Spacciatore all’opera in un dedalo di vicoli: il luogo non rende più difficile l’intervento delle forze dell’ordine

Nessun aggravamento di pena, nonostante la richiesta della Procura, per l’uomo beccato a cedere sostanze stupefacenti nei carrugi di Genova. Per i Giudici bisogna invece considerare che i vicoli del centro storico genovese possono rappresentare un luogo dal quale per l’autore del reato è più difficile allontanarsi di corsa.

Il dedalo di vicoli in cui opera lospacciatore non basta a renderne più grave la condotta desumendo maggiori difficoltà d' intervento per le forze dell'ordine. A finire sotto processo è un uomo, accusato di avere detenuto e spacciato sostanze stupefacenti . Ricostruito l'episodio, grazie a quanto accertato dalle forze dell'ordine, i giudici del Tribunale optano per la condanna, fissando la pena in quattro mesi di reclusione e 600 euro di multa. Respinta, invece, l'ipotesi di una sanzione più dura, perché secondo i giudici è impossibile richiamare il luogo in cui si è realizzata l'attività dello spacciatore, ossia i carrugi di Genova, per sostenere che egli abbia approfittato del contesto per ostacolare l'operato delle forze dell'ordine. Proprio su quest'ultimo punto si sofferma la Procura, proponendo ricorso in Cassazione e contestando la valutazione compiuta dai giudici del Tribunale. In particolare, la Procura ribadisce il peso da riconoscere al contesto dove è stato compiuto lo spaccio, e sostiene sia evidente l'ostacolo incontrato dalle forze dell'ordine durante il loro intervento a causa della conformazione dei luoghi ossia i vicoli del centro storico di Genova . E in questa ottica la Procura sottolinea che in occasione dell'arresto dell'uomo ora sotto processo un complice era fuggito alla cattura, come emerge dagli atti della polizia giudiziaria , e ciò, sempre secondo la Procura, proprio grazie alla particolare conformazione dei tipici carrugi di Genova. Dalla Cassazione prendono atto della tesi portata avanti dalla Procura, tesi mirata a vedere riconosciuto che la conformazione delle vie dove è stato commesso il reato, cioè i carrugi di Genova, è tale da ostacolare l'intervento delle forze di polizia. Per i Giudici di terzo grado, però, va condivisa la contraria valutazione compiuta in Tribunale, laddove si è chiarito che i vicoli del centro storico genovese, lungi dal rappresentare, per la loro conformazione, un luogo idoneo a fare perdere le proprie tracce e pertanto ad agevolare la commissione di reati, possono al contrario rappresentare un luogo dal quale per l'autore di reati è più difficile allontanarsi di corsa, dal momento che le ridotte dimensioni delle vie percorribili costituiscono di fatto un oggettivo ostacolo . E difatti, nella vicenda presa in esame, non risulta in alcun modo che gli agenti siano stati ostacolati nel loro intervento, culminato nell'arresto dello spacciatore, dalla conformazione dei luoghi in cui si sono svolti i fatti . Ciò significa conferma della pronuncia emessa in Tribunale condanna definitiva, quindi, per l'uomo sotto processo, e pena fissata in quattro mesi di reclusione e 600 euro di multa.

Presidente Sarno Relatore Socci Ritenuto in fatto 1. Il Tribunale di Genova con sentenza del 25 settembre 2019 giudizio abbreviato ha condannato J.P. alla pena di mesi 4 di reclusione ed Euro 600,00 di multa, per il reato di cui all'art. 73, comma 5, T.U. stup. Commesso il omissis . 2. Ricorre in cassazione la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova con due motivi di ricorso. 2. 1. Violazione di legge art. 61 c.p. , n. 5 . Nell'imputazione era contestata l'aggravante dell' art. 61 c.p. , n. 5 in relazione al luogo del commesso reato omissis . La sussistenza o meno dell'aggravante deve essere effettuata in concreto vedi Cassazione n. 2838/2019 . Invece, la sentenza impugnata perviene all'esclusione dell'aggravante in astratto affermando apoditticamente l'insussistenza dell'aggravante. 2. 2. Carenza e contraddittorietà della motivazione con travisamento delle risultanze processuali in relazione all'aggravante dell' art. 61 c.p. , n. 5. Il Tribunale ha escluso l'aggravante sulla considerazione che non risultava un ostacolo all'intervento delle forze dell'ordine per la conformazione dei luoghi vicoli del centro storico di omissis . Invece, un coimputato era fuggito alla cattura, come emerge dagli atti di P.G. in particolare dal verbale di arresto. Ha chiesto pertanto l'annullamento della sentenza impugnata. Considerato in diritto 3. Il ricorso del P.M. risulta infondato e deve rigettarsi. Trattandosi di giudizio abbreviato deve ritenersi corretta la scelta del mezzo di impugnazione ricorso in cassazione in luogo dell'appello ex art. 443 c.p.p. , comma 3. Inoltre, il ricorso è ammesso per tutti i vizi della sentenza, sia per violazione di legge e sia per vizio della motivazione In sede di ricorso per cassazione avverso la sentenza di condanna emessa in primo grado all'esito di rito abbreviato, il procuratore generale presso la corte d'appello può ricorrere per tutti i vizi indicati dall' art. 606 c.p.p. , e, pertanto, lamentare anche il difetto di motivazione ai sensi della lett. E del citato articolo. In motivazione la Corte ha evidenziato che, ai sensi dell' art. 593 c.p.p. , come sostituito dal D.Lgs. numero del 6 febbraio 2018, art. 2, comma 1, lett a , lo stesso regime è stato esteso anche al rito ordinario Sez. 2, n. 8534 del 14/01/2020 - dep. 03/03/2020, PG C/ VITIELLO ANTONELLA, Rv. 27851601 4. Il ricorso contesta l'eliminazione dell'aggravante ex art. 61 c.p. , n. 5, in relazione alla conformazione delle vie dove è stato commesso il reato i omissis . Per il ricorrente la stessa circostanza della fuga di un coimputato dimostrerebbe la sussistenza dell'aggravante per la conformazione dei luoghi, tale da ostacolare l'intervento delle forze di polizia per la repressione dei reati. Tuttavia, il ricorso omette il confronto con la motivazione della sentenza impugnata. Il Tribunale esclude l'aggravante in quanto i vicoli del centro storico , lungi dal rappresentare, per la loro conformazione, luogo idoneo a fare perdere le proprie tracce e pertanto ad agevolare la commissione di reati, possono al contrario rappresentare luogo dal quale per l'autore di reati è più difficile allontanarsi di corsa, dal momento che le ridotte dimensioni delle vie percorribili costituiscono di fatto un oggettivo ostacolo E nel caso di specie infatti non risulta in alcun modo che gli operanti siano stati ostacolati dalla conformazione dei luoghi in cui si svolsero i fatti . Si tratta, pertanto, di una valutazione di merito, che logicamente esclude la ricorrenza dell'aggravante nella specie e la cui motivazione esula dalla verifica di legittimità sollecitata. P.Q.M. Rigetta il ricorso.