COVID-19: no all’udienza da remoto chiesta da uno degli avvocati in caso di disgiunto patrocinio

Non può essere accolta l’istanza di partecipazione all’udienza pubblica mediante collegamento da remoto ex art. 4 d.l. n. 28/2020 nel caso in cui la parte appellata è costituita con il disgiunto patrocinio di due avvocati, solo per uno dei quali è dedotta la sussistenza di una situazione di rischio sanitario.

La vicenda posta all'attenzione del Consiglio di Stato riguarda la richiesta di uno dei due difensori della parte appellata di poter partecipare all'udienza [ ] mediante collegamento da remoto ai sensi dell' art. 4 d.l. n. 28/2020 . Con il decreto in esame, il Consiglio ha ritenuto che l' art. 4 d.l. n. 28/2020 riguarda le modalità di svolgimento dell' udienza da remoto , ma non i presupposti per il suo svolgimento, e che, pertanto, non può essere accolta l'istanza di partecipazione all'udienza pubblica mediante collegamento da remoto sia se formulata ai sensi dell' art. 4 d.l. n. 28/2020 , che ai sensi dell'art. 7- bis d.l. n. 105/2021, nel caso in cui la parte appellata è costituita con il disgiunto patrocinio di due avvocati solo per uno dei quali è dedotta la sussistenza di una situazione di rischio sanitario. A ciò si aggiunge il fatto che nell'istanza non si deduce, né tantomeno si dimostra, che la situazione esposta peraltro nei termini, meramente ipotetici, di un generico rischio sia effettivamente correlata a provvedimenti assunti dalla pubblica autorità , che invero non vengono allegati o almeno dichiarati . Il CDS ha quindi concluso che, quand'anche risultasse integrata la fattispecie legale, della quale invece si è riscontrato non constare ex actis la sussistenza, nell'esercizio della facoltà alternativa prevista espressamente dalla norma legislativa andrebbe comunque privilegiata, per preminenti ragioni organizzative della Sezione, l'opzione del rinvio della trattazione dell'affare a data successiva al 31 marzo 2022 data terminale dell'attuale emergenza sanitaria e dell'applicabilità dell'art. 7- bis , piuttosto che autorizzare la trattazione da remoto di una singola causa . Per questi motivi, il Consiglio rigetta l'istanza del difensore.

Presidente De Francisco Per la riforma per la risoluzione delle questioni di diritto deferite ex art. 99 cod. proc. amm. Con ordinanza della IV Sezione del Consiglio di Stato 11 maggio 2021, n. omissis emessa nel giudizio d'appello contro la sentenza del Tribunale amministrativo regionale per le Marche, n. omissis , resa tra le parti, concernente la domanda di risarcimento dei danni subiti a causa dell'annullamento di un permesso di costruire Visti il ricorso e i relativi allegati Rilevato che, con istanza datata 22 febbraio 2022, uno dei due difensori della parte appellata, con l'adesione del patrono dell'appellante, ha chiesto di poter partecipare all'udienza [pubblica del 3 marzo 2022] mediante collegamento da remoto ai sensi dell' art. 4, D.L. n. 28/20 Rilevato che l'invocato art. 4 del D.L. n. 28/20 non pare particolarmente pertinente a supportare la richiesta, afferendo detta norma alle modalità di svolgimento dell'udienza da remoto, ma non agli attuali presupposti per il suo svolgimento Ritenuto che, ove invece l'istanza potesse essere riqualificata come proposta ai sensi dell' art. 7-bis del decreto-legge 23 luglio 2021, n. 105 , inserito dalla relativa legge di conversione 16 settembre 2021, n. 126 ai sensi del quale Fino al 31 marzo 2022, in presenza di situazioni eccezionali non altrimenti fronteggiabili e correlate a provvedimenti assunti dalla pubblica autorità per contrastare la pandemia di COVID-19, i presidenti titolari delle sezioni del Consiglio di Stato, il presidente del Consiglio di giustizia amministrativa per la Regione siciliana e i presidenti dei tribunali amministrativi regionali e delle relative sezioni staccate possono autorizzare con decreto motivato, in alternativa al rinvio, la trattazione da remoto delle cause per cui non è possibile la presenza fisica in udienza di singoli difensori o, in casi assolutamente eccezionali, di singoli magistrati. In tali casi la trattazione si svolge con le modalità di cui all'articolo 13-quater delle norme di attuazione del codice del processo amministrativo, di cui all'allegato 2 al decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104 con riferimento al caso di specie non ne sarebbe comunque integrata la fattispecie complessa, in ragione del difetto di plurimi suoi elementi costitutivi Ritenuto in particolare, quanto a questi ultimi, che a la situazione concretamente dedotta, per quale asserita nell'istanza qui in riscontro, non risulta essere non altrimenti evitabile , giacché la parte appellata e istante è costituita nel presente giudizio con il disgiunto patrocinio degli avvocati omissis e omissis , solo per la prima dei quali viene dedotta la sussistenza di una peraltro generica situazione di rischio sanitario con l'evidente corollario che il secondo difensore è comunque in condizione di svolgere il mandato difensivo b nell'istanza qui in riscontro nemmeno si deduce, né tantomeno si dimostra, che la situazione esposta peraltro nei termini, meramente ipotetici, di un generico rischio sia effettivamente correlata a provvedimenti assunti dalla pubblica autorità , che invero all'attualità né risultano in termini di notorietà rispetto alla città di Ancona, né vengono allegati o almeno dichiarati Ritenuto, peraltro, che quand'anche risultasse integrata la fattispecie legale, della quale invece si è riscontrato non constare ex actis la sussistenza nell'esercizio della facoltà alternativa prevista espressamente dalla norma legislativa andrebbe comunque privilegiata, per preminenti ragioni organizzative di questa Sezione, l'opzione del rinvio della trattazione dell'affare a data successiva al 31 marzo 2022 data terminale dell'attuale emergenza sanitaria e dell'applicabilità del cit. art. 7-bis , piuttosto che autorizzare la trattazione da remoto di una singola causa P.Q.M. Rigetta l'istanza. Il presente decreto è depositato presso la segreteria della Sezione che provvederà a darne comunicazione alle parti. Ritenuto che sussistano i presupposti di cui all 'articolo 52, commi 1 e 2, del decreto legislativo 30 giugno 2003, n. 19 6 e degli articoli 5 e 6 del Regolamento UE 2016/679 del Parlamento europeo e del Consiglio del 27 aprile 2016 , a tutela dei diritti o della dignità della parte interessata, manda alla Segreteria di procedere all'oscuramento dei nomi e delle generalità delle persone indicate.