Misure alternative ai sex offender solo dopo un anno di osservazione psicologica inframuraria: non sono previsti equipollenti di percorsi de libertate

In tema di misure alternative alla detenzione in favore dei condannati per reati di violenza sessuale, il giudizio favorevole alla concessione dei benefici deve essere espresso esclusivamente sulla base dell'osservazione scientifica della personalità, svolta per un anno e condotta collegialmente, che non ammette equipollenti, in quanto solo tale valutazione consente il superamento della presunzione di pericolosità prevista per determinate categorie di delitti.

Questo l'importante principio di diritto affermato dalla Prima sezione di legittimità, sia pure all'interno di una tematica che sarà quasi sicuramente oggetto di futura rivisitazione e portata nuovamente all'attenzione della Corte Costituzionale. Il caso concreto . Nel caso di specie, un detenuto , condannato per violenza sessuale , atti persecutori e violazione di domicilio, chiedeva di essere affidato in prova al servizio sociale prima dello spirare del termine annuale di osservazione scientifica della personalità previsto dall'art. 4- bis , comma 1- quater , ord. penit., sostenendo di avere svolto un percorso psicologico quando si trovava in libertà. L'istanza veniva dichiarata inammissibile dal Tribunale di sorveglianza di Venezia sulla base di due argomentazioni 1 l'impossibilità di dare spazio a percorsi psicologici equipollenti rispetto a quello intramurario 2 difettava in ogni caso l'osservazione collegiale e con un'esperta psicologa ai sensi dell' art. 80 ord. penit. . Veniva inoltre dichiarata non rilevante la questione di legittimità costituzionale in quanto nella relazione di sintesi non attestava il superamento delle problematiche che lo hanno portato a delinquere in materia. La Suprema Corte conferma la decisione della magistratura di sorveglianza . Il ricorso presentato dal detenuto viene rigettato dalla Cassazione, la quale conferma che il periodo minimo di un anno di osservazione scientifica collegiale all'interno del carcere , è presupposto indefettibile per la concessione di misure alternative al condannato per atti sessuali contro minori conferma, sez. I, n. 12138/2019 . Viene ritenuta infondata la pretesa del ricorrente di colmare la carenza della indefettibile condizione con l'attestazione dello svolgimento di un percorso psicoeducativo per uomini maltrattanti svolto prima dell'esecuzione della pena, pur se abbia avuto esito positivo. Neanche un percorso annuale e mirato proprio sul reato per cui vi è stata condanna è sovrapponibile alla prescritta osservazione scientifica e collegiale svolta in carcere. Osservazione solo carceraria? Che l'osservazione della personalità sembra dover essere svolta solo' all'interno dell'istituto penitenziario sembra legarsi al collegamento con l' art. 656, comma 9, c.p.p. che vieta per tutti i condannati 4- bis la sospensione dell'esecuzione, con il conseguente necessario ingresso in carcere. Tuttavia, il riferimento testuale all' osservazione inframuraria è stato emendato nel corso dei lavori parlamentari e che ora manca un vincolo testuale a compiere tale verifica in istituto, sicché nulla vieta di avvalersi degli U.E.P.E. in collegamento con i servizi sociali territoriali, purché si rispettano le condizioni di durate e serietà scientifica imposte dall'art. 4- bis , comma 1- quater ord. penit Invero, se la funzione rieducativa è volta a compiere percorsi che consentano fenomeni di recidiva attraverso l'affrancamento da contesti e condotte devianti, qualora attraverso seri percorsi esterni si seguano percorsi alternativi all'osservazione carceraria, una soluzione positiva dovrebbe potrebbe configurarsi. Rigettata la quaestio di costituzionalità . La Suprema Corte ritiene che la proposta interpretazione presti il fianco a deviazione dai binari costituzionali. Viene quindi ritenuta manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale dell'art. 4- bis , commi 1-quater e 1- quinquies , laddove prevedono che i benefici extramurari possono essere concessi ai sex offender solo sulla base dei risultati dell'osservazione annuale e, che dove il reato sia commesso a danno di minorenni, il magistrato o Tribunale di sorveglianza valuta la positiva partecipazione al programma di riabilitazione specifica di cui al successivo art. 13- bis , in quanto la fissazione di un termine minimo di osservazione , maggiore per quello previsto per altri condannati, è volta ad assicurare una verifica completa della personalità del reo e la valutazione del percorso riabilitativo trova giustificazione nella finalità rieducativa del vincolo già in questi termini, sez. I, n. 23822/2020 . Carattere prevalentemente punitivo dell'osservazione . L'ottica è astrattamente condivisibile, se non fosse che poi, la realizzazione di un simile disegno teorico' nel dettato normativo lascia numerose perplessità sia sulla capacità della disciplina di realizzare i suoi apparenti obiettivi, sia sull'onestà intellettuale del legislatore nel perseguirli con efficacia. Non sorprende, dunque, che a proposito del comma 1-quater dell'art. 4- bis si sia parlato di norma di carattere prevalentemente punitivo Della Casa . In attesa di futura pronuncia della Corte Costituzionale Di recente, è stata portata dinanzi alla Consulta proprio tale norma che prevede benefici penitenziari per i delitti di violenza sessuale solo sulla base dei risultati dell'osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno. Il giudice a quo Tribunale di sorveglianza di Messina censurava, in particolare, la rigidità del parametro temporale fissato dal legislatore, il quale ha previsto una soglia minima unica e indifferenziata, basata sulla presunzione assoluta per cui, ai fini della valutazione circa la meritevolezza del beneficio, l'osservazione scientifica della personalità del condannato per i reati in questione deve durare almeno un anno. Tale previsione apparirebbe irragionevole, specie nelle ipotesi in cui la pena residua da espiare sia inferiore a un anno, essendo ben possibile che un'attenta e scrupolosa osservazione per un tempo più ridotto sia sufficiente a studiare la personalità del condannato per reato sessuale e a formulare un giudizio circa l'idoneità o meno di una misura alternativa a rieducare il reo e a prevenire il rischio della commissione di reati. che non è ancora entrata nel merito della quaestio. La Corte costituzionale, nella recente sentenza n. 33/2022, ha dichiarato inammissibile la questione per difetto in punto di rilevanza in quanto il giudice a quo essendo intervenuta la condanna oltre che per violenza sessuale pure per reati non ostativi non ha specificato se ha sciolto il cumulo e se, consequentur , l'interessato avesse già scontato la parte di pena relativa al reato 4- bis tuttavia, verrà si spera a breve chiamata a pronunciarsi nuovamente visto che i seri dubbi di incostituzionalità avanzati. In effetti, le presunzioni assolute debbono ritenersi arbitrarie e irrazionali ove non fondate sull' id quod plerumque accidit , ossia su dati di esperienza generalizzati, e quindi nelle ipotesi in cui sia agevole formulare ipotesi di accadimenti reali contrari alla generalizzazione posta alla base della presunzione. Nella specie, sarebbe ben possibile che un'osservazione della personalità dell'autore di un reato sessuale condotta per un tempo inferiore a un anno sia sufficiente per tratteggiare il quadro personologico del soggetto e per stabilire se lo stesso debba avviare un percorso di trattamento extramurario . Ciò, salvo che si intenda assegnare alla presunzione assoluta in questione, come detto, un carattere meramente afflittivo. Conclusioni . Bisogna aprirsi ad un orizzonte di una rieducazione che non debba per forza partire dal carcere, senza tenere conto dei percorsi riabilitativi ad hoc iniziati quando il soggetto è libero. Perché il sex offender che si sta curando deve venire vanificato il programma risocializzante che cura la sua specifica devianza e ricominciare da zero uno stesso percorso appena metta piede all'interno del carcere?

Presidente Bricchetti Relateyo Sanalucia Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di sorveglianza di Venezia ha dichiarato l'inammissibilità della richiesta di affidamento in prova al servizio sociale proposta da F.D. , detenuto in espiazione della pena per condanna per i reati di violenza sessuale, atti persecutori e violazione di domicilio. Difetta nel caso in esame l'osservazione psicologica svolta collegialmente per almeno un anno anche con l'esperta psicologa L. 26 luglio 1975, n. 354, ex art. 80 di seguito, ord. pen. , non potendo dirsi sufficiente il percorso psicologico svolto in libertà dal detenuto ai sensi dell' art. 13-bis ord. pen. . Il requisito dello svolgimento del programma di recupero psicologico, previsto in particolare per gli autori di reati contro la libertà sessuale ai danni dei minorenni, e che può essere svolto in libertà, non sostituisce il requisito dell'osservazione scientifica della personalità previsto dall' art. 4-bis ord. pen. , comma 1-quater. Non è peraltro rilevante la prospettata questione di costituzionalità dell' art. 4-bis ord. pen. , comma 1-quater, per la parte in cui impone, ai fini dell'ammissibilità della domanda di misura alternativa al carcere, il requisito dell'osservazione psicologica svolta collegialmente per almeno un anno, tenuto conto della relazione di sintesi che, pur dando atto di un percorso positivo svolto da F.D. con il gruppo R, non attesta chiaramente il superamento di dette problematiche. 2. Avverso l'ordinanza ha proposto ricorso il difensore di F.D. , che ha articolato più motivi. 2.1. Con il primo motivo ha dedotto vizio di violazione di legge e difetto di motivazione. Il Tribunale ha errato nel ritenere di non poter tenere conto, ai fini dell'ammissibilità della richiesta, del percorso psico-rieducativo per uomini maltrattanti della durata di più di un anno svolto dal ricorrente prima dell'inizio dell'esecuzione della pena. 2.2. Con il secondo motivo ha dedotto questione di legittimità costituzionale dell' art. 4-bis ord. pen. , comma 1-quater, per come interpretato dal Tribunale, in ragione del contrasto con l' art. 17 Cost. , comma 3, nella parte in cui non consente l'ammissione al beneficio dell'affidamento in prova al servizio sociale al condannato che abbia svolto da libero in percorso psico-rieducativo rispondente ai requisiti di cui all' art. 13-bis ord. pen. con esito favorevole, e che sia stato altresì sottoposto ad osservazione scientifica della personalità per un tempo apprezzabile ma inferiore ad un anno quando l'esito della osservazione scientifica dia atto della buona e partecipativa condotta e dell'avvio di una riflessione critica in merito ai reati in contestazione pur ritenendo necessaria la prosecuzione di un percorso terapeutico individuale. 2.3. Con il terzo motivo ha dedotto difetto di motivazione per contraddittorietà tra l'affermazione della ragionevolezza della durata dell'osservazione pur inferiore all'anno, a condizione che dia conto del chiaro e netto superamento delle problematica relativa all'autocontrollo e alla gestione delle relazioni interpersonali, e quella della necessità della prosecuzione in carcere del percorso terapeutico individuale per l'approfondimento delle tematiche relative all'autocontrollo e alla gestione delle relazioni personali, seppure l'ipotesi trattamentale della psicologa ex art. 80 ord. pen. prospetti favorevolmente l'eventualità che il supplemento di percorso avvenga all'esterno del carcere. 3. Il Procuratore generale, intervenuto con requisitoria scritta, ha chiesto il rigetto del ricorso. Considerato in diritto 1. Il ricorso non merita accoglimento per le ragioni di seguito esposte. 2. La giurisprudenza di legittimità ha costantemente affermato la necessità dello svolgimento del periodo di osservazione scientifica della personalità, individuando in tale elemento una condizione di ammissibilità della domanda di misure alternative che non ammette equipollenti e che dunque non può essere surrogato dallo svolgimento di un programma di recupero psicologico effettuato in libertà. Si è così detto che in tema di misure alternative alla detenzione in favore dei condannati per reati di violenza sessuale, il giudizio favorevole alla concessione dei benefici deve essere espresso esclusivamente sulla base dell'osservazione scientifica della personalità, svolta per un anno e condotta collegialmente, che non ammette equipollenti, in quanto solo tale valutazione consente il superamento della presunzione di pericolosità prevista per determinate categorie di delitti. In applicazione del principio, la Corte ha ritenuto che correttamente i giudici di merito avessero escluso l'equiparabilità alla predetta osservazione scientifica dei colloqui psicologici somministrati al detenuto mentre era sottoposto a custodia cautelare per il reato di cui alla pena in espiazione, in quanto esclusivamente volti a supportare il medesimo nella carcerazione e non a delinearne la personalità rispetto al reato - Sez. 1, n. 12138 del 7/11/2018, dep. 2019, Rv. 274974. Successivamente, si è ribadito che i condannati per il reato di violenza sessuale aggravata di cui all' art. 609-ter c.p. , pur quando sia stata riconosciuta la circostanza attenuante di cui all' art. 609-bis c.p. , u.c., per poter beneficiare di misure alternative alla detenzione devono essere sottoposti all'osservazione scientifica della personalità, condotta collegialmente, per almeno un anno - Sez. 1, n. 39985 del 9/4/2019, Rv. 277487 -. È dunque infondata la pretesa del ricorrente di colmare la carenza della indefettibile condizione con l'attestazione dello svolgimento di un percorso psicoeducativo per uomini maltrattanti svolto prima dell'inizio dell'esecuzione della pena, pur se abbia avuto, come affermato in ricorso, esito positivo. 3. Nè può dirsi che una siffatta interpretazione del disposto normativo si presti a rilievi di incostituzionalità. Sul punto si è già affermato che è manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale della L. 26 luglio 1975, n. 354, art. 4-bis , commi 1-quater e 1-quinquies, in relazione agli artt. 3 e 27 Cost. , laddove prevedono che i benefici di cui al comma 1 possono essere concessi ai detenuti o internati per il delitto previsto dall' art. 609-quater c.p. solo sulla base dei risultati dell'osservazione scientifica della personalità condotta collegialmente per almeno un anno e che, ove il reato sia commesso in danno di persona minorenne, il magistrato di sorveglianza o il tribunale di sorveglianza valuta la positiva partecipazione al programma di riabilitazione specifica di cui al successivo art. 13-bis, in quanto la fissazione di un tempo minimo di osservazione, maggiore rispetto a quello previsto per gli altri condannati, è volta ad assicurare una verifica completa della personalità del reo e la valutazione del percorso riabilitativo trova giustificazione nella finalità rieducativa del vincolo -Sez. 1, n. 23822 del 22/6/2020, Rv. 279444 -. 4. Il Tribunale non è poi incorso nella paventata contraddizione, perché ha aggiunto, alle considerazioni già dirimenti per la valutazione di inammissibilità della domanda, il rilievo che l'esperta psicologa ex art. 80 ord. pen. ha comunque dichiarato di non avere elementi per potersi esprimere in modo completo, avvalorando la conclusione della relazione di sintesi che ha prospettato la necessità, per il caso di concessione della misura alternativa, della prosecuzione del percorso terapeutico individuale. 5. Il ricorso deve pertanto essere rigettato, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali. P.Q.M. Rigetta il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali.