Operazioni soggettivamente inesistenti e confessione del legale rappresentante della società

Il diritto al silenzio con il relativo carico sanzionatorio , espressione della garanzia del giusto processo, si applica anche ai procedimenti tributari qualora in essi siano applicati sanzioni punitive, ma solo quando destinatario del trattamento sanzionatorio è lo stesso titolare del diritto al silenzio e non altro soggetto di diritto non si applica quindi la relativa garanzia nei confronti del legale rappresentante della società che abbia ammesso che la cedente era una cartiera in quanto le sanzioni tributarie sono esclusivamente a carico della società.

Lo ha stabilito la Cassazione con sentenza n. 6786 del primo marzo 2022 con cui ha rigettato il ricorso di una società. Operazioni soggettivamente inesistenti detrazione IVA. In tema di IVA , l'Amministrazione finanziaria, se contesta che la fatturazione attenga a operazioni soggettivamente inesistenti, inserite o meno nell'ambito di una frode carosello, ha l'onere di provare, non solo l'oggettiva fittizietà del fornitore, ma anche la consapevolezza del destinatario che l'operazione si inseriva in una evasione dell'imposta, dimostrando, anche in via presuntiva, in base ad elementi oggettivi e specifici, che il contribuente era a conoscenza, o avrebbe dovuto esserlo, usando l'ordinaria diligenza in ragione della qualità professionale ricoperta, della sostanziale inesistenza del contraente valorizzando, ad esempio, la circostanza che la prestazione non poteva essere effettivamente resa dal fatturante, perché sfornito della sia pur minima dotazione personale e strumentale adeguata alla sua esecuzione ove l'amministrazione finanziaria assolva a detto onere istruttorio, grava sul contribuente la prova contraria di avere adoperato, per non essere coinvolto in un'operazione volta ad evadere l'imposta, la diligenza massima esigibile da un operatore accorto, secondo criteri di ragionevolezza e di proporzionalità in rapporto alle circostanze del caso concreto, non assumendo rilievo, a tal ne, né la regolarità della contabilità e dei pagamenti, né la mancanza di bene ci dalla rivendita delle merci o dei servizi Cass. n. 336/2021 e n. 15369/2020 . Nel caso trattato da Cass. n. 5059/2022 , l'unica circostanza valorizzata in sede di accertamento dai verificatori è quella secondo cui la società cedente non aveva mai avuto una sede operativa adeguata allo svolgimento dell'attività asseritamente svolta, né tenuto conto della contabilità tale circostanza, a giudizio della Ctr, è da sé sola inidonea a costituire prova presuntiva dello stato soggettivo del contraente, di consapevolezza che l'operazione si inseriva in un'evasione dell'imposta. Sulla questione si segnala la recentissima n. 3144/2022 con cui la Cassazione, in tema di consapevolezza del cessionario, ha precisato che in tema di operazioni soggettivamente inesistenti, va esclusa la consapevolezza della frode da parte del cessionario in caso di vendite on line, in quanto in questi casi la mancanza di magazzini e di strutture e spazi adeguati della venditrice possono effettivamente risultare non conosciute ciò a maggior ragione in caso di prezzi in linea con il mercato. Caso concreto . La vicenda riguarda un avviso di accertamento con cui l'Agenzia delle Entrate recuperava l'IVA indebitamente detratta in relazione a fatture per operazioni soggettivamente inesistenti e, dal lato attivo, l'IVA relativa ad operazioni di cessione all'esportazione per via di dichiarazione di intenti ideologicamente falsa. Quanto al primo punto la Cassazione ricorda che l'Amministrazione finanziaria, che contesti la cd. frode carosello , deve provare, anche a mezzo di presunzioni semplici, purché gravi, precise e concordanti, gli elementi di fatto attinenti al cedente la sua natura di cartiera , l'inesistenza di una struttura autonoma operativa, il mancato pagamento dell'IVA e la connivenza da parte del cessionario, indicando gli elementi oggettivi che, tenuto conto delle concrete circostanze, avrebbero dovuto indurre un normale operatore a sospettare dell'irregolarità delle operazioni, mentre spetta al contribuente, che ha portato in detrazione l'IVA, la prova contraria di aver concluso realmente l'operazione con il cedente o di essersi trovato nella situazione di oggettiva impossibilità, nonostante l'impiego della dovuta diligenza, di abbandonare lo stato d'ignoranza sul carattere fraudolento delle operazioni, non essendo a tal fine sufficiente la mera regolarità della documentazione contabile e la dimostrazione che la merce sia stata consegnata o il corrispettivo effettivamente pagato, trattandosi di circostanze non concludenti Cass. n. 17818/2016 . Sul punto è stata decisiva la confessione stragiudiziale endoprocedimentale del legale rappresentante della società contribuente circa la consapevolezza della natura fittizia del soggetto emittente le fatture oggetto di contestazione. Sul valore delle dichiarazioni rese dal contribuente si ricorda che le stesse dichiarazioni nel concorso di particolari circostanze possono rivestire i caratteri delle presunzioni gravi, precise e concordanti, ai sensi dell' art. 2729 c.c. , dando luogo, di conseguenza, non ad un mero indizio, bensì ad una prova presuntiva, idonea da sola ad essere posta a fondamento e motivazione dell'avviso di accertamento in rettifica, da parte dell'amministrazione finanziaria. Il che accade, in particolare, quando le dichiarazioni rese a verbale dal terzo si segnalino come dotate di una particolare attendibilità ed affidabilità, poiché aventi natura confessoria, per le conseguenze negative che possano derivarne a carico del terzo o del contribuente stesso medesimo Cass. n. 9876/2011 e n. 9402/2007 , nonché da ultimo Cass. n. 592/2021 . Sul punto non è stata accolta l'eccezione del contribuente secondo cui non gli era stato dato avviso che poteva rifiutarsi di rispondere alle domande fattegli, trattandosi di una facoltà e non di un obbligo, e che perciò aveva il diritto al silenzio. Sia la Corte di Giustizia che la Corte EDU si sono infatti pronunciate in casi pacificamente rientranti nel diritto delle sanzioni penali ed equiparate come nel caso delle sanzioni tributarie quando abbiano natura afflittiva secondo gli Engel criteria oppure allorchè al silenzio è direttamente correlata una sanzione, ma sempre quando destinatario del trattamento sanzionatorio è lo stesso titolare del diritto al silenzio e non altro soggetto di diritto. Nel caso di specie destinatario della sanzione era la società e non il legale rappresentante. Sul secondo aspetto la Cassazione ricorda che la non imponibilità delle cessioni all'esportazione effettuate nei confronti di esportatori abituali, prevista dall'art. 8, comma 1, lett. c , del d.P.R. n. 633 del 1972, non può essere subordinata alla sola formale specifica dichiarazione d'intento dell'esportatore ove questa sia ideologicamente falsa, occorrendo in tale ipotesi che il contribuente cedente dimostri l'assenza di un proprio coinvolgimento nell'attività fraudolenta, ossia di non essere stato a conoscenza dell'assenza delle condizioni legali per l'applicazione del regime di non imponibilità o di non essersene potuto rendere conto pur avendo adottato tutte le ragionevoli misure in suo potere Cass. n. 19869/2016 .

Presidente Manzon - Relatore Guida Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.