Buca sulla strada e veicolo danneggiato: la rimozione della vettura costa il risarcimento all’automobilista

Lo spostamento della vettura, a seguito dell’intervento dei vigili urbani, rende impossibile la ricostruzione della dinamica dell’incidente. Impossibile perciò addebitare responsabilità al Comune.

Costa carissimo all'automobilista lo spostamento della vettura dopo l' incidente verificatosi a causa di una buca piena d'acqua presente sulla strada cittadina. Proprio a causa della rimozione del veicolo , difatti, non è possibile ricostruire la dinamica del sinistro, e di conseguenza vengono meno i presupposti per l'azione risarcitoria nei confronti del Comune. Scenario della vicenda è una via nella periferia di una grande città. Protagonista, suo malgrado, un uomo alla guida di un'auto. Co-protagonista una buca piena d'acqua presente sulla strada. Proprio a causa di quella buca, sostiene l'uomo, la vettura ha riportato seri danni, ossia la rottura dello pneumatico e del cerchione anteriori sinistri. Consequenziale, quindi, la sua richiesta di risarcimento nei confronti del Comune. In primo grado l'automobilista registra una prima illusoria, però vittoria. Il Giudice di pace gli riconosce un ristoro economico quantificato in oltre 4mila euro. In secondo grado, invece, i giudici del Tribunale ritengono priva di fondamento la richiesta avanzata dal proprietario della vettura, poiché, osservano, non vi sono elementi certi a provare l'effettiva dinamica dell'incidente. Non può essere sufficiente, in sostanza, il richiamo alla presenza di una buca piena d'acqua e alle condizioni della vettura ferma e inutilizzabile sulla strada. Inutile il ricorso in Cassazione proposto dall'automobilista. Anche i Giudici di terzo grado, difatti, sottolineano che non è stato possibile ricostruire l'esatta dinamica dell'incidente e ciò a causa della rimozione del veicolo incidentato e della mancata deduzione di prove testimoniali circa l'incidente . In questa ottica è irrilevante anche il richiamo al verbale redatto dagli agenti della Polizia municipale. Difatti, in tale documento è descritto lo stato dei luoghi , ossia è indicata la presenza della buca sulla strada, e sono annotati i danni riportati dalla macchina dopo l'incidente, ossia rottura dello pneumatico e del cerchione anteriori sinistri , ma non vi sono indicazioni utili per la ricostruzione dell'incidente . Tirando le somme, è legittimo escludere ogni presunta responsabilità del Comune, una volta preso atto della mancanza di prove sulla esatta dinamica del sinistro , a seguito della rimozione del veicolo a seguito dell'intervento dei vigili urbani e del mancato rinvenimento di tracce di frenata o di testimonianze da cui poter ricostruire l'episodio, concludono i Giudici.

Presidente Maria Cirillo Relatore Valle Fatto e diritto P.P. , in data 8/12/2012, alla guida della propria autovettura omissis , incorse in una buca apertasi nel manto stradale nella via omissis , nell'ambito del Comune di omissis e convenne, quindi, in giudizio il detto ente pubblico dinanzi al Giudice di Pace della stessa città. Il Giudice adito, nel contraddittorio delle parti, e con l'intervento volontario della O. A., alla quale l'attore era iscritto, accolse la domanda, condannando il Comune di omissis al risarcimento dei danni, liquidati in Euro quattromila e ottantuno e trentatre Euro 4.081,33 , con spese vinte di Euro mille Euro 1.000,00 . Il Comune di omissis interpose appello e il Tribunale di Roma ha accolto l'impugnazione, rigettando la domanda di risarcimento danni del P. e gravandolo delle spese di lite. Avverso la sentenza d'appello ha proposto ricorso per cassazione, con atto affidato a due motivi, P.P. . Il Comune di omissis si difende con controricorso, contenente ricorso incidentale condizionato su due motivi. La O. A. è rimasta intimata. La causa è stata avviata alla trattazione secondo il rito di cui agli artt. 375 e 380 bis c.p.c La proposta del Consigliere relatore, di manifesta inammissibilità del ricorso, è stata ritualmente comunicata. Non risulta il deposito di memorie. Il primo motivo del ricorso principale deduce violazione e falsa applicazione dell' art. 2051 c.c. , e censura la sentenza d'appello per avere ritenuto che l'ente pubblico avesse adottato tutte le cautele necessarie a evitare l'evento. Il secondo mezzo deduce violazione e falsa applicazione dell' art. 2700 c.c. , e dell'art. 112 c.p.c., per non avere il Tribunale ritenuto attendibile il verbale redatto dai Vigili urbani intervenuti sul luogo dell'incidente. Il primo motivo è infondato, oltre che inammissibile, in quanto si incentra sull'asserita dimostrazione di idonee cautele da parte del Comune ma non censura adeguatamente la motivazione del giudice d'appello, laddove questa afferma che non era stato possibile ricostruire l'esatta dinamica del sinistro, a seguito della rimozione del veicolo incidentato e della mancata deduzione di prove testimoniali circa la dinamica dell'occorso. Il secondo motivo è del pari inammissibile e infondato, in quanto si basa sulla valenza di atto pubblico del verbale redatto dagli agenti operanti, ma omette di chiarire in qual modo da detto verbale dovrebbe desumersi la dinamica dell'incidente, in quanto nell'atto è descritto soltanto lo stato dei luoghi presenza della buca all'altezza del civico n. omissis e dell'autovettura del P. dopo l'incidente rottura del pneumatico e del cerchione anteriori sinistri , senza alcuna altra utile indicazione ai fini della ricostruzione del sinistro. I due motivi del ricorso principale sono, in conclusione, infondati ove non inammissibili, poiché tendono a mettere, per diversa via, in discussione l'esito dell'istruttoria, peraltro senza riportare la motivazione resa in punto di mancata dimostrazione del nesso causale tra fatto e danno. In particolare, la sentenza impugnata ha escluso la responsabilità da custodia del Comune per mancanza di prova della esatta dinamica dell'incidente, data l'intervenuta rimozione del veicolo incidentato al tempo dell'intervento degli agenti della polizia municipale sul posto in tesi di parte ricorrente, il veicolo era caduto in una buca coperta d'acqua, effettivamente presente sul luogo e il mancato ritrovamento di tracce di frenata o di testimonianze da cui poter ricostruire, anche in via presuntiva, la dinamica dell'incidente. Il ricorso, pertanto, deve essere rigettato. I motivi di cui al ricorso incidentale condizionato sono assorbiti. Le spese di lite seguono la soccombenza e, sulla base del valore della controversia e dell'attività processuale espletata, sono liquidate come in dispositivo in favore del Comune di omissis . Nulla per le spese nei confronti della O. A., rimasta intimata. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13, comma 1 quater, a seguito della pronuncia di rigetto del ricorso deve darsi atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente, dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto Sez. U n. 04315 del 20/02/2020 . P.Q.M. Rigetta il ricorso principale, assorbito l'incidentale condanna il ricorrente al pagamento delle spese di lite che liquida in Euro 2.200,00 di cui Euro 200,00 per esborsi, oltre rimborso forfetario al 15%, oltre CA e IVA per legge. Ai sensi del D.P.R. n. 115 del 2002, art. 13 , comma 1 quater, dà atto della sussistenza dei presupposti processuali per il versamento, da parte del ricorrente dell'ulteriore importo a titolo di contributo unificato pari a quello per il ricorso, a norma dello stesso art. 13, comma 1 bis, se dovuto.