I profughi afgani e pachistani hanno diritto al rilascio della carta d’identità dello Stato del COE ove sono nati?

Per la CEDU sì, tanto che ha riscontrato una deroga all’art. 8 Cedu nel rifiuto di rilasciare la carta d’identità a figli di rifugiati afgani e pachistani nati prima del 30/5/14 quando è entrata in vigore la controversa legge sulla cittadinanza che limita il riconoscimento della cittadinanza azzera in forza dello ius soli .

Infatti, se da un lato uno Stato può rifiutarlo legittimamente, dall'altro negare il rilascio di una carta d'identità comporta notevoli conseguenze negative per il godimento da parte del ricorrente di vari diritti nella sua vita quotidiana, indipendentemente dal fatto che le decisioni delle autorità nazionali lo abbiano reso apolide o meno , creando incertezza anche sullo status giuridico del permesso di soggiorno incidendo, perciò, sulla sua identità sociale. Infine, la CEDU rileva la deroga alla certezza del diritto non solo per il conflitto di leggi, ma anche per la scarsa e contraddittoria chiarezza della prassi interna su questo delicato tema. È quanto deciso dalla CEDU nel caso Hashemi ed altri c. Azerbaijan ric.1480/16+6 sono otto cittadini afgani e pachistani che hanno lasciato negli anni 2000 i loro paesi. Risiedono quali rifugiati in Azerbaijan in forza di una lettera di protezione dell'Alto Commissariato ONU per i rifugiati. I loro figli sono nati in questo paese ed hanno un regolare certificato di nascita che attesta ciò. Fu negato il rilascio della carta d'identità per i figli, cittadini azzeri in forza della legge del 1998, sulla scorta di una riforma della legge della cittadinanza in vigore dal 30/5/14, che non riconosceva lo ius soli e perché erano figli di stranieri afgani e pachistani . Si ricordi che per la legge del 1998 chiunque fosse nato sul territorio azzero ne acquisiva la cittadinanza senza alcuna condizione o restrizione a tale norma , tanto che i minori avevano un regolare certificato di nascita rilasciato dal paese ospitante. Vani i ricorsi. Quadro normativo. La legge del 2014 sulla cittadinanza riconosce che un cittadino straniero l'acquisisce se nasce nel territorio azzero ma solo se entrambi i genitori sono apolidi o nei casi previsti dai trattati e leggi internazionali recepiti dal diritto interno quella del 1998 riconosceva lo ius soli perciò chiunque era nato sul suolo azzero ne acquisiva la cittadinanza. Ciò avveniva col rilascio del certificato di nascita, di una carta d'identità o di un passaporto di questo paese. Inoltre, l' art. 52 della Costituzione azzera recita un cittadino della Repubblica dell'Azerbaijan è qualsiasi persona che ha una connessione politica e legale, nonché diritti e doveri reciproci con la Repubblica dell'Azerbaijan. Qualsiasi persona nata nel territorio della Repubblica dell'Azerbaijan è cittadina azzera neretto, nda . La Consulta interna in una sua decisione del 2003 sull'esegesi della legge sul luogo di residenza e di soggiorno e sulla descrizione della carta d'identità ha sancito che questi documenti attestano la cittadinanza azzera dell'interessato e precisato che il certificato di nascita formalizza legalmente il fatto della nascita e contiene tutte le indicazioni relative a questo fatto. Questo documento è considerato un documento iniziale essenziale per attestare il diritto alla cittadinanza neretto, nda . Orbene nell'ambito della preparazione della relazione del Segretario generale delle Nazioni Unite del 23 gennaio 2009 intitolata "Privazione arbitraria della cittadinanza" A/HRC/10/34 , nella relazione periodica del 2005 terza e quarta presentata da questo paese al Comitato delle Nazioni Unite sui diritti del fanciullo CRC/C/AZE/3-4 si affermava espressamente lo ius soli ogni bambino nato in Azerbaijan veniva registrato immediatamente all'anagrafe e ne acquisiva la cittadinanza. Infine, l'ECRI Commissione europea contro il razzismo e l'intolleranza nella sua relazione del 2007, relativamente al rifiuto di rilasciare la carta d'identità a figli di cittadini russi di origine cecena nati nel paese convenuto, denunciava già come alcuni funzionari interpretassero erroneamente la legge sulla cittadinanza e la negassero agli stranieri nati sul suolo azzero. Nessuno può essere privato arbitrariamente della cittadinanza. La CEDU , richiamando alcuni suoi precedenti sul punto Ahmadov c. Azerbaigian del 30/1/20 e Alpeyeva e Dzhalagoniya c. Russia del 12/6/18 , rileva come il riconoscimento di una cittadinanza , attestata dal rilascio di una carta d'identità, comporti l'attribuzione di diritti civili e sociali all'interessato che sarebbe gravemente danneggiato se negata. Orbene nella fattispecie non si trattava di una privazione di cittadinanza ma di un mancato riconoscimento malgrado le leggi e la prassi interne e le asserzioni del Governo in seno all'ONU ed all'UE contrastassero col rifiuto opposto ai ricorrenti veniva riconosciuto lo ius soli , ma non rilasciata la carta d'identità perché entrambi i genitori erano stranieri, essendoci forte incertezza della legge su questo punto. Come già detto la legge del 1998 e la prassi sulla stessa relativamente al riconoscimento della cittadinanza mancava dei requisiti di chiarezza e prevedibilità previsti dal principio della certezza del diritto , non risolti nemmeno dalla riforma del 2014. In breve, nonostante l'esistenza di un quadro normativo chiaro e preciso, si deve constatare che le disposizioni legislative non sono state interpretate dalle autorità nazionali in modo compatibile con la Convenzione e che il controllo giurisdizionale nazionale non ha consentito ai figli dei ricorrenti di beneficiare delle necessarie garanzie procedurali violando così l'articolo Cedu, stante l'acclarata lesione alla loro vita privata e sociale per i motivi sinora esposti.

CEDU del 13 gennaio 2022, caso H. ed altri c. Azerbaijan ric.1480/16+6