Concordato in continuità aziendale: istanza ammissibile anche in caso di precedente contratto di affitto di azienda

Il concordato con continuità aziendale, disciplinato dall’art. 186- bis l.fall., è configurabile anche qualora l’azienda sia già stata affittata o si pianifichi debba esserlo, palesandosi irrilevante che, al momento della domanda di concordato, come pure all’atto della successiva ammissione, l’azienda sia esercitata da un terzo anziché dal debitore, posto che il contratto di affitto assurge a strumento funzionale alla cessione o al conferimento di un compendio aziendale suscettibile di conservare integri i propri valori intrinseci anche immateriali cd. intangibles , primo tra tutti l'avviamento, mostrandosi in tal modo idoneo ad evitare il rischio di irreversibile dispersione che l'arresto anche temporaneo dell'attività comporterebbe.

Il caso. Una società in liquidazione, dopo aver affittato la propria azienda ad un terzo, ha presentato al Tribunale di Treviso ricorso ex art. 161, comma 6, l.fall., depositando nel termine concesso il piano e la proposta di concordato preventivo in continuità aziendale ex art. 186- bis l.fall., che prevedeva il pagamento dei creditori chirografari nella misura del 3,73%. Approvato il concordato dalla maggioranza dei creditori, il Tribunale aveva proceduto all'omologa, rigettando l'opposizione ex art. 180 l.fall. di una banca che, tra l'altro, aveva lamentato l'artificiosa qualificazione del concordato in continuità aziendale, nonostante fosse già stata affittata l'azienda prima della domanda e poi ceduta l'azienda prima dell'omologa , al fine di eludere la soglia minima di soddisfazione dei creditori chirografari 20% prevista per il concordato liquidatorio dall' art. 160, comma 4, l.f. La Corte d'Appello di Venezia ha respinto il reclamo della banca ritenendo che il ramo d'azienda oggetto di affitto e cessione, costituente l'asset principale del patrimonio della proponente, era in condizioni di effettivo esercizio al momento della proposizione della domanda concordataria , non rilevando se la sua conduzione continui a fare capo all'originario titolare e proponente il concordato, ovvero a terzi cui sia stata affittata , specie quando si tratti di soluzione ponte finalizzata a consentire la cessione d'azienda in condizioni di operatività . La banca, quindi, ha proposto ricorso per cassazione, deducendo, tra l'altro, violazione degli artt. 160 e 186- bis l.fall. per aver la corte territoriale qualificato il concordato in continuità aziendale cd. indiretta al di là delle previsioni testuali dell'art. 186- bis , comma 1, l.fall., che la circoscrive alla cessione o al conferimento dell'azienda in esercizio , mentre la debitrice, società in liquidazione, aveva affittato la propria azienda a terzi ancor prima di depositare la domanda di concordato prenotativo. La decisione della Corte. La Corte ritiene di dover rigettare il motivo di impugnazione per violazione degli artt. 160 e 186- bis l.fall., confermando il principio affermato nella sentenza n. 29472/2018 secondo cui il concordato con continuità aziendale, disciplinato dall'art. 186- bis l.fall., è configurabile anche qualora l'azienda sia già stata affittata o si pianifichi debba esserlo, palesandosi irrilevante che, al momento della domanda di concordato, come pure all'atto della successiva ammissione, l'azienda sia esercitata da un terzo anziché dal debitore, posto che il contratto di affitto - sia ove contempli l'obbligo del detentore di procedere al successivo acquisto dell'azienda cd. affitto ponte , sia laddove non lo preveda cd. affitto puro - assurge a strumento funzionale alla cessione o al conferimento di un compendio aziendale suscettibile di conservare integri i propri valori intrinseci anche immateriali cd. intangibles , primo tra tutti l'avviamento, mostrandosi in tal modo idoneo ad evitare il rischio di irreversibile dispersione che l'arresto anche temporaneo dell'attività comporterebbe . Precisa la Corte che la scelta di confermare un principio già espresso è dettata anche dall'esigenza di una ricostruzione di innegabili criticità normative, a fronte delle quali la prevedibilità delle decisioni costituisce indubbiamente un valore preminente, tanto più in un settore, come quello delle ristrutturazioni concorsuali, in cui l'osmosi tra diritto ed economia richiede una particolare attenzione.

Presidente Scaldaferri Relatore Vella Il testo integrale della sentenza sarà disponibile a breve.