Comunione: spese di conservazione della cosa comune e diritto al rimborso

In tema di spese di conservazione della cosa comune, l'art. 1110 c.c. esclude ogni rilievo dell'urgenza o meno dei lavori, stabilendo, piuttosto, che il partecipante alla comunione, il quale, in caso di trascuranza degli altri compartecipi o dell'amministratore, abbia sostenuto spese necessarie per la conservazione della cosa comune ossia per il mantenimento della sua integrità , ha diritto al rimborso, purché abbia precedentemente interpellato o, quantomeno, preventivamente avvertito gli altri partecipanti .

Il Tribunale condannava A.T., comproprietario di un appartamento insieme a D.C., al rimborso della metà delle spese sostenute da quest'ultima per la conservazione dell'immobile, destinato a casa familiare, ex art. 1110 c.c. La Corte d'Appello riformava la sentenza di primo grado, ritenendo che la donna non aveva mai convocato l'assemblea dei comproprietari, ma aveva deciso ed attuato unilateralmente gli interventi edilizi da lei ritenuti necessari, escludendo del tutto il comproprietario dalla individuazione degli appaltatori e dalla contrattazione dei compensi. La donna ricorre in Cassazione, lamentandosi, tra i vari motivi, del fatto che il comproprietario era stato informato della necessità di effettuare lavori, ma che, nonostante ciò, aveva rifiutato di eseguirli sul presupposto che l'immobile non si trovava in uno stato tale da doversi richiedere manutenzione. Il ricorso è fondato. La Corte di Cassazione, infatti, afferma che in tema di spese di conservazione della cosa comune, l' art. 1110 c.c. esclude ogni rilievo dell' urgenza o meno dei lavori , stabilendo, piuttosto, che il partecipante alla comunione, il quale, in caso di trascuranza degli altri compartecipi o dell'amministratore, abbia sostenuto spese necessarie per la conservazione della cosa comune ossia per il mantenimento della sua integrità , ha diritto al rimborso , purché abbia precedentemente interpellato o, quantomeno, preventivamente avvertito gli altri partecipanti, sicché, in caso di inattività di questi ultimi, egli può procedere agli esborsi e pretenderne il rimborso, pur in mancanza della prestazione del consenso da parte degli interpellati, incombendo su di lui soltanto l'onere della prova sia della suddetta inerzia che della necessità dei lavori Cass. civ., n. 20652/2013 . A riguardo, la Suprema Corte ha già avuto modo di chiarire che nella comunione, i beni comuni costituiscono l' utilità finale del diritto dei partecipanti, i quali, se non vogliono chiedere lo scioglimento, possono decidere di provvedere personalmente alla loro conservazione, mentre nel condominio i beni predetti rappresentano utilità strumentali al godimento dei beni individuali, sicché la legge regolamenta con maggior rigore la possibilità che il singolo possa interferire nella loro amministrazione Cass. civ., n. 21015/2011 . Per questi motivi, la Corte cassa la sentenza impugnata con rinvio alla Corte d'Appello in diversa composizione.

Presidente Lombardo Relatore Scarpa Fatti di causa e ragioni della decisione C.D.P. ha proposto ricorso articolato in tre motivi 1 violazione e falsa applicazione dell' art. 1110 c.c. 2 omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio oggetto di discussione tra le parti 3 omessa pronuncia su una domanda avverso la sentenza della Corte d'Appello di Lecce n. 618/2020, pubblicata il 2 luglio 2020. Resiste con controricorso T.A. Con citazione del 9 ottobre 2013, C.D.P. convenne innanzi al Tribunale di Lecce T.A. per chiedere la condanna di quest'ultimo al rimborso delle spese sostenute per la conservazione dell'appartamento in comproprietà tra i due, destinato a casa familiare, ex art. 1110 c.c. o, in subordine, per la condanna ex art. 2041 c.c. Il giudice di primo grado accolse la domanda principale e condannò T.A. al rimborso della metà delle spese sostenute dalla C., liquidate in Euro 11.553,00. La Corte d'appello di Lecce ha riformato la sentenza di primo grado, ritenendo che la C. non aveva mai convocato l'assemblea dei comproprietari, ed aveva piuttosto deciso ed attuato unilateralmente nonostante la formale opposizione del T. gli interventi edilizi da lei ritenuti necessari, escludendo del tutto il comproprietario dalla individuazione degli appaltatori e dalla contrattazione dei compensi come da lettera 29 aprile 2011 dell'avvocato G. . Secondo la Corte d'appello, l'attrice non aveva neanche fornito prova dell'esistenza di tutte la condizioni stabilite nell' art. 1110 c.c. , ovvero della trascuranza in quanto la nota 17 maggio 2011 dell'avv. S. per conto di T. non poteva essere considerata tale, essendo diretta a contestare la unilateralità delle decisioni unilaterali della C. , come anche la prova della necessità conservazione della cosa comune ed indifferibilità con conseguente impossibilità di ricorrere agli ordinari procedimenti decisionali delle spese , non valendo a ciò la Perizia Giurata formata al di fuori del processo. Il primo motivo di ricorso allega la violazione dell' art. 1110 c.c. ex art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 3 la ricorrente lamenta il fatto che, a differenza di quanto affermato dal giudice del secondo grado, il comproprietario T. fu informato raccomandata del 29 aprile 2011 della necessità di effettuare lavori e dei relativi costi e che fu messa a disposizione del medesimo la perizia giurata del geometra R. ciononostante il comproprietario rifiutò di eseguire i lavori sul presupposto che l'immobile non si trovasse in uno stato tale da doversi richiedere manutenzione. La doglianza si sofferma, inoltre, sul fatto che, contrariamente a quanto affermato nella sentenza impugnata, il diritto al rimborso ex art. 1110 c.c. non necessita che ricorrano i requisiti dell'urgenza e della indifferibilità dei lavori. Il secondo motivo di ricorso allega l'omesso esame di un fatto decisivo per il giudizio che è stato oggetto di discussione tra le parti, ex art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 5, per aver la Corte d'appello di Lecce mancato di prendere in considerazione che il CTU aveva accertato la necessità di eseguire i lavori di manutenzione per cui si chiedeva il rimborso. Il terzo motivo di ricorso denuncia l'omessa pronuncia su una domanda, in violazione dell' art. 112 c.p.c. , ex art. 360 c.p.c. , comma 1, n. 4, per non aver il giudice del gravame statuito in ordine alla domanda ex art. 2041 c.c. , proposta in via subordinata nel giudizio di primo grado. Su proposta del relatore, che riteneva che il ricorso potesse essere accolto per manifesta fondatezza dei primi due motivi, rimanendo assorbito il terzo motivo, con la conseguente definibilità nelle forme di cui all'art. 380-bis c.p.c., in relazione all' art. 375 c.p.c. , comma 1, n. 5 , il Presidente ha fissato l'adunanza della camera di consiglio. Il controricorrente ha presentato memoria. I primi due motivi di ricorso, che possono esaminarsi congiuntamente perché connessi, sono fondati. La Corte d'appello di Lecce - affermando che la domanda di C.D.P. doveva rigettarsi, stante la unilateralità della decisione e la mancanza di prova della indifferibilità delle opere ha valutato la sussistenza delle condizioni per l'esigibilità della pretesa di rimborso delle spese anticipate dal comproprietario ex art. 1110 c.c. senza uniformarsi al costante orientamento interpretativo di questa Corte, secondo il quale, in tema di spese di conservazione della cosa comune, l' art. 1110 c.c. esclude ogni rilievo dell'urgenza o meno dei lavori, stabilendo, piuttosto, che il partecipante alla comunione, il quale, in caso di trascuranza degli altri compartecipi o dell'amministratore, abbia sostenuto spese necessarie per la conservazione della cosa comune ossia per il mantenimento della sua integrità , ha diritto al rimborso, purché abbia precedentemente interpellato o, quantomeno, preventivamente avvertito gli altri partecipanti, sicché, in caso di inattività di questi ultimi, egli può procedere agli esborsi e pretenderne il rimborso, pur in mancanza della prestazione del consenso da parte degli interpellati, incombendo su di lui soltanto l'onere della prova sia della suddetta inerzia che della necessità dei lavori Cass. Sez. 2, 09/09/2013, n. 20652 Cass. Sez. 2, 08/01/2013, n. 253 . La diversa disciplina dettata dagli artt. 1110 e 1134 c.c. in materia di rimborso delle spese sostenute dal partecipante per la conservazione della cosa comune, rispettivamente, nella comunione e nel condominio di edifici, che condiziona il relativo diritto, in un caso, a mera trascuranza degli altri partecipanti e, nell'altro caso, al diverso e più stringente presupposto dell'urgenza, trova fondamento nella considerazione che, nella comunione, i beni comuni costituiscono l'utilità finale del diritto dei partecipanti, i quali, se non vogliono chiedere lo scioglimento, possono decidere di provvedere personalmente alla loro conservazione, mentre nel condominio i beni predetti rappresentano utilità strumentali al godimento dei beni individuali, sicché la legge regolamenta con maggior rigore la possibilità che il singolo possa interferire nella loro amministrazione Cass. Sez. 2, 12/10/2011, n. 21015 Cass. Sez. U, 31/01/2006, n. 2046 . Non inducono a diversa conclusione le argomentazioni svolte dal controricorrente nella memoria ex art. 380-bis c.p.c., comma 2, Che le spese sostenute da C.D.P. fossero necessarie per la conservazione della cosa comune , e cioè al mantenimento della sua integrità, in modo essa che duri a lungo senza deteriorarsi e non soltanto per la sua migliore fruizione , è quanto dovrà decidersi in fatto nel giudizio di rinvio, non risultando accertata quale consistenza avessero i lavori di straordinaria manutenzione di cui si legge nella sentenza impugnata. Quanto al riferimento all'urgenza, che il controricorrente nega essere contenuto nella motivazione dei giudici di appello, a pagina 4 della sentenza della Corte di Lecce è detto, invece, che manca la prova della necessità della conservazione della cosa comune e della indifferibilità delle spese, spiegata come impossibilità di ricorrere agli ordinari procedimenti decisionali , definizione evidentemente ripresa dai principi giurisprudenziali in tema di diritto al rimborso delle spese urgenti sostenute dal singolo condomino per la gestione delle cose comuni ai sensi dell' art. 1134 c.c. . La Corte d'appello di Lecce, in sede di rinvio, dovrà pertanto riesaminare la causa, uniformandosi agli enunciati principi e tenendo conto dei rilievi svolti, al fine di accertare se risultino provate, alla stregua delle richiamate risultanze istruttorie documentali e delle emergenze della espletata CTU, la trascuranza di T.A., benché interpellato dalla C., e la necessità delle spese per la conservazione dell'integrità della cosa comune. Il terzo motivo di ricorso, denunciando l'omessa pronuncia su domanda subordinata, è assorbito dall'accoglimento dei primi due motivi e dalla cassazione della sentenza impugnata, rimanendo la questione devoluta al giudice di rinvio nei limiti consentiti dall' art. 394 c.p.c. In definitiva, devono essere accolti i primi due motivi di impugnazione e dichiararsi assorbito il terzo, con conseguente cassazione della sentenza impugnata e rinvio alla Corte d'appello di Lecce, in diversa composizione, la quale provvederà anche a regolare le spese del giudizio di cassazione. P.Q.M. La Corte accoglie i primi due motivi di ricorso, dichiara assorbito il terzo motivo, cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa, anche per le spese del giudizio di cassazione, alla Corte d'appello di Lecce in diversa composizione.