MAE: condizioni per la procedura di consegna passiva

In presenza di un MAE processuale, deve essere consentito allo Stato di emissione di portare a completamento l'intera procedura giurisdizionale, fatto salvo, però, il rinvio della persona nello Stato di consegna ai fini dell'esecuzione della pena, in quanto cittadino o residente.

La Corte d'Appello disponeva, in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso dall'autorità giudiziaria maltese, la consegna allo Stato di Malta dell'imputato, ai soli fini della partecipazione al procedimento a suo carico per il reato di rapina aggravata dall'uso di arma. L'imputato ricorre in Cassazione, lamentandosi, tra i vari motivi, della violazione dell' art. 19 l. n. 69/2005 , che subordina la consegna ai fini di un'azione penale alla condizione che la persona, dopo essere stata ascoltata, sia rinviata allo stato richiesto per scontarvi la pena o la misura di sicurezza privative della libertà personale eventualmente pronunciate nei suoi confronti dallo Stato membro di emissione. A detta del ricorrente, la Corte territoriale avrebbe ignorato la norma in questione, con la conseguenza che, dopo la consegna, lo stato di Malta, in assenza di qualsivoglia assicurazione in tal senso, sarebbe stato libero di applicare il proprio diritto interno, facendo così disapplicare quanto statuito dalla sentenza impugnata. Il ricorso è fondato. La Corte di Cassazione, infatti, afferma che in presenza di un MAE processuale, deve essere consentito allo Stato di emissione di portare a completamento l'intera procedura giurisdizionale Cass. pen., n. 938/2010 , fatto salvo, però, il rinvio della persona nello Stato di consegna ai fini dell'esecuzione della pena, in quanto cittadino o residente. Pertanto, se la persona richiesta in consegna ai fini di un'azione penale è cittadino italiano o residente nello Stato, la Corte d'Appello è tenuta a dare esecuzione al MAE, ma deve condizionare la consegna , ai sensi dell'art. 19, lett. c , l. n. 69/2005, al reinvio della persona nel territorio dello Stato per scontarvi la pena o la misura di sicurezza eventualmente irrogate, salvo che non vi sia un'espressa diversa richiesta dell'interessato. Nel caso in esame, tale condizione non è stata apposta dalla Corte territoriale, perciò il ricorso deve essere accolto e la sentenza impugnata annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte d'Appello.

Presidente Di Stefano Relatore Vigna Ritenuto in fatto 1. Con la sentenza impugnata, la Corte di appello di Catania ha disposto, in esecuzione del mandato di arresto Europeo emesso il 27 gennaio 2021 dall'autorità giudiziaria maltese, la consegna allo Stato di Malta di L.P.S., ai soli fini della partecipazione al procedimento a suo carico per il reato di rapina aggravata dall'uso di arma. 2.Avverso la sentenza, ricorre per cassazione L.P., a mezzo del difensore di fiducia, deducendo i seguenti motivi 2.1. Violazione di legge in relazione alla L. n. 69 del 2005, art. 6, comma 4, lett. a . Con ordinanza del 30 ottobre 2020, allegata al ricorso e mai revocata, il giudice delegato, nel convalidare l'arresto di L.P., mandava alla cancelleria per richiedere, tramite il Ministero della Giustizia, la trasmissione, entro 30 giorni, del mandato di arresto Europeo tradotto in lingua italiana, con la specificazione delle fonti di prova riguardanti il caso esaminato. Tale documentazione non è mai stata trasmessa. Ai sensi del comma 6, dell'art. 6 della suindicata legge, la Corte d'appello avrebbe dovuto respingere la richiesta di dare esecuzione al mandato di arresto. 2.2. Violazione di legge in relazione alla L. n. 69 del 2005, art. 2, lett. a e art. 18, lett. h . Con l'ordinanza del 20 gennaio 2021, allegata dalla difesa, la Corte di appello ha ulteriormente rinviato la decisione definitiva in attesa di rassicurazioni da parte dello Stato richiedente che la persona interessata non avrebbe subito trattamenti inumani e/o degradanti. Anche su tale aspetto lo Stato di Malta non ha fornito alcuna informazione e quanto statuito con la sentenza impugnata non supera l'omissione dello Stato richiedente. La Corte d'appello ha, infatti, ritenuto non sussistente il paventato pericolo posto che la sentenza di appello consentiva la consegna al solo fine di presenziare al processo e non per subire una misura cautelare o la pena all'esito eventualmente comminata. La Corte ha, inoltre, evidenziato che L.P. e stato liberato su cauzione dopo l'interrogatorio e che non sono stati allegati concreti elementi per ritenere che durante il processo il predetto debba rimanere in stato di detenzione. Trattasi di argomentazioni giuridicamente inesatte. Il mandato di arresto de quo è disciplinato in via esclusiva dalla L. n. 69 del 2005 per effetto della norma transitoria di cui alla L. n. 10 del 2021, art. 28. Non può, di conseguenza, non applicarsi quanto previsto in tema di rifiuto obbligatorio alla consegna dal disposto di cui all'art. 18, lett. h della legge indicata. Nel caso di specie, lo Stato di Malta si è limitato a non fornire alcuna informazione mentre avrebbe dovuto espressamente assicurare lo stato italiano che, in caso di violazione della libertà su cauzione, tale violazione non avrebbe determinato ex se il ripristino dell'originaria misura detentiva. I profili critici sono specificamente sottolineati nella citata ordinanza del 20 gennaio 2021, avuto specifico riguardo alla mancanza di almeno 4 m2 per singolo detenuto in stanze multiple, all'accesso e servizi igienici e all'acqua potabile, soprattutto alla luce dell'obiettivo e documentato incremento della popolazione carceraria maltese attestato dai dati del consiglio di Europa. Si evidenzia poi che le affermazioni della Corte di appello circa la non sottoposizione del consegnando a una misura detentiva in Malta sono inopponibili all'autorità giudiziaria maltese che, una volta eseguito il mandato di arresto Europeo, applicherebbe le proprie norme di diritto, solo ad esse essendo evidente soggetta. Tali norme di diritto risultano del tutto ignote. 2.3. Violazione di legge in relazione alla L. n. 69 del 2005, art. 18, lett. e . Tra i motivi di rifiuto obbligatorio alla consegna, figura quello della mancata indicazione dei limiti massimi di carcerazione. Anche su tale punto il mandato di arresto Europeo è del tutto silente, indicando solo la pena edittale massima, ma non i limiti massimi di carcerazione preventiva. 2.4. Violazione di legge in relazione alla L. n. 69 del 2005, art. 19. L'art. 19, lett. c , della suindicata legge subordina la consegna ai fini di un'azione penale alla condizione che la persona, dopo essere stata ascoltata, sia rinviata allo stato richiesto per scontarvi la pena o la misura di sicurezza privative della libertà personale eventualmente pronunciate nei suoi confronti dallo Stato membro di emissione. Trattasi di norma ignorata dalla Corte distrettuale, con la conseguenza che, consegnato il cittadino italiano allo stato di Malta, quest'ultimo stato, a fronte dell'assenza di qualsivoglia assicurazione trasmessa per le obbligate vie diplomatiche, sarà libero di applicare il proprio diritto interno e virgola così facendo disapplicare di fatto quanto statuito dalla sentenza impugnata. Considerato in diritto 1. Il ricorso è fondato nei limiti di seguito indicati. 2.Deve premettersi che il mandato di arresto de quo è disciplinato in via esclusiva dalla L. n. 69 del 2005 . Il D.Lgs. 2 febbraio 2021, n. 10, art. 28, ha dettato una specifica disciplina transitoria, al fine di individuare i procedimenti che proseguono secondo la normativa ante novella e quelli soggetti alle modifiche apportate dal D.Lgs. n. 10 del 2021 , che ha introdotto una sostanziale riduzione dei casi di rifiuto della consegna, sia obbligatori che facoltativi, nonché una rimodulazione del contenuto del MAE e dei tempi per la definizione. Si è previsto, infatti, che i procedimenti, come quello in esame, relativi alle richieste di esecuzione di mandati di arresto Europeo in corso alla data di entrata in vigore del D.Lgs. n. 10 del 2021 20 febbraio 2021 proseguono con l'applicazione delle norme anteriormente vigenti, quando a tale data la Corte d'appello abbia già ricevuto il mandato d'arresto Europeo o la persona richiesta in consegna sia stata già arrestata. Ciò comporta che la nuova disciplina si applica alle richieste di mandato di arresto ricevute dalle Corti di appello a partire dal 21 febbraio 2021. 3. Deve ritenersi fondato il primo motivo, non risultando indicate le fonti di prova sulla base delle quale è stato emesso il mandato di arresto. Occorre sottolineare che, in tema di mandato di arresto Europeo, deve essere rifiutata la consegna, ai sensi della L. 22 aprile 2005, n. 69, art. 17, comma 4, se nella documentazione trasmessa dallo Stato di emissione anche a seguito di apposita richiesta dall'Autorità giudiziaria italiana non vi siano indicazioni sulle specifiche fonti di prova relative all'attività criminosa e al coinvolgimento della persona richiesta Sez. 6, n. 15935 del 15/04/2015, Jovanovic, Rv. 263086 - Sez. 6, n. 30439 del 17/07/2008, dep. 21/07/2008, Rv. 243591 . Ai fini della riconoscibilità del presupposto dei gravi indizi di colpevolezza, infatti, è necessario che lo Stato di emissione specifichi nel mandato di arresto le relative fonti di prova, attraverso la puntuale allegazione delle evidenze fattuali a carico della persona di cui si chiede la consegna Sez. F, n. 23952 del 20/08/2020, Katic, Rv. 279542 Sez. 6, n. 26698 del 10/06/2009, dep. 01/07/2009, Rv. 244282 . Va rilevato come la Corte territoriale, nel caso di specie, non si sia uniformata al pacifico insegnamento della giurisprudenza di legittimità sopra richiamato, non avendo rilevato la sussistenza di una causa ostativa alla decisione di consegna. 4. È fondato anche il secondo motivo di ricorso, posto che le indicazioni contenute nello stesso mandato di arresto sulla perpetrata violazione a Malta delle condizioni apposte alla liberazione cauzionale non possono ragionevolmente escludere la sottoposizione a misura, per le quali dovevano dunque essere considerati, oltre i termini massimi di carcerazione previsti nel Paese, dei quali si parlerà nel successivo paragrafo, anche le condizioni carcerarie, per le quali, del resto, erano state, invano, richieste informazioni. Proprio in ragione del fatto che la consegna è stata chiesta ai fini della sottoposizione al procedimento e che non è affatto esclusa la sottoposizione del consegnando allo stato restrittivo, la Corte avrebbe dovuto farsi carico dell'eventuale stato restrittivo, verificandone modalità e tempi e, in relazione a ciò valutare la sussistenza del rischio di sottoposizione a trattamenti inumani e degradanti connessi alle condizioni esistenti all'interno dell'istituto penitenziario, a fronte dei dati desumibili dalla documentazione invocata dal ricorrente. 5. È privo di fondamento il terzo motivo di ricorso, considerando che - secondo la giurisprudenza di questa Corte Suprema, in materia di mandato di arresto Europeo, con riguardo alla previsione della L. 22 aprile 2005, n. 69, art. 18, lett. e , che stabilisce il rifiuto della consegna se la legislazione dello Stato membro di emissione non prevede i limiti massimi della carcerazione preventiva , l'autorità giudiziaria italiana deve verificare se nella legislazione dello Stato membro di emissione sia espressamente fissato un termine di durata della misura cautelare fino alla sentenza di condanna di primo grado, o, in mancanza, se un limite temporale implicito sia in ogni caso desumibile da altri meccanismi processuali che instaurino, obbligatoriamente e con cadenze predeterminate, un controllo giurisdizionale funzionale alla legittima prosecuzione della custodia o, in alternativa, alla estinzione della stessa Sez. U, n. 4614 del 30/01/2007, Ramoci, Rv. 235348 -che la legislazione di Malta, come, del resto gran parte degli Stati dell'Unione Europea ad es., Francia, Grecia, Spagna, Polonia, Portogallo, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia prevede termini temporalmente definiti di custodia preventiva scanditi secondo le fasi del processo, analogamente al modello italiano così, ancora, Sez. un. Ramoci . 6. È fondato il quarto motivo di ricorso. In presenza di un MAE processuale, deve, essere consentito allo Stato di emissione di portare a completamento l'intera procedura giurisdizionale Sez. 6, n. 938 del 07/01/2010, D.R., Rv. 245803 Sez. 6, n. 38640 del 30/09/2009, Dervishi, Rv. 244757 , fatto salvo, però, il rinvio della persona nello Stato di consegna ai fini dell'esecuzione della pena, in quanto cittadino o residente. Pertanto, se la persona richiesta in consegna ai fini di un'azione penale è cittadino italiano o residente nello Stato, la Corte d'appello è tenuta a dare esecuzione al MAE, ma deve condizionare la consegna, ai sensi della L. n. 69 del 2005, art. 19, lett. c , al reinvio della persona nel territorio dello Stato per scontarvi la pena o la misura di sicurezza eventualmente irrogate, salvo che non vi sia un'espressa diversa richiesta dell'interessato. Nel caso in esame, invece, tale condizione non è stata apposta dalla Corte di appello di Catania. 7. La sentenza impugnata deve, pertanto, essere annullata con rinvio ad altra Sezione della Corte di appello di Catania. La Cancelleria curerà l'espletamento degli incombenti di cui alla L. n. 69 del 2005, art. 22, comma 5. P.Q.M. Annulla la sentenza impugnata e rinvia ad altra Sezione della Corte di appello di Catania. Manda alla Cancelleria per gli adempimenti di cui alla L. n. 69 del 2005, art. 22 , comma 5.