Dal sistema di finanziamento a ripartizione, surrettiziamente a quello a capitalizzazione

Sul sito di Cassa Forense trovate la storia che pochissimi leggono ma che io qui vi ripropongo.

Le origini. La previdenza forense è nata con legge 13 aprile 1933 n. 406 istitutiva dell'Ente di Previdenza in favore degli Avvocati e Procuratori. L'iscrizione avveniva d'ufficio e comportava il versamento di un contributo personale commisurato al reddito professionale. Ulteriori proventi dell'Ente erano costituiti da contributi versati attraverso l'applicazione di marche - per ogni giudizio instaurato e da una percentuale sulla retribuzione conseguente ad incarichi conferiti dall'autorità giudiziaria ad avvocati e procuratori. A fronte di tali versamenti l'Ente provvedeva, con logica contributiva , ad erogazioni temporanee o continuative in favore degli iscritti e delle loro famiglie in relazione a necessità temporanee o permanenti conseguenti a invalidità derivante da vecchiaia o da altre cause. Il godimento del trattamento di previdenza era subordinato alla cancellazione dagli albi e all'effettiva cessazione di ogni attività professionale. Il trattamento di assistenza, finanziato con gli altri proventi , consisteva nella concessione di assegni a favore degli avvocati e procuratori in stato di bisogno. La Cassa Forense. La legge 8 gennaio 1952 n. 6 sopprime l'Ente di previdenza avvocati e procuratori e ne conferisce il patrimonio alla neo costituita Cassa Nazionale di Previdenza e Assistenza a favore degli avvocati e procuratori. A questa Cassa sono iscritti d'ufficio gli avvocati che compaiono nei ruoli di ricchezza mobile per reddito professionale e su domanda coloro che, pur iscritti all'Albo, non sono compresi nei ruoli perché non raggiungono il minimo imponibile. Le entrate della Cassa sono indirette marca Cicerone , diritti su sentenze, percentuale su incarichi giudiziari e dirette contributo personale di ciascun iscritto 1,50% del reddito iscritto nei ruoli della ricchezza mobile . La pensione sia di anzianità 40 anni di iscrizione , sia di vecchiaia almeno 70 anni e almeno 25 anni di iscrizione veniva liquidata in misura dipendente solo dall'età e non dai contributi pagati. Il trattamento di assistenza finanziato con una quota parte degli introiti della Cassa era gestito dai Consigli dell'Ordine. Disposizioni transitorie consentivano agli iscritti al disciolto Ente di Previdenza, di esercitare il diritto di riscatto della propria posizione integrandola nella nuova regolamentazione e conseguendo, via via, il diritto a percepire la pensione. Evoluzione. Con legge 25 febbraio 1963 n. 289 diviene obbligatoria l'iscrizione alla Cassa di tutti gli avvocati che esercitino la professione con continuità, indipendentemente dal livello di reddito dichiarato, viene aggiornato l'ammontare dei contributi indiretti, il contributo personale viene aumentato al 5% del reddito professionale con previsione di un minimo comunque dovuto e il trattamento pensionistico, che diviene reversibile, viene calcolato su una quota parte dei contributi indiretti e sul conto personale i cui importi sono maggiorati degli interessi in misura massima del 4,5%. In termini generali il diritto alla pensione matura a 65 anni e con almeno 35 anni di contribuzione si prevede un regime transitorio dal vecchio al nuovo sistema . Viene introdotta la pensione di invalidità. Con legge 5 luglio 1965 n. 798 vengono sospesi i conti individuali che poi saranno soppressi con integrazione delle pensioni sino ad importi minimi 60.000 lire e 100.000 lire rispettivamente agli infra e ultrasettantenni e viene introdotta l'Assistenza sanitaria mediante convenzione con l'ENPDEP Ente Nazionale Previdenza Dipendenti Enti Pubblici - che durò sino all'istituzione del Servizio Sanitario Nazionale nel 1978. Le prestazioni sanitarie assistenza ospedaliera medica e chirurgica, accertamenti diagnostici e di laboratorio, cure fisiche venivano finanziate mediante un contributo degli iscritti Lit. 20.000 annue e con il concorso economico della Cassa. La crisi. Con legge 24 dicembre 1969 n. 991 le pensioni vengono pressoché raddoppiate 150.000 e 220.000 mensili agli infra e ultrasettantenni , ma senza un corrispondente incremento della contribuzione. Viene introdotto, per chi fruisca della pensione di anzianità e mantenga l'iscrizione all'albo, un contributo a fondo perduto di 50.000 lire all'anno. La sproporzione tra gli aumenti delle erogazioni e quelli degli introiti determina una grave crisi della Cassa che arriva a sospendere il pagamento della tredicesima mensilità di pensione e addirittura ad iniziare la liquidazione del patrimonio accantonato. Solo nel 1975, con la legge 319, i contributi soggettivi furono aumentati considerevolmente, divisi per scaglioni di reddito e con percentuali che variavano dall'8 al 20% per redditi superiori a 20 milioni di lire . Veniva introdotto un contributo minimo di Lit. 300.000 ed erano ulteriormente aumentati i contributi indiretti. Le pensioni rimasero uguali 150.000 e 220.000 mensili agli infra e ultra settantenni, ma per questi ultimi veniva ridotta a 150.000 se non si cancellavano dagli albi . Molti avvocati non gradirono questa riforma non pagarono il contributo o pagarono il minimo o importi comunque diversi da quelli dovuti. La stessa legge 319/75 aveva però modificato il sistema di elezione del Comitato dei Delegati che, prima nominati dai Consigli degli Ordini, venivano ora eletti direttamente dagli iscritti. Il nuovo Comitato avviò la vera riforma della Cassa che trovò attuazione legislativa cinque anni dopo. La rinascita. Il sistema pensionistico forense venne riformato profondamente dalla legge 20 settembre 1980 n. 576 con la quale si stabiliva il diritto alla pensione di vecchiaia con almeno 65 anni di età e 30 di contribuzione e la pensione veniva calcolata applicando un coefficiente regressivo che diminuisce col crescere del reddito stabilito inizialmente all'1,50% per ogni anno di effettiva iscrizione e contribuzione, alla media dei redditi dei dieci anni precedenti il pensionamento la percentuale poteva essere aumentata all' 1,75% e la media fu poi fatta sui migliori dieci anni degli ultimi 15 . L'ammontare della pensione, quindi, è influenzato dall'entità del reddito e solo in parte dall'entità della contribuzione, ma si ristabilisce il principio che chi più ha pagato, più riceve . Chi continua ad essere iscritto all'albo dopo il pensionamento, per cinque anni paga il contributo che consente un modesto aumento della pensione in seguito gli aumenti saranno due . Successivamente paga solo il contributo di solidarietà 3% , ma senza conseguire ulteriori aumenti. La pensione viene rivalutata. Sono mantenute e meglio regolate le pensioni di inabilità, di invalidità, di reversibilità e indirette. Sul fronte delle prestazioni viene introdotto un contributo soggettivo con un minimo di Lit. 600.000 pari al 10% del reddito sino a 40 milioni di lire questo tetto aumenterà sino a quadruplicarsi e l'aliquota diverrà il 12% e del 3% per i redditi superiori, che però non concorrono a formare l'importo della pensione. Il 3% ha quindi natura solidaristica. Viene introdotto un contributo integrativo 2% sul volume d'affari, con un minimo che sostituisce la contribuzione indiretta. La riscossione dei contributi negli importi minimi avviene da parte della Cassa mediante ruoli. La parte eccedente il minimo viene autoliquidata dall'iscritto con una dichiarazione da inviarsi alla Cassa annualmente il Modello 5 e pagata in due rate. Per gli anni precedenti dal 1975 una norma specifica consente di regolarizzare la propria posizione pagando un contributo sui redditi maturati pari al 10% per la parte eccedente i 6 milioni. Viene quindi delineato un sistema pensionistico che consente l'erogazione di pensioni non irrisorie a fronte di contributi ad esse coerenti, che limita la pensionabilità ad una parte del reddito effettivo e che introduce un forte elemento di solidarietà. Il tutto determina un netto spostamento verso il regime retributivo con un intrinseco stato di instabilità perché la certezza delle future pensioni dipende da una serie di fattori non previamente noti numero degli iscritti, ammontare del reddito dichiarato, aspettative di vita, ecc. , mentre il sistema contributivo è per definizione stabile perché distribuisce quello che ha già raccolto. Costituzione in Fondazione. Con d.lgs. 30 giugno 1994 n. 509 , efficace dal 1 gennaio 1995, la Cassa assume la natura di Fondazione con personalità giuridica di diritto privato ai sensi degli articoli 12 e seguenti del codice civile . La Fondazione ha autonomia gestionale, organizzativa e contabile, ma tenuto conto della natura pubblica dell'attività svolta, la gestione economico-finanziaria deve assicurare l'equilibrio di bilancio mediante l'adozione di provvedimenti coerenti con le indicazioni risultanti dal bilancio tecnico, da redigersi con periodicità almeno triennale. La vigilanza è esercitata dal Ministero del lavoro e delle politiche sociali, dal Ministero del tesoro e dal Ministero della giustizia. La Corte dei conti esercita il controllo generale sulla gestione e ne riferisce annualmente al Parlamento. Le cause della riforma. Lo squilibrio del sistema previdenziale nazionale, nelle sue varie estrinsecazioni, ha indotto il legislatore a metter mano ad una profonda modifica dello stesso emanando una serie di disposizioni con legge 8 agosto 1995 n. 335 Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare poi integrate con numerosi e articolati provvedimenti successivi. Viene introdotto il principio che gli enti privatizzati tra cui la Cassa Forense debbano garantire la stabilità dei propri bilanci per almeno 15 anni, poi portati a 30, mediante la redazione periodica di bilanci tecnici attuariali e che le riserve tecniche siano commisurate a cinque annualità di pensioni erogate. Si consente alle Casse di optare per l'adozione del sistema contributivo . Il Decreto ministeriale 29 novembre 2007 che determina i criteri per la redazione di tali bilanci tecnici invita a considerare un arco temporale di ben 50 anni, per una miglior cognizione dell'andamento delle gestioni a lungo termine. Alla luce di queste verifiche, si è constatato che l'assetto della Cassa anteriore all'ultima riforma non garantiva l'equilibrio per il trentennio richiesto e che per ottenerlo era necessario intervenire incrementando i contributi e riducendo le prestazioni sotto forma di riduzione dell'ammontare delle pensioni accompagnata da un innalzamento dell'età pensionabile. Con l'occasione, poi, è stato introdotto con la dovuta gradualità un elemento di tipo contributivo che, nel tempo, dovrà assicurare agli avvocati un più elevato trattamento pensionistico concorrendo anche alla stabilità dei conti nel lungo periodo. La Riforma del 2009. Sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana n. 303 del 31 dicembre 2009 è stata pubblicata la nota 12 dicembre 2009 del Ministero del lavoro con la quale si è concluso il complesso iter procedimentale che ha profondamente riformato il sistema previdenziale degli avvocati. Le novità principali sono state il progressivo aumento dei requisiti minimi di pensionamento di vecchiaia da 65 a 70 anni di età e da 30 a 35 anni di contribuzione con un regime transitorio dal 2011 al 2021 la riduzione e una maggiore omogeneizzazione dei coefficienti di rendimento per il calcolo della pensione retributiva l'aumento dei requisiti per la maturazione del diritto alla pensione di anzianità portando l'età da 58 a 62 ani e da 35 a 40 gli anni di contribuzione, con un regime transitorio dal 2012 al 2020 l'accesso anticipato alla pensione di vecchiaia, ma riducendone l'ammontare dello 0,41% per ciascun mese di anticipo l'introduzione di una quota di pensione c.d. modulare determinata su base contributiva e finanziata da specifici contributi facoltativi che si aggiungono a quelli obbligatori l'eliminazione graduale dei supplementi di pensione per chi l'ha maturata, ma continua l'esercizio della professione la riduzione del requisito di accesso alle pensioni di inabilità e invalidità da 10 a 5 anni di anzianità contributiva l'aumento temporaneo sperimentale dal 2 al 4% del contributo integrativo sul volume d'affari l'aumento dal 12 al 13% dell'aliquota del contributo soggettivo dovuto sul reddito professionale e dal 4 al 5% su quello dovuto dai pensionati che hanno già maturato i supplementi progressivo aumento dell'entità dei contributi minimi soggettivo e integrativo l'introduzione di una ulteriore quota di contributo soggettivo, in parte obbligatoria 1% e in parte facoltativa dall'1 al 9% per finanziare la pensione modulare l'estensione del periodo di dimidiazione del contributo minimo soggettivo per chi inizia la professione 5 anni l'abolizione del contributo minimo integrativo per i primi 5 anni di iscrizione all'albo professionale. dal sito di Cassa Forense www.cassaforense.it Da allora poco o nulla è stato fatto mentre popolazione e redditività hanno subito mutamenti importanti anche dopo la legge 247/2012 che ha introdotto l'assioma iscritto COA = iscritto CF. Oggi la situazione è critica e si lavora ad una riforma senza nemmeno esaminare il bilancio tecnico aggiornato. A questo punto viene in gioco il saldo previdenziale . Il saldo previdenziale, nei sistemi pensionistici pubblici dell'ordinamento italiano, è la differenza tra le entrate derivate dai contributi previdenziali e la spesa pensionistica per le prestazioni previdenziali. È un indicatore della sostenibilità previdenza degli enti previdenziali con gestione a ripartizione. Nell'ultimo bilancio tecnico al 31.12.2017 il saldo previdenziale risultava negativo per 20 anni. Ho ragione di ritenere che nel bilancio tecnico, del quale ho chiesto la rapida pubblicazione, al 31.12.2020 la durata del saldo previdenziale negativo sarà ancora più lunga. Tutti sappiamo che i dati del 2021 sono ulteriormente peggiorati e le previsioni per il 2022, con il COVID ancora attivo e l'operazione speciale in Ucraina in atto, non sono rosee, tanto per usare un eufemismo, perché inflazione, cioè aumento dei prezzi, combinata con la stagnazione si chiama STAGFLAZIONE. Questo significa che le entrate contributive non saranno più sufficienti per pagare le prestazioni e una riprova di ciò la si ritrova nel fatto che nel 2050 si stima che il rapporto tra iscritti attivi e pensionati sarà di 1 1. Le pensioni, quindi, dipenderanno dal rendimento del patrimonio accumulato investito sui mercati finanziari. Il rendimento è una grandezza facilmente misurabile il rischio, invece, risulta difficilmente misurabile in quanto è una grandezza soggettiva la cui percezione è influenzata da molteplici fattori. Talvolta è difficile comprendere il giusto equilibrio tra rendimento e rischio. Ricordiamo che rischio e rendimento crescono insieme! Solo se abbiamo chiaro questo, possiamo valutare correttamente l'attività che promette un rendimento elevato, comunque non in linea con quello del mercato, come un'attività più rischiosa. Possiamo anche decidere di acquistarla, consapevoli però del maggior rischio cui andiamo incontro. Il rischio altro non è che il prezzo da pagare per la possibilità di un maggior guadagno rispetto ad investimenti alternativi che promettono un minor guadagno . Le aspettative di rendimento devono essere realistiche non si può pretendere la luna e soprattutto, si deve essere consapevoli che a maggiori rendimenti corrispondono maggiori rischi. Pertanto, se desideriamo un investimento che accresca il valore del nostro capitale, e non ne protegga semplicemente il potere d'acquisto dall'inflazione, dovremo essere pronti ad assumerci più rischi! La propensione al rischio rappresenta la disponibilità a sopportare perdite patrimoniali dovute all'andamento negativo del mercato, al fallimento dell'emittente dello strumento finanziario in cui abbiamo investito o al fatto che non esiste un mercato liquido. Quanto più siamo propensi al rischio, tanto più siamo disposti ad accettare che l'investimento non consegua i risultati che ci attendevamo. Nel momento in cui decidi di investire, devi quantificare la percentuale del patrimonio investito che sei disposto a perdere in un determinato periodo di tempo se le condizioni di mercato non si rivelassero favorevoli capacità di rischio o rischio oggettivo tale percentuale dipende dalla tua situazione economica corrente e dalle tue prospettive reddituali valutare il rischio dell'investimento proposto cercando di evitare che la tua percezione del rischio sia falsata da variabili quali la modalità di rappresentazione dell'informazione di prodotto, giudizi affrettati o gli esiti delle scelte pregresse, etc. definire il tuo grado di tolleranza al rischio , ossia la tua capacità emotiva di assumere rischio e affrontare situazioni di incertezza rischio soggettivo il livello di tolleranza al rischio di ciascun individuo dipende tipicamente da molteplici fattori, quali la personalità e le inclinazioni individuali, lo specifico stato emotivo, il genere, il livello di cultura finanziaria . Consob sito istituzionale . Il crollo dei mercati azionari e finanziari ha reso evidente che gli investitori mancano spesso degli strumenti di base per effettuare scelte di investimento consapevoli. L'esposizione delle famiglie ai rischi del mercato è cresciuta in Italia e negli altri paesi più industrializzati in parte per effetto di politiche che hanno promosso deliberatamente l'investimento nei mercati azionari, si pensi alle privatizzazioni degli anni Novanta, in parte per la riforme che hanno incentivato la previdenza integrativa e in parte perché il collocamento di prodotti finanziari da parte degli intermediari è avvenuto in modo più aggressivo che in passato. In Italia , la partecipazione diretta e indiretta ai mercati azionari attraverso fondi comuni di investimento, polizze assicurative e previdenza integrativa è raddoppiata nel corso degli ultimi venti anni. Negli Stati Uniti più di metà delle famiglie investe almeno parte della propria ricchezza in azioni in Svezia oltre due terzi in Francia, Italia e Germania circa un quarto Tullio Jappelli in www.lavoce.info . La capitalizzazione individuale è il sistema applicato dai fondi pensione per formare la base per il pagamento delle prestazioni pensionistiche. Per ciascun iscritto si accumula un montante, frutto della somma dei contributi versati nel tempo, maggiorato dei rendimenti ottenuti dagli investimenti. Ora poiché come si è visto il futuro di Cassa Forense, ma anche di tutte le altre Casse, dipenderà più che dai contributi introitati dal rendimento del patrimonio investito sui mercati finanziari, mi pare evidente come in modo strisciante e senza supporto normativo, si passerà dal sistema di finanziamento a ripartizione, a cui è informata l'intera previdenza italiana, al sistema di finanziamento a capitalizzazione che governa invece la previdenza complementare dei fondi pensione. Solo che le Casse si muovono nell'ambito della previdenza obbligatoria di primo pilastro, con iscrizione obbligatoria ex lege , mentre i fondi pensione gestiscono la previdenza complementare che non solo è facoltativa ma garantisce all'iscritto ampia possibilità di scelta tra le linee di investimento del montante contributivo versato a seconda della propria propensione al rischio. Se così stanno le cose è evidente che il passaggio, ancorché surrettizio al regime di finanziamento della capitalizzazione comporterà la facoltatività e non più l' obbligatorietà dell'iscrizione Sarebbe contra legem , infatti, scaricare sull'iscritto il rischio del mercato finanziario nell'ambito della previdenza obbligatoria di primo pilastro proprio perché verrebbe meno la garanzia stessa del trattamento previdenziale secondo i parametri costituzionali. Se devo assumermi il rischio di conseguire o meno una pensione, allora decido io dove appoggiarmi e quale linea di investimento scegliere e non affidarmi ad un team che investe denaro altrui senza risponderne. Una variabile fondamentale in materia di risparmio previdenziale e investimenti è appunto, come chiarito più sopra, il rischio, dove per rischio s'intende la quota di incertezza intrinsecamente legata a una determinata attività finanziaria. Più nel dettaglio, una determinata attività patrimoniale si definisce rischiosa nel caso in cui il suo andamento non possa essere, del tutto o almeno in parte, previsto con anticipo e certezza viceversa, viene considerata a basso rischio, quando non addirittura risk free, nel caso in cui il suo andamento nel tempo risulti più facilmente prevedibile e/o sia in grado di garantire un flusso monetario certo, esponendosi in misura più contenuta all'eventualità di oscillazioni o perdite. Semplificando e di molto la questione, si potrebbe ad esempio dire che un investimento è a basso rischio quando garantisce al risparmiatore quantomeno la conservazione del proprio patrimonio iniziale è invece ad alto rischio, quando diventa più difficile stabilire l'entità finale del patrimonio investito, che potrebbe persino e nella peggiore delle ipotesi subire perdite ingenti. Le Casse sono costrette invece, per garantire la sostenibilità di lungo periodo , ad alzare il coefficiente di rischio con tutto ciò che ne consegue. Ricordo che CF come del resto tutte le altre Casse, a differenza dei Fondi Pensione, sono prive di regole cogenti in materia di investimenti e che tutte le sollecitazioni sin qui rivolte dalla COVIP e dalla Corte dei Conti e da pochi studiosi della materia non allineati al mainstream corrente sono rimaste lettera morta a testimonianza della esistenza di una fittissima rete di interessi sul patrimonio delle CASSE DI PREVIDENZA, PATRIMONIO per dimensione pari a 4 o 5 finanziarie dello Stato Italiano CHE NUOVE BANCHE, FINANZIARIE ADVISOR E CHI PIU' NE HA NE METTA. Basta pensare al Fondo investimento italiano SGR in cui sono entrate in questi giorni ENPAM ed ENPAIA o a Hope SICAF SB spa nel cui CdA siede proprio il past presidente di CF insediatosi anche alla presidenza di EMAPI! Cassa Forense ed altre Casse investiranno in Hope SICAG SB spa? Lo vedremo presto ma questi investimenti a chi giovano? Questa è la domanda che bisogna porsi, tutto il resto lascia il tempo che trova. E poi le tantissime poltrone, poltroncine e strapuntini che onorano consiglieri e delegati, in forza alle Casse, della loro presenza ed acquisiti non per meriti particolari ma per la sola appartenenza al management attraverso l'investimento in questo o quel fondo quando, come avviene per la Social Security USA, sarebbe preferibile l'investimento in titoli dello Stato Italiano cosi da avere la garanzia della copertura! Pensate anche alle centinaia di convegni sponsorizzati, pubblicazioni e cosi via. Un intero mondo gira e prospera intorno al patrimonio delle Casse di Previdenza ma è tutto da dimostrare che non vi sia conflitto di interessi con gli iscritti! Di sicuro gli iscritti, obbligati ad esserlo per legge, NON hanno voce in capitolo e questo a me pare INAMMISSIBILE perché si tratta pur sempre dei loro risparmi previdenziali e non di denaro qualunque! Ricordo che proprio la Corte dei Conti, recentemente, di ciò consapevole, ha scritto che la sostenibilità delle Casse deve appoggiarsi più ai contributi che al rendimento del patrimonio e quindi sono in buona compagnia nel sostenerlo. Le conclusioni della Corte dei Conti in audizione il 28.05.2019 sono significative al riguardo e non dovrebbero lasciare spazio a dubbio alcuno La gestione del risparmio previdenziale ha peculiarità sue proprie orizzonte temporale molto ampio, estrema rilevanza delle variabili demografiche generali e relative a specifiche categorie professionali . Si tratta di elementi che ragionevolmente spingono i gestori a fare scelte di allocazione degli attivi che si collocano nella parte inferiore della curva rischio/rendimento. Tuttavia, essa presenta numerosi aspetti in comune con altre forme di gestione del risparmio tra questi emerge il dato di fatto per cui le scelte sbagliate si ripercuotono, più che su chi le compie, su coloro che hanno affidato le proprie risorse alla gestione. Nel delineato contesto, indipendentemente dalla natura giuridica pubblica o privata del soggetto che le esercita, tutte le gestioni di risparmio, siano esse svolte da banche, intermediari mobiliari, fondi comuni, assicurazioni, sono negli ordinamenti moderni assistite da un sistema di regole che attengono ai limiti alla concentrazione del rischio, a standard minimi di patrimonio, a procedure da rispettare nella allocazione degli asset, se non a veri e propri divieti riguardo alla acquisizione di attività particolarmente rischiose, a criteri severi da rispettare nella valorizzazione in bilancio dei beni detenuti. In Italia queste regole prudenziali trovano addirittura copertura nella Carta fondamentale, lì dove, all'art. 47, prevede che la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme . Date queste premesse, il regolamento previsto dall' art. 14, comma 3 del d.l. n. 98/2011 assume significativa rilevanza, in quanto necessario al fine di assicurare completezza al sistema nazionale delle regole chiamate a disciplinare la gestione del risparmio, mediante disposizioni in materia di investimento delle risorse finanziarie, dei conflitti di interesse e di banca depositaria. Nel predisporlo occorrerebbe però tenere a mente la natura peculiare del risparmio previdenziale, che mal si presta ad essere investito in attività caratterizzate da alti livelli di rischio/rendimento qualunque tentativo di spingere le casse verso questo crinale finirebbe per contraddire la loro funzione. Come pure la regolamentazione non potrebbe spingersi fino a vanificare la natura di enti privati delle casse, ribadita di recente nella citata sentenza della Corte Costituzionale n. 7/2017 . Le predette considerazioni rafforzano la necessità e l'urgenza che i competenti organi giungano al perfezionamento del regolamento, voluto dal legislatore, che fornisca un assetto normativo uniforme degli investimenti delle casse previdenziali anche sotto il profilo dei documenti illustrativi dei criteri e delle metodologie adottate. Dopo 11 anni, siamo ancora in attesa del regolamento investimenti! Incredibile? No, verissimo. Sarebbe bene che la politica cominciasse a occuparsi di questi problemi perché alla fine, com'è già avvenuto per altre Casse da ultimo INPGI 1, pagherà sempre Pantalone e la platea degli iscritti è interessante ai fini elettorali! Che senso ha avere tante Casse con un moltiplicatore di spese enorme quando la finalità previdenziale è uguale per tutti i professionisti italiani? Perché vi è un solo INPS e tante Casse? Sono in gioco le pensioni di numerose coorti di iscritti.