Pubblicato il rapporto SPACE: le carceri italiane restano sovraffollate

Il Consiglio d’Europa ha pubblicato lo scorso 5 aprile le sue statistiche penali annuali per il 2021, comprendenti i dati, Paese per Paese, relativi alla popolazione carceraria in Europa c.d. rapporto SPACE 1 .

Il dossier, realizzato per il Consiglio d'Europa dall'Università di Losanna, fornisce informazioni provenienti da 49 amministrazioni penitenziarie , riguardanti, tra gli altri indicatori, il numero di detenuti, il tasso di incarcerazione, la densità carceraria, l'età, il sesso, il numero dei detenuti stranieri, la durata della pena detentiva, i reati per i quali i detenuti sono stati condannati, il personale e il bilancio delle amministrazioni penitenziarie. Il rapporto annuale contiene i dati raccolti dal gennaio 2020 al gennaio 2021 nei sistemi penitenziari nei Paesi membri dell'organizzazione paneuropea. La Federazione Russa è al primo posto per il tasso di carcerazione. L'Italia tra i Paesi con più sovrappopolamento e suicidi. Il precedente rapporto dell'aprile del 2021 con i dati penitenziari pre-pandemia. La situazione è leggermente migliorata rispetto allo SPACE 1 quest'ultimo pubblicato l'8 aprile 2021 confermava la tendenza iniziata dal 2013, secondo la quale il tasso complessivo di incarcerazione il numero di detenuti ogni 100.000 abitanti , ha continuato a diminuire leggermente in Europa durante il 2020. Dal 2013 infatti, quando ha raggiunto il massimo storico di 131 detenuti per 100.000 abitanti, il tasso di incarcerazione è diminuito ogni anno la diminuzione complessiva è del 20% tra il 2013 e il 2020. Secondo i dati contenuti nel precedente rapporto dell'aprile 2021, le carceri italiane erano le più sovraffollate dell'Unione europea. Alla fine del gennaio 2020 in Italia c'erano 120 detenuti per ogni 100 posti. La pandemia e la diminuzione della densità carceraria. Con le restrizioni alla circolazione durante la pandemia da COVID-19, rallentamento dei sistemi giudiziari e regimi di scarcerazione utilizzati in alcuni Paesi per prevenire o ridurre la diffusione del COVID-19 in Europa la popolazione carceraria sia diminuita tra il 2020 e il 2021 . Sono diminuiti i reati, prima di tutto, ma anche le evasioni, sempre a causa della minore libertà di circolazione. Ma il calo non c'è ovunque, e solo in alcuni Paesi del continente la riduzione ha visto consolidare un trend ormai decennale . L'indagine - si legge nel dossier redatto dall'Università di Losanna - è stata completata prima della decisione del Comitato dei Ministri del Consiglio d'Europa di escludere la Russia dall'organizzazione a partire dal 16 marzo 2022. È proprio la Russia a regnare in vetta alle classifiche dei Paesi con più detenuti, più carceri quindi anche con meno sovraffollamento e con il periodo di carcerazione medio più lungo. I numeri. La densità carceraria è però diminuita in quasi tutti i Paesi paneuropei mediamente del 5,3% da gennaio 2020 a gennaio 2021 da 90,2 a 85,4 detenuti ogni 100 posti disponibili , anche se ci sono Paesi dove il numero di detenuti è aumentato, come in Svezia +8,2% , Romania +6,6% e Macedonia del Nord +5,4% . Mentre a calare maggiormente in quel periodo è stato il numero di reclusi a Cipro -28,3% , Montenegro -24,4% , Slovenia -22,1% , Lituania -13,4% , Finlandia -13,2% , Georgia - 12,1% , Francia -11,7% , Armenia -11,5% , Italia -11,1% , Regno Unito Irlanda del Nord -10,9% , Portogallo -10,8% e Lettonia -10,3% . L'Italia resta tra i Paesi con il sovraffollamento maggiore. La classifica vede la Romania al primo posto 119 detenuti ogni 100 posti letto , seguita da Grecia 111 , Cipro 111 , Belgio 108 , Turchia 108 e Italia 106 . Nel 2020 la densità carceraria era anche superiore a 100 persone ogni 100 posti disponibili in Francia 104 , Svezia 101 e Ungheria 101 . Da noi, grazie anche al d.l. cura Italia n. 18/2020 che prevedeva il trasferimento ai domiciliari dei condannati con pena, anche residua, fino a 18 mesi di reclusione misura prorogata dal d.l. n. 137 del 2020 , il tasso di incarcerazione è diminuito dell'11,1% . All'inizio del 2020 c'erano 101,2 reclusioni ogni 100 mila abitanti, ma alla fine dell'anno la quota era scesa a 90. Il sovraffollamento però a tuttora non è stato risolto, e al 31 gennaio 2021 c'erano 105,5 detenuti per ogni cento posti disponibili. Per questo, il Presidente della Corte costituzionale Giuliano Amato ha affermato Sovraffollamento misura di tutti i problemi, la Corte EDU potrebbe rioccuparsene . Troppi detenuti anziani e suicidi in carcere . L'Italia è anche il Paese con la più alta percentuale di detenuti over 50 il 26,7% dell'intera popolazione carceraria rispetto a una media europea del 16, 3% . Infine, il nostro Paese si trova tra i dieci Stati analizzati dal Consiglio d'Europa con il più alto tasso di suicidi in carcere nel corso del 2020 61, in Italia, di cui 32 non ancora condannati in via definitiva, corrispondente ad un tasso di 11,4 ogni 10 mila reclusi . Tuona Antigone sconfitta istituzionale . Sulle condizioni di salute incompatibili con o status detentionis. Resta l'annoso problema di evitare l'esecuzione carceraria qualora le condizioni di salute siano gravi e si aggiungano quantum di sofferenza naturalmente connaturata allo stato detentivo, sconfinando in un trattamento disumano e degradante ex art. 3 CEDU . Sul punto più volte la Corte di Strasburgo ha bacchettato gli Stati membri ed anche quello italiano . Da ultimo, nella sentenza del 24 gennaio 2022 nel caso Sy contro Italia per aver trattato in modo inumano un detenuto con gravi problemi psichiatrici avendo continuato a tenerlo in una prigione ordinaria nonostante i tribunali nazionali, e poi anche la Corte stessa, ne avessero ordinato il trasferimento in un centro dove potesse essere curato che però non avevano spazio . Non imputabile non deve restare in carcere, va curato in una REMS. Si fa riferimento alla continuazione della detenzione ordinaria del ricorrente, nonostante, tra l'altro, le decisioni dei tribunali nazionali che ordinano il suo collocamento in una residenza per l'esecuzione delle misure di sicurezza REMS . Accolto il ricorso ove si lamentava il perdurare della sua detenzione ordinaria le sue condizioni di detenzione, che riteneva scadenti per la mancanza di un trattamento specifico per il suo disturbo mentale. Uno sguardo al futuro non invertire la rotta, ripensando ad una diversa cultura del carcere. Anche se la popolazione carceraria e i tassi di sovraffollamento sono scesi in Italia, non occorre abbassare la guardia e continuare nella progressiva strada di un ritorno ad una normalità rectius , dignità della persona detenuta. Non è solo un calcolo di metri quadri pro-capite da assicurare al detenuto secondo i numeri e fattori compensativi tracciati dalle nostre Sezioni Unite n. 6551/2021 e dalle norme e giurisprudenza EDU . Secondo un più ampio orizzonte, invece, occorre rimeditare una cultura del carcere non come luogo di inutile afflizione abbandonando la logica della pena-corrispettivo, ancorata ancora all'ottica retributiva della sanzione penale ma come strumento di pieno rispetto e non annullamento o degradazione dei diritti umani e di fornire concrete chance di reinserimento sociale.