Jannuzzi di nuovo sotto esame per le ""opinioni"" su Caselli

Invece le dichiarazioni di Marcello Dell'Utri sull'allora Procuratore generale di Palermo sono da ritenere insindacabili in quanto rese nel pieno dell'attività parlamentare

Le dichiarazioni del senatore Raffaele Jannuzzi saranno ancora una volta al vaglio dei giudici costituzionali. Con l'ordinanza 17/2007, leggibile tra i documenti correlati , la Consulta ha dichiarato ammissibile il conflitto di attribuzione sollevato dal giudice per le indagini preliminari di Milano nei confronti del Senato della Repubblica vista la delibera del 18 gennaio 2006. La vicenda nasce da un articolo a firma del senatore Jannuzzi indipendente eletto per le liste di Forza Italia pubblicato sul quotidiano Il Giornale il 7 novembre del 2004 dal titolo Mafia, 13 anni di scontri tra Pm e Carabinieri che scatenò la denuncia per diffamazione dei magistrati Gian Carlo Caselli e Guido Lo Forte, all'epoca dei fatti rispettivamente procuratore generale e procuratore aggiunto a Palermo. La querelle Jannuzzi-Caselli quindi si arricchisce di un nuovo capitolo già nel 2005 con l'ordinanza 416/05 la Consulta accolse il conflitto di attribuzioni sollevato dal Gip di Milano dopo la delibera del Senato del 23 luglio 2003 sull'insindacabilità delle opinioni espresse da Jannuzzi su due articoli pubblicati da Panorama. Se anche la Consulta dovesse decidere per l'avvio del processo, non sarà la prima volta che Lino Jannuzzi si ritroverà processato per diffamazione basti ricordare la sua condanna a tre anni di reclusione e le decisioni del presidente del Tribunale di sorveglianza di Napoli Angelica Di Giovanni. Vicenda poi chiusa con la grazia del Capo dello Stato vedi tra gli arretrati del 17 febbraio 2005 . Insindacabili le dichiarazioni di Marcello Dell'Utri. Richiamando la decisione 223/05 i giudici delle leggi hanno stabilito che le dichiarazioni rese dall'allora deputato Marcello Dell'Utri a La Stampa il 10 marzo e il 15 luglio 1999 furono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni. Niente da fare, dunque, anche stavolta per Gian Carlo Caselli che proprio per quelle dichiarazioni aveva denunciato il deputato azzurro. Come già per la sentenza del 2005 vedi tra gli arretrati del 9 giugno 2005 la Consulta ha stabilito che le esternazioni di Dell'Utri avevano ad oggetto la richiesta di applicazione di misura cautelare avanzate dall'allora procuratore generale di Palermo Caselli. Lo stesso procuratore, tra l'altro, ha depositato l'atto di intervento fuori termine, per cui sarebbe stato dichiarato inammissibile. p.a.

Corte costituzionale - sentenza 10-26 gennaio 2007, n. 13 Presidente Flick - Relatore Saulle Ritenuto in fatto 1.- Con il ricorso indicato in epigrafe, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano - nel corso di un procedimento penale a carico del deputato Marcello Dell'Utri per il reato di diffamazione a mezzo stampa - ha sollevato conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti della Camera dei deputati, in relazione alla deliberazione adottata il 12 aprile 2005 Doc. IV - quater, n. 44 , con cui si è dichiarato che i fatti per i quali è in corso l'indicato procedimento penale concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, con conseguente insindacabilità ai sensi dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione. Il Giudice per le indagini preliminari riferisce che il procedimento penale in questione, promosso a seguito di querela proposta il 9 giugno 1999 ed altra, non indicata dal ricorrente, del 21 luglio 1999 dall'allora Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Palermo dott. Giancarlo Caselli e dai sostituti dottori Guido Lo Forte, Domenico Gozzo, Antonio Ingroia, Mauro Terranova, Lia Sava ed Umberto De Giglio, ha ad oggetto le affermazioni del deputato Dell'Utri contenute in due interviste pubblicate, il 10 marzo 1999 e il 15 luglio 1999, dal quotidiano La Stampa a seguito delle richieste di custodia cautelare e di utilizzazione dei tabulati telefonici formulate nei suoi confronti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. In particolare, nel corso delle indicate interviste, il deputato Dell'Utri avrebbe offeso la reputazione delle costituite parti civili affermando mi negano il diritto di difesa, da Caselli in giù hanno un atteggiamento minaccioso ed intimidatorio alle richieste della mia difesa reagiscono con fastidio, instaurando un clima di completa paranoia, con deliri di onnipotenza ed arroganza [ ] lo vede che sono paranoici [ ] vede la malafede e, rispondendo alla domanda se era in atto un complotto con finalità politiche, avrebbe precisato che io il mezzo, Berlusconi il fine , ed ancora, quanto all'inquinamento delle prove, sono proprio loro le costituite parti civili a truccare e a falsificare le carte [ ] ci sono dei fotogrammi [ ] che sono stati manomessi [ ] sono io o loro ad inquinare? [ ] sono stati scorretti sino alla frode processuale [ ] Ingroia è un folle che mente sapendo di mentire . La Camera dei deputati, con delibera in data 12 aprile 2005, approvando la proposta della Giunta per le autorizzazioni a procedere, ha dichiarato che i fatti per i quali era in corso il procedimento penale nei confronti del deputato Dell'Utri concernevano opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni e ricadevano, pertanto, nella previsione dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione. Ad avviso del Giudice per le indagini preliminari, diversamente da quanto sostenuto nella delibera impugnata, non sussisterebbero i presupposti per poter considerare le dichiarazioni rese dal deputato Dell'Utri direttamente connesse all'esercizio delle funzioni parlamentari, essendo tali dichiarazioni collegate esclusivamente alle vicende processuali di quest'ultimo, cioè alle richieste di custodia cautelare e di utilizzazione dei tabulati telefonici avanzate nei suoi confronti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. In proposito, il ricorrente, riportando la giurisprudenza costituzionale, osserva che l'insindacabilità delle dichiarazioni rese extra moenia può essere riconosciuta solo ove sia riscontrata la sussistenza del nesso funzionale e cioè vi sia corrispondenza sostanziale tra le stesse e quelle espresse nell'ambito dell'attività tipica del parlamentare. 2.- Il conflitto è stato dichiarato ammissibile da questa Corte con ordinanza n. 195 dell'11 maggio 2002. 3.- Il ricorso, unitamente all'ordinanza suddetta, è stato notificato il 25 maggio 2006 e depositato il 12 giugno 2006. 4.- Con memoria del 13 giugno 2006 si è costituita la Camera dei deputati, in persona del suo Presidente, giusta deliberazione dell'Ufficio di Presidenza n. 6 del 6 giugno 2006. 4.1.- La difesa della Camera, in via preliminare, chiede che il conflitto sia dichiarato inammissibile, in quanto il ricorrente non ha indicato le ragioni per le quali non ricorrerebbe il nesso funzionale tra le dichiarazioni rese extra moenia dal deputato Dell'Utri e la sua attività di parlamentare, non essendo a tal fine sufficiente l'affermazione secondo cui esse risultano collegate esclusivamente alle vicende processuali di quest'ultimo. 5.- Nel merito, la Camera dei deputati ritiene che il ricorso sia infondato avendo la Corte, con la sentenza 223/05, rigettato analogo conflitto avente ad oggetto dichiarazioni simili rilasciate a una diversa fonte di informazione dal deputato Dell'Utri nell'ambito della medesima vicenda processuale che lo vedeva coinvolto. Nell'indicata pronuncia la Corte ha ritenuto rilevante la circostanza che l'intervista rilasciata dal deputato Dell'Utri concerneva un processo che lo riguardava direttamente ed era intervenuta nella pendenza del procedimento di autorizzazione alla richiesta di arresto avanzata nei suoi confronti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo procedimento, nel corso del quale, nella seduta della Giunta per le autorizzazioni del 6 aprile 1999 e nella seduta della Camera dei Deputati del 13 aprile 1999, il deputato Dell'Utri era anche intervenuto. In particolare, l'intervista pubblicata il 10 marzo 1999 si colloca temporalmente subito dopo la trasmissione alla Camera dei deputati, avvenuta il 9 marzo 1999, della richiesta di autorizzazione all'esecuzione dell'ordinanza del Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Palermo che aveva disposto l'applicazione della misura della custodia cautelare in carcere nei confronti del deputato Dell'Utri, richiesta rigettata dall'Assemblea della Camera il 13 aprile 1999. Assume, poi, la resistente che le dichiarazioni rese extra moenia dal deputato Dell'Utri si inseriscono nel più generale contesto della polemica politica involgente i temi del rapporto tra politica e magistratura, assumendo sul punto rilievo i numerosi atti tipici posti in essere sia da appartenenti al gruppo parlamentare di cui faceva parte il deputato Dell'Utri, sia da altri parlamentari, intervenuti prima e dopo le dichiarazioni oggetto di imputazione. Tali atti, sempre a parere della difesa della Camera, sarebbero rilevanti in quanto aventi ad oggetto, in generale, le modalità di conduzione delle indagini e la gestione dei pentiti da parte degli uffici della pubblica accusa e, in particolare, da parte dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo nell'ambito del procedimento a carico del deputato Dell'Utri, risultando a quest'ultimo collegati in ragione del legame esistente tra gli appartenenti allo stesso gruppo parlamentare. 6.- Sono intervenute le parti civili del procedimento principale chiedendo, in via preliminare, che la Corte dichiari ammissibile il loro intervento, in ragione del possibile pregiudizio della loro posizione processuale in caso di mancato accoglimento del presente conflitto e, nel merito, che la delibera impugnata sia annullata. 7.- In prossimità dell'udienza gli intervenienti hanno depositato memoria, chiedendo che il loro intervento, ancorché tardivo, sia dichiarato ammissibile dalla Corte, non potendosi, a loro avviso, interpretare come perentori i termini a tal uopo fissati dall'articolo 4, comma 4, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. 8.- Anche la Camera dei deputati ha depositato memoria con la quale, oltre a ribadire le argomentazioni già espresse nelle prime difese, ha chiesto che la Corte dichiari inammissibile il ricorso in quanto il ricorrente si sarebbe limitato a riportare solo parte delle frasi contenute nelle interviste oggetto di imputazione nei confronti del deputato Dell'Utri, impedendo in tal modo l'esame sulla sussistenza del nesso funzionale. Nel merito, la difesa della Camera osserva che l'intervista del 15 luglio 1999 è stata rilasciata nella pendenza del procedimento di autorizzazione all'utilizzazione dei tabulati telefonici riguardanti il deputato Dell'Utri, avendo la Camera dei deputati, il 15 luglio 1999, deciso in ordine alla suddetta richiesta avanzata il 1 aprile 1999 dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. Da ciò conseguirebbe che l'intervista pubblicata il giorno stesso, ma rilasciata il giorno precedente alla decisione della Camera dei deputati, sarebbe coperta dalla garanzia di cui all'articolo 68 della Costituzione per le stesse motivazioni poste a fondamento della sentenza della Corte 223/05. Considerato in diritto 1.- Il conflitto di attribuzione sollevato dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano investe la deliberazione Doc. IV - quater, n. 44 , con cui, il 12 aprile 2005, la Camera dei deputati ha ritenuto insindacabili, ai sensi dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione, le dichiarazioni del deputato contenute in due interviste pubblicate sul quotidiano La Stampa , il 10 marzo 1999 e 15 luglio 1999 per le quali è stata esercitata nei suoi confronti l'azione penale in ordine al reato di diffamazione , e relative alle richieste di autorizzazione all'esecuzione della misura della custodia cautelare in carcere e di utilizzazione dei tabulati telefonici avanzate nei suoi confronti dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo. Secondo il ricorrente, la Camera dei deputati, con la citata deliberazione di insindacabilità, avrebbe illegittimamente esercitato il proprio potere ed in tal modo leso le attribuzioni costituzionali dell'autorità giudiziaria. 2.- In via preliminare, va dichiarata l'inammissibilità dell'intervento di Giancarlo Caselli, Guido Lo Forte, Domenico Gozzo, Antonio Ingroia, Mauro Terranova, Lia Sava ed Umberto De Giglio, in quanto il relativo atto è stato depositato tardivamente, cioè oltre i termini previsti dalle norme che disciplinano il giudizio dinanzi alla Corte costituzionale sentenza n. 417 del 1999 , termini la cui natura perentoria è stata riconosciuta da questa Corte, data l'esigenza che il giudizio, una volta instaurato, sia concluso in termini certi da ultimo sentenze n. 322 e n. 316 del 2006 . 3.- Sempre in via preliminare, vanno disattese le eccezioni di inammissibilità avanzate dalla difesa della Camera dei deputati. In proposito, si osserva che l'articolo 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale prescrive che il ricorso contenga l'esposizione sommaria delle ragioni del conflitto e l'indicazione delle norme costituzionali che regolano la materia . Entrambe le prescrizioni sono soddisfatte dall'atto introduttivo, in cui non solo vengono riportate le dichiarazioni rese dal parlamentare in relazione alle quali è pendente procedimento penale, ma sono anche esposte le ragioni di fatto e di diritto che inducono il ricorrente a ritenere non invocabile, nel caso di specie, l'articolo 68, comma 1, della Costituzione, e a denunciare la lesione delle attribuzioni dell'autorità giudiziaria. 4.- Nel merito, il ricorso deve essere rigettato. Sul punto si rileva che le dichiarazioni extra moenia oggetto della delibera di insindacabilità impugnata si pongono in stretta correlazione con quelle già scrutinate da questa Corte con la sentenza 223/05, traendo origine dalla stessa vicenda processuale. 4.1.- Il deputato, a seguito della richiesta di applicazione di misura cautelare avanzata nei suoi confronti da parte della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo, e pervenuta alla Camera dei deputati il 9 marzo 1999, rilasciava il giorno successivo due interviste, una al quotidiano Il Messaggero , l'altra, al quotidiano La Stampa . Entrambe le interviste avevano ad oggetto la suddetta richiesta di applicazione di misura cautelare e, in particolare, la gestione delle indagini da parte della citata Procura della Repubblica nell'ambito del processo penale che lo vedeva indagato. Questa Corte, con la sentenza 223/05, ha rigettato il ricorso proposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Roma relativo alle dichiarazioni rilasciate dal deputato al quotidiano Il Messaggero , in quanto intervenute nella pendenza del procedimento di autorizzazione, da parte della Camera dei deputati, all'esecuzione della misura cautelare richiesta dalla citata Procura della Repubblica. Questa Corte ha ritenuto, infatti, applicabile la garanzia costituzionale di cui all'articolo 68, comma 1, Costituzione, poiché la dichiarazione avente ad oggetto il procedimento parlamentare di autorizzazione era diretta ad ottenere dalla Camera il diniego all'esecuzione del provvedimento cautelare richiesto, così come del resto puntualmente comprovato dalla sostanziale corrispondenza del loro contenuto con quanto dallo stesso deputato affermato nell'ulteriore corso del procedimento, in sede di audizione avanti la Giunta per le autorizzazioni, il 6 aprile 1999 . Ciò vale anche per le dichiarazioni rilasciate il 10 marzo 1999 dal deputato al quotidiano La Stampa , le quali hanno contenuto analogo e si collocano nello stesso lasso temporale - e cioè in pendenza del procedimento di autorizzazione, da parte della Camera dei deputati, all'applicazione della misura cautelare richiesta dalla citata Procura della Repubblica - rispetto a quelle oggetto della sentenza 223/05. 4.2.- Analoghe considerazioni valgono in relazione all'intervista pubblicata il 15 luglio 1999. In proposito si osserva che anche tali dichiarazioni traggono spunto dal procedimento penale sopra indicato ed hanno sempre ad oggetto la presunta strumentalità con la quale la Procura della Repubblica presso il Tribunale di Palermo avrebbe condotto le indagini nei confronti del deputato. In particolare, il deputato, il 14 luglio 1999, interveniva presso l'Assemblea durante la discussione sulla richiesta all'utilizzazione dei tabulati telefonici avanzata, il 1 aprile 1999, nei suoi confronti dalla citata Procura della Repubblica. Lo stesso giorno la Camera dei deputati accoglieva la suddetta richiesta e il deputato rilasciava l'intervista poi pubblicata il giorno successivo sul quotidiano La Stampa . Tali dichiarazioni risultano, quindi, rilasciate nel corso, o comunque in occasione, del procedimento di autorizzazione di cui al terzo comma dell'articolo 68 della Costituzione e collegate alla richiesta a tal uopo avanzata dalla citata Procura della Repubblica in modo tale da risultare, per ciò solo, qualificate e coperte dalla garanzia di cui all'articolo 68 della Costituzione, valendo anche in questo caso i principi affermati da questa Corte nella sentenza 223/05. PQM La Corte costituzionale dichiara che spettava alla Camera dei deputati affermare che le dichiarazioni rese dal deputato Marcello Dell'Utri, oggetto del procedimento penale pendente davanti al Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, concernono opinioni espresse da un membro del Parlamento nell'esercizio delle sue funzioni, ai sensi dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione. ?? ?? ?? ?? 5

Corte costituzionale - ordinanza 10-26 gennaio 2007, n. 17 Presidente Flick - Relatore De Siervo Ritenuto Che il Giudice per le indagini preliminari presso il Tribunale di Milano, con ordinanza 3 luglio 2006, pervenuta il 22 luglio 2006, ha promosso conflitto di attribuzione tra poteri dello Stato nei confronti del Senato della Repubblica in relazione alla delibera adottata nella seduta del 18 gennaio 2006, con la quale è stato dichiarato che i fatti per i quali il senatore Raffaele Jannuzzi è sottoposto a procedimento penale per il delitto di cui agli articoli 595 del Cp e 13 della legge 47/1948 Disposizioni sulla stampa , concernono opinioni espresse nell'esercizio delle funzioni parlamentari e sono quindi insindacabili ai sensi dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione che il Giudice rimettente riferisce di procedere nei confronti del sen. Jannuzzi per il reato di diffamazione a mezzo stampa per aver, nella sua qualità di autore dell'articolo sotto descritto, offeso la reputazione di Gian Carlo Caselli e di Guido Lo Forte con la pubblicazione sul quotidiano Il Giornale del 7 novembre 2004 dell'articolo intitolato Mafia, 13 anni di scontri tra PM e Carabinieri riportando in narrativa fatti non veritieri e comunque offensivi per la loro formulazione e per il contesto in cui sono stati inseriti. Delitto aggravato dall' attribuzione di fatti determinati che il giudice milanese, preso atto della delibera di insindacabilità sopraggiunta nelle more del procedimento, e richiamata la giurisprudenza costituzionale - in particolare la sentenza n. 120 del 2004 - ritiene che le dichiarazioni incriminate non siano espressive di attività parlamentare e che dunque non possano ritenersi coperte dalla prerogativa di cui all'articolo 68, comma 1, Costituzione. che il ricorrente, in particolare, ritiene inconferente il riferimento operato dalla Giunta per le elezioni del Senato a due atti di iniziativa del sen. Jannuzzi - una proposta di legge per l'istituzione di una Commissione bicamerale di inchiesta sulla gestione dei collaboratori di giustizia d.d.l. n. 2292 depositato il 25 giugno 2003 ed una proposta di istituzione di una commissione di inchiesta documento XXII - n. 25 Proposta di inchiesta parlamentare del Senato sulla gestione di coloro che collaborano con la giustizia depositata il 19 febbraio 2004 - dal momento che mancherebbe il presupposto della contestualità cronologica tra le iniziative parlamentari e le dichiarazioni incriminate risalendo le prime, al più tardi, al febbraio 2004, mentre le seconde sarebbero state manifestate il 7 novembre 2004 che ad avviso del Giudice rimettente, inoltre, mancherebbe il nesso di riferibilità in astratto delle dichiarazioni rese dal senatore ai lavori parlamentari, non essendo possibile discernere le opinioni dello Jannuzzi riconducibili alla libera manifestazione del pensiero da quelle che riguardano l'esercizio della funzione parlamentare che, pertanto, il giudice ritiene illegittima la delibera del Senato del 18 gennaio 2006 e chiede a questa Corte di dichiarare che non spettava al Senato la valutazione della condotta addebitabile al sen. Jannuzzi, in quanto estranea all'articolo 68 Costituzione e, conseguentemente, di annullare la suddetta delibera. Considerato Che la Corte, in questa fase, è chiamata ai sensi dell'articolo 37, commi 3 e 4, della legge 87/1953, a valutare esclusivamente, in assenza di contraddittorio tra le parti, se il promosso conflitto di attribuzione sia ammissibile, sussistendone i prescritti requisiti di carattere soggettivo ed oggettivo, restando impregiudicata ogni definitiva decisione anche in ordine all'ammissibilità che, sotto il profilo soggettivo, il Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano è legittimato a sollevare il conflitto, in quanto organo giurisdizionale, in posizione di indipendenza costituzionalmente garantita, competente a dichiarare definitivamente, nell'esercizio delle funzioni attribuitegli, la volontà del potere cui appartiene che analoga legittimazione ad essere parte del conflitto sussiste per il Senato della Repubblica, in quanto organo competente a dichiarare in modo definitivo la volontà del potere che rappresenta in merito alla ricorrenza dell'immunità riconosciuta dall'articolo 68, comma 1, della Costituzione che, in relazione al profilo oggettivo del conflitto, il ricorrente denuncia la menomazione della propria sfera di attribuzione, garantita da norme costituzionali, attraverso la deliberazione, asseritamente illegittima, che i fatti per i quali è processo sarebbero insindacabili in applicazione dell'articolo 68, comma 1, della Costituzione che, infine, dal ricorso si rilevano le ragioni del conflitto e le norme costituzionali che regolano la materia , come stabilito dall'articolo 26 delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. PQM La Corte costituzionale dichiara ammissibile, ai sensi dell'articolo 37 della legge 87/1953, il conflitto di attribuzione proposto dal Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano nei confronti del Senato della Repubblica con l'atto introduttivo indicato in epigrafe dispone a che la cancelleria della Corte dia immediata comunicazione della presente ordinanza al ricorrente Giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano b che l'atto introduttivo e la presente ordinanza siano notificati al Senato della Repubblica, a cura del ricorrente, entro il termine di sessanta giorni dalla comunicazione di cui al punto a , per essere poi depositati nella cancelleria di questa Corte, con la prova dell'avvenuta notifica, entro il termine di venti giorni previsto dall'articolo 26, comma 3, delle norme integrative per i giudizi davanti alla Corte costituzionale. ?? ?? ?? ?? 2