Divide et impera… con i capponi di Renzo!

La manifestazione del 21 aprile ha avuto un buon successo nel senso che ha portato a Roma dai 250 ai 300 avvocati provenienti da Fori diversi. Se si pensa che normalmente ai congressi giuridici forensi nazionali partecipano circa 2.000 Colleghi, per lo più rimborsati delle spese, mentre qui la partecipazione era assolutamente volontaria e a proprie spese, il richiamo sui temi della previdenza forense è stato sentito!

Purtroppo, le polemiche del giorno dopo sui social, hanno depotenziato gli effetti e portato addirittura alla chiusura del gruppo RID che era stato tra i principali promotori della manifestazione. Divide ed impera . E’ una locuzione latina molto usata, che sta a indicare nella sociologia e nella terminologia politica la strategia usata dai detentori del potere per dividere in fazioni l’opposizione ad essi, in modo che queste ultime non trovino mai la possibilità di unirsi contro di esso Salvatore Santoru in Informazione consapevole . In questa vicenda non è dato sapere se vi sia stato l’intervento dei detentori del potere o se tutto sia da attribuirsi all’eccesso di generali schierati in campo. Certo è che ho letto commenti davvero sgradevoli da un’associazione ad altra con rincorse alla primogenitura e alla rappresentatività che certamente non hanno portato giovamento alla causa comune. I capponi di Renzo. Per ingraziarsi l’avvocato, Renzo Tramaglino porta alcuni capponi che tiene in mano, appesi a testa in giù. Per tutto il viaggio i capponi, ignari della loro prossima fine, non fanno altro che beccarsi l’un l’altro e il commento di Manzoni è una riflessione sulla litigiosità umana che, come quella dei capponi, non si rende conto che, senza il reciproco aiuto, ci aspetta una comune brutta fine per i capponi quella di finire in pentola . Queste le parole del Manzoni Lascio poi pensare al lettore, come dovessero stare in viaggio quelle povere bestie, così legate e tenute per le zampe, a capo all’in giù, nella mano d’un uomo il quale, agitato da tante passioni, accompagnava col gesto i pensieri che gli passavano a tumulto per la mente e dava loro di fiere scosse e faceva balzare quelle teste spenzolate, le quali intanto s’ingegnavano a baccarsi l’una l’altra, come accade troppo sovente tra compagni di sventura . E la previdenza forense? Non tutto però è perduto se dalla esperienza del 21 aprile si traggono spunti per andare avanti perché insieme si può mentre da soli non si va da alcuna parte. NAD è l’associazione che più di ogni altra si sta strutturando. Su Repubblica del 25 aprile 2017 Ezio Mauro ha scritto un pezzo secondo me di grande spessore. Ne riporto uno stralcio che ben si adatta anche alla nostra vicenda Il deficit culturale del sistema ha prodotto un minimo comun denominatore di scarso significato, con destra e sinistra che sono scivolate sui loro piani inclinati verso il centro, in un indistinto democratico dove si smarriscono le distinzioni e crescono le confusioni, favorendo un mimetismo gregario che si ripara sotto il pensiero dominante, incapace di pensare in proprio. Con il risultato di non saper più fornire al cittadino opzioni identitarie in cui riconoscersi liberamente dopo la fine delle ideologie e lo smarrimento di ogni sentire comune. Ma soprattutto con la conseguenza di non riuscire a proporre una critica organizzata al pensiero unico, un'obiezione culturale, un'alternativa di idee, lasciando così crescere il pregiudizio secondo cui l'unica alternativa possibile è fuori dal sistema . La previdenza forense va ristrutturata per essere inclusiva e non esclusiva al passo con i tempi che stiamo vivendo.