di diverso dalla proposta della società . Sicché, dopo aver descritto tale disallineamento , ha precisato che prima di valutare se, come sostenuto dalla reclamante, la relazione integrativa abbia realizzato i requisiti previsti per il piano concordatario, occorre stabilire se già in origine, da un raffronto tra la proposta della società e l'attestazione del professionista, non vi sia, come in sostanza rilevato dalla sentenza impugnata, una inammissibilità del piano presentato dalla omissis s.p.a. perché, in realtà, non attestato, avendo, di fatto, il professionista certificato la incapacità del piano così come formulato di sorreggere la proposta formulata ai creditori ii ha rimarcato che la reclamante, sorvolando su tale aspetto della decisione impugnata , ha concentrato la propria doglianza sulla successiva conformazione a tutte le censure ed i rilievi sollevati dallo stesso attestatore e, quindi, dal tribunale con il citato decreto del 25 ottobre 2017, conformazione che - tra l'altro - , non è stata invece, totale, avendo la società introdotto elementi nuovi non citati nel piano iii ha evidenziato come la relazione integrativa depositata dalla società debitrice il 25 novembre 2017 sia del tutto priva di attestazione . Infatti, richiamato il tenore letterale della L.Fall., art. 161, comma 2, ha precisato che, nel caso di specie, nessuna attestazione ha accompagnato la relazione integrativa, e modificativa sotto diversi aspetti, del piano e della proposta di concordato originari. Le modifiche apportate dalla relazione integrativa, se, in parte, si limitano ad adeguare la proposta ai rilievi formulati dall'attestatore e dal tribunale, d'altro canto introducono variazioni sostanziali del piano, prive di alcuna attestazione, che esulano dal mero adeguamento alle integrazioni richieste. . Pertanto, il piano concordatario, così come riformulato con modifiche sostanziali, dalla società reclamante, non è attestato, con la conseguenza che non possono ritenersi veridici i dati relativi all'attivo ed al passivo, venendo meno l'informazione oggettiva ed imparziale sulla veridicità dei dati contabili esposti che rappresenta la precipua finalità del piano, assieme alla possibilità di valutazione per i creditori della fattibilità concreta dello stesso iv ha provveduto, poi, ad un analitico esame degli aspetti della proposta e del piano, nonché delle loro successive integrazioni/modificazioni, investiti dai motivi di reclamo, giungendo ad escludere, diversamente da quanto invocato dalla reclamante, la possibilità di soddisfacimento dei creditori chirografari almeno in ragione del 20%, come, invece, imposto dalla L.Fall., art. 160, u.c. - introdotto dal D.L. n. 83 del 2015 , convertito, con modificazioni, dalla L. n. 132 del 2015 - applicabile ratione temporis v ha dato atto che nessuno specifico motivo di impugnazione è stato mosso alla pronuncia di fallimento della omissis s.p.a. vi ha puntualizzato, infine, che non assumono alcun rilievo le osservazioni svolte dalla reclamante nelle note autorizzate, le quali - a parte la riproposizione di questioni già trattate - vertono essenzialmente sulle doglianze relative ai danni che avrebbe causato alla società lo svolgimento della procedura fallimentare poi oggetto di revoca. Tali osservazioni, comprese quelle relative a meramente preannunciate azioni risarcitorie, non trovano spazio nel procedimento oggetto del presente giudizio, nel quale, ovviamente, la proposta di concordato non poteva che essere formulata sulla base della situazione patrimoniale attuale della società, perché destinata al soddisfacimento del ceto creditorio secondo i crediti valutati al momento della presentazione dell'istanza concordataria . 3. Per la cassazione di questa sentenza ricorre la OMISSIS s.p.a., affidandosi a quindici motivi, illustrati anche da memoria ex art. 380-bis.1 c.p.c Resiste, con controricorso, corredato da analoga memoria, il fallimento della menzionata società. Ragioni della decisione 1. I formulati motivi denunciano, rispettivamente I Violazione e falsa applicazione della L.Fall., artt. 161 e 162, con riferimento all'attestazione del professionista per omessa valutazione di elementi decisivi per il giudizio art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 3 e 5 , censurandosi le argomentazioni esposte dalla corte distrettuale a supporto della sua conclusione circa il ravvisato disallineamento tra la proposta della società e l'attestazione del professionista II Violazione e falsa applicazione della L.Fall., artt. 161 e 162, con riferimento all'attestazione del professionista per travisamento del giudizio dell'attestatore sulla fattibilità del piano art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 . Si assume che al professionista è demandato il compito di attestare sia la veridicità dei dati aziendali riportati nella proposta e nel piano di concordato, sia la fattibilità o attuabilità del piano medesimo. Nell'espletamento del suo incarico, l'Attestatore ben può trovarsi a riscontrare l'esistenza di alcune inesattezze e, ciononostante, può attestare la veridicità complessiva del sistema dei dati. Ciò che rileva, in tale eventualità, è che egli esponga puntualmente il risultato di tali riscontri nella propria Relazione, in modo da evidenziare quali effetti essi determinino nel generale assetto del Piano, offrendo un'adeguata motivazione circa la conferma, o meno, dei valori nominali espressi nella documentazione prodotta dall'impresa e garantendo, al contempo, un'adeguata informazione ai creditori. . Per quanto sopra - considerato che alla società proponente è espressamente riconosciuta la possibilità di apportare modifiche al Piano in adeguamento alle osservazioni formulate dall'attestatore come è avvenuto nel caso di specie - deve concludersi che la presenza nella Relazione di attestazione di rilievi sul piano non possa ritenersi, di per sé, tale da compromettere la validità della Relazione stessa, né la fattibilità del piano III Violazione e falsa applicazione della L.Fall., artt. 161 e 162, per la pretesa mancanza di attestazione delle modifiche al piano - Omesso esame riguardo ad un punto emergente dalla sentenza, vale a dire il preteso carattere sostanziale delle modifiche apportate alla proposta art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 3 e 5 . Si ascrive alla corte distrettuale di aver considerato alla stregua di modifiche della proposta e del piano, come tali necessitanti di attestazione, quelli che, in realtà erano meri adeguamenti ai rilievi sollevati dall'attestatore in relazione alla proposta originaria, per i quali, dunque, nessun'altra attestazione sarebbe stata necessaria IV Violazione e falsa applicazione della L.Fall., artt. 161 e 162, per aver considerato quale modifica sostanziale il riconoscimento del credito nei confronti della partecipata omissis S.r.l. art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 . Si sostiene che, sotto il profilo della veridicità dei dati, l'esistenza e l'entità del credito de quo erano state oggetto di precisa verifica da parte dell'attestatore già in epoca precedente alle modifiche apportate con la memoria del 15 novembre 2017 e, pertanto, è del tutto infondata la tesi, sostenuta dalla corte di appello, secondo la quale tale credito non è stato esaminato dall'attestatore V Violazione e falsa applicazione della L.Fall., artt. 161 e 162 L, per aver considerato quale modifica sostanziale il riconoscimento del credito nei confronti della partecipata Antar S.r.l. e per omesso esame di un documento decisivo ai fini della decisione art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 3 e 5 , ribadendosi che, come si era già esposto in sede di reclamo, il mantenimento del credito in questione nella proposta concordataria, pur dopo il suo avvenuto azzeramento da parte dell'attestatore, doveva ricondursi ad un mero refuso VI Violazione e falsa applicazione della L.Fall., artt. 161 e 162 per omesso esame dell'avvenuto adeguamento alle osservazioni dell'attestatore nonché per aver attribuito natura sostanziale alla modifica relativa all'inserimento dei debiti per ICI, IMU e TASI art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 3 e 5 , imputandosi alla corte territoriale di avere erroneamente attribuito natura sostanziale alla modifica riguardante le imposte sugli immobili, concludendo che anche l'inserimento dei debiti per ICI, IMU e TASI non è stato oggetto di verifica da parte dell'attestatore VII Omesso esame di un fatto decisivo nonché manifesta illogicità della motivazione in merito alla garanzia offerta da terzi e sue ricadute sul riconoscimento della natura sostanziale delle modifiche art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 4 e 3 , in relazione alla erronea ritenuta natura di modifica sostanziale, come tale necessitante di attestazione, circa la garanzia offerta da terzi VIII Violazione e falsa applicazione della L.Fall., art. 160, comma 4, per l'omessa valutazione di un fatto decisivo per la decisione - omissis s.p.a. art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 , con riferimento alla censura mossa dalla corte territoriale alla decisione della odierna ricorrente di appostare al chirografo, anziché al privilegio, il debito nei confronti della Meliorbanca s.p.a Si afferma, tra l'altro, che detto debito avrebbe trovato integrale copertura nel piano concordatario, sia se appostato in chirografo sia se considerato in privilegio IX Violazione e falsa applicazione della L.Fall., artt. 162 e 172, in ordine alla valutazione dei beni immobili della partecipata omissis s.r.l. art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 , censurandosi le argomentazioni della corte cagliaritana in merito alla valutazione degli immobili predetti X Violazione e falsa applicazione degli artt. 116 e 277 c.p.c. , nonché dell' art. 2935 c.c. , per omesso esame delle prove documentali relative ai presunti debiti della partecipata omissis s.r.l. nei confronti del Dott. R.P. e della omissis s.r.l. art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 3 laddove la corte distrettuale aveva considerato non prescritti, né oggetto di rinuncia in quanto imputabili a finanziamento soci e, come tali, non assoggettati al disposto dell' art. 2935 c.c. , i debiti della partecipata omissis s.r.l. nei confronti del Dott. R.P. e della omissis s.r.l. XI Omesso esame di elementi decisivi per il giudizio in relazione alla valutazione dei cespiti immobiliari art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 , contestandosi la ritenuta inattendibilità, da parte della corte di appello, della valutazione degli immobili così come esposta dalla reclamante nella sua proposta concordataria XII Omesso esame della richiesta di risarcimento in ordine ai maggiori oneri gravanti sulla società per la modifica dell' art. 2752 c.c. art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 , ascrivendosi alla corte territoriale di avere totalmente ignorato le considerazioni esposte dalla omissis s.p.a. circa la negativa incidenza, sulla sua proposta concordataria, della sopravvenuta modifica dell' art. 2752 c.c. , ed il credito risarcitorio dalla stessa prospettato XIII Omessa valutazione della richiesta di risarcimento in ordine ai maggiori oneri gravanti sulla società a titolo di ICI e IMU art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 , svolgendosi una censura analoga a quella di cui al motivo precedente con riferimento al maggior debito per le imposte predette determinatosi, a carico della reclamante, per tutto il periodo delle pregresse procedure di concordato e fallimentare XIV Omesso esame della richiesta di risarcimento in ordine ai maggiori oneri gravanti sulla società a titolo interessi passivi sul debito art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 , argomentandosi una doglianza analoga a quella di cui ai precedenti due motivi con riferimento al maggior debito per interessi passivi determinatosi, a carico della reclamante, per tutto il periodo delle pregresse procedure di concordato e fallimentare XV Violazione e falsa applicazione della L.Fall., art. 160, comma 4, per abuso del potere di sindacato sulla fattibilità giuridica del concordato art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 , contestandosi la modalità oltremodo invasiva, al limite dell'abuso , con la quale il Giudice di prime cure aveva esercitato il proprio potere di sindacato sulla fattibilità giuridica del concordato alla luce del disposto della L.Fall., art. 160, u.c. siccome introdotto dal D.L. n. 83 del 2015 . Si aggiunge, poi, che i Giudici cagliaritani hanno agito con evidente strabismo, avendo rilevato e confermato l'obbligo della società di appostare al passivo una serie di voci, fra le quali gli interessi passivi maturati in corso di procedura, i maggiori oneri maturati durante la pregressa procedura fallimentare a titolo di imposte, le conseguenze altamente penalizzanti dell'intervenuta modifica dell' art. 2752 c.c. inesistenti nell'ipotesi in cui il precedente fallimento non fosse stato dichiarato , senza prevedere un giusto contro bilanciamento, a titolo risarcitorio, nelle voci dell'attivo. Così operando, essi hanno finito con lo scaricare sulla società tutte le conseguenze dell'ingiusta dichiarazione di fallimento, alterando in maniera inaccettabile la situazione patrimoniale della proponente e, in definitiva, creando le condizioni per la nuova dichiarazione di fallimento . 2. Ritiene il Collegio di dovere anteporre allo scrutinio delle descritte doglianze alcune considerazioni di carattere generale riguardanti le tipologie di vizi motivazione illogica o contraddittoria omesso esame di punti e/o elementi e/o fatti controversi e decisivi violazione e/o falsa applicazione di legge ivi concretamente prospettati. 2.1. Orbene, per effetto della nuova formulazione dell' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5, come introdotta dal D.L. n. 83 del 2012 , convertito, con modificazioni, dalla L. n. 134 del 2012 qui applicabile ratione temporis, risultando impugnata una sentenza resa il 14 dicembre 2018 , deve ritenersi ormai ridotto al minimo costituzionale il sindacato di legittimità sulla motivazione, sicché si è chiarito cfr. tra le più recenti, Cass. n. 5869 del 2022 Cass. n. 3250 del 2022 Cass. n. 593 del 2022 Cass. n. 11229 del 2021 Cass. n. 4226 del 2021 Cass. n. 9017 del 2018 che è oggi denunciabile in Cassazione solo l'anomalia motivazionale che si tramuta in violazione di legge costituzionalmente rilevante, in quanto attinente all'esistenza della motivazione in sé, purché il vizio risulti dal testo della decisione impugnata, a prescindere dal confronto con le risultanze processuali questa anomalia si esaurisce nella mancanza assoluta di motivi sotto l'aspetto materiale e grafico , nella motivazione apparente , nel contrasto irriducibile tra affermazioni inconciliabili e nella motivazione perplessa ed obiettivamente incomprensibile , - fattispecie, qui, tutte chiaramente inconfigurabili - esclusa qualunque rilevanza del semplice difetto di sufficienza della motivazione cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014 Cass. n. 7472 del 2017 . Nello stesso senso anche le più recenti Cass. n. 20042 del 2020 , Cass. n. 23620 del 2020 e Cass. n. 4226 del 2021 Cass. n. 593 del 2022 Cass. n. 3250 del 2022 Cass. n. 5869 del 2022 o di sua contraddittorietà cfr. Cass. n. 5869 del 2022 Cass., n. 24395 del 2020 . 2.2. Giova ricordare, poi, che, come ancora recentemente ribadito da Cass. 5832 del 2022 e Cass. n. 4226 del 2021 , giusta il nuovo testo dell' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 precedentemente individuato, oggetto del vizio di cui alla citata norma è oggi esclusivamente l'omesso esame circa un fatto decisivo per il giudizio, che è stato oggetto di discussione tra le parti . 2.2.1. Costituisce, poi, un fatto , agli effetti della menzionata norma, non una questione o un punto , ma i un vero e proprio fatto , in senso storico e normativo, ossia un fatto principale, ex art. 2697 c.c. , cioè un fatto costitutivo, modificativo impeditivo o estintivo, o anche un fatto secondario, vale a dire un fatto dedotto ed affermato dalle parti in funzione di prova di un fatto principale cfr. Cass. n. 16655 del 2011 Cass. n. 7983 del 2014 Cass. n. 17761 del 2016 Cass. n. 29883 del 2017 ii un preciso accadimento ovvero una precisa circostanza da intendersi in senso storico-naturalistico cfr. Cass. n. 21152 del 2014 Cass., SU, n. 5745 del 2015 iii un dato materiale, un episodio fenomenico rilevante, e le relative ricadute di esso in termini di diritto cfr. Cass. n. 5133 del 2014 iv una vicenda la cui esistenza risulti dal testo della sentenza o dagli atti processuali cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014 . 2.2.2. Non costituiscono, viceversa, fatti , il cui omesso esame possa cagionare il vizio ex art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 i le argomentazioni o deduzioni difensive cfr. Cass., SU, n. 16303 del 2018 , in motivazione Cass. n. 14802 del 2017 Cass. n. 21152 del 2015 ii gli elementi istruttori in quanto tali, quando il fatto storico da essi rappresentato sia stato comunque preso in considerazione dal giudice, ancorché questi non abbia dato conto di tutte le risultanze probatorie astrattamente rilevanti cfr. Cass., SU, n. 8053 del 2014 iii una moltitudine di fatti e circostanze, o il vario insieme dei materiali di causa cfr. Cass. n. 21439 del 2015 iv le domande o le eccezioni formulate nella causa di merito, ovvero i motivi di appello, i quali costituiscono i fatti costitutivi della domanda in sede di gravame. 2.2.3. Il fatto il cui esame sia stato omesso deve, inoltre, avere carattere decisivo , vale a dire che, se esaminato, avrebbe determinato un esito diverso della controversia. Tale decisività, in quanto correlata all'interesse all'impugnazione, si addice innanzitutto a quel fatto che, se scrutinato, avrebbe condotto il giudice ad una decisione favorevole al ricorrente, rimasto soccombente nel giudizio di merito. Poiché l'attributo si riferisce al fatto in sé, la decisività asserisce, inoltre, al nesso di causalità tra la circostanza non esaminata e la decisione essa deve, cioè, apparire tale che, se presa in considerazione, avrebbe portato con certezza il giudice del merito ad una diversa ricostruzione della fattispecie non bastando, invece, la prognosi che il fatto non esaminato avrebbe reso soltanto possibile o probabile una ricostruzione diversa si vedano già Cass. n. 22979 del 2004 Cass. n. 3668 del 2013 la prognosi in termini di certezza della decisione diversa è richiesta, ad esempio, da Cass., SU, n. 3670 del 2015 . Lo stesso deve, altresì, essere stato oggetto di discussione tra le parti deve trattarsi, quindi, necessariamente di un fatto controverso , contestato, non dato per pacifico tra le parti. 2.2.4. E' utile rammentare, poi, che Cass., SU, n. 8053 del 2014 , ha chiarito che la parte ricorrente dovrà indicare - nel rigoroso rispetto delle previsioni di cui all' art. 366 c.p.c. , comma 1, n. 6 , e art. 369 c.p.c. , comma 2, n. 4 , - il fatto storico, il cui esame sia stato omesso, il dato, testuale emergente dalla sentenza o extratestuale emergente dagli atti processuali , da cui ne risulti l'esistenza, il come e il quando nel quadro processuale tale fatto sia stato oggetto di discussione tra le parti in senso analogo, cfr., in motivazione, la più recente Cass. n. 23983 del 2020 . 2.3. Questa Corte, infine, ancora recentemente cfr., pure nelle rispettive motivazioni, Cass. n. 5490 del 2022 Cass. n. 3246 del 2022 Cass. n. 596 del 2022 Cass. n. 40495 del 2021 Cass. n. 28462 del 2021 Cass. n. 25343 del 2021 Cass. n. 4226 del 2021 Cass. n. 395 del 2021 Cass. n. 27909 del 2020 Cass. n. 4343 del 2020 Cass. n. 27686 del 2018 , ha chiarito che a il vizio di cui all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 può rivestire la forma della violazione di legge intesa come errata negazione o affermazione dell'esistenza o inesistenza di una norma, ovvero attribuzione alla stessa di un significato inappropriato e della falsa applicazione di norme di diritto, intesa come sussunzione della fattispecie concreta in una disposizione non pertinente perché, ove propriamente individuata ed interpretata, riferita ad altro ovvero deduzione da una norma di conseguenze giuridiche che, in relazione alla fattispecie concreta, contraddicono la sua pur corretta interpretazione cfr. Cass. n. 8782 del 2005 b non integra invece violazione, né falsa applicazione di norme di diritto, la denuncia di una erronea ricognizione della fattispecie concreta in funzione delle risultanze di causa, poiché essa si colloca al di fuori dell'ambito interpretative ed applicativo della norma di legge c il discrimine tra violazione di legge in senso proprio per erronea ricognizione dell'astratta fattispecie normativa ed erronea applicazione della legge in ragione della carente o contraddittoria ricostruzione della fattispecie concreta è segnato dal fatto che solo quest'ultima censura, diversamente dalla prima, è mediata dalla contestata valutazione delle risultanze di causa cfr. Cass., Sez. U., n. 10313 del 2006 Cass. n. 195 del 2016 Cass. n. 26110 del 2015 Cass. n. 8315 del 2013 Cass. n. 16698 del 2010 Cass. n. 7394 del 2010 d le doglianze attinenti non già all'erronea ricognizione della fattispecie astratta recata dalle norme di legge, bensì all'erronea ricognizione della fattispecie concreta alla luce delle risultanze di causa, ineriscono tipicamente alla valutazione del giudice di merito cfr. Cass. n. 13238 del 2017 Cass. n. 26110 del 2015 . 3. Fermi i principi tutti finora riportati, il primo di ricorso si rivela inammissibile. 3.1. L'inammissibilità discende innanzitutto dal suo confezionamento come motivo composito, simultaneamente volto a denunciare violazione di legge e vizio di motivazione, avuto riguardo al principio secondo cui, in tema di ricorso per cassazione, è inammissibile la mescolanza e la sovrapposizione di mezzi di impugnazione eterogenei, facenti riferimento alle diverse ipotesi contemplate dall' art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 3, 4 e 5, non essendo consentita la prospettazione di una medesima questione sotto profili incompatibili, quali quelli della violazione di norme di diritto, sostanziali e processuali, che suppone accertati gli elementi del fatto in relazione al quale si deve decidere della violazione o falsa applicazione della norma, e del vizio di motivazione, che quegli elementi di fatto intende precisamente rimettere in discussione cfr. Cass. n. 26874 del 2018 Cass. n. 15651 del 2017 Cass. n. 19133 del 2016 Cass. 23 n. 19443 del 2011 . In altri termini, per come formulato, esso contrasta con la tassatività dei motivi di impugnazione per cassazione e con l'orientamento della giurisprudenza di legittimità per cui una simile tecnica espositiva riversa impropriamente sul giudice di legittimità il compito di isolare, all'interno di ciascun motivo, le singole censure cfr., ex plurimis, Cass. n. 6866 del 2022 Cass. n. 33348 del 2018 Cass. n. 19761, n. 19040, n. 13336 e n. 6690 del 2016 Cass. n. 5964 del 2015 Cass. n. 26018 e n. 22404 del 2014 . 3.1.1. In ogni caso, ove pure volesse tenersi conto del diverso orientamento interpretativo secondo cui e' ammissibile il ricorso per cassazione il quale cumuli in un unico motivo le censure di cui all' art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 3 e 5, allorché esso comunque evidenzi specificamente la trattazione delle doglianze relative all'interpretazione o all'applicazione delle norme di diritto appropriate alla fattispecie ed i profili attinenti alla ricostruzione del fatto cfr. Cass. n. 8915 del 2018 Cass. n. 9793 del 2013 . In senso sostanzialmente conforme, si veda pure Cass., SU, n. 9100 del 2015 , nella specie, il motivo nemmeno reca una siffatta, puntuale, separata trattazione della duplice censura prospettata. 3.2. La doglianza si fonda, inoltre, su di presupposto evidentemente errato. Infatti, come affatto condivisibilmente rimarcato dal fallimento controricorrente, la ricorrente menziona un passo della sentenza pag. 23 nella quale la corte distrettuale opera una mera ricostruzione di quanto statuito al riguardo dal tribunale in relazione ai profili del disallineamento tra la prima proposta concordataria e l'attestazione del professionista, per poi passare, dalla fine della pagina successiva pag. 24 ad esaminare se, tramite la seconda proposta di cui alla memoria integrativa del 25 novembre 2017 , la società si fosse uniformata, o meno, ai rilievi dell'attestatore. 3.2.1. E' palese, dunque, che la censura è indirizzata verso una parte della sentenza che riporta la decisione di primo grado, laddove la motivazione addotta dalla corte cagliaritana è data dal successivo passo Ciò posto, prima di valutare se, come sostenuto dalla reclamante, la relazione integrativa abbia realizzato i requisiti previsti per il piano concordatario, occorre stabilire se già in origine, da un raffronto tra la proposta della società e la attestazione del professionista, non vi sia, come in sostanza rilevato nella sentenza impugnata, una inammissibilità del piano presentato dalla OMISSIS perché in realtà non attestato, avendo di fatto il professionista certificato la incapacità del piano così come formulato di sorreggere la proposta formulata ai creditori. Si è correttamente esercitato, nel caso di specie, da parte del Tribunale, un sindacato sulla palese inadeguatezza dell'attestazione del professionista a fornire una corretta informazione ai creditori, tale da impedire loro la regolare formazione della volontà di voto e la cosciente valutazione della proposta, spettando al giudice il giudizio di completezza della attestazione Cass. 2017/7959 . La reclamante, sorvolando su tale aspetto della decisione impugnata, ha concentrato il proprio motivo sulla successiva conformazione a tutte le censure ed i rilievi sollevati dallo stesso attestatore e quindi dal Tribunale, con il citato decreto del 25.10.2017, conformazione che - tra l'altro - come appresso si dirà, non è stata invece totale, avendo la società anche introdotto elementi nuovi non citati nel piano . 3.2.2. In altri termini, la corte cagliaritana dopo aver trattato i rilievi relativi al primo disallineamento , riferisce che le modifiche apportate dalla relazione integrativa della reclamante hanno solo in parte adeguato la proposta ai rilievi dell'attestatore e del tribunale, per poi introdurre variazioni sostanziali del piano non attestate. 3.3. A ciò deve soltanto aggiungersi che la denuncia di violazione di legge è inammissibile giacché non verte sul significato e sulla portata applicativa della L.Fall., artt. 161 e 162, bensì sulla ricognizione della fattispecie concreta operata dal giudice a quo cfr. Cass. n. 195 del 2016 Cass. 30 dicembre 2015, n. 26110 del 2015 Cass. n. 8315 del 2013 Cass. n. 16698 del 2010 Cass. n. 7394 del 2010 Cass., SU, n. 10313 del 2006 . 3.4. Sorte analoga merita la sollevata censura motivazionale, perché la OMISSIS s.p.a. indirizza le proprie doglianze verso la parte della sentenza che rileva la mancata attestazione del primo piano motivando dette censure sulla base delle modifiche da essa effettuate con la memoria integrativa del 15 novembre 2017. 3.4.1. Va osservato, allora, da un lato, che l'argomento della valenza delle modifiche è trattato successivamente nella motivazione della corte sarda cfr. pag. 26 e ss. della sentenza oggi impugnata dall'altro, ed in via affatto dirimente, che le modifiche apportate con la suddetta memoria non fanno venir meno la mancata attestazione del primo piano non risultando ivi attestati i valori delle partecipazioni Is Molentis ed Antar, che l'attestatore ha provveduto ad azzerare, per l'impossibilità di esprimere una valutazione in assenza di documentazione contabile il rimborso per le spese della procedura, indicate in un importo inferiore. Si sono lì sottolineate inoltre, la mancata collocazione in privilegio del debito tributario e l'assenza di considerazione dei tributi IMU ICI e TASI e, come riferito dalla medesima corte, sono esse stesse prive di attestazione. 4. Il secondo motivo è parimenti inammissibile. 4.1. Invero, va subito ricordato che, come questa Corte da tempo afferma anche a Sezioni Unite - è compito precipuo del giudice garantire il rispetto della legalità nello svolgimento della procedura concorsuale, e, in tale prospettiva, compete a lui esercitare sulla relazione del professionista attestatore un controllo specifico, concernente la congruità e la logicità della motivazione ed il profilo del collegamento effettivo fra i dati riscontrati ed il conseguente giudizio cfr. già Cass., SU, n. 1521 del 2013 , e poi anche Cass. n. 13083 del 2013 Cass. n. 11423 del 2014 Cass. n. 5825 del 2018 Cass. n. 645 del 2019 , in motivazione Cass. n. 25474 del 2019 , in motivazione . Il tribunale, dunque, ha il potere di compiere una penetrante verifica della adeguatezza dell'informazione che viene fornita ai creditori, proprio al fine di consentire a questi ultimi un'espressione libera e consapevole del voto cfr. Cass. n. 7959 del 2017 Cass. n. 5825 del 2018 . Naturalmente è poi rimessa ai creditori la valutazione in ordine alla convenienza economica della proposta ma sempre che l'attestazione consenta di esprimere in modo completo la valutazione suddetta. Da questo punto di vista, spetta, quindi, al giudice il compito di controllare la corretta predisposizione dell'attestazione in termini di completezza dei dati e comprensibilità dei criteri di giudizio, ciò rientrando nella verifica di regolarità dell'andamento della procedura, che è presupposto indispensabile al fine della garanzia della corretta formazione del consenso cfr. Cass. n. 5825 del 2018 Cass. n. 645 del 2019 Cass. n. 25474 del 2019 , in motivazione . 4.2. Nella specie, peraltro, la ricorrente oblitera completamente che il vizio della sentenza previsto dall' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell' art. 366 c.p.c. , n. 4, non solo con la indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendosi alla Corte regolatrice di adempiere al suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione cfr., tra le più recenti, anche nelle rispettive motivazioni, Cass. n. 6866 del 2022 Cass. n. 59 del 2022 Cass. n. 16700 del 2020 . Si veda pure Cass., SU, n. 23745 del 2020 , a tenore della quale, in tema di ricorso per cassazione, l'onere di specificità dei motivi, sancito dall' art. 366 c.p.c. , comma 1, n. 4 , impone al ricorrente che denunci il vizio di cui all' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 , pena d'inammissibilità della censura, di indicare le norme di legge di cu intende lamentare la violazione, di esaminarne il contenuto precettivo e di raffrontarlo con le affermazioni in diritto contenute nella sentenza impugnata, che è tenuto espressamente a richiamare, al fine di dimostrar che queste ultime contrastano col precetto normativo, non potendosi demandare alla Corte il compito di individuare - con una ricerca esplorativa ufficiosa, che trascende le sue funzioni la norma violata o i punti della sentenza che si pongono in contrasto con essa . Risulta, quindi, inidoneamente formulata la deduzione di errori di diritto individuati per mezzo della sola preliminare indicazione delle singole norme pretesamente violate, ma non dimostrati attraverso una critica delle soluzioni adottate dal giudice del merito nel risolvere le questioni giuridiche poste dalla controversia, operata mediante specifiche e puntuali contestazioni nell'ambito di una valutazione comparativa con le diverse soluzioni prospettate nel motivo e non tramite la mera contrapposizione di queste ultime a quelle desumibili dalla motivazione della sentenza impugnata cfr. Cass. n. 6866 del 2022 Cass. n. 24298 del 2016 Cass. n. 5353 del 2007 . 4.3. Ne' può essere dato giuridico seguito all'affermazione della ricorrente secondo la quale Nell'espletamento del suo incarico, l'Attestatore ben può trovarsi a riscontrare l'esistenza di alcune inesattezze e, ciononostante, può attestare la veridicità complessiva del sistema dei dati. Ciò che rileva, in tale eventualità, è che egli esponga puntualmente il risultato di tali riscontri nella propria Relazione, in modo tale da evidenziare quali effetti essi determinino nel generale assetto del Piano, offrendo un'adeguata motivazione circa la conferma o meno dei valori . Infatti, come si è già sostanzialmente anticipato al precedente p. 4.1. compito dell'attestatore non è quello di attestare genericamente la veridicità complessiva del piano, ma ciascuna e tutte le componenti che lo integrano. Proprio per questo, dunque, da un lato, spetta al giudice esercitare il proprio sindacato sulla palese inadeguatezza dell'attestazione del professionista ad espletare e realizzare la finalità per la quale è stata contemplata, quella di fornire una corretta informazione ai creditori d'altro lato, alla proposta o al piano modificato deve sempre accompagnarsi una nuova relazione del professionista attestatore cfr. L.Fall., art. 161, comma 3 , tesa evidentemente a corroborare la fattibilità del piano come modificato cfr. Cass. n. 7975 del 2017 . 5. Il terzo motivo è anch'esso inammissibile. 5.1. In primis, perché, così come il primo, prospetta genericamente e cumulativamente vizi di natura eterogenea censure motivazionali ed errores in iudicando , nemmeno recando una puntuale separata trattazione della doglianza relativa all'interpretazione o all'applicazione delle norme di diritto appropriate alla fattispecie rispetto al profilo attinente alla ricostruzione del fatto. E', dunque, in contrasto con la tassatività dei motivi di impugnazione per cassazione e con l'orientamento della giurisprudenza di legittimità per cui una simile tecnica espositiva riversa impropriamente sul giudice di legittimità il compito di isolare, all'interno di ciascun motivo, le singole censure cfr., ex plurimis, Cass. n. 6866 del 2022 Cass. n. 33348 del 2018 Cass. n. 19761, n. 19040, n. 13336 e n. 6690 del 2016 Cass. n. 5964 del 2015 Cass. n. 26018 e n. 22404 del 2014 . 5.2. Conviene ricordare, poi, che la corte territoriale, dopo aver riferito cfr. pag. 23 della sentenza impugnata quanto statuito al riguardo dal tribunale in relazione ai profili del disallineamento tra la proposta concordataria originaria di OMISSIS s.p.a. e la relativa attestazione del professionista, ha opinato cfr. pag. 25 della medesima sentenza , quanto alle successive modifiche apportate dalla relazione/memoria integrativa della reclamante del 25 novembre 2017, che nessuna attestazione ha accompagnato la relazione integrativa, e modificativa sotto diversi aspetti, del piano e della proposta di concordato originari. Le modifiche apportate dalla relazione integrativa, se, in parte, si limitano ad adeguare la proposta ai rilievi formulati dall'attestatore e dal Tribunale, d'altro canto introducono variazioni sostanziali del piano, prive di alcuna attestazione, che esulano dal mero adeguamento alle integrazioni richieste . Di tali modifiche, peraltro, ha anche dato specificamente conto cfr. pag. 25-26 della citata sentenza i viene indicato un attivo maggiore, in ragione dell'inserimento di un consistente credito nei confronti della società Is Molentis, che nella proposta originaria era stato azzerato, e tale credito non è stato esaminato dall'attestatore. Il tribunale, invece, si era limitato a chiedere chiarimenti su una contraddizione del piano, laddove, da una parte, veniva azzerato il credito e, dall'altra, veniva valorizzata la partecipazione azionaria ii viene riproposto un credito nei confronti della partecipata Antar, pari ad Euro 127.500, benché lo stesso fosse stato azzerato dall'attestatore nel piano originario perché non verificabile, giustificandosi tale riproposizione come dovuta ad un mero refuso. Tanto non toglie - ha osservato, affatto condivisibilmente, la corte di appello - che figuri nella integrazione destinata alla informazione dei creditori e che non sia stato attestato iii è stato inserito il debito per ICI, IMU e TASI, benché non oggetto di verifica da parte dell'attestatore iv è stata inserita una garanzia in favore dei creditori fino all'importo di Euro 2.500.000,00, costituita dalla messa a disposizione della villa di proprietà della famiglia R. ubicata nel omissis . Anche tale integrazione non è stata oggetto di alcun esame da parte dell'attestatore. Ha concluso, quindi, sul punto, nel senso che il piano concordatario, così come riformulato con modifiche sostanziali, dalla società reclamante, non è attestato, con la conseguenza che non possono ritenersi veridici i dati relativi all'attivo ed al passivo, venendo meno l'informazione oggettiva ed imparziale sulla veridicità dei dati contabili esposti che rappresenta la precipua finalità del piano, assieme alla possibilità di valutazione per i creditori della fattibilità concreta dello stesso . 5.3. Occorre, dunque, chiedersi se quanto riportato dalla corte sarda configurasse una vera e propria integrazione e/o modifica degli originari proposta e piano concordatari, ricordandosi che i i creditori devono poter valutare il piano sulla base di una corretta e completa informazione, e quindi, approvando la proposta ed il piano presentati dal debitore, consapevolmente accettare anche il rischio di un diverso esito della liquidazione, ma sempre nei termini in cui quest'ultima è stata prospettata, posto che compete solo al ceto creditorio ogni valutazione di merito in ordine alla convenienza economica del piano, alle sue probabilità di successo ed ai rischi inerenti ii qualsiasi modifica sostanziale della proposta o del piano deve essere accompagnata dalla relazione dell'attestatore, come prevede la L.Fall., art. 161, comma 3, ultimo periodo. E' anche vero, però, che la relazione dell'attestatore deve riguardare, giusta il comma 3, primo periodo, dell'appena citata disposizione, la veridicità dei dati aziendali e la fattibilità del piano . 5.4. E' opportuno rimarcare, altresì, che la modifica può investire sia la proposta concordataria che il piano di concordato del resto, un conto è il trattamento economico che il debitore offre ai propri creditori id est, la proposta di concordato altro conto sono le modalità con cui il debitore ottiene le risorse necessarie per poter adempiere a quanto ha promesso ai propri creditori. Alteris verbis, la proposta consiste nel contenuto negoziale del concordato, mentre il piano ha la diversa funzione di illustrare la descrizione analitica delle modalità e dei tempi con cui verrà adempiuta la proposta. La prima consente di comprendere il risultato finale della procedura di risanamento, indica eventuali classi di creditori, con le rispettive percentuali di soddisfo, e la natura della procedura liquidatoria in continuità diretta o indiretta, o mista , mentre il secondo pone un'attenzione particolare sul processo industriale nel caso di continuità o finanziario nel caso di liquidazione . 5.5. La definizione di modifica , poi, può essere data in negativo , partendo dalla definizione di nuova proposta o nuovo piano tutte quelle modifiche alla proposta ed al piano che non configurano una nuova proposta o un nuovo piano, almeno tendenzialmente costituiscono una semplice modifica . A tale proposito, pur nella diversità delle declinazioni date dalla giurisprudenza e dalla dottrina al concetto di nuova proposta , si può affermare che le modifiche integrino una nuova proposta allorquando i mutino la natura dell'accordo proposto ai creditori o meglio, cambino la logica di superamento della situazione di crisi o di insolvenza nella quale versa la società , tanto da rendere necessario un nuovo controllo di ammissibilità da parte del tribunale, una rinnovazione dell'attività di valutazione dell'attestatore, una nuova votazione da parte dei creditori, i quali, alla luce delle modifiche introdotte, non possono più fare affidamento sull'assetto originario, per essere cambiate le caratteristiche fondamentali della proposta ii in aggiunta o in alternativa a quanto appena detto secondo un orientamento interpretativo , laddove mutino elementi della proposta che vadano ad incidere sull'impianto satisfattorio del ceto creditorio, quali, inter alia il numero e la composizione delle classi, la percentuale riconosciuta ai chirografari, la previsione di nuova finanza. 5.6. La modifica, peraltro, pure laddove non assurga a vera e propria nuova proposta o nuovo piano, deve comunque riguardare elementi degli stessi tali da alterare significativamente la sostanziale coincidenza, propria di ogni stipulazione negoziale, tra proposta originaria e sua accettazione. Si vuol dire, cioè, che, lungi dal doversi intendere riferita ad un qualsivoglia mutamento, magari di carattere assolutamente insignificante, della proposta o del piano originario, essa ricorre in presenza di una modifica che, concretamente, possa pregiudicare la valutazione quanto alla convenienza economica, ai suoi rischi, alla sua possibilità di successo potenzialmente effettuabile dai creditori mediante la relazione attestativa afferente la proposta ed il piano originari. 5.6.1. Tanto premesso, può osservarsi, allora, che le descritte, inammissibili perché prive di attestazione - modifiche/integrazioni che la corte distrettuale ha inteso ravvisare nel contenuto della predetta memoria della OMISSIS s.p.a., in realtà, ebbero ad investire i dati aziendali e la loro veridicità, e riguardarono significativamente il piano o la proposta, interessando l'entità del passivo accertato o dell'attivo ipotizzato, nonché le garanzie concesse ai creditori, altresì ripercuotendosi sulle percentuali di soddisfacimento offerte ai creditori. 5.6.2. In parte qua, dunque, la censura si rivela inammissibile perché sostanzialmente volta ad introdurre, in questa sede, una non consentita valutazione di merito in ordine alla natura sostanziale delle modifiche predette. 6. I motivi quarto, quinto, sesto e settimo, poi, si rivelano suscettibili di esame congiunto perché sostanzialmente affetti da analoghe ragioni di inammissibilità. 6.1. Invero, nessuno dei primi tre, nella parte in cui è denunciata la violazione di legge, verte sul significato e sulla portata applicativa della L.Fall., artt. 161 e 162, bensì sulla ricognizione della fattispecie concreta operata dal giudice a quo cfr. Cass. n. 195 del 2016 Cass. n. 26110 del 2015 Cass. n. 8315 del 2013 Cass. n. 16698 del 2010 Cass. n. 7394 del 2010 Cass., SU, n. 10313 del 2006 , nuovamente obliterandosi che il vizio della sentenza previsto dall' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 deve essere dedotto, a pena di inammissibilità del motivo giusta la disposizione dell' art. 366 c.p.c. , n. 4, non solo con la indicazione delle norme assuntivamente violate, ma anche, e soprattutto, mediante specifiche argomentazioni intelligibili ed esaurienti intese a motivatamente dimostrare in qual modo determinate affermazioni in diritto contenute nella sentenza gravata debbano ritenersi in contrasto con le indicate norme regolatrici della fattispecie o con l'interpretazione delle stesse fornita dalla giurisprudenza di legittimità, diversamente impedendosi alla Corte regolatrice di adempiere al suo istituzionale compito di verificare il fondamento della lamentata violazione dovendosi qui intendere richiamata, per intuibili esigenze di sintesi, la giurisprudenza già citata, su questo specifico profilo, nel precedente p. 4.2. . 6.2. Il quinto ed il sesto, peraltro, ancora una volta prospettano genericamente e cumulativamente vizi di natura eterogenea censure motivazionali ed errores in iudicando , nemmeno recando una puntuale separata trattazione della doglianza relativa all'interpretazione o all'applicazione delle norme di diritto appropriate alla fattispecie rispetto al profilo attinente alla ricostruzione del fatto. Sono, dunque, in contrasto con la tassatività dei motivi di impugnazione per cassazione e con l'orientamento della giurisprudenza di legittimità per cui una simile tecnica espositiva riversa impropriamente sul giudice di legittimità il compito di isolare, all'interno di ciascun motivo, le singole censure cfr., ex plurimis, Cass. n. 6866 del 2022 Cass. n. 33348 del 2018 Cass. n. 19761, n. 19040, n. 13336 e n. 6690 del 2016 Cass. n. 5964 del 2015 Cass. n. 26018 e n. 22404 del 2014 . 6.3. Tutti, inoltre, mirano ad ottenere una rivisitazione dell'accertamento, chiaramente di carattere fattuale, in ordine alla natura sostanziale delle specifiche modifiche indicate in ciascuno di essi, nonché della necessità, ritenta dalla corte distrettuale, di una loro attestazione, totalmente obliterando, però, da un lato, che le denunce di violazione di legge ex art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3, ivi formalmente proposte, non possono essere mediate dalla riconsiderazione delle risultanze istruttorie, non potendosi surrettiziamente trasformare il giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, ulteriore grado di merito, nel quale ridiscutere gli esiti istruttori espressi nella decisione impugnata, non condivisi e, per ciò solo, censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni alle proprie aspettative cfr. Cass., SU, n. 34476 del 2019 Cass. n. 21381 del 2006 , nonché le più recenti Cass. n. 8758 del 2017 Cass. n. 32026 del 2021 Cass. n. 40495 del 2021 Cass. n. 1822 del 2022 Cass. n. 2195 del 2022 dall'altro che l' art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5 formalmente invocato dalla ricorrente con le doglianze di cui al quinto e sesto motivo , nel testo, indicato in precedenza, qui applicabile, riguarda un vizio specifico denunciabile per cassazione relativo all'omesso esame di un fatto controverso e decisivo per il giudizio, da intendersi riferito ad un preciso accadimento o una precisa circostanza in senso storico-naturalistico, come tale non ricomprendente questioni o argomentazioni cfr., anche nelle rispettive motivazioni, Cass. n. 2195 del 2022 Cass. n. 595 del 2022 Cass. n. 395 del 2021 Cass., SU, n. 16303 del 2018 Cass. n. 14802 del 2017 Cass. n. 21152 del 2015 , sicché sono inammissibili le censure che, come nella specie, irritualmente, estendano il paradigma normativo a quest'ultimo profilo cfr., ex aliis, anche nelle rispettive motivazioni, Cass. n. 2195 del 2022 Cass. n. 595 del 2022 Cass. n. 4477 del 2021 Cass. n. 395 del 2021 , Cass. n. 22397 del 2019 Cass. n. 26305 del 2018 Cass. n. 14802 del 2017 . 6.4. In definitiva, tutte queste censure mostrano di non considerare che la corte distrettuale ha evidentemente inteso riferirsi al dato oggettivo della mancata attestazione in violazione di quanto sancito dalla L.Fall., art. 161, comma 3, ultimo periodo di quelle che ha ritenuto essere, con accertamento qui non ulteriormente sindacabile, modifiche sostanziali della proposta e del piano originari, introdotte dalla OMISSIS s.p.a. con la memoria/relazione integrativa del 15 novembre 2017. 7. L'inammissibilità, per le ragioni finora esposte, di tutti i precedenti motivi di ricorso riguardanti la decisiva ratio della mancanza di allineamento tra proposta ed attestazione originarie, nonché della carenza di attestazione delle modifiche apportate alla prima, rende detta ratio non più contestabile. Da ciò consegue l'inammissibilità, per difetto di interesse, degli altri motivi dall'ottavo al quattordicesimo compreso, i quali non potrebbero produrre in alcun caso l'annullamento della sentenza. 8. Il quindicesimo motivo, infine, è inammissibile anche ex art. 360-bis c.p.c. , n. 1. 9.1. Invero, giova ricordare che, come sancito dalle Sezioni Unite di questa Corte cfr. Cass., SU, n. 1521 del 2013 , in tema di concordato preventivo, il giudice ha il dovere di esercitare il controllo di legittimità sul giudizio di fattibilità della proposta di concordato, non restando questo escluso dall'attestazione del professionista, mentre rimane riservata ai creditori la valutazione in ordine al merito del detto giudizio, che ha ad oggetto la probabilità di successo economico del piano ed i rischi inerenti. Il menzionato controllo di legittimità, peraltro, si realizza facendo applicazione di un unico e medesimo parametro nelle diverse fasi di ammissibilità, revoca ed omologazione in cui si articola la procedura concordataria. 9.1.1. In modo ancora più esplicito, poi, Cass. n. 18987 del 2011 ha evidenziato che il controllo della regolarità della procedura, proprio della tipica funzione dell'omologa, di imprimere giuridica efficacia al consenso espresso sulla proposta, comporta necessariamente la verifica della persistenza, fino a quel momento, delle medesime condizioni di ammissibilità della procedura stessa, seppure già scrutinate nella fase iniziale, dell'assenza di atti o fatti di frode che potrebbero dare impulso al procedimento di revoca L.Fall., ex art. 173 e, in caso di riscontro positivo di tali condizioni, del rispetto delle regole che impongono che la formazione del consenso dei creditori sulla proposta concordataria sia stata improntata alla più consapevole ed adeguata informazione cfr. in senso analogo, le successive Cass. n. 10778 del 2014 e Cass. n. 2234 del 2017 , entrambe richiamate in motivazione dalle più recenti Cass. n. 25474 del 2019 e Cass. n. 15809 del 2021 . 9.1.2. Va rimarcato, peraltro, che anche la fattibilità economica può ben essere sindacata dal giudice del fallimento laddove il piano si riveli irrealizzabile prima facie, al punto che la stessa distinzione astratta tra verifica di fattibilità giuridica e verifica di fattibilità economica può dirsi nella sostanza superata dalla più recente giurisprudenza di legittimità cfr., pure nelle rispettive motivazioni, Cass. n. 21190 del 2021 Cass. n. 15809 del 2021 Cass. n. 13224 del 2021 Cass. n. 11522 del 2020 Cass. n. 25474 del 2019 Cass. n. 645 del 2019 Cass. n. 5825 del 2018 Cass. n. 4790 del 2018 Cass. n. 9061 del 2017 , in un'ottica da ultimo recepita anche dal D.Lgs. 12 gennaio 2019, n. 14 Codice della crisi d'impresa e dell'insolvenza in attuazione della Legge Delega 19 ottobre 2017, n. 155 in tema di riforma delle procedure concorsuali cfr. art. 47 . 9.1.3. In altri termini, l'indirizzo interpretativo di questa Corte si è ormai consolidato nel senso che la distinzione tra fattibilità economica e fattibilità giuridica è stata mantenuta, ma si è inteso rimarcare come un controllo del giudice sulla fattibilità economica del concordato non possa aprioristicamente escludersi. E' stato spiegato che la verifica di fattibilità, in quanto correlata al controllo della causa concreta del concordato, comprende necessariamente anche un giudizio di idoneità, che va svolto rispetto all'assetto di interessi ipotizzato dal proponente in rapporto ai fini pratici che il concordato persegue difatti - si è detto -, il controllo circa l'effettiva realizzabilità della causa concreta non può predicarsi se non attraverso l'estensione al di là del mero riscontro di legalità degli atti in cui la procedura si articola, e al di là di quanto attestato da un generico riferimento all'attuabilità del programma . Con la conseguenza - si è aggiunto - che non è esatto porre a base del giudizio una summa divisio tra controllo di fattibilità giuridica astratta, sempre consentito, e controllo di fattibilità economica, sempre vietato cfr. Cass. 7 aprile 2017, n. 9061 del 2017, nonché, in motivazione, la più recente Cass. n. 13224 del 2021 . Il giudice è così tenuto ad una verifica diretta del presupposto di fattibilità del piano per poter ammettere il debitore al concordato, e la distinzione appena richiamata vale a chiarire che il sindacato del giudice sulla fattibilità giuridica, intesa come verifica della non incompatibilità del piano con norme inderogabili, non incontra particolari limiti, laddove il controllo sulla fattibilità economica, intesa come realizzabilità nei fatti del medesimo, può essere svolto nei limiti nella verifica della sussistenza, o meno, di una manifesta inettitudine del piano a raggiungere gli obbiettivi prefissati, individuabile caso per caso in riferimento alle specifiche modalità indicate dal proponente per superare la crisi. In tal senso, allora, resta riservata ai creditori la valutazione di convenienza di una proposta plausibile, rispetto all'alternativa fallimentare, oltre che la specifica realizzabilità della singola percentuale di soddisfazione per ciascuno di essi, mentre è sempre sindacabile in sede giurisdizionale la proposta concordataria ove totalmente implausibile cfr. Cass. n. 9061 del 2017 , in motivazione . Su tale posizione si attestano le successive pronunce di questa Corte tra cui si vedano, anche nelle rispettive motivazioni, Cass. n. 13224 del 2021 e Cass. n. 11522 del 2020 , con cui è stato ribadito che al giudice non possa essere sottratto il controllo circa la fattibilità economica del concordato, così che il debitore non possa essere ammesso alla procedura ove il piano si riveli implausibile cfr. Cass. n. 4790 del 2018 Cass. n. 23315 del 2018 e cioè prima facie irrealizzabile cfr. Cass. n. 5825 del 2018 . 9.2. In tale contesto si colloca la modificazione - apportata dal D.L. n. 83 del 2015, art. 4, comma 1, lett. a , convertito, con modificazioni, dalla L. n. 132 del 2015 - di cui è stato oggetto la L.Fall., art. 160, comma 4 qui pacificamente applicabile ratione temporis . 9.2.1. Occorre ricordare che, per effetto del richiamato intervento legislativo, la proposta di concordato liquidatorio come è quello di cui oggi si discute deve assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari. 9.2.2. In tema, questa Corte ha già avuto modo di precisare che la nuova disposizione introduce un requisito ulteriore di validità della proposta, al cui riscontro il giudice deve procedere già in sede di ammissione alla procedura cfr. Cass. n. 11522 del 2020 , richiamata, in motivazione, dalla più recente Cass. n. 13224 del 2021 . 9.2.3. La disciplina introdotta col menzionato D.L. n. 83 del 2015, art. 4, comma 1, lett. a , non contraddice i richiamati principi elaborati da questa Corte, ma vale a definire l'ambito del controllo di fattibilità demandato al giudice, imponendo a quest'ultimo di verificare la funzionalità del piano rispetto al raggiungimento di un risultato che include necessariamente il soddisfacimento dei creditori in chirografo nell'indicata percentuale sicché, come è stato sottolineato, la norma finisce per arricchire di contenuto, sotto il profilo degli obiettivi che l'imprenditore si obbliga a raggiungere, la nozione di causa concreta del concordato cfr., in motivazione, Cass. n. 11522 del 2020 , che ha significativamente precisato che, non potendo la condizione posta dalla norma risolversi in una clausola di stile, alla sua previsione deve necessariamente corrispondere un controllo non meramente esteriore da parte del giudice, al quale deve riconoscersi il potere di accertare, ai fini dell'ammissione del debitore alla procedura, l'esistenza di ragionevoli probabilità di realizzazione dell'obiettivo minimo indicato dal legislatore . 9.2.4. Il sindacato giurisdizionale non può ritenersi oggi circoscritto, dunque, al semplice riscontro della previsione formale consistente nell' assicurare il pagamento di almeno il venti per cento dell'ammontare dei crediti chirografari poiché compete al giudice un controllo circa l'attitudine del piano al raggiungimento degli obiettivi prefissati, il giudice stesso, fuori dal caso del concordato con continuità aziendale, dovrà pure verificare se la proposta non si mostri irrealizzabile, in quanto inidonea a soddisfare i crediti in chirografo in misura almeno pari all'indicato valore cfr. Cass. n. 13224 del 2021 . 9.3. Nessun dubbio, allora, può sorgere, giusta i principi suddetti, che il Collegio condivide ed intende ribadire, circa il fatto che, nell'odierna vicenda, il tribunale, prima, e la corte di appello, poi abbiano chiaramente operato rimanendo nell'ambito del sindacato ad essi consentito dalla riportata giurisprudenza di legittimità. 9.4. La doglianza, peraltro, laddove lamenta cfr. pag. 43 del ricorso la modalità oltremodo invasiva, al limite dell'abuso, con la quale il Giudice di prime cure ha esercitato tale potere , in ciò pedissequamente seguito dalla corte di appello , e richiama, a tal fine, quanto già dedotto nel nono motivo in merito alla valutazione dei terreni di proprietà della omissis s.r.l. , nonché nell'undicesimo motivo quanto alla valutazione dei cespiti immobiliari della OMISSIS s.p.a. , come pure, nella parte in cui ascrive ai giudici cagliaritani di aver agito con evidente strabismo, avendo rilevato e confermato l'obbligo della società di appostare al passivo una serie di voci, fra le quali gli interessi passivi maturati in corso di procedura, i maggiori oneri maturati durante la pregressa procedura fallimentare a titolo di imposte, le conseguenze altamente penalizzanti dell'intervenuta modifica dell' art. 2752 c.c. inesistenti nell'ipotesi in cui il precedente fallimento non fosse stato dichiarato , senza prevedere un giusto bilanciamento, a titolo risarcitorio, nelle voci dell'attivo , mira a trasformare, del tutto surrettiziamente, oltre che inammissibilmente, il giudizio di legittimità in un nuovo, non consentito, terzo grado di merito, nel quale ridiscutere gli esiti istruttori espressi nella decisione impugnata, non condivisi e, per ciò solo, censurati al fine di ottenerne la sostituzione con altri più consoni alle proprie aspettative cfr. Cass., SU, n. 34476 del 2019 Cass. n. 21381 del 2006 , nonché le più recenti Cass. n. 8758 del 2017 Cass. n. 32026 del 2021 Cass. n. 40495 del 2021 Cass. n. 1822 del 2022 Cass. n. 2195 del 2022 . 10. In definitiva, quindi, il ricorso della omissis s.p.a. va dichiarato inammissibile, restando le spese di questo giudizio di legittimità a carico della menzionata società e liquidate come in dispositivo, altresì dandosi atto - in assenza di ogni discrezionalità al riguardo cfr. Cass. n. 5955 del 2014 Cass., S.U., n. 24245 del 2015 Cass., S.U., n. 15279 del 2017 e giusta quanto recentemente precisato da Cass., SU, n. 4315 del 2020 - che, stante il tenore della pronuncia adottata, sussistono, ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater i presupposti processuali per il versamento, da parte della medesima ricorrente di un ulteriore importo a titolo di contributo unificato, pari a quello previsto per il ricorso a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto, mentre spetterà all'amministrazione giudiziaria verificare la debenza in concreto del contributo, per la inesistenza di cause originarie o sopravvenute di esenzione dal suo pagamento . P.Q.M. La Corte dichiara inammissibile il ricorso della omissis s.p.a. e la condanna al pagamento delle spese di questo giudizio di legittimità, che si liquidano in Euro 10.000,00 per compensi, oltre alle spese forfettarie nella misura del 15%, agli esborsi liquidati in Euro 200,00, ed agli accessori di legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 , comma 1 quater, inserito dalla L. n. 228 del 2012, art. 1 , comma 17, dà atto della sussistenza dei presupposti per il versamento, da parte della medesima società ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello previsto per il ricorso, giusta lo stesso art. 13, comma 1 bis se dovuto.