Codice penale, promesse e (pochi) fatti

Nel 2001 la Casa delle libertà annunciava grandi rinnovamenti. Poi ha preferito sostenere a colpi di maggioranza singolari iniziative parlamentari

Soddisfare tre certezze oggi carenti certezza del reato, del processo e della pena . Questi i tre punti enunciati nel programma di governo della Casa delle libertà nel 2001 per la parte riguardante la Giustizia penale. Abrogare i reati la cui offensività non è più percepita come tale dalla società ed escludere dall'ambito penale i fatti non idonei a ledere il bene che si intende proteggere. Introdurre il principio di non offensività, secondo il quale un comportamento che non abbia arrecato danno od offesa ad alcuno non possa essere punito anche se previsto dalle leggi come reato. Introdurre anche una disciplina rigorosa in tema di intercettazioni telefoniche ed ambientali. Potenziare l'intervento del Gip con funzione di controllo e garanzia e collegialità nell'adozione delle misure cautelari. Diritto alla difesa attraverso la valorizzazione del gratuito patrocinio, della difesa d'ufficio, dell'accesso alla difesa tecnica. Previsione di un risarcimento delle vittime in stato di necessità e agevolazioni fiscali per i costi derivanti dal reato e dalla difesa. Misure sui termini e sulle impugnazioni per assicurare la ragionevole durata. Revisione del sistema sanzionatorio con una riduzione della pena detentiva e ricorso alla pena pecuniaria. Obbligo di un'attività lavorativa legata alla liberazione per buona condotta e realizzazione di circuiti penitenziari differenziati. Collocazione fuori dal comparto ministeri del personale civile delle carceri e restituzione al direttore del carcere di figura unica. Il Piano di governo per un'intera legislatura prevedeva al paragrafo tre sulla prevenzione dei reati la completa rivisitazione dei Codici, proponendo l'abrogazione di molte leggi da riunire in Testi unici. Per fare questo a via Arenula si istituivano le varie commissioni, tra le quali quella incaricata di rivedere il Codice penale presieduta da Carlo Nordio, nominata con decreto interministeriale del 23 novembre 2001, un mese dopo l'approvazione della legge di riforma del diritto societario che proponeva la depenalizzazione del reato di falso in bilancio per un excursus sui lavori della commissione vedi articolo a lato di Mirko Stifano . La commissione lavorò per due anni e mezzo alla parte generale del progetto, consegnando l'elaborato al ministro della Giustizia Roberto Castelli a giugno del 2004. Dopo quella tumultuosa estate, caratterizzata dalle dimissioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, la commissione continuò a lavorare alla parte speciale, mentre quella generale fu presentata dal Guardasigilli solo ad aprile del 2005 vedi tra gli arretrati del 22 aprile 2005 . Nessuno dai piani alti di via Arenula esortò i commissari a concludere i lavori, mentre il Parlamento non ebbe più nessuna notizia neanche della parte generale. A parlare del fallimento della riforma fu lo stesso Carlo Nordio a novembre del 2005 vedi tra gli arretrati del 18 novembre 2005 La speranza di approvare entro questa legislatura la riforma del Codice penale è pari a zero - diceva Nordio - per la parte speciale ci siamo presi tutto il tempo, perché la parte generale è ferma in un cassetto da un anno e mezzo . Proseguivano invece in Aula gli scontri e le discussioni su diversi disegni di legge di iniziativa parlamentare, tra i quali quello contenente le modifiche al Codice penale in materia di recidiva e di prescrizione, meglio conosciuto come la ex Cirielli. Pur non essendo stato presentato dall'esecutivo, questo provvedimento nel corso del suo iter parlamentare è stato fortemente appoggiato dalla maggioranza di Centrodestra a tale proposito restano agli atti a dimostrazione di questo, la richiesta di contingentamento dei tempi di discussione e le inversioni degli ordini del giorno chieste ed ottenute a colpi di maggioranza. Tra le iniziative governative presentate e volte a modificare il Codice penale, va sicuramente annotato il decreto legge 374/01, poi convertito con la legge 438/01 contenente disposizioni urgenti per contrastare il terrorismo internazionale iniziativa presa dal Governo dopo gli attentati dell'11 settembre 2001. Sempre in campo di lotta e contrasto al terrorismo internazionale vanno segnalate le misure urgenti contenute nel decreto 144/05 convertito dalla legge 155/05. Tutte misure, però, condizionate dai fatti internazionali. Per chiudere il quadro delle riforme al Codice penale presentate dall'esecutivo vanno sicuramente annotate quelle riguardanti la lotta alla pedopornografia, la legge 38/06, approvata dal Parlamento il 23 gennaio 2006. Per il resto, le modifiche che sono state apportate al Codice penale durante questa legislatura sono state di origine parlamentare. La legge 145/04 sulla sospensione condizionale della pena e i termini per la riabilitazione del condannato fu presentata da Guido Calvi Ds e approvata con il voto favorevole di tutti gli schieramenti. L'anno prima, dopo gravi fatti di cronaca furono approvate le modifiche al Codice per inasprire le sanzioni in caso di omissione di soccorso anche in questo caso l'approvazione fu bipartisan legge 73/03 . E ancora un'approvazione assolutamente trasversale si è registrata nel caso della legge per la lotta all'infibulazione 7/2006 . Scontro duro, invece si è registrato per l'approvazione delle ultime due leggi di modifica del Codice, ossia quella riguardante la legittima difesa e l'altra sui reati di opinione. Provvedimenti di iniziativa parlamentare ma anch'essi, come per la ex Cirielli, fortemente appoggiati dalla maggioranza. La legittima difesa è andata a modificare l'articolo 52 del Codice introducendo due nuovi commi e stabilendo che ci si potrà difendere dagli intrusi usando qualsiasi arma legalmente detenuta per difendere non solo se stessi o qualsiasi altra persona, ma anche beni. Fortemente voluta dalla Lega, la legge è stata approvata lo scorso 24 gennaio il giorno dopo il Parlamento approvava le modifiche al Codice in materia di reati di opinione, una legge criticata non solo dall'opposizione ma anche da Carlo Nordio, proprio perché di orientamento opposto rispetto al progetto della commissione ministeriale sull'argomento vedi tra gli arretrati del 25 e 26 gennaio e 1 febbraio 2006 . I due provvedimenti non sono ancora stati pubblicati sulla Gazzetta, difficile però che il Capo dello Stato, dopo il rinvio della legge sull'inappellabilità, voglia rinviare ancora un provvedimento a Camere sciolte e a poco più di tre mesi dalla fine del suo mandato. Certo è che il tempo presosi dal Presidente della Repubblica per la firma - sfruttando quasi tutti i trenta giorni previsti dalla Costituzione - non sono sintomo di serenità. p.a. 2. continua - la prima parte sulla Giustizia civile è stata pubblicata sull'on line dell'11 febbraio 2006