Le S.U. sul ricorso per motivi attinenti alla giurisdizione

Le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso di una donna per una questione legata al difetto di giurisdizione del giudice ordinario.

La Corte d'Appello di Bari aveva confermato la sentenza del Tribunale di primo grado che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario nella controversia promossa da una donna, la quale aveva chiesto il riconoscimento del beneficio economico, in quanto in possesso del requisito di anzianità di tre anni nella posizione di coordinatrice in un pubblico impiego contrattualizzato. La donna ha proposto ricorso per Cassazione sulla base di due motivi di doglianza. Il ricorso è fondato. Ricorda il Collegio che in tema di pubblico impiego contrattualizzato sia stabilito che la giurisdizione del giudice ordinario per ogni questione che riguardi, anche parzialmente, il periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998, ove risulti essere sostanzialmente unitaria la fattispecie dedotta in giudizio, residuando come eccezione la giurisdizione del giudice amministrativo per le sole questioni che riguardino unicamente il periodo compreso entro la data suddetta ne consegue che sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie relative a differenze retributive correlate ad atti di inquadramento anteriori alla data del 30 giugno 1998, che tuttavia producano i loro effetti anche oltre tale data, atteso che il fatto costitutivo del diritto alla maggiore retribuzione è la decorrenza dell'inquadramento economico, la cui efficacia permane e si protrae nel tempo Cass. n. 18671/2019 , n. 25207/2020 e n. 11851/2016 . Questo consolidato principio sottolinea come nel caso in esame le ragioni alle quali si connette il diritto al beneficio economico azionato siano del tutto scollegate dalle delibere con le quali è stato negato il diritto al conseguimento della qualifica dirigenziale, risultando piuttosto ancorate al fattuale svolgimento di compiti di coordinamento. Pertanto, le Sezioni Unite hanno accolto il ricorso.

Presidente Amendola - Relatore Garri Rilevato che 1. La Corte di appello di Bari, per quanto qui interessa, ha confermato la sentenza del Tribunale della stessa città che aveva dichiarato il difetto di giurisdizione del giudice ordinario, per essere la giurisdizione del giudice amministrativo, nella controversia promossa da M.M. la quale aveva chiesto che le venisse riconosciuto il beneficio economico previsto dal D.P.R. n. 384 del 1990, art. 68, comma 6, a decorrere dal 1.12.1990 quantificato in Lire 17.571.000 annue lorde sul rilievo che al momento dell'entrata in vigore della citata norma era in possesso del requisito di tre anni di anzianità nella posizione di coordinatrice avendolo da tempo superato essendo stata nominata con Delib. n. 890 del 1979 . 2. Il giudice di appello - in adesione all'orientamento espresso dalla Cassazione con la sentenza n. 7208 del 2019 seguita da altre ad essa successive con le quali era stato chiarito che l'inadempimento della omissis aveva effetto istantaneo, anche se fattualmente si era riverberato negli anni successivi - ha evidenziato che l'interessata non aveva tempestivamente reagito all'inadempimento dell'amministrazione, così come avrebbe potuto, ed ha ritenuto che perciò restasse ferma la giurisdizione del giudice amministrativo atteso che la lavoratrice alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 80 del 1998 , e fino al 15 settembre del 2000 avrebbe potuto far valere il suo diritto. Infatti, secondo il giudice di appello, nel caso in esame la lesione del diritto al riconoscimento dell'anzianità pregressa si era consumata nel momento, certo, dell'inquadramento pacificamente antecedente il 30 giugno 1998. Con quel provvedimento - nello specifico dalla Delib. n. 2373 del 1992 - venne rettificata la precedente Delib. del 1991 e negato il diritto all'erogazione del beneficio e si radicò la giurisdizione davanti al giudice amministrativo, restando irrilevante il fatto che gli effetti di tale Delib. si fossero protratti anche dopo il 1998. 3. Per la cassazione della sentenza ricorre M.M. che insiste per la giurisdizione del giudice ordinario articolando due motivi. 4. omissis della provincia di Bari ritualmente evocata in giudizio non ha opposto difese. Considerato che 5. Con il primo motivo di ricorso è denunciata, in relazione all' art. 360 c.p.c. , comma 1, nn. 3 e 4, la violazione dell' art. 115 c.p.c. , art. 111 Cost. e art. 132 c.p.c. , comma 2, oltre che la motivazione illogica e apparente. 5.1. Sostiene la ricorrente che il suo diritto al conseguimento del beneficio economico azionato non era stato leso tanto dall'adozione della Delib. n. 2373 del 1992, che aveva escluso che le potesse essere riconosciuta la qualifica di dirigente non essendo la M. in possesso del necessario diploma di laurea universitario. La questione controversa era se il diritto al beneficio rivendicato fosse conseguente piuttosto alla circostanza di fatto di aver rivestito la posizione di coordinatrice e di avere più di tre anni di anzianità, così come pure previsto dal D.P.R. n. 384 del 1990 , maturandolo anno per anno fino alla cessazione del rapporto nel 2014. Deduce che si tratterebbe di una di quelle ipotesi a cavallo che legittimerebbero la giurisdizione del giudice ordinario. 5.2. A tal proposito la ricorrente sottolinea che, per poter adire il giudice ed ottenere il beneficio in relazione alla sua posizione di coordinatrice per più di tre anni, aveva dovuto attendere la definizione del giudizio amministrativo promosso proprio contro la Delib. n. 2373 del 1992, che le aveva revocato il beneficio sul rilievo del mancato possesso del titolo di studio per poter ottenere la qualifica dirigenziale e che le due controversie non potevano essere proposte insieme. 6. Con il secondo motivo di ricorso denuncia la violazione dell' art. 2909 c.c. , per essere stata ritenuta assorbita la censura con la quale si denunciava la mancata considerazione del giudicato amministrativo sulla questione ritenuta inammissibile dal giudice amministrativo, perché tardivamente proposta solo in appello, della riconoscibilità del beneficio in relazione alla posizione di coordinatrice. 6.1. Sostiene la ricorrente che proprio l'accertata diversità di petitum e causa petendi avrebbe dovuto convincere la Corte territoriale della proponibilità dell'azione davanti al giudice ordinario. 7. Il ricorso è fondato e deve essere accolto. 7.1. Va premesso che in tema di pubblico impiego contrattualizzato, il D.Lgs. n. 165 del 2001, art. 69, comma 7, stabilisce come regola la giurisdizione del giudice ordinario per ogni questione che riguardi, anche parzialmente, il periodo del rapporto di lavoro successivo al 30 giugno 1998, ove risulti essere sostanzialmente unitaria la fattispecie dedotta in giudizio, residuando come eccezione la giurisdizione del giudice amministrativo per le sole questioni che riguardino unicamente il periodo compreso entro la data suddetta ne consegue che sono devolute alla giurisdizione del giudice ordinario le controversie relative a differenze retributive correlate ad atti di inquadramento anteriori alla data del 30 giugno 1998, che tuttavia producano i loro effetti anche oltre tale data, atteso che il fatto costitutivo del diritto alla maggiore retribuzione è la decorrenza dell'inquadramento economico, la cui efficacia permane e si protrae nel tempo cfr. tra le altre Cass. s.u. 11/07/2019 n. 18671 e 10/11/2020 n. 25207 e già Cass. s.u. 09/06/2016 n. 11851 . 7.2. Inoltre, come è noto, la giurisdizione si determina in base alla domanda e, ai fini del riparto tra giudice ordinario e giudice amministrativo, rileva non già la prospettazione delle parti, bensì il petitum sostanziale, il quale va identificato non solo e non tanto in funzione della concreta pronuncia che si chiede al giudice, ma anche e soprattutto in funzione della causa petendi , ossia della intrinseca natura della posizione dedotta in giudizio ed individuata dal giudice con riguardo ai fatti allegati ed al rapporto giuridico del quale detti fatti costituiscono manifestazione cfr. Cass. s.u. 31/07/2018 n. 20350 . 7.3. Nel caso in esame la domanda è volta al riconoscimento del diritto della dipendente a conseguire il beneficio economico previsto dal D.P.R. n. 384 del 1990, art. 68, comma 6, in base all'allegato svolgimento delle funzioni di coordinatrice per la durata di più di tre anni e fino al collocamento a riposo della lavoratrice nel 2014. In sostanza le ragioni alle quali nel presente giudizio si connette il diritto al beneficio economico azionato sono del tutto scollegate dalle Delibere con le quali si è negato il diritto al conseguimento della qualifica dirigenziale e risultano piuttosto ancorate al fattuale svolgimento di compiti di coordinamento. 7.4. Ne consegue che per le ragioni esposte la decisione della controversia rientra nella giurisdizione del giudice ordinario. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e dichiara la giurisdizione del giudice ordinario. Spese al definitivo.