Sinistri stradali e mora dell’assicuratore

La mora dell’assicuratore della responsabilità civile automobilistica nei confronti del danneggiato ha conseguenze diverse a seconda che il massimale sia capiente, oppure il danno causato dall’assicurato ecceda il massimale.

La sesta sezione civile della Suprema Corte, con ordinanza n. 8676 del 17 marzo 2022, si è pronunciata sul tema delle conseguenze della mala gestio della compagnia assicurativa che ritardi la liquidazione dei danni in favore del danneggiato da sinistro stradale. Il caso. La vicenda in fatto risale all'anno 2006 quando una donna, investita da un autoveicolo, perdeva la vita a distanza di quattro anni, dopo aver atteso, invano, il risarcimento dei danni subiti, gli eredi della vittima adivano il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per ottenere un ristoro economico da parte della compagnia di assicurazione del responsabile. In data 19.7.2014 il Tribunale campano accoglieva la domanda, riconoscendo un 30% di co-responsabilità della vittima nella causazione del sinistro la sentenza veniva appellata ed all'esito del giudizio la Corte, escluso il concorso di colpa, riconosceva la mala gestio impropria della compagnia assicurativa per aver ritardato il pagamento del risarcimento e la condannava al pagamento dell'intero danno sofferto dai quattro eredi, in eccedenza rispetto al massimale e senza limitazioni. Il giudizio in cassazione. Avverso la sentenza della Corte di appello di Napoli ha interposto ricorso la Compagnia, ai sensi dell' art. 360, n. 3 c.p.c. nel quale ha dedotto a che il danno patito complessivamente eccedeva il massimale b che quella che grava sull'assicuratore della r.c.a. è una obbligazione di valuta c che la mora dell'assicuratore può comportare esclusivamente il pagamento degli interessi di cui all' art. 1224 c.c. calcolati sul valore nominale del massimale e che tutti i suddetti principi erano stati violati dalla Corte del merito. La censura è stata condivisa dai Giudici di legittimità, i quali hanno osservato che l'assicuratore è debitore in via diretta di una obbligazione risarcitoria nei confronti del terzo danneggiato nell'ipotesi in cui ritardi il relativo pagamento, va incontro agli effetti della mora, a meno che non dimostri che il ritardo sia dovuto a causa a lui non imputabile, ex art. 1218 c.c. Ora, la mora dell'assicuratore comporta conseguenze diverse a seconda che il massimale sia capiente o meno. Nel primo caso, la mora resta insignificante poiché assorbita da quella dell'assicurato l'assicuratore, quindi, sarà tenuto a versare all'assicurato gli stessi interessi da questi dovuti, ovvero, quelli c.d. compensativi. Per tali ragioni, ha aggiunto la Corte, tale obbligazione, definita di valuta, si dice si comporti come una obbligazione di valore, per quanto attiene le conseguenze della mora, fino a quando non supera il massimale. Nel secondo caso, invece, l'obbligazione dell'assicuratore nei confronti del terzo danneggiato ha per oggetto l'intero massimale e, in caso di inadempimento, la compagnia è tenuta alla corresponsione degli interessi legali, da calcolarsi a decorrere dal giorno della mora, oltre all'eventuale maggior danno di cui all' art. 1224, comma 2, c.c. Infatti, se la assicurazione non adempie nei termini di legge, per fatto ad essa imputabile, dovrà sopportare gli effetti della mora senza limiti di sorta poiché le conseguenze non scaturiscono dall'illecito dell'assicurato e sarà chiamata a corrispondere gli interessi di mora al saggio legale, oltre al maggior danno laddove chiesto e provato dal creditore . Trattasi, in tal caso, di mora debendi dell'assicuratore nei confronti del terzo danneggiato, ipotesi che non deve essere confusa con la c.d. mala gestio impropria , poiché sono concetti non coincidenti. La mora è l'effetto dell'inadempimento di una obbligazione di dare la mala gestio è l'inadempimento di una obbligazione di fare. In definitiva, dunque, la mora dell'assicuratore non può mai comportare altre conseguenze che quelle sancite dall' art. 1224 c.c. con la conseguenza che, la sentenza gravata, è stata cassata per avere condannato la Compagnia morosa a pagare somme eccedenti il massimale, non solo quanto agli interessi ma anche in conto capitale, oltre che calcolato il danno da mora nell'adempimento di una obbligazione di valuta, con i criteri che disciplinano la mora nelle obbligazioni di valore.

Presidente Amendola Relatore Rossetti Fatti di causa 1. Nel 2006 F.A. perse la vita allorché, mentre attraversava la strada, venne investita da un autoveicolo condotto da A.G. e assicurato contro i rischi della r.c.a. dalla società G. s.p.a 2. Nel 2010 F.A. zia della vittima , D.C. convivente more uxorio della vittima , D.M. e T.M. fratelli uterini e figli della vittima convennero dinanzi al Tribunale di Santa Maria Capua Vetere A.G. e la G., chiedendone la condanna risarcimento dei danni rispettivamente patiti in conseguenza della morte di F.A 2. Con sentenza 19 luglio 2014 n. 2818 il. Tribunale di Santa Maria Capua Vetere accolse la domanda, attribuendo alla vittima un concorso di colpa del 30%. La sentenza venne appellata dalle parti danneggiate. 3. Con sentenza 12 marzo 2019 n. 1374 la Corte d'appello di Napoli accolse parzialmente il gravame. La sentenza d'appello - escluse la sussistenza di un concorso di colpa della vittima, riliquidando il danno non patrimoniale lamentato da tutti e quattro gli appellanti - reputò che la G. tenne una condotta gravemente colposa, per avere adempiuto i propri obblighi solo due anni dopo il sinistro e per di più solo parzialmente, nonostante non fosse discutibile la responsabilità dell'assicurato di conseguenza ritenne sussistente una mala gestio impropria da parte della società assicuratrice, e la condannò al risarcimento dell'intero danno sofferto dai quattro danneggiati, in eccedenza rispetto al massimale e senza limitazioni. 4. La sentenza d'appello è stata impugnata per cassazione dalla G. con ricorso fondato su un motivo ed illustrato da memoria. Hanno resistito con controricorso unitario, anch'esso illustrato da memoria, F.A., T.M., D.C. e D.M Diritto Ragioni della decisione 1. Con l'unico motivo di ricorso la G. lamenta, ai sensi dell' art. 360 c.p.c. , n. 3, la violazione dell' art. 1224 c.c. , nonché dell' art. 144 codice delle assicurazioni . Deduce la società ricorrente che il danno complessivamente patito dai quattro danneggiati, cui doveva aggiungersi anche la madre della vittima deceduta dopo avere ottenuto dalla G. un risarcimento di Euro 50.000 , già all'epoca del sinistro eccedeva il massimale, pari ad Euro 774.685,35 che l'obbligazione dell'assicuratore della r.c.a. è una obbligazione di valuta, con conseguente applicazione del principio nominalistico di cui all' art. 1277 c.c. che la mora dell'assicuratore, anche colposa, può avere per effetto soltanto il pagamento degli interessi moratori di cui all' art. 1224 c.c. , comma 1 o comma 2, calcolati sul valore nominale del massimale che la Corte d'appello, condannando l'assicuratore senza limitazione alcuna, aveva violato i suddetti principi. 1.1. I controricorrenti hanno eccepito l'inammissibilità del ricorso, sul presupposto che l'eccezione di incapienza del massimale, sollevata in primo grado, non fu reiterata in grado di appello, sicché deve ritenersi abbandonata. 1.2. L'eccezione non può essere accolta. I controricorrenti sono nel vero quando osservano che nel giudizio di appello la società G. né nella comparsa di costituzione e risposta, né nella comparsa conclusionale, si è soffermata a discorrere dell'incapienza del massimale. E tuttavia è altresì vero la Corte d'appello a pagina 9, ultimo capoverso, della propria decisione, ha affermato che il complessivo risarcimento supera il massimale di poliva che G. Assicurazioni allega e pr o va essere pari ad Euro 774.685,35 . Il giudice di secondo grado, dunque, ha evidentemente ritenuto sia ritualmente riproposta in grado di appello l'eccezione di incapienza del massimale, sia ritualmente provato l'ammontare di quest'ultimo. Non si può dunque ritenere nuova , nel presente giudizio di legittimità, una questione espressamente presa in esame dal giudice d'appello. Ove, poi, quest'ultimo avesse errato nel ritenere allegata e provata una eccezione in realtà non reiterata in sede di appello, questo eventuale errore della Corte partenopea si sarebbe dovuto impugnare con ricorso incidentale, eventualmente condizionato, il che non è avvenuto. 2. Il ricorso è fondato. L'assicuratore della r.c.a. è debitore in via diretta d'una obbligazione risarcitoria nei confronti del terzo danneggiato art. 144 cod. ass. . Questa obbligazione va adempiuta nel termine stabilito dalla legge, che nel caso di morte o lesioni personali causate da persona assicurata da una impresa assicuratrice in bonis è di 90 giorni decorrenti da quello in cui la vittima ha richiesto per iscritto il risarcimento art. 148 cod. ass. . Superato questo termine legale di adempimento anche l'assicuratore della r.c.a. - come qualsiasi altro debitore inadempiente - va incontro agli effetti della mora, a meno che non dimostri che il ritardo sia dovuto a causa a lui non imputabile, ex art. 1218 c.c. ex multis, Sez. 3, Sentenza n. 28811 del 08/11/2019 e, soprattutto, Sez. 3, Sentenza n. 1083 del 18/01/2011, ambedue diffusamente in motivazione . 3. La mora dell'assicuratore della r.c.a. nei confronti del danneggiato ha conseguenze diverse a seconda che il massimale sia capiente o incapiente. 3.1. Sino a quando il massimale resti capiente rispetto al danno causato dall'assicurato al terzo, la mora dell'assicuratore è giuridicamente insignificante, perché resta assorbita dalla mora dell'assicurato. Quest'ultimo infatti, in quanto autore di un fatto illecito, è tenuto al pagamento degli interessi compensativi di mora dal giorno dell'illecito, ai sensi dell' art. 1219 c.c. , comma 2, n. 1, interessi che costituiscono una delle voci del risarcimento spettante al terzo. L'assicuratore della r.c.a. ha l'obbligo di pagare al terzo danneggiato il medesimo risarcimento a quegli dovuto dall'assicurato sia a titolo di capitale, sia a titolo di interessi. Pertanto gli interessi dovuti dall'assicurato al danneggiato ai sensi dell' art. 1219 c.c. sono ipso facto dovuti anche dall'assicuratore della r.c.a., e vanno calcolati col saggio e sul capitale stabiliti dalle Sezioni Unite di questa Corte con la nota sentenza 17.2.1995 n. 1712, e cioè ad un tasso equitativamente scelto dal giudice in considerazione delle peculiarità del caso, applicato sulla semisomma tra credito espresso in moneta dell'epoca dell'illecito, e credito rivalutato all'epoca della decisione Sez. 3, Sentenza n. 28811 del 08/11/2019 Sez. 6-3, Ordinanza n. 9666 del 19/04/2018, Rv. 648408-01 Sez. 6-3, Ordinanza n. 10221 del 26/04/2017 Sez. 3, Sentenza n. 13537 del 13/06/2014 Sez. 3, Sentenza n. 1885 del 11/02/2002, Rv. 552161-01 Sez. 3, Sentenza n. 4186 del 23/04/1998, Rv. 514836-01 tali decisioni hanno superato il precedente e remoto orientamento secondo cui gli interessi dovuti dall'assicurato al terzo danneggiato hanno carattere moratorio e restano a carico dell'assicurato , senza che questi potesse pretenderne la rifusione da parte dell'assicuratore così Sez. 3, Sentenza n. 2817 del 22/10/1963, Rv. 264376-01 . Pertanto sino al limite di capienza del massimale l'assicuratore in mora sarà tenuto a versare all'assicurato gli stessi interessi dovuti dall'assicurato, vale a dire gli interessi compensativi computati secondo i criteri stabiliti da Sez. U, Sentenza n. 1712 del 17/02/1995. Questa è la ragione per la quale si è affermato che l'obbligazione dell'assicuratore della r.c.a., la quale è una obbligazione di valuta, fino a quando non supera il massimale si comporta come una obbligazione di valore per quanto attiene le conseguenze della mora Sez. 3, Sentenza n. 28811 del 08/11/2019 . 3.2. Quando il danno causato dall'assicurato eccede il massimale, l'obbligazione dell'assicuratore nei confronti del terzo danneggiato ha per oggetto l'intero massimale. Il massimale è una somma di denaro certa, liquida ed esigibile, e forma oggetto d'una obbligazione di valuta. In caso di inadempimento, l'assicuratore sarà tenuto al pagamento degli interessi legali dal giorno della mora, ed eventualmente del maggior danno di cui all' art. 1224 c.c. , comma 2. 4. Quando l'assicuratore della r.c.a. sia tenuto al pagamento dell'intero massimale, e non adempia nei termini di legge, non può ovviamente più pretendere che le conseguenze della sua mora restino contenute nel limite del massimale. Quel limite, infatti, concerne una garanzia per fatto altrui, e cioè il risarcimento del danno causato dall'assicurato. Ma se l'assicuratore della r.c.a. debba versare alla vittima l'intero massimale e non lo faccia nei termini di legge, tale ritardo sarà imputabile a lui, non al fatto dell'assicurato. Pertanto in virtù del principio di autoresponsabilità per effetto del quale ciascuno deve sopportare le conseguenze giuridiche delle proprie azioni od omissioni l'assicuratore in mora nel pagamento dell'intero massimale sarà tenuto a sopportare gli effetti della mora stessa senta limiti di sorta. In questo caso infatti le conseguenze della mora scaturiscono dall'inadempimento dell'assicuratore, e non dall'illecito dell'assicurato ex permultis, Sez. 3-, Sentenza n. 22054 del 22/09/2017, Rv. 646015-01 Sez. L, Sentenza 2525 del 06/03/1998, Rv. 513435-01 ma il principio è pacifico e risalente così già Sez. 1, Sentenza n. 6356 del 09/12/1980, Rv. 410099 - 01 . 5. L'assicuratore che ritardi il pagamento dell'intero massimale va incontro alle conseguenze cui si espone il debitore che non adempia una obbligazione di valuta. Egli dunque sarà tenuto al pagamento degli interessi di mora al saggio legale art. 1224 c.c. , comma 1 . Se poi il creditore lo chieda e lo dimostri, gli spetterà il risarcimento del maggior danno di cui all' art. 1224 c.c. , comma 2. Il maggior danno di cui all' art. 1224 c.c. , comma 2, può essere ritenuto sussistente in via presuntiva dal giudice, salvo prova contraria da parte del debitore, in tutti i casi in cui nel tempo della mora il saggio di rendimento medio dei BOT di durata annuale sia stato superiore al saggio legale medio degli interessi, così come statuito dalle Sezioni Unite di questa Corte nel comporre i precedenti contrasti sull'interpretazione dell'art. 1224 c.c., comma 2, Sez. U, Sentenza n. 19499 del 16/07/2008 . 5.1. La mora debendi dell'assicuratore della r.c.a. nei confronti del terzo danneggiato è speso designata nella prassi forense e giucliziaria mala gestio impropria ma deve essere ben chiaro che questa espressione è puramente convenzionale e, essa sì, impropria . Infatti una cattiva gestione degli interessi altrui è concepibile unicamente nel rapporto tra assicurato ed assicuratore. Solo nell'ambito di questo rapporto è ipotizzabile una condotta colposa consistente nella malaccorta gestione degli interessi altrui. Per questa ragione nel rapporto tra assicurato ed assicuratore mora e mala gestio sono concetti non coincidenti la mora è l'effetto dell'inadempimento d'una obbligazione di dare la mala gestio è invece l'inadempimento di una obbligazione di fare la cura degli interessi dell'assicurato . L'assicuratore che incorra nella mala gestio degli interessi dell'assicurato potrà essere tenuto al pagamento di somme eccedenti il massimale non solo a titolo di interessi, ma anche a titolo di capitale l'esempio di scuola è quello dell'assicuratore che, rifiutando per colpa una vantaggiosa proposta transattiva avanzata dal danneggiato e contenuta nei limiti del massimale, finisca per lasciare l'assicurato, all'esito del giudizio, esposto alla pretesa del danneggiato per l'eccedenza del credito risarcitorio rispetto al limite del massimale . 5.2. Nel rapporto tra assicuratore della r.c.a. e danneggiato, per contro, l'assicuratore assume la veste di debitore, non di mandatario o gestore di affari altrui. Pertanto la mora dell'assicuratore nell'ambito di tale rapporto non potrà mai comportare altre conseguenze che quelle di cui all' art. 1224 c.c. e cioè l'obbligo di pagamento di somme eccedenti il massimale a titolo di interessi o maggior danno ex art. 1224 c.c. , ma mai a titolo di capitale principio, quest'ultimo, che questa Corte viene ripetendo ormai da vent'anni così già, con grande chiarezza, Sez. 3, Sentenza n. 10725 del 08/07/2003, nella cui motivazione si afferma che la responsabilità dell'assicuratore in mora nei confronti del danneggiato ritrae disciplina e contenuto dall' art. 1224 c.c. , perché è obbliginione da ritardo nell'adempimento di una obbligazione pecuniaria e dunque da un lato trova il suo unico presupposto nella mora, dall'altro richiede la prova, quanto al danno, solo per la parte che eccede gli interessi di morà . 6. Alla luce dei principi sin qui esposti, deve concludersi che la sentenza impugnata ha effettivamente violato l' art. 1224 c.c. , per avere a condannato l'assicuratore moroso al pagamento in favore dei terzi danneggiati d'una somma eccedente il massimale non solo quanto agli interessi il che è sempre possibile , ma anche in conto capitale, trascurando di considerare che, anche nel caso di tempestivo adempimento da parte dell'assicuratore, i danneggiati comunque non avrebbero potuto ottenere un ristoro integrale b calcolato il danno da mora nell'adempimento di una obbligazione di valuta con i criteri che disciplinano la mora nelle obbligazioni di valore. 7. La ritenuta fondatezza del ricorso non comporta tuttavia la necessità di cassare con rinvio la sentenza impugnata. Infatti, non essendo necessari ulteriori accertamenti di fatto, è possibile decidere la causa nel merito, ai sensi dell' art. 384 c.p.c. , comma 2, provvedendo a ricalcolare il danno da mora dovuto dalla G. ai quattro danneggiati. A tal fine occorre a determinare il credito di ciascun danneggiato in moneta attuale b ripartire il massimale tra i quattro danneggiati, previa riduzione proporzionale ai sensi dell' art. 140, comma 1, cod. ass. c conteggiare la mora, previa imputazione degli acconti pagati ante causam dall'assicuratore. 8. Determinazione del complessivo danno causato dal sinistro art. 140 cod. ass. . La misura del credito dovuto, in conto capitale, ai danneggiati è stata determinata dalla Corte d'appello con statuizione non impugnata. Ai danni liquidati dalla Corte d'appello agli odierni controricorrenti deve poi aggiungersi la somma liquidata dalla G. a Rosa Ferraro Euro 50.000 , madre della vittima già deceduta al momento della liquidazione giudiziale del danno all.to 12 atto di citazione in primo grado . Anche tale importo infatti, intaccando il massimale, concorre alla ripartizione proporzionale di cui all' art. 140 cod. ass. . Tutti i suddetti importi devono essere resi omogenei mediante rivalutazione alla data odierna 12 gennaio 2022 , per evitare distorsioni nell'applicazione della regola proporzionale già ricordata. Il danno complessivo causato dal sinistro sarà dunque pari alla sommatoria dei seguenti importi - per F.A., Euro 82.110 liquidati nel 2014, pari ad Euro 88.432,47 attuali coefficiente di rivalutazione 1,077 - per D.C., Euro 271.198,7 liquidati nel 2014 coefficiente di rivalutazione 1,077 più Euro 80.000 liquidati nel 2019 coeff. di rivalutazione 1,050 , pari complessivamente ad Euro 376.081 attuali - per D.M., Euro 271.198,7 liquidati nel 2014 coefficiente di rivalutazione 1,077 , pari ad Euro 302.851 attuali - per T.M., Euro 271.198,7 liquidati nel 2014 coefficiente di rivalutazione 1,077 , pari ad Euro 302.851 attuali - per F.R., Euro 50.000 liquidati nel 2009 coefficiente di rivalutazione 1,171 , pari ad Euro 58.550 attuali. L'importo complessivo dei danni causali dal sinistro, espresso in moneta attuale, è dunque pari ad Euro 1.128.765,47. 9. Ripartizione proporzionale del massimale art. 140 cod. ass. . Poiché il danno complessivo causato dal sinistro eccede il massimale, la base di calcolo degli interessi di mora deve essere, per ciascuno dei quattro danneggiati, la quota di massimale a ciascuno di essi spettante in proporzione del relativo credito. Tale quota andrà calcolata con la consueta formula R = MxDs /Dc. dove R è il risarcimento spettante a ciascun danneggiato M è il massimale Ds è il credito di ciascun danneggiato Dc è la somma di tutti i crediti vantati dai danneggiati. Per maggior chiarezza espositiva, la ripartizione del massimale tra i vari danneggiati, previa riduzione proporzionale, è riassunta nella tabella che segue per tabella vedi PDF . 10. Calcolo della mora e diffalco degli acconti. Il calcolo della mora, in eccedenza rispetto al massimale, richiede di stabilire a la disciplina applicabile b il dies a quo c il saggio applicabile d se sia dovuto il maggior danno e come vadano scomputati gli acconti pagati dalla società debitrice. 10.1. Della prima questione disciplina applicabile si è già detto il debito della G. nei confronti dei danneggiati ha ad oggetto, in conto capitale, il massimale costituisce dunque un'obbligazione di valuta, soggetta al principio nominalistico art. 1277 c.c. , con la conseguenza che il massimale non può essere automaticamente rivalutato, a meno che la rivalutazione non sia stata chiesta a titolo di maggior danno, ex art. 1224 c.c. , comma 2, domanda non formulata nel presente giudizio gli attori, infatti, nell'atto di citazione si limitarono a domandare la condanna dell'assicuratore al pagamento degli interessi e rivalutazione secondo il criterio suggerito dalla nota sentenza n. 1712 del 1995 , criterio come già detto inapplicabile alle obbligazioni di valuta la rivalutazione in ogni caso si sarebbe potuta accordare solo se i danneggiati avessero allegato e dimostrato che, in caso di tempestivo adempimento, avrebbero impiegato il loro denaro in investimenti idonei a preservarlo dagli effetti dell'inflazione ma su tale questione non vi fu mai né allegazione, né offerta di prova da parte degli attori . 10.2. Gli effetti della mora decorreranno dall'11.9.2006, data in cui è spirato lo spatium deliberandi di 90 giorni, decorrenti da quello in cui l'assicuratore ha ricevuto la richiesta di risarcimento speditagli il 7.6.2006 all.to 2 all'atto di citazione in primo grado . 10.3. Il saggio degli interessi di mora sarà quello legale vigente di tempo in tempo. 10.4. I danneggiati non hanno dimostrato di avere subito danni maggiori, per effetto della mora, rispetto a quelli compensati dagli interessi legali. Inoltre tra il 2006 epoca del sinistro e oggi 12.1.2022 il saggio medio di rendimento dei BOT di durata annua 1,10% è stato inferiore al saggio medio degli interessi legali 1,2742% , sicché in applicazione dei principi stabiliti da Cass. S.U. 19499/08 , già ricordati sopra, p. 5, spetteranno ai danneggiati gli interessi di mora calcolati al saggio legale vigente de die in diem, e non al saggio di rendimento dei titoli di Stato di durata annua. 10.5. Infine, gli acconti pagati dalla G. andranno imputati dapprima agli interessi e poi al capitale, in applicazione della regola dettata dall' art. 1194 c.c. . Agli acconti di cui ha già dato conto la sentenza d'appello 100.000 Euro in due tranches a D.C. 50.000 Euro a T.M. andranno aggiunte le somme pagate dalla G. in esecuzione delle sentenze di primo e secondo grado, indicate dalla società ricorrente a p. 9 del ricorso, non contestate dai controricorrenti, e la cui percezione è stata comunque da questi ultimi ammessa negli atti di pignoramento allegati dalla G. sub 6 al fascicolo del presente giudizio di legittimità. 10.6. Alla luce dei criteri che precedono, risulta che a il credito di F.A. è stato interamente risarcito, con un'eccedenza di Euro 13.223,74 b il credito di D.M. è stato interamente risarcito, con un'eccedenza di Euro 32.809,56 c il credito di T.M. è stato interamente risarcito, con un'eccedenza di Euro 23.969,01 d il credito residuo di D.C. si è ridotto ad Euro 18.618,25 in conto capitale, oltre interessi legali successivi dal 1 maggio 2019. Per maggior chiarezza, la tabella che segue riassume il conteggio degli interessi di mora, e dell'imputazione dei pagamenti in acconto per tabella vedi PDF . 11. La G. ha chiesto, a pagina 10 del proprio ricorso, che sia passata la sentenza impugnata con ogni conseguenza anche in ordine alla restituzione delle somme che risulteranno indebitamente percepite dai resistenti . Pertanto F.A., D.M. e T.M., che sono risultati avere incassato dalla G. somme eccedenti rispetto al loro credito, vanno condannati alla restituzione in favore della società ricorrente delle somme indicate al paragrafo 10.6 che precede, oltre interessi nella misura legale dalla data dell'ultimo pagamento in acconto, che in mancanza di ulteriori precisazioni da parte della G. va individuata nel 1 settembre 2019. 12. La decisione della causa nel merito impone a questa Corte di provvedere anche sulle spese dei precedenti gradi di giudizio. Avuto riguardo all'esito complessivo della lite, che vede comunque la soccombenza della G., la quale ha adempiuto integralmente la propria obbligazione solo dopo la sentenza d'appello ex plurimis, Sez. L -, Sentenza n. 14199 del 24/05/2021, Rv. 661300 - 01 , ritiene il Collegio che debba confermarsi la regolazione delle spese dei due gradi di merito così come disposta dalla Corte d'appello di Napoli. 12.1. Le spese del presente giudizio di legittimità vanno integralmente compensate, in considerazione dell'esito complessivo della lite e del grave ed ingiustificato ritardo con cui la G. ha comunque adempiuto le proprie obbligazioni, in un caso in cui ben pochi dubbi potevano ragionevolmente sussistere sulla responsabilità dell'assicurato. P.Q.M. - accoglie il ricorso nei limiti indicati in motivazione, cassa la sentenza impugnata e, decidendo nel merito a dichiara integralmente adempiute le obbligazioni della società G. s.p.a. nei confronti di F.A., di D.M. e di T.M. b ridetermina il credito residuo della società G. nei confronti di D.C. nella misura di Euro 18.618,25, oltre interessi successivi al saggio legale decorrenti dal 1 settembre 2019 c condanna F.A. alla restituzione in favore della G. s.p.a. della somma di Euro 13.223,74, oltre interessi legali dal 1 settembre 2019 d condanna D.M. alla restituzione in favore della G. s.p.a. della somma di Euro 32.809,56, oltre interessi legali dal 1 settembre 2019 e condanna T.M. alla restituzione in favore della G. s.p.a. della somma di Euro 23.969,01, oltre interessi legali dal 1 settembre 2019 - conferma le statuizioni della sentenza impugnata in punto di regolazione delle spese - compensa integralmente tra le parti le spese del giudizio di legittimità.