Sì al vaccino anti COVID ai minori se diretto a evitare restrizioni alla libertà personale nella vita di relazione

Il Tribunale di Verona ha accolto la richiesta della madre di somministrare il vaccino per le figlie, in quanto diretta a favorire un corretto equilibrio psicofisico delle minori, che costituisce una delle componenti della salute e della personalità delle stesse.

La vicenda da cui trae origine la questione sottoposta al Tribunale di Verona riguarda la richiesta della madre di due minori di sottoporre le figlie alla vaccinazione anti COVID-19, previo esame diretto a verificare la presenza nel loro organismo di anticorpi al virus. Le minori, infatti, nel corso delle rispettive audizioni, avevano espresso chiaramente la loro volontà di sottoporsi alle vaccinazioni previste, al fine di evitare le restrizioni alla libertà personale nella loro vita di relazione . Secondo i Giudici, tale prospettiva va sicuramente assecondata , in quanto diretta a favorire un corretto equilibrio psicofisico delle minori, che costituisce una delle componenti della salute e della personalità delle stesse, anche in ragione della fase di crescita che esse stanno vivendo . I Giudici, inoltre, osservano che la sottoposizione al vaccino delle due minori consentirebbe loro di poter tornare a frequentare il padre, nonché i fratelli e i nonni paterni, tutti non vaccinati, con un ridottissimo rischio di contagiarsi e di contagiare i predetti anche la ripresa delle relazioni familiari , infatti, costituisce un aspetto rilevante dello sviluppo psico-fisico delle minori. A ciò si aggiunge il fatto che la vaccinazione delle minori può contribuire a contenere la diffusione del contagio, in quanto gli studi provenienti dalla comunità scientifica hanno dimostrato che il vaccino ha avuto un’efficacia del 90,7% nel prevenire la malattia sintomatica anche nei bambini di età compresa tra i 5 e 11 anni. Pertanto, il Tribunale ha ritenuto che la vaccinazione sia rispondente all’ interesse delle minori ed ha conseguentemente accolto la richiesta della madre. Respinta, invece, la domanda della ricorrente di sospendere la responsabilità genitoriale del padre e dei suoi familiari, non vaccinati, in quanto volta ad imporre la vaccinazione che egli è invece libero di scegliere se fare o meno . Fonte ilfamiliarista.it

Presidente e Relatore - Vaccari Fatto a scioglimento della riserva assunta all'udienza del 3 marzo 2022, esaminati gli atti e i documenti di causa, sentite le parti e, all'udienza tenutasi davanti al giudice relatore del 3 marzo 2022, le minori interessate dall'istanza della ricorrente rilevato che, con il ricorso in esame, la AA ha chiesto a questo Tribunale di - autorizzarla a far effettuare sulla figlia minore CC, di dieci anni compiuti, il ciclo vaccinale Covid 19 presso gli enti preposti nonché a sottoporre l'altra figlia AB, di quindici anni compiuti, alla terza dose di vaccinazione anti Covid 19 e a tutte le successive a venire - di disporre che le figlie utilizzino la mascherina FFP2 alla presenza di terzi - di limitare la responsabilità genitoriale del padre nei confronti delle figlie in ordine alle questioni collegate alla loro vaccinazione - di sospendere la responsabilità genitoriale del resistente e dei suoi familiari madre, sorella e altri non meglio identificati , sino a quando gli stessi non abbiano completato l'intero ciclo vaccinale anti Covid 19 - di condannare il papà alla rifusione delle spese di lite oltre che ai sensi dell' art. art. 96, comma 3, c.p.c. rilevata in via preliminare l'infondatezza dell'eccezione preliminare di incompetenza funzionale di questo Tribunale in favore del Tribunale dei Minorenni, che è stata sollevata dal resistente, ai sensi dell' art. 38 disp. att c.c. , avuto riguardo alla domanda di sospensione della potestà genitoriale del BB che infatti quella che la ricorrente ha qualificato come domanda di sospensione della potestà genitoriale del resistente in ordine alle questioni collegate alla vaccinazione delle figlie minorenni trova il proprio fondamento nel disposto dell' art. 316 c.c. e come tale appartiene alla competenza di questo ufficio che tale conclusione comporta che sia attratta alla competenza di questo Tribunale anche la, invero eccentrica, e per le ragioni che si dirà palesemente infondata, domanda di sospensione della potestà genitoriale del BB fino a quando egli e altri componenti della sua famiglia non abbiano completato il ciclo vaccinale che infatti, secondo quanto ribadito anche di recente dalla Suprema Corte Cass. 10 giugno 2021 n. 16340 , per effetto della ripartizione delineata dall' art. 38 disp. Att. c.c. , la competenza in ordine ai provvedimenti limitativi o ablativi della responsabilità genitoriale resta disciplinata dal criterio della prevenzione, nel senso che al tribunale per i minorenni restano attribuiti i soli procedimenti promossi senza che sia pendente un giudizio di separazione o divorzio o ex art. 316 c.c. o anteriormente alla proposizione della relativa domanda la quale, ai sensi dell' art. 5 c.p.c. , non può comportarne la sottrazione al giudice competente , mentre, laddove il giudizio concernente la crisi familiare sia stato promosso anteriormente o contestualmente, la competenza resta unitariamente attribuita al giudice cui spetta la cognizione della domanda di separazione, divorzio o ex art. 316 c.c. che alla luce di tale principio, poiché la domanda sopra indicata è stata proposta cumulativamente a quella ex art. 316 c.c. , la competenza a valutare la fondatezza di entrambe è del giudice della crisi familiare che, venendo al merito, solo la prima delle domande avanzate dalla ricorrente è fondata e merita pertanto di essere accolta per quanto di ragione che tale conclusione discende da considerazioni in parte diverse rispetto alle situazioni delle due figlie delle parti in causa che invero entrambe, nel corso delle loro rispettive audizioni hanno espresso chiaramente la loro volontà di sottoporsi alle vaccinazioni previste, al fine principale, da esse riferito, di evitare le restrizioni alla libertà personale nella loro vita di relazione che tale prospettiva va sicuramente assecondata in quanto è diretta a favorire un corretto equilibrio psicofisico delle minori, che costituisce una delle componenti della salute e della personalità delle stesse, anche in ragione della fase di crescita che esse stanno vivendo che ancora va evidenziato che la sottoposizione al vaccino delle due minori consente ad esse di poter tornare a frequentare il padre, che peraltro ha avanzato specifica domanda in tale senso, nonché i fratelli e i nonni paterni, che pacificamente sono tutti non vaccinati, con un ridottissimo rischio di contagiarsi e di contagiare i predetti che anche la ripresa delle relazioni familiari è un aspetto rilevante dello sviluppo psico-fisico delle minori che tali considerazioni non trovano valido ostacolo nelle argomentazioni, anche di carattere scientifico, che ha opposto il resistente, e fondantisi anche sulla relazione di un ct di parte, poiché nessuna di esse tiene conto dei sopra indicati rilevanti profili ed in particolare quello relativo alla protezione che il vaccino può assicurare nell'ambito familiare delle parti, per le ragioni anzidette che peraltro in una prospettiva più generale è noto che attualmente ci troviamo in una fase della pandemia in cui prevale la variante Omicron 2, altamente contagiosa, che è diffusa soprattutto nelle fasce della popolazione di età più bassa cosicché la vaccinazione di esse può contribuire a contenere la diffusione del contagio che, con riguardo poi all'estensione del vaccino anti-COVID-19 ai bambini di età compresa tra 5 e 11 anni è opportuno richiamare la raccomandazione del comitato per i medicinali per uso umano CHMP dell'EMA che uno studio principale condotto sui bambini di tale fascia di età ha mostrato che la risposta immunitaria a Comirnaty, somministrato a una dose più bassa 10 g in questa fascia di età, era paragonabile a quella osservata alla dose più alta 30 g nella fascia di età compresa tra 16 e 25 anni misurata dal livello di anticorpi contro SARS-CoV-2 che l'efficacia di Comirnaty è stata calcolata su circa 2000 bambini dai 5 ai 11 anni che non presentavano segni di precedente infezione i bambini hanno ricevuto il vaccino o placebo iniezione fittizia dei 1305 bambini che hanno ricevuto il vaccino, tre hanno sviluppato COVID-19, rispetto a 16 bambini su 663 che hanno ricevuto placebo che pertanto, in tale studio, il vaccino ha avuto un'efficacia del 90.7% nel prevenire la malattia sintomatica anche se il tasso reale potrebbe essere compreso tra il 67.7% e il 98.3% che poi gli effetti indesiderati più comuni riscontrati nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni sono simili a quelli osservati nelle persone di età pari o superiore a 12 anni tra questi figurano dolore nel sito dell'iniezione, stanchezza, mal di testa, arrossamento e gonfiore nel sito dell'iniezione, dolore ai muscoli e brividi e tali effetti sono in genere di entità lieve o moderata e migliorano entro alcuni giorni dalla vaccinazione. che pertanto, il CHMP ha ritenuto che i benefici di Comirnaty sono superiori ai rischi nei bambini di età compresa tra 5 e 11 anni che ancora, tornando al caso di specie, con specifico riguardo alla posizione della minore AB occorre tener conto che ella ha completato il ciclo vaccinale senza manifestare reazioni avverse, atteso che nulla è stato dedotto sul punto dal resistente, e che la somministrazione della terza dose è indicata per aumentare la risposta immunitaria alla infezione da Covid 19 che va rigettata anche la domanda di subordinare l'autorizzazione alla vaccinazione ad accertamenti diretti a verificare eventuali incompatibilità al trattamento vaccinale ed eventuali allergie atteso che per quanto riguarda AB esse sarebbero già emerse e per quanto riguarda CC si tratta di verifiche che postulano una anamnesi già di competenza del personale sanitario deputato alla somministrazione del vaccino che merita invece di essere accolta la domanda avanzata in via subordinata dal resistente di subordinare la vaccinazione delle figlie ad un esame diretto a verificare la presenza nel loro organismo di anticorpi al virus poiché, data la diffusione del contagio anche nell'ambiente scolastico da loro frequentato, come da loro riferito in sede di audizione, non si può escludere che esse abbiano già contratto il virus in forma asintomatica e abbiano quindi acquisito una immunità che va poi evidenziata la palese infondatezza della domanda della ricorrente di sospendere la responsabilità genitoriale del resistente poiché essa appare indirettamente diretta ad imporre al BB la vaccinazione che egli è invece libero di scegliere se fare o meno, tanto più ora che, dopo aver contratto, il virus si è negativizzato che risulta invece del tutto eccentrica l'analoga domanda svolta dalla ricorrente nei confronti dei familiari del resistente difettando lo stesso presupposto giuridico di essa ossia la titolarità della potestà genitoriale sulle figlie del BB in capo a tali soggetti che infine merita di essere accolta la riconvenzionale spiegata dal resistente poiché l'opposizione del resistente alla vaccinazione delle figlie non costituiva ragione sufficiente per impedirgli di continuare a frequentarle, con l'adozione delle dovute precauzioni uso della mascherina FFP2 in ambiente chiuso a distanza inferiore ai due metri e tale valutazione è ancor più valida in una prospettiva futura atteso che nel frattempo il BB ha contratto il virus e che le due minori saranno protette dal vaccino che pertanto la condotta ostativa posta in essere dalla ricorrente ha integrato l'ipotesi di cui al secondo comma dell' art. 709 ter c.p.c. e giustifica l'adizione del provvedimento dell'ammonimento nei suoi confronti che infine va dichiarato non luogo a provvedere sulla domanda diretta ad imporre l'uso della mascherina FFP2 alle due minori trattandosi di precauzione che le stesse potranno adottare liberamente in base alle circostanze che, con riguardo alle spese del procedimento, l'accoglimento di una sola delle domande svolte dalla ricorrente determina una situazione di soccombenza reciproca che giustifica la loro compensazione tra le parti P.Q.M. In parziale accoglimento del ricorso di cui in epigrafe autorizza la ricorrente a far effettuare alle figlie, previo esito negativo di test antigenici diretti a rilevare l'eventuale presenza di anticorpi Anti-Covid, la vaccinazione anti Covid 19 nonché ad accompagnarle presso un centro vaccinale e a sottoscrivere i relativi consensi informati anche in assenza del consenso dell'altro genitore dichiara non luogo a provvedere sulla domanda relativo all'uso delle mascherine FFP2 da parte delle figlie e rigetta tutte le restanti domande ammonisce la ricorrente a non impedire gli incontri del resistente con le figlie secondo le modalità concordate tra le parti in sede di accordo di negoziazione assistita Compensa integralmente tra le parti le spese di lite. Si comunichi.