Dispersione scolastica: il reato dei genitori c’è solo fino alla scuola elementare

Non sono consentite pronunce della Corte Costituzionale che estendano il novero delle condotte punibili, fatta eccezione per alcune specifiche ipotesi in cui la giurisprudenza costituzionale considera ammissibile il controllo di legittimità costituzionale con potenziali effetti in malam partem .

Lo ha ribadito la Corte Costituzionale, con l'ordinanza n. 29, pubblicata il 1 febbraio 2022. Obbligo scolastico e tutela penale. La pronuncia in commento trae origine dalla questione di legittimità costituzionale dell' art. 731 c.p. , nella parte in cui punisce l'inosservanza dell'obbligo di impartire o far impartire ai minori l'istruzione elementare e non anche l'analogo inadempimento riguardo alla scuola media inferiore ed al primo biennio della scuola secondaria superiore. Il rimettente rileva come la citata previsione sanzionatoria riguardi solo l'inosservanza dell'obbligo di procurare l'istruzione elementare, poiché la disposizione che ne aveva a suo tempo esteso l'applicazione all'omessa frequentazione della scuola media cioè l' art. 8 l. n. 1859/1962 , recante Istituzione e ordinamento della scuola media statale è stata abrogata dal d.lgs. n. 212/2010 . Né il presidio penale concernente l'istruzione media è stato ripristinato nella legislazione successiva, sebbene l'obbligo di formazione scolastica sia stato prolungato fino a comprendere un ciclo di studi della durata di almeno dodici anni o, comunque, fino all'ottenimento di una qualifica professionale triennale entro il diciottesimo anno di età art. 1, comma 3, d.lgs. n. 76/2005 , recante Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all'istruzione e alla formazione . Inoltre, la l. n. 296/2006 c.d. Legge finanziaria 2007 ha qualificato come obbligatoria l'istruzione impartita per almeno dieci anni, finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età. Le censure del giudice a quo . Il rimettente ritiene che l' art. 731 c.p. sarebbe manifestamente incostituzionale nella parte in cui non sanziona l'inadempimento dell'obbligo di impartire o far impartire l'istruzione oltre la soglia della scuola elementare. Una tale disciplina creerebbe, innanzitutto, una discriminazione ingiustificata tra l'obbligo dei genitori di istruire i figli sino alla scuola elementare e l'obbligo dei genitori di istruire i figli sino ai primi due anni della scuola superiore , aggravando il fenomeno della dispersione scolastica. Inoltre, la disciplina censurata, circoscrivendo l'obbligo scolastico, sotto il profilo penale, alla scuola elementare, sarebbe lesiva degli artt. 30 e 34, comma 2, Cost. Pertanto, il giudice a quo sollecita una dichiarazione d'illegittimità costituzionale della norma impugnata, nella forma dell'addizione, al fine di estendere la sanzione penale oltre i casi di inosservanza dell'obbligo dell'istruzione elementare dei minori, cioè dell'istruzione di primo livello una simile pronuncia consentirebbe secondo il rimettente di adeguare la norma censurata ai principi sovraordinati della legislazione ordinaria attuale e di conformare la disciplina penale alle sopravvenute variazioni delle circostanze e dei rapporti sociali. In materia penale, la Consulta non può intervenire in malam partem In via preliminare, il giudice delle leggi rileva come il rimettente non abbia adeguatamente descritto la fattispecie del giudizio principale, così impedendo qualunque controllo sulla rilevanza delle questioni di legittimità sollevate cfr., ex multis , Corte Cost., n. 154/2021 , n. 159/2021 e n. 136/2021 . In ogni caso, come già osservato dalla Consulta definendo un precedente procedimento incidentale introdotto sulle stesse questioni di legittimità, alla stessa viene sollecitato un intervento additivo in malam partem in materia penale, finalizzato ad estendere l'ambito di applicazione di una previsione incriminatrice Corte Cost., n. 219/2020 . Tuttavia, alla luce della riserva di legge posta dall' art. 25, comma 2, Cost. , la giurisprudenza costituzionale ha da tempo chiarito che non sono consentite, in tale materia, pronunce che estendano il novero delle condotte punibili così, ad es., Corte Cost., n. 17/2021 , n. 155/2019 e n. 37/2019 . tranne che in alcuni casi. D'altra parte, nella fattispecie, non si è al cospetto di alcuna delle specifiche ipotesi in cui la giurisprudenza costituzionale considera ammissibile il controllo di legittimità costituzionale con potenziali effetti in malam partem non si versa, cioè, in un caso in cui sono da applicare norme di ingiustificato favore, riguardo a soggetti o a comportamenti sottratti a una previsione incriminatrice di carattere generale, né si è in presenza di fenomeni di scorretto esercizio del potere legislativo, o ancora della violazione di obblighi di matrice sovranazionale cfr. Corte Cost., n. 37/2019 . In particolare, la denunciata irrilevanza penalistica delle condotte sommariamente descritte dal rimettente non costituisce deroga a un regime generalizzato di penalizzazione delle omissioni concernenti gli obblighi di istruzione. Ne consegue la manifesta inammissibilità delle questioni sollevate.

Presidente Amato - Relatore Zanon Ritenuto che con due ordinanze di analogo tenore r.o. n. 162 del 2020 e n. 7 del 2021 , il Giudice onorario di pace di Taranto ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 30 e 34, secondo comma, della Costituzione quest'ultimo parametro solo quanto all'ordinanza r.o. n. 162 del 2020 , questioni di legittimità costituzionale dell' art. 731 del codice penale , nella parte in cui punisce l'inosservanza dell'obbligo di impartire o far impartire ai minori l'istruzione elementare e non anche l'analogo inadempimento riguardo alla scuola media inferiore ed al primo biennio della scuola secondaria superiore che, con riguardo al giudizio di cui all'ordinanza r.o. n. 162 del 2020, il rimettente si limita a riferire che sta celebrando un dibattimento nei confronti di persone imputate del reato di cui all' art. 731 cod. pen. che, nel giudizio cui attiene l'ordinanza r.o. n. 7 del 2021, risulta che il medesimo rimettente è chiamato a valutare una richiesta di archiviazione, avanzata dal pubblico ministero, nei confronti di genitori che esercitano la potestà sui minori frequentanti la scuola di 1 grado presso l'Istituto Comprensivo , dei quali si sarebbero registrate numerose assenze durante l'anno scolastico 2018/2019 che, in punto di non manifesta infondatezza delle questioni sollevate, le due ordinanze di rimessione presentano un'identica motivazione che il rimettente rileva come la previsione sanzionatoria dell' art. 731 cod. pen. riguardi solo l'inosservanza dell'obbligo di procurare l'istruzione elementare, poiché la disposizione che ne aveva a suo tempo esteso l'applicazione all'omessa frequentazione della scuola media cioè l' art. 8 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859 , recante Istituzione e ordinamento della scuola media statale è stata abrogata dall' art. 1 del decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212 Abrogazione di disposizioni legislative statali, a norma dell' articolo 14, comma 14-quater, della legge 28 novembre 2005, n. 246 che il presidio penale concernente l'istruzione media prosegue il giudice a quo non è stato ripristinato nella legislazione successiva, sebbene l'obbligo di formazione scolastica sia stato prolungato, fino a comprendere un ciclo di studi della durata di almeno dodici anni, o comunque fino all'ottenimento di una qualifica professionale triennale entro il diciottesimo anno di età art. 1, comma 3, del decreto legislativo 15 aprile 2005, n. 76 , recante Definizione delle norme generali sul diritto-dovere all'istruzione e alla formazione, a norma dell'articolo 2, comma 1, lettera c , della legge 28 marzo 2003, n. 53 è citato anche il comma 622 dell' art. 1 della legge 27 dicembre 2006, n. 296 , recante Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato. Legge finanziaria 2007 , che qualifica come obbligatoria l'istruzione impartita per almeno dieci anni, finalizzata a consentire il conseguimento di un titolo di studio di scuola secondaria superiore o di una qualifica professionale di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età che il rimettente, tutto ciò premesso, assume che l' art. 731 cod. pen. sarebbe manifestamente incostituzionale , nella parte in cui non sanziona l'inadempimento dell'obbligo di impartire o far impartire l'istruzione oltre la soglia della scuola elementare che una tale disciplina varrebbe anzitutto a creare una discriminazione ingiustificata tra l'obbligo dei genitori di istruire i figli sino alla scuola elementare e l'obbligo dei genitori di istruire i figli sino ai primi due anni della scuola superiore , aggravando il fenomeno della dispersione scolastica che l' art. 30 Cost. e quanto all'ordinanza r.o. n. 162 del 2020 il secondo comma del successivo art. 34 letti in riferimento al ricordato art. 1, comma 622, della legge n. 296 del 2006 sarebbero lesi dalla disposizione censurata, nella parte in cui configurano un obbligo scolastico esteso all'istruzione media inferiore che la proposta dichiarazione d'illegittimità costituzionale, nella forma dell'addizione, consentirebbe di adeguare la norma censurata ai principi sovraordinati della legislazione ordinaria attuale , come sanciti dalla citata legge n. 296 del 2006 , e perciò di conformare la disciplina penale del fenomeno alle sopravvenute variazioni delle circostanze e dei rapporti sociali che il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall'Avvocatura generale dello Stato, è intervenuto in entrambi i giudizi, sollecitando una decisione di manifesta inammissibilità delle questioni sollevate che infatti mancherebbero, in entrambi i provvedimenti di rimessione, adeguate indicazioni sui fatti e sui procedimenti principali, restando preclusa, di conseguenza, ogni valutazione circa la rilevanza delle medesime questioni che, inoltre, tali questioni sarebbero comunque inammissibili, poiché mirate ad ottenere dalla Corte costituzionale una addizione in malam partem rispetto ad una disposizione incriminatrice, ciò che comporterebbe una violazione del secondo comma dell' art. 25 Cost. che infine sempre secondo l'Avvocatura generale dello Stato le questioni non sarebbero nel merito fondate, posto che il legislatore avrebbe nella specie esercitato in maniera ragionevole la propria discrezionalità, in particolare limitando la sanzione penale ai soli casi di inosservanza dell'obbligo dell'istruzione elementare dei minori, cioè dell'istruzione di primo livello, indispensabile per un basico inserimento nella società civile e propedeutica ad una formazione più completa. Considerato che, con due ordinanze di analogo tenore, il Giudice onorario di pace di Taranto ha sollevato, in riferimento agli artt. 3, 30 e 34, secondo comma, della Costituzione , questioni di legittimità costituzionale dell' art. 731 del codice penale , nella parte in cui punisce l'inosservanza dell'obbligo di impartire o far impartire ai minori l'istruzione elementare e non anche l'analogo inadempimento con riferimento alla scuola media inferiore e al primo biennio della scuola secondaria superiore che i due provvedimenti in questione r.o. n. 162 del 2020 e n. 7 del 2021 , deliberati dal medesimo rimettente, censurano la medesima disposizione, con identica motivazione e in riferimento a parametri costituzionali in larga parte coincidenti, di talché può essere disposta la riunione dei relativi procedimenti che secondo il giudice a quo l'attuale irrilevanza penale dell'inadempimento degli obblighi concernenti l'istruzione secondaria comporterebbe un trattamento ingiustificatamente differenziato tra soggetti tutti gravati dal dovere di procurare ai minori i livelli di istruzione resi obbligatori dalla legge e contrasterebbe, altresì, con gli artt. 30 e 34, secondo comma, Cost. , poiché da queste stesse disposizioni costituzionali si evincerebbe il carattere obbligatorio dell'istruzione per la durata di almeno otto anni che la disposizione con cui la previsione sanzionatoria era stata estesa all'inadempimento degli obblighi di istruzione presso la scuola media inferiore cioè l' art. 8 della legge 31 dicembre 1962, n. 1859 , recante Istituzione e ordinamento della scuola media statale , è stata abrogata a opera dell' art. 1 del decreto legislativo 13 dicembre 2010, n. 212 Abrogazione di disposizioni legislative statali, a norma dell' articolo 14, comma 14-quater, della legge 28 novembre 2005, n. 246 che ne consegue in effetti, secondo costante giurisprudenza di legittimità, il mancato allineamento tra durata del periodo di istruzione obbligatoria e relativo presidio sanzionatorio penale che il rimettente, peraltro, nulla argomenta su tale specifica vicenda abrogativa e comunque non coinvolge nelle proprie censure la ricordata disposizione abrogatrice che, inoltre, entrambe le ordinanze di rimessione mancano di descrivere adeguatamente le fattispecie per cui è giudizio, impedendo qualunque controllo sulla rilevanza delle questioni di legittimità sollevate ex multis, sentenza n. 154 del 2021 e ordinanze n. 159 e n. 136 del 2021 che, in ogni caso, come già rilevato da questa Corte definendo un primo procedimento incidentale introdotto dal medesimo giudice rimettente in rapporto alle stesse questioni di legittimità, entrambe le ordinanze in esame sollecitano un intervento additivo in malam partem in materia penale, finalizzato ad estendere l'ambito di applicazione di una previsione incriminatrice ordinanza n. 219 del 2020 che la giurisprudenza costituzionale, alla luce della riserva di legge posta nel secondo comma dell' art. 25 Cost. , ha da tempo chiarito che non sono consentite, in tale materia, pronunce che estendano il novero delle condotte punibili tra le decisioni più recenti, ex multis, sentenze n. 17 del 2021, n. 155 e n. 37 del 2019, nonché la già citata ordinanza n. 219 del 2020 che d'altra parte, nel caso di specie, non si è al cospetto di alcuna delle specifiche ipotesi in cui la giurisprudenza costituzionale considera ammissibile il controllo di legittimità costituzionale con potenziali effetti in malam partem non si versa, cioè, in un caso in cui sono da applicare norme di ingiustificato favore, riguardo a soggetti o a comportamenti sottratti a una previsione incriminatrice di carattere generale, né si è in presenza di fenomeni di scorretto esercizio del potere legislativo, o ancora della violazione di obblighi di matrice sovranazionale di recente, sentenza n. 37 del 2019 che, in particolare, la denunciata irrilevanza penalistica delle condotte sommariamente descritte dal rimettente non costituisce deroga a un regime generalizzato di penalizzazione delle omissioni concernenti gli obblighi di istruzione che, dunque, le questioni devono essere dichiarate manifestamente inammissibili. Visti gli artt. 26, secondo comma, della legge 11 marzo 1953, n. 87 Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale , e 9, comma 1, delle Norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. Per Questi Motivi LA CORTE COSTITUZIONALE riuniti i giudizi, dichiara la manifesta inammissibilità delle questioni di legittimità costituzionale dell' art. 731 del codice penale , sollevate, in riferimento agli artt. 3, 30 e 34, secondo comma, della Costituzione , dal Giudice onorario di pace di Taranto con le ordinanze indicate in epigrafe.