“Vi do qualcosa...”: l’offerta generica ai Carabinieri vale comunque una condanna

Inequivocabili, secondo i Giudici, i dettagli dell’episodio che ha visto coinvolto un uomo che, sottoposto agli arresti domiciliari, ha cercato di evitare la perquisizione della casa.

Non possiamo trovare un accordo? Vi do qualcosa . Basta questa frase rivolta da un uomo, sottoposto agli arresti domiciliari, a due carabinieri intenzionati a perquisirne la casa per essere condannati per istigazione alla corruzione . Passaggio decisivo in Appello lì viene ribaltata la pronuncia assolutoria del Tribunale, pronuncia poggiata sulla esclusione della idoneità della condotta presa in esame a indurre i due carabinieri a compiere un atto contrario ai loro doveri d'ufficio . Per i giudici di secondo grado, invece, è evidente come l'uomo sotto processo si sia reso colpevole di istigazione alla corruzione consequenziale la sua condanna a sedici mesi di reclusione. Nel contesto della Cassazione, però, il legale prova a fornire una diversa chiave di lettura dell'episodio contestato al suo cliente. In particolare, egli sostiene che l'offerta contenuta nella dichiarazione vi do qualsiasi cosa fatta dall'uomo al momento dell'intervento della polizia giudiziaria presso l'abitazione ove egli si trovava ristretto agli arresti domiciliari non era idonea a creare un turbamento psichico tale da indurre i pubblici ufficiali operanti ad accettare la promessa . E sempre in questa ottica il legale aggiunge che l'evidente genericità dell'offerta consente di escluderne qualsiasi potenziale capacità persuasiva nei confronti dei destinatari, i quali, proprio in ragione della qualifica soggettiva rivestita, non potevano ritenersi facilmente influenzabili . Prima di prendere posizione, i Giudici della Cassazione richiamano i dettagli principali dell'episodio contestato all'uomo. In sostanza, al momento di un controllo che due carabinieri stavano svolgendo presso l'abitazione dell'uomo, ove costui si trovava in stato di detenzione in quanto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con l'impiego del braccialetto elettronico, essi ricevettero l' offerta di una somma di denaro ovvero di altra utilità affinché desistessero dal procedere alla perquisizione della casa, perquisizione finalizzata alla ricerca di sostanze stupefacenti che vennero poi in effetti rinvenute e sequestrate dai pubblici ufficiali, i quali procedettero altresì all'arresto dell'uomo . La proposta avanzata dall'uomo, rivoltosi ai carabinieri con la frase fermatevi un attimo, non possiamo trovare un accordo? Vi do qualcosa , venne fermamente respinta dai due esponenti dell'Arma, ma, precisano i giudici di terzo grado, alcuni dettagli la rendono inequivocabilmente sufficiente per parlare di istigazione alla corruzione . A questo proposito, i giudici sottolineano che l'uomo, non estraneo alla commissione di reati di rilevante gravità, si premurò di allontanare una sua parente dalla stanza, in modo da rimanere solo prima di rivolgersi ai pubblici ufficiali e che proprio in quel frangente egli aveva nella sua diretta ed immediata disponibilità un quantitativo di sostanze stupefacenti che ben avrebbero potuto essere consegnate ai militari per convincerli a non procedere oltre nell'espletamento della loro doverosa attività istituzionale . Sacrosanta, quindi, la condanna dell'uomo per il reato di istigazione alla corruzione , reato che non richiede sia specificata l'utilità promessa, ovvero quantificata la somma di denaro, essendo sufficiente la prospettazione dello scambio illecito, purché l'offerta o promessa, come avvenuto in questa vicenda, sia seria e, alla luce delle circostanze del caso concreto, potenzialmente e funzionalmente idonea ad indurre il destinatario a compiere un atto contrario ai doveri di ufficio , sottolineano i giudici. E in questa ottica vanno considerate come inequivocabili le modalità e l'oggetto dell'offerta fatta dall'uomo e finalizzata a sollecitare un illecito accordo con i pubblici ufficiali , come pure le sue caratteristiche di serietà, data la disponibilità di sostanze stupefacenti che, in quelle concrete circostanze, i due militari ben avrebbero potuto accettare in assenza di scomodi testimoni . Irrilevante, invece, il fatto che l'offerta non abbia avuto alcun seguito a causa della ferma e immediata opposizione dei due carabinieri .

Presidente Di Stefano Relatore De Amicis Ritenuto in fatto 1. Con sentenza del 14 maggio 2021 la Corte di appello di Napoli, in accoglimento dell'appello proposto dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord, ha riformato la decisione emessa il 22 luglio 2019 all'esito del giudizio abbreviato di primo grado, che assolveva R.F. dal reato di cui all' art. 322 c.p. , comma 2, perché il fatto non sussiste, condannandolo alla pena di anni uno e mesi quattro di reclusione, con la riduzione prevista per il rito e la concessione delle circostanze attenuanti generiche e di quella di cui all' art. 323-bis c.p. . 2. Avverso la su indicata decisione ha proposto ricorso per cassazione il difensore, deducendo l'erronea applicazione dell' art. 322 c.p. , comma 2, e vizi di illogicità della motivazione, sul rilievo che l'offerta contenuta nella dichiarazione fatta dall'imputato al momento dell'intervento della Polizia giudiziaria presso l'abitazione ove egli si trovava ristretto agli arresti domiciliari è stata erroneamente ritenuta idonea a creare un turbamento psichico tale da indurre i pubblici ufficiali operanti ad accettare la promessa. Per la sua evidente genericità - vi do qualsiasi cosa - doveva escludersi qualsiasi potenziale capacità persuasiva dell'offerta nei confronti dei destinatari, i quali, proprio in ragione della qualifica soggettiva rivestita, non potevano ritenersi facilmente influenzabili. 3. Con requisitoria trasmessa alla Cancelleria di questa Suprema Corte in data 10 gennaio 2022 il Procuratore generale ha concluso chiedendo la declaratoria di inammissibilità del ricorso. Considerato in diritto 1. Il ricorso è infondato e va rigettato, in quanto essenzialmente incentrato sulla prospettazione di una serie di deduzioni già ampiamente vagliate e correttamente disattese dalla Corte distrettuale, che, nel richiamare il compendio storico-fattuale pacificamente posto a fondamento del tema d'accusa, ha dato ragione del diverso epilogo decisorio, confutando, sulla base di argomentazioni immuni da vizi in questa Sede deducibili, le conclusioni cui era pervenuto il primo Giudice. Al riguardo, la decisione impugnata ha preliminarmente posto in evidenza a che al momento di un controllo che due Carabinieri in servizio presso la Stazione di omissis stavano svolgendo presso l'abitazione dell'imputato, ove costui si trovava in stato di detenzione in quanto sottoposto alla misura cautelare degli arresti domiciliari con l'impiego del braccialetto elettronico, i predetti pubblici ufficiali ricevettero l'offerta di una somma di denaro ovvero di altra utilità affinché desistessero dal procedere alla perquisizione della sua abitazione b che la proposta avanzata dall'imputato rivoltosi ai Carabinieri con la frase fermatevi un attimo, non possiamo trovare un accordo? Vi do qualcosa venne fermamente respinta dai pubblici ufficiali c che la perquisizione domiciliare era finalizzata alla ricerca di sostanze stupefacenti che vennero poi in effetti rinvenute e sequestrate dagli operanti, i quali procedettero altresì all'arresto dell'odierno ricorrente. Ciò premesso, la Corte distrettuale, diversamente da quanto ritenuto dal primo Giudice, addivenuto ad una pronunzia assolutoria sull'assunto che la condotta in contestazione non fosse sorretta dalla necessaria idoneità ex ante dell'offerta ad indurre i destinatari a compiere un atto contrario ai loro doveri d'ufficio, ha valorizzato una serie di circostanze coerentemente desunte da una complessiva disamina delle modalità della condotta in contestazione, ponendo in rilievo i dirimenti profili ricostruttivi rappresentati, per un verso, dal fatto che l'imputato, non estraneo alla commissione di reati di rilevante gravità, si premurò di allontanare una sua parente dalla stanza in modo da rimanere solo prima di rivolgersi ai pubblici ufficiali verso i quali ebbe a formulare l'offerta nei termini testè richiamati, per altro verso dal fatto che, proprio in quel frangente, egli aveva nella sua diretta ed immediata disponibilità un quantitativo di sostanze stupefacenti che ben avrebbero potuto essere consegnate ai militari operanti per convincerli a non procedere oltre nell'espletamento della loro doverosa attività istituzionale. Di converso, le ragioni di doglianza dal ricorrente enunciate non si confrontano criticamente con gli elementi essenziali indicati dalla Corte distrettuale al fine di valutare l'idoneità ex ante della promessa, con particolare riguardo alla circostanza dell'allontanamento della congiunta per avere un colloquio riservato con i Carabinieri e alle ammissioni provenienti dallo stesso imputato v. pag. 2 della motivazione , il quale, trovandosi già ristretto agli arresti domiciliari e avendo appena terminato, al momento dell'arrivo dei militari, di fumare uno spinello , temeva che la verbalizzazione dell'accaduto potesse ulteriormente aggravare a suo carico il quadro cautelare, così risolvendosi a chiedere agli operanti di chiudere un occhio , pur di non subire le gravi conseguenze del controllo di polizia in atto. 2. Secondo un pacifico insegnamento di questa Suprema Corte Sez. 6, n. 28311 del 08/05/2003, Esposito, Rv. 225758 Sez. 6, n. 46494 del 23/10/2019, Faleburle, Rv. 277680 , ai fini della configurabilità del delitto di istigazione alla corruzione per un atto contrario ai doveri di ufficio, l'idoneità dell'offerta deve essere valutata con giudizio ex ante, sicché il reato può essere escluso solo se manchi l'idoneità potenziale dell'offerta o della promessa a conseguire lo scopo perseguito dall'autore, non rilevando la tenuità della somma di denaro offerta, purché non si connoti dei caratteri della assoluta risibilità o irrisorietà, laddove la relativa indagine di merito costituisce oggetto di un apprezzamento di fatto, insindacabile in sede di legittimità. Nè è necessario, ai fini dell'integrazione del reato de quo, che sia specificata l'utilità promessa, ovvero quantificata la somma di denaro, essendo sufficiente la prospettazione, da parte dell'agente, dello scambio illecito Sez. 6, n. 21095 del 25/02/2004, Barhoumi, Rv. 229022 , purché l'offerta o promessa, come avvenuto nel caso in esame, sia seria e, alla luce delle circostanze del caso concreto, potenzialmente e funzionalmente idonea ad indurre il destinatario a compiere un atto contrario ai doveri di ufficio Sez. 6, n. 2716 del 30/11/1995, dep. 1996, Varvarito, Rv. 204124 . Di tale quadro di principi la sentenza impugnata ha fatto buon governo, ponendo in rilievo, sulla base di un apprezzamento in fatto coerentemente motivato e in quanto tale non censurabile in questa Sede, come inequivocabili dovessero ritenersi le modalità e l'oggetto dell'offerta, finalizzata a sollecitare un illecito accordo con i pubblici ufficiali, come pure le sue caratteristiche di serietà, data la disponibilità di sostanze stupefacenti che, in quello specifico torno di tempo e nelle concrete circostanze dai Giudici di merito prese in esame, i predetti militari ben avrebbero potuto accettare in assenza di scomodi testimoni, irrilevante dovendosi ritenere, di contro, il fatto che l'offerta non abbia avuto alcun seguito a causa della ferma e immediata opposizione degli operanti. 3. Al rigetto del ricorso consegue, ex art. 616 c.p.p. , comma 1, la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.