È violenza privata sottrarre le chiavi del bus al conducente

Impossibile ridimensionare la condotta tenuta da un uomo nei confronti dell’autista di un autobus. Decisiva la constatazione che con la sottrazione delle chiavi di accensione del mezzo al conducente è stato impedito di ripartire e di proseguire il suo servizio di trasporto di linea.

Sottrarre le chiavi del bus al conducente e impedirgli così di portare avanti il servizio di trasporto di linea vale una condanna per il reato di violenza privata. Scenario dell'assurdo episodio è la provincia di Palermo. Lì il conducente di un autobus viene preso di mira da due uomini, che lo aggrediscono, lo minacciano e arrivano a sottrargli le chiavi del mezzo. Quest'ultima condotta è catalogabile, secondo i giudici di merito, come una violenza privata, con conseguente condanna, sia in primo che in secondo grado. Col ricorso in Cassazione, però, il difensore prova a ridimensionare il comportamento tenuto dal suo cliente, spiegando che quest'ultimo si è limitato a prendere le chiavi dell'autobus, tenendole per pochi istanti e restituendole subito dopo all'autista. Secondo il legale, quindi, non può ravvisarsi alcuna coartazione della libertà psichica del conducente dell'autobus . Questa obiezione non convince però i Giudici di terzo grado, i quali confermano invece la condanna per violenza privata. Ciò perché si è appurato che l'uomo sotto processo si è impossessato, con fare prepotente e senza alcuna autorizzazione , delle chiavi di accensione del bus, spegnendo il motore del mezzo e impedendo per alcuni minuti all'autista di ripartire per proseguire il suo servizio di trasporto di linea . Corretta la valutazione compiuta in Appello, poiché tale condotta è riconducibile al reato di violenza privata , dato che l'impossessamento violento delle chiavi del mezzo genera una costrizione nel conducente del mezzo stesso, il quale perde, sia pure temporaneamente, il potere di utilizzo del veicolo e, quindi, di riprendere la marcia, così da subire una limitazione della propria libertà psichica , concludono i magistrati.

Presidente Vessichelli Relatore Morosini Ritenuto in fatto e considerato in diritto 1. Con la sentenza impugnata la Corte di appello di Palermo ha confermato la condanna di R.A. per i reati di minaccia grave capo C , porto di coltello in luogo pubblico capo D , lesioni personali capo E e di R.B. per i delitti di violenza privata capo B e lesioni personali capo E . I delitti contro la persona sono stati tutti commessi ai danni di B.L. , conducente di un autobus. 2. Avverso la sentenza ricorrono gli imputati, con un unico atto a firma del comune difensore, articolando due motivi. 2.1 Con il primo denunciano violazione di legge e vizio di motivazione in ordine alla ritenuta sussistenza del reato di violenza privata capo B . R.B. si sarebbe limitato a prendere le chiavi dell'autobus, tenendole per pochi istanti e restituendole subito dopo. In una simile condotta non potrebbe ravvisarsi alcuna coartazione della libertà psichica del conducente dell'autobus. 2.2. Con il secondo motivo i ricorrenti lamentano violazione di legge e vizio di motivazione circa la contravvenzione di cui al capo D . Nessuno delle persone che ha assistito ai fatti ha riferito che R.A. avesse impugnato un coltello. 3. I ricorsi sono stati trattati, senza intervento delle parti, nelle forme di cui al D.L. n. 176 del 2020, art. 23, comma 8 e successive modifiche. 4. I ricorsi sono inammissibili. 5. Il primo motivo di ricorso, che riguarda il capo B ascritto a R.B. , è manifestamente infondato. I giudici di merito hanno ritenuto provato il seguente fatto R.B. , con fare prepotente e senza alcuna autorizzazione, si era impossessato delle chiavi di accensione del bus, spegnendo il motore del mezzo e impedendo a B. , per alcuni minuti, di ripartire per proseguire il suo servizio di trasporto di linea pag. 3 sentenza impugnata . Come ha sostenuto, correttamente, la Corte di appello, tale condotta è riconducibile al reato di cui all' art. 610 c.p. , dato che l'impossessamento violento delle chiavi del mezzo genera una costrizione nel conducente del mezzo stesso, il quale perde, sia pure temporaneamente, il potere di utilizzo del veicolo e, quindi, di riprendere la marcia, così da subire una limitazione della propria libertà psichica Sez. 5, n. 43563 del 21/06/2019, Fioretto, Rv. 277126 Sez. 5, n. 36082 del 09/07/2007, Ugliarolo, Rv. 237727 . 6. Il secondo motivo di ricorso, che riguarda il capo D ascritto a R.A. , esula dal novero dei vizi deducibili. La critica si risolve in mere doglianze circa la valutazione delle prove ed è meramente riproduttiva di un profilo di censura già adeguatamente vagliato e disatteso con corretti argomenti giuridici dal giudice di merito cfr. pagg. 2 e 3 sentenza impugnata sul porto del coltello ha riferito B.L. , il quale ha descritto nei particolari l'arma che ha avuto modo di osservare bene, dato che R.A. gliel'ha mostrata per ben due volte, accompagnando il gesto con la pertinente minaccia verbale di tagliare la vittima. 7. Alla declaratoria d'inammissibilità consegue la condanna dei ricorrenti al pagamento delle spese processuali e al versamento alla Cassa delle ammende della somma, che si stima equa, di Euro 3.000,00. P.Q.M. Dichiara inammissibili i ricorsi e condanna i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e della somma di Euro 3.000,00 in favore della Cassa delle ammende.