Ex moglie ospita a casa per dieci mesi il nuovo compagno: difficile parlare di famiglia di fatto

Riprende vigore la richiesta della donna, richiesta mirata a vedere confermato l’assegno divorzile a lei riconosciuto in primo. Messa in discussione la decisione favorevole all’uomo presa in Appello. Necessario valutare approfonditamente la convivenza tra la donna e il nuovo partner.

Se l'ex moglie decide di ospitare nella propria casa per quasi un anno il nuovo compagno, non è automatico revocare l'assegno divorzile riconosciutole in prima battuta. Difficile, secondo i Giudici, sostenere che la donna abbia creato una famiglia di fatto . In primo grado viene pronunciato lo scioglimento del matrimonio e l'uomo si ritrova obbligato a versare ogni mese l'assegno divorzile all'ex moglie. Di parere opposto sono invece i giudici d'Appello, i quali accolgono le obiezioni proposte dall'uomo e sostengono che la donna ha instaurato un rapporto di convivenza con un nuovo compagno , un rapporto provvisto di quei caratteri di stabilità e di reciprocità tali da rendere riconoscibile una famiglia di fatto e perciò da far cessare ogni obbligo di contribuzione a carico dell'ex marito. Il provvedimento emesso in secondo grado è poggiato soprattutto su un dato la lunga convivenza per circa dieci mesi tra la donna e il nuovo compagno nell'appartamento di lei. Quella situazione viene però presentata dalla donna come assolutamente estemporanea, non tale da far ipotizzare una famiglia di fatto con annesso requisito basilare della reciproca assistenza morale e materiale . Tale obiezione ha un fondamento, secondo i magistrati della Cassazione, i quali mettono in discussione la decisione favorevole all'uomo e chiedono un ulteriore approfondimento ai giudici d'appello. Necessario, in sostanza, fare chiarezza su un punto centrale, ossia sul peso da riconoscere alla ospitalità data dalla donna al suo attuale compagno, per un periodo di circa dieci mesi , in attesa che si rendesse abitabile l'appartamento di lui . Questo situazione non pare, almeno per ora, sufficiente a ricavare la prova dell'esistenza fra la donna il suo partner di un rapporto affettivo caratterizzato da un alto grado di stabilità, da un'effettiva comunione di vita e dal reciproco esercizio di diritti e doveri, tale da assumere i connotati della cosiddetta famiglia di fatto .

Presidente Cristiano Relatore Marulli Rilevato che 1. S.C. impugna avanti a questa Corte, con ricorso basato su un unico motivo, la sentenza del 16.3.2017 della Corte d'Appello di Napoli che, accogliendo il gravame dell'ex coniuge V.G. , ha riformato la decisione di primo grado nella parte in cui, pronunciando lo scioglimento degli effetti civili del matrimonio tra i coniugi, aveva gravato l'appellante dell'obbligo di corrispondere l'assegno divorzile in favore dell'appellata, sull'assunto che alla stregua delle acquisite risultanze istruttorie era rimasto provato che la S. avesse instaurato un rapporto di convivenza con un terzo, provvisto di quei caratteri di stabilità e di reciprocità tali da rendere riconoscibile una famiglia di fatto anche secondo i dettami della L. 20 maggio 2016, n. 76 , e da far perciò cessare ogni obbligo di contribuzione. Resiste il V. con controricorso. Considerato che 2. Il ricorso - alla cui cognizione non osta la pregiudiziale opposta dal controricorrente in ordine alla nullità della procura per essere essa priva di data, essendo contrario principio di questa Corte che la mancanza denunciata sia irrilevante dato che la posteriorità del rilascio della procura rispetto alla sentenza impugnata si desume dall'intima connessione con il ricorso cui accede e nel quale la sentenza è menzionata, mentre l'anteriorità rispetto alla notifica risulta dal contenuto della copia notificata del ricorso Cass., Sez. V, 21/12/2019, n. 34259 Cass., Sez. IV, 5/11/2012, n. 18915 Cass., Sez. I, 19/12/2008, n. 29785 - allega con l'unico motivo di esso la pretesa violazione della L. 1 dicembre 1970, n. 898, art. 5, commi 6 e 7, avendo la Corte di merito accolto l'avversario gravame sul ritenuto presupposto della convivenza da lei instaurata con un terzo, malgrado il rapporto in questione non presenti alcuno dei requisiti per dar vita ad una famiglia di fatto e non valga richiamarsi alla L. n. 76 del 2016 , facendo nella specie difetto il requisito basilare della reciproca assistenza morale e materiale. 3. La declinata doglianza, pur se formulata con riferimento ad una violazione di legge, evidenzia tuttavia un vulnus motivazionale in capo alla sentenza impugnata che ne rende doverosa la cassazione. La Corte d'Appello ha invero reso una motivazione che resta al di sotto del minimo costituzionale richiesto, poiché non solo non ha tenuto conto dei contraddittori esiti fatti registrare dall'istruttoria testimoniale accordando preferenza alle dichiarazioni di un teste rispetto all'altro senza spiegare le ragioni di questa preferenza , ma non ha in alcun modo chiarito perché dalle circostanze riferite dal teste ritenuto maggiormente attendibile ospitalità data dalla S. al suo attuale compagno per un periodo di circa dieci mesi, in attesa che si rendesse abitabile l'appartamento di quest'ultimo si potesse ricavare la prova dell'esistenza fra l'odierna ricorrente e detto compagno di un rapporto affettivo caratterizzato da alto grado di stabilità, da un'effettiva comunione di vita e dal reciproco esercizio di diritti e doveri, tale da assumere i connotati della c.d. famiglia di fatto . Non emergono, in definitiva, i fatti posti a fondamento dell'accertamento qui contestato accertamento che, pur se frutto di un'opzione valutativa riservata al giudice del merito, non lo dispensa dal dar conto delle ragioni dei proprio convincimento. Opportunamente dunque riqualificata la censura nei termini di una violazione dell'obbligo motivazionale, il motivo risulta fondato e meritevole di accoglimento. 4. Debitamente cassata l'impugnata decisione, la causa va rimessa al giudice a quo per un nuovo giudizio. P.Q.M. La Corte accoglie il ricorso, cassa l'impugnata sentenza e rinvia la causa avanti alla Corte d'Appello di Napoli che, in altra composizione, provvederà pure alla liquidazione delle spese del presente giudizio. Dispone omettersi in caso di pubblicazione della presente sentenza ogni riferimento ai nominativi e agli altri elementi identificativi delle parti.