Io vigilo, tu vigili, noi vigiliamo…e io faccio quello che voglio

Le Casse di previdenza, enti pubblici, sono state trasformate, a decorrere dal 01.01.1995, in associazioni o in fondazioni assumendo la personalità giuridica di diritto privato.

La vigilanza sulle Casse di previdenza dei professionisti è esercitata dal Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, dal Ministero del Tesoro nonché dagli altri Ministeri rispettivamente competenti ad esercitare la vigilanza. Nei collegi dei sindaci deve essere assicurata la presenza di rappresentanti delle predette amministrazioni. Nell'esercizio della vigilanza, il Ministero del Lavoro e della Previdenza Sociale, di concerto con i Ministeri di cui si è detto sopra, approva i seguenti atti lo statuto e i regolamenti, nonché le relative integrazioni o modificazioni le delibere in materia di contributi e prestazioni, sempre che la relativa potestà sia prevista dai singoli ordinamenti vigenti. ricadono nell'attività di vigilanza anche le procedure di nomina degli organi degli enti vigilati, l'esame delle relazioni sulle verifiche amministrativo-contabili poste in essere dal Ministero dell'Economia e delle Finanze Ispettorato Generale Finanza presso le varie sedi degli Istituti vigilati e l'adozione dei relativi provvedimenti correttivi, la vigilanza sull'esecuzione di eventuali sentenze pronunciate dalla Corte dei Conti nei giudizi di responsabilità promossi nei confronti di amministratori e dipendenti dell'ente, l'esame dei verbali dei collegi sindacali. La Corte dei Conti esercita il controllo generale sulla gestione delle assicurazioni obbligatorie, per assicurare la legalità ed efficacia e riferisce annualmente al Parlamento. Con decreto-legge 06.07.2011, n. 98 , alla COVIP è stato attribuito il compito di vigilare sugli investimenti finanziari e sulla composizione del patrimonio delle Casse di previdenza dei professionisti. Le Casse di previdenza dei professionisti sono poi soggette al controllo della Commissione parlamentare di controllo sull' attività degli enti gestori di forme obbligatorie di previdenza e assistenza sociale, istituita con l' art. 56, comma 1, della legge n. 88 del 09.03.1989 . In particolare, la Commissione bicamerale vigila sull'efficienza del servizio in relazione alle esigenze degli utenti, sull'equilibrio delle gestioni e sull'utilizzo dei fondi disponibili, anche con finalità di finanziamento e sostegno del settore pubblico e con riferimento all'intero settore previdenziale e assistenziale sulla programmazione dell'attività degli enti e sui risultati di gestione in relazione alle esigenze dell'utenza sull'operatività delle leggi in materia previdenziale e sulla coerenza del sistema previdenziale allargato con le linee di sviluppo dell'economia nazionale. Le Casse di previdenza si lamentano che i controlli sono troppi e che andrebbero unificati in un'unica autorità. La realtà ha dimostrato però che nonostante questa molteplicità di controlli, le Casse hanno potuto fare ciò che hanno voluto, a volte anche in termini non proprio lusinghieri per usare un eufemismo! Si apre, a questo punto, il tema della responsabilità dei vigilanti sotto il profilo della culpa in vigilando . Ho già trattato il tema nel mio approfondimento La culpa in vigilando dei ministeri vigilanti del 01.03.2019 e La responsabilità dei Ministeri vigilanti per il mancato invio del regolamento investimenti in Gazzetta Ufficiale del 28.06.2019 ai quali non posso che rinviare aprendo il sito di Diritto e Giustizia . La COVIP, ogni anno, richiede alle Casse una montagna di dati e poi fa, Cassa per Cassa, una relazione che non viene pubblicata solo la relazione generale ma semplicemente inviata al Parlamento ove giace, presumibilmente nemmeno letta. Nella relazione annuale per l'anno 2020, la COVIP ha evidenziato la necessità di riformare il sistema delle casse di previdenza dei liberi professionisti che risente, in particolare, della pressione derivante dall'accentuato processo di invecchiamento della popolazione. Si è poi in attesa dell'emanazione del regolamento interministeriale in materia di investimento delle risorse finanziarie e sui conflitti di interessi, in parallelo a quanto già avviene per i fondi pensione. È stato, invece, messo a punto un nuovo manuale delle segnalazioni statistiche e di vigilanza delle Casse di previdenza alla COVIP, operativo a partire dal 1 gennaio 2022. Anche la Corte dei Conti fa le sue relazioni, Cassa per Cassa, che pubblica e che invia al Parlamento ma può solo invitare e suggerire non avendo poteri coercitivi, così come del resto non li ha la COVIP. La vigilanza dei Ministeri Vigilanti che, come abbiamo visto più sopra, hanno un loro rappresentante nei Collegi sindacali di ogni singola Cassa, costituisce un unicum nel quale è difficile districarsi proprio per la presenza di propri rappresentanti nei collegi sindacali quasi che il controllore possa, seriamente, controllare sé stesso! Ci dovrebbe essere una netta separazione tra controllato e controllore e questo lo intuisce anche un bambino se mette il dito nella marmellata affidatagli dalla madre! Faccio un esempio concreto se oggi sappiamo che nel 2050, per molte Casse, il rapporto tra attivi e pensionati sarà di 1 1, imperando il sistema di finanziamento a ripartizione, già sappiamo che le entrate contributive non saranno in grado di coprire le uscite per prestazioni pensionistiche. Ma nessuno interviene perché tutti confidano sul rendimento dei patrimoni intanto accumulati e, quindi, sull'aiuto dei mercati finanziari sospinti e incentivati dalla industria finanziaria che ha tutto l'interesse a che il sistema sia continuamente rinvigorito e così tutto il mondo collaterale che ci gira intorno! Gli interessi economici sono giganteschi. Ma io ricordo sempre che versiamo nell'ambito della previdenza obbligatoria di primo pilastro dove, per esempio, la social security americana investe tutta la provvista sui titoli di Stato, noi invece siamo costretti a rischiare sempre di più la provvista, costituita da contributo obbligatori, sui mercati finanziari al fine di sperare di conseguire quel rendimento che consenta il pagamento delle prestazioni in essere. Con una felice sintesi qualcuno disse proprio in bicamerale di controllo che il futuro delle Casse dipende dallo andamento dello spread e dai mercati finanziari! Poiché la previdenza è un lungo treno sempre in movimento e viaggia su un binario unico, sarebbe opportuno interrogarsi sul futuro della previdenza e assistenza dei professionisti che è a rischio. Altro caso emblematico la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del regolamento investimenti per le Casse di previdenza dei professionisti, previsto da una legge del 2011, e oggi siamo nel 2022 e si continua a dire, e a scrivere, che le Casse di previdenza, a differenza dei fondi pensione, sono prive di una regolamentazione cogente. Eppure, nessuno fa niente perché a tutti, ovviamente esclusi gli iscritti, conviene mantenere in vita questo sistema che drena risorse. Questo significa che l'intenzione del legislatore del 1994 di privatizzare la previdenza obbligatoria dei professionisti italiani per dare loro un rilancio, si è vanificata proprio perché è venuta meno quella funzione di vigilanza che, nella visione del legislatore del 1994, doveva essere il contraltare della privatizzazione trattandosi pur sempre dell'esercizio di una funzione pubblica quale è quella previdenziale e assistenziale. Altro esempio emblematico sui limiti della potestà regolamentare in tema di delegificazione la Cassazione, con sentenza n. 17702/2020 , ha circoscritto la portata affermando che rilevante, piuttosto, è l'individuazione della latitudine della potestà attribuita agli enti privatizzati da parte del d.l. n. 79/1997 , art. 4, comma 6- bis , dianzi cit. reputa infatti il Collegio che, essendo stato il potere di adottare deliberazioni in materia di regime sanzionatorio attribuito nell'ambito del potere di adozione di provvedimenti, conferito dal d.lgs. 30 giugno 1994, n. 509 , art. 2, comma 2, ossia allo scopo di assicurare l'equilibrio di bilancio mediante l'adozione di provvedimenti coerenti alle indicazioni risultanti dal bilancio tecnico da redigersi con periodicità almeno triennale , la potestà in esame debba necessariamente circoscriversi alla commisurazione delle sanzioni irrogabili in relazione alle varie tipologie di illecito, restando invece ad essa estranea, per ciò che qui rileva, la possibilità di derogare alle disposizioni imperative del procedimento individuato al Capo I, sez. II, della l. n. 689/1981 . Nell'individuare, sulla scorta della giurisprudenza costituzionale, il perimetro di legittimità dell'esercizio dei poteri sanzionatori attribuiti alla pubblica amministrazione e ai soggetti che ad essa, a tal fine, debbono ritenersi equiparati, questa Corte di legittimità ha avuto infatti modo di precisare che, essendo la materia soggetta alla riserva relativa di legge di cui all' art. 23 Cost. così già Cass. nn. 4364 del 1992 , 7570 del 1993 , 1113 del 1995 , è bensì possibile che i precetti individuati dalla legge siano eterointegrati da disposizioni di rango secondario, in virtù delle particolari tecnicalità della dimensione in cui esse sono destinate ad operare Cass. n. 17602/2003 , ma non è in alcun modo possibile né che, in assenza di una legge che deroghi alla l. n. 689/1981, art. 1, si introducano sanzioni amministrative mediante fonti secondarie così Cass. n. 12367/1999 , né che la normazione secondaria non preveda garanzie in grado di escludere che la discrezionalità attribuita alla pubblica amministrazione e agli enti ad essa equiparati si trasformi in arbitrio v. in tal senso Cass. nn. 16498 e 17602 del 2003, nonché Cass. S.U. n. 18262/2004 . Pur tuttavia i Ministeri vigilanti hanno assentito all'art. 65 del Regolamento unico di CF che cosi recita Art. 65 Applicazione delle sanzioni 1. Le sanzioni sono dovute per ogni inadempimento in modo autonomo e, pertanto, non sono né aumentate né ridotte in conseguenza della loro eventuale reiterazione. 2. Alle sanzioni disciplinate da questo Regolamento non si applicano le disposizioni della l. numero /1981 . Oggi, se le cose vanno male, lo Stato ha un'unica strada da percorrere che è quella di riportare in INPS la Cassa in difficoltà. E l'esempio di INPGI1 ne è la riprova, con garanzia dei privilegi acquisiti nel tempo, scaricando gli oneri sull'incolpevole Pantalone al quale certamente non potrà essere addebitata la responsabilità per culpa in vigilando. Pantalone non può fare nulla se non denunciare questa insopportabile situazione! A questo punto mi pare conclusivo seguire il ragionamento recentemente fatto dalla Suprema Corte di Cassazione civile, sez. II, 19/02/2021, n. 4525 la esistenza, all'interno del consiglio di amministrazione di una società, di membri dotati di deleghe e titolari di funzioni attive, non autorizza gli altri membri, non aventi funzione esecutiva a rimanere inerti di fronte a evidenti illeciti, dovendosi tutti i membri del consiglio ritenere onerati di un dovere di diligente attivazione per porre rimedio alle illegittimità rilevate . Dovrebbe altresì essere noto che nel pubblico l'attribuzione all'area dirigenziale del ruolo e dei poteri del datore di lavoro, impone una continua ed attenta disamina in merito alla condotta mantenuta dal personale assegnato alle varie strutture, sia sotto il profilo dell'esatto adempimento delle prescrizioni contrattuali che della conformità alle regole deontologiche previste per i dipendenti pubblici. Le prestazioni lavorative di tutti coloro che agiscono all'interno degli apparati pubblici devono garantire non il semplice ossequio alle prescrizioni contrattuali, ma una completa adesione ai valori che sormontano l'azione delle pubbliche amministrazioni. Le amministrazioni devono infatti perseguire l'interesse pubblico, garantendo ai cittadini, nel contempo, modalità di comunicazioni che assicurino la comprensibilità e l'affidabilità degli atteggiamenti e dichiarazioni di ogni addetto.