Promemoria per il futuro Comitato dei delegati di Cassa Forense

Sulle modalità delle elezioni non posso che rinviare al mio Linee guida di Stewardship per le Casse di previdenza del 08.04.2022.

La riforma strutturale in atto, alla luce del bilancio tecnico al 31.12.2020 che a maggio sarà pubblicato, paleserà la sua inadeguatezza perché frutto di tutta una serie di compromessi al ribasso resisi necessari per non scontentare questa o quella generazione vicina alla pensione. Al nuovo Comitato dei Delegati che si insedierà a gennaio 2023 il compito, certamente non facile perché i problemi si sono aggravati, di quadrare il cerchio. Parto da una premessa di carattere generale Nel regime a contribuzione definita , a differenza di quella a prestazione definitiva, il rischio attuariale e finanziario viene scaricato sull'iscritto al quale, nella previdenza obbligatoria, a differenza di quella volontaria complementare, non è dato scegliere il grado di rischio da affrontare secondo la propria propensione così come non è dato scegliere il gestore e questo è una contraddizione insanabile del sistema che andrebbe per ciò solo modificato scivolando il sistema Casse dal regime a ripartizione a quello a capitalizzazione Seconda premessa, sempre di carattere generale Come ha detto in un convegno di ANF in Roma il DG di Cassa Forense, dott. M.P., nel 2050 a mio giudizio anche prima in Cassa Forense il rapporto tra attivi e pensionati sarà di 1 1, il che significa che le entrate contributive non saranno sufficiente per pagare le pensioni e la sostenibilità del sistema dipenderà dal patrimonio accumulato e dal suo rendimento. Al pari di altri operatori del mercato previdenziale, quali sono le assicurazioni vita e i fondi pensione, Cassa Forense , al pari delle altre Casse, presenta un modello gestionale organizzativo sottoposto all'azione di una molteplicità di fonti di rischio, ciascuna qualificata da un determinato grado di severità. Le categorie di rischio sono Finanziario strettamente connesso alla volatilità dei prezzi degli strumenti scambiati sui mercati finanziari e alle variazioni inattese sull' andamento dei tassi di interesse tali variazioni inattese producono effetti rilevanti sugli esiti annuali del bilancio di un Ente previdenziale, provocando in alcune particolari situazioni del ciclo economico congiunturale sfavorevoli condizioni per la realizzazione degli obbiettivi di stabilità nel tempo. Tale rischio può essere classificato ad alta severità per la gestione di un Ente previdenziale. Demografico correlato in via esclusiva al progressivo allungamento della vita di una collettività di soggetti omogenei, ha effetti strutturali non immediatamente percepibili sulla gestione a breve termine di un Ente previdenziale. La risultante di lungo periodo di tale fonte di rischio è misurabile tramite l' aumento del debito previdenziale a favore delle generazioni di pensionati e, quindi, è possibile prevenirne gli effetti sulla solvibilità dell Ente adottando azioni tempestive che consentano la costituzione di opportune coperture, da attivarsi anche tramite il riscorso a strumenti finanziari di hedging , opportunamente costruiti mi riferisco ad esempio all'utilizzo di strumenti finanziari con payoff collegati ad indicatori di sopravvivenza o mortalità. Tale rischio può essere classificato ad alta severità per la gestione di un Ente previdenziale. In Cassa Forense il debito previdenziale è pari a circa tre volte la patrimonializzazione. Biometrico riferito alle particolari caratteristiche biometriche della collettività degli iscritti, alla propensione alla morbilità e al contesto ambientale e socio-economico di riferimento della stessa. Tale rischio può essere classificato a medio-alta severità per la gestione di un Ente previdenziale. Economico relativo alle inversioni repentine del ciclo congiunturale e ai conseguenti effetti sulla capacità reddituale degli iscritti all'Ente di previdenza e, quindi, alla conseguente diminuzione della contribuzione a favore dell'Ente. Tale rischio può essere classificato a media severità per la gestione di un Ente previdenziale. Politico connesso agli interventi legislativi nel settore della previdenza e degli investimenti con effetti diretti sulle policy di governance dell'Ente previdenziale e, quindi, sulla stabilità economico-finanziaria di lungo periodo. Tale rischio può essere classificato a media severità per la gestione di un Ente previdenziale. Ambientale correlato alle condizioni ambientali in cui la collettività degli iscritti si colloca anche in ragione del settore di attività economica in cui si espleta l'attività professionale. Tale rischio può essere classificato a bassa-media severità per la gestione di un Ente previdenziale. Sulla base di quanto sopra osservato, pertanto, un Ente previdenziale si deve dotare di un accurato sistema di monitoraggio dei rischi , che permetta di analizzarne e misurarne il grado di esposizione, potendo quindi fornire all organismo di governance un set di indicatori per l'analisi precoce di situazioni prospettiche di instabilità e ad elevata capacità segnaletica. Tra gli strumenti tradizionali per l'analisi precoce e il monitoraggio dei rischi rientra senza dubbio il bilancio tecnico-attuariale . Sotto il profilo dell impianto metodologico, il bilancio tecnico assume nella sua configurazione generale la forma di un conto economico proiettato su più periodi la legge Fornero del 2011 ha imposto agli Enti previdenziali di redigere ogni tre anni un bilancio tecnico con periodo di proiezione a 50 anni , nel quale sono considerate come poste tecniche fondamentali dal lato delle entrate i contributi previdenziali e i proventi derivanti dalla gestione finanziaria del patrimonio, mentre dal lato delle uscite le prestazioni previdenziali a qualsiasi titolo oltre alle spese di gestione. Gli indicatori che forniscono una prima sintesi sullo stato di salute dell Ente sono costituiti dal saldo previdenziale = contributi-prestazioni e dal saldo di gestione = saldo previdenziale + proventi finanziari spese di gestione ed in particolare rilevano quali indicatori del grado di sostenibilità dell Ente il tempo di break-even di detti indicatori, ovvero il numero di anni che intercorrono tra la data di valutazione e l'anno in cui avviene il cambiamento di segno dell'indicatore stesso la citata Legge Fornero del 2011 richiama gli Enti previdenziali ad avere un tempo di break-even non inferiore ai 50 anni . Il monitoraggio del rischio demografico e finanziario, di Paolo De Angelis, Professore Ordinario di Matematica Finanziaria e di Tecnica e Finanza delle Assicurazioni - Università degli Studi la Sapienza . La prossima consigliatura avrà per due anni un presidente anatra zoppa , perché non più delegato avendo già esaurito i tre mandati, un direttore generale in scadenza, un nuovo attuario esterno e un nuovo advisor ex post . Ci vorrà molta lungimiranza e molta capacità perché i dati demografici e reddituali sono negativi mentre i crediti di CF verso gli iscritti sono molto elevati e molti tra questi sono NPL. Ricordo poi che nell'ambito della redazione dei bilanci tecnici, l'attuario potrà effettuare ulteriori valutazioni con scenari di basi demografiche o economico finanziarie anche estremi stress testing allo scopo di prendere in considerazione con gradualità eventuali interventi correttivi. Quello che a me pare certo è che va ripudiata la dottrina Oliveti di cui ho parlato nel mio Cassa Forense e il Comitato investimenti del 13.04.2022. In questi giorni il Presidente dell' ADEPP , commentando la relazione della Corte dei Conti per il triennio 2018 - 2019 - 2020 su EMPAM, ha affermato La vittoria del saldo totale rimproverando al Ministro Fornero dell'epoca di aver privilegiato, nella sua riforma, solo il saldo previdenziale. Se fossimo rimasti vincolati al saldo previdenziale , conclude Oliveti, avremmo invece dovuto chiedere sacrifici ancora maggiori agli iscritti attivi e ai pensionati, pur avendo da parte un patrimonio costituito da loro stessi. Resta la stortura che questo patrimonio sia di fatto inutilizzabile se non per i proventi che genera. Tra le regole d'ingaggio al momento della privatizzazione c'era anche quello dell'autonomia finanziaria per cui se questo patrimonio è stato costruito in vista di tempi di magra, in un momento demografico favorevole tanti contribuenti e tanti pensionati perché adesso che la gabbia si sta presentando come previsto tanti pensionati e un po' meno contribuenti, più giovani non possiamo attingere a quelle riserve? Torna, come accade in maniera ricorrente, l'urgenza di ribadire per le Casse l'autonomia delle origini . www.adepp.it . Lo stesso che dire che le pensioni dei professionisti dipenderanno sempre più dal rendimento del patrimonio quando è la stessa Corte dei Conti ad affermare, in audizione al Parlamento, che le pensioni dei professionisti debbono ancorarsi più sulla contribuzione che al rendimento del patrimonio. La dottrina Oliveti ha un punto di caduta inarrestabile quando non prevede regole cogenti per gli investimenti . Multa paucis, come sempre!