L’impatto della legge di conversione del D.L. 8 ottobre 2021 n. 139 “Decreto Capienze” sulle misure di prevenzione e contrasto del revenge porn

La legge di conversione del Decreto Capienze introduce nuovi poteri di intervento dell’Autorità Garante per la protezione dei dati personali in materia di revenge porn e nuovi strumenti di tutela rapidi ed efficaci per le vittime.

Il revenge porn è un fenomeno forte aumento nel nostro paese sia tra i giovanissimi sia tra gli adulti. In Italia, fino all'agosto 2019, non esisteva alcuna legge specifica in materia per tutelare le vittime si poteva fare riferimento alla normativa sui reati di diffamazione, estorsione, violazione della privacy e trattamento scorretto dei dati personali. L' art. 10 comma 1 della Legge 19 luglio 2019 n. 69 c.d. Codice Rosso finalizzata a tutelare le vittime di violenza domestica e di genere ha introdotto nel nostro ordinamento l'art. 612- ter del codice penale rubricato Diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti . La sopra citata legge prevede che salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque, dopo averli realizzati o sottratti, invia, consegna, cede, pubblica o diffonde immagini o video a contenuto sessualmente esplicito, destinati a rimanere privati, senza il consenso delle persone rappresentate, è punito con la reclusione da uno a sei anni e con la multa da euro 5.000 a euro 15.000. La stessa pena si applica a chi, avendo ricevuto o comunque acquisito le immagini o i video, li invia, consegna, cede, pubblica o diffonde senza il consenso delle persone rappresentate al fine di recare loro nocumento. La legge 69 del 2019 non prevede tuttavia strumenti di intervento per ottenere la rimozione dei contenuti lesivi pubblicati on line. La legge 205 di conversione del Decreto Capienze rimedia alla sopra citata carenza e prevede, sul modello del cyberbullismo, la possibilità di tutela delle vittime attraverso l'intervento del Garante per la protezione dei dati personali. La legge 205 introduce, infatti, un nuovo comma all'art. 144- bis del Codice in materia di protezione dei dati personali e prevede che Chiunque, compresi i minori ultraquattordicenni, abbia fondato motivo di ritenere che registrazioni audio, immagini o video o altri documenti informatici a contenuto sessualmente esplicito che lo riguardano, destinati a rimanere privati, possano essere oggetto di invio, consegna, cessione, pubblicazione o diffusione attraverso piattaforme digitali senza il suo consenso ha facoltà di segnalare il pericolo al Garante, il quale, nelle quarantotto ore dal ricevimento della segnalazione, decide ai sensi degli articoli 143 e 144 del Codice della Privacy . La legge di conversione in esame estende la tutela, sul modello della legge in materia di cyberbullismo anche ai minori ultraquattordicenni. La legge estende la tutela anche alle registrazioni audio, oltre alle immagini e video di cui è vietata diffusione la legge recepisce, in materia, le osservazioni emerse nel corso delle audizioni presso la Camera ed il Senato. La tutela si riferisce a chiunque senza limitazione di nazionalità. Viene specificato al secondo comma del medesimo articolo 144- bis che per i minorenni la richiesta può essere effettuata da chi esercita la responsabilità genitoriale o la tutela. Viene previsto che il Garante, con proprio provvedimento, può disciplinare specifiche modalità di svolgimento dei sopra citati procedimenti e le misure per impedire la diretta identificabilità degli interessati. L'invio al Garante delle immagini o dei video a contenuto sessualmente esplicito riguardanti soggetti terzi, effettuato dall'interessato, non integra il reato di diffusione illecita di immagini o video sessualmente espliciti. La legge di conversione prevede specifici oneri aggiuntivi anche per i gestori delle piattaforme digitali destinatari dei sopra citati provvedimenti del Garante dovranno conservare il materiale oggetto della segnalazione, a soli fini probatori e con misure indicate dal Garante, anche nell'ambito dei medesimi provvedimenti, idonee a impedire la diretta identificabilità degli interessati, per dodici mesi a decorrere dal ricevimento del provvedimento stesso. La conservazione del materiale è funzionale all'eventuale esercizio dell' azione penale , che ovviamente richiede tempi più lunghi, rispetto all'intervento del Garante che per sua natura deve essere tempestivo e immediato. Il termine di 12 mesi è suggerito in relazione al termine per la proposizione della querela che per il revenge porn è di sei mesi, esteso di sei mesi in più al fine di consentire lo spatium temporis necessario per l'adozione di eventuali determinazioni da parte dell'autorità giudiziaria. Al fine di una maggiore tutela delle vittime le legge prevede oneri non solo per le piattaforme ma anche per i fornitori di servizi di condivisione di contenuti che erogano servizi digitali in Italia fornitori che sono tenuti ad indicare, senza ritardo al Garante o pubblicare nel proprio sito internet un recapito al quale possono essere comunicati i sopra citati provvedimenti adottati dal Garante. In caso di inadempimento del sopra citato obbligo, il Garante diffida il fornitore del servizio ad adempiere entro trenta giorni. In caso di inottemperanza alla diffida si applica la sanzione amministrativa pecuniaria di cui all'articolo 83, paragrafo 4, del Regolamento europeo per la protezione dei dati personali. La legge in esame specifica che quando il Garante, a seguito della segnalazione degli utenti acquisisce notizia della consumazione del reato di cui all'articolo 612- ter del codice penale, anche in forma tentata, nel caso di procedibilità d'ufficio trasmette al pubblico ministero la segnalazione ricevuta e la documentazione acquisita. I nuovi poteri del Garante in materia di revenge porn introdotti dalla legge di conversione del Decreto Capienze costituiscono un importante uno strumento di tutela utile ed efficace per le vittime di questo odioso fenomeno gli ultra 14enni hanno ora la possibilità di inviare segnalazioni e reclami direttamente al Garante privacy Il Garante italiano è tra i più attivi in Europa nelle attività di contrasto del fenomeno di revenge porn ed è intervenuto in questi mesi in modo energico e proattivo attraverso l'attivazione sul proprio sito di uno specifico canale di emergenza. Le persone che temono che le loro foto o i loro video intimi possano essere diffusi senza il loro consenso su Facebook o Instagram, possono segnalare questo rischio e ottenere che le immagini vengano bloccate . Il canale di segnalazione preventiva è stato attivato in Italia, come programma pilota, nel 2020 da Facebook ed era stato accessibile fino ad ora nel nostro Paese solo attraverso una associazione no profit. Come indicato sul sito del Garante dall'8 marzo 2021 le persone maggiorenni che temono che le proprie immagini intime, presenti in foto e video, vengano condivise, possono dunque rivolgersi al Garante Privacy, consultando la pagina www.gpdp.it/revengeporn , per segnalarne l'esistenza in modo sicuro e confidenziale a Facebook e farle bloccare. Nella pagina predisposta dal Garante, le potenziali vittime di pornografia non consensuale possono pertanto scaricare un modulo da compilare per fornire all'Autorità le informazioni utili a valutare il caso e a indicare all'interessato il link per caricare direttamente le immagini sul programma. Una volta caricate, le immagini sono cifrate da Facebook tramite un codice hash , in modo da diventare irriconoscibili prima di essere distrutte e, attraverso una tecnologia di comparazione, bloccate da possibili tentativi di una loro pubblicazione sulle due piattaforme.