L'imprescindibilità dell'udienza preliminare a seguito di ""imputazione coatta""

di Mario Griffo

di Mario Griffo L'IMPUTAZIONE COATTA QUALE STRUMENTO DI REALIZZAZIONE DELL'OBBLIGATORIETÀ DELL'AZIONE PENALE Oltre che nelle ipotesi in cui ritenga incomplete le investigazioni svolte dal Pm, il Gip può non accogliere la richiesta di archiviazione anche quando consideri non correttamente applicata la regola di giudizio di cui all'articolo 125 att. Cpp, essendo stati raccolti, a suo parere, elementi sufficienti a sostenere l'accusa in dibattimento. In questo caso, il giudice dispone con ordinanza che, entro dieci giorni, il Pm formuli l'imputazione e nei due giorni successivi all'esercizio coatto dell'azione penale fissa l'udienza preliminare con un decreto che va notificato all'imputato ed alla persona offesa, nel quale sono enunciati gli elementi previsti dall'articolo 417 comma 1 lettera a , b e c , Cpp Il comma 5 dell'articolo 409 Cpp è stato introdotto al precipuo scopo di evitare un fenomeno di stasi del procedimento nell'ipotesi di dissenso tra Pm e Gip in ordine alla richiesta di archiviazione presentata dal primo e che, ove non espressamente disciplinata, condurrebbe, in casi del genere, alla configurazione dell'archiviazione come atto dovuto Relazione al Progetto definitivo, p. 188 . Non è mancato, tuttavia, chi ha ritenuto l'ordinanza di formulazione dell'imputazione un vero e proprio esercizio dell'azione penale da parte del Gip SPANGHER, L'imputazione coatta controllo o esercizio dell'azione penale?, in AA.VV., Le riforme complementari. il nuovo processo minorile e l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario, Padova, 1991, 153 s. . Sicché, la persistente inazione del Pm rispetto all'ordinanza adottata ex articolo 409 comma 5 Cpp integrerebbe l'ipotesi criminosa di omissione di atti d'ufficio disciplinata dall'articolo 328 c.p. CORDERO, Procedura penale, Milano, 2001, p. 422-423 . Si tratterebbe, insomma, di un atto d'impulso ex officio all'esercizio dell'azione, capace di introdurre, in virtù del controllo sull'osservanza dell'obbligatorietà dell'azione penale, una deroga al principio del ne procedat iudex ex officio BERNARDI, Sub. articolo 409 Cpp, in Commento al nuovo codice di procedura penale, coord. da M. Chiavario, IV, 1989, p. 532 . L'indirizzo non tiene conto, però, di come la disposizione in oggetto concretizzi lo sforzo del legislatore di impedire una commistione tra le funzioni del Gip e la prerogativa primaria del Pm inerente la individuazione del thema decidendum GIOSTRA, L'archiviazione. Lineamenti sistematici e questioni interpretative, Torino, 1994, p. 79 . Invero, se l'alternanza tra indagini preliminari e giudizio è scandita dalla formulazione dell'imputazione, tale atto risulterà obbligatorio se la notizia criminis appare fondata in ordine ad un fatto che costituisce offesa ad uno dei valori significativamente protetti dall'ordinamento penale l'azione si connota di caratteri di concretezza in rapporto al fatto ed in relazione ad una realistica prognosi di condanna. In tal senso, l'obbligatorietà dell'azione penale rappresenta l'espressione processuale del principio di legalità articolo 25 e 112 Costituzione dal quale riceve i connotati di concretezza e la caratteristica di atto propulsivo della giurisdizione azione e controllo giurisdizionale, dunque, diventano due facce della stessa medaglia in funzione di garanzia. Sicché, in assenza di una prognosi di idoneità delle attività di sostegno dell'accusa, la obbligatorietà risulta soddisfatta dal controllo giurisdizionale sull'inerzia del Pm. E così, nel caso dell'articolo 408 Cpp il giudice valuta la corrispondenza della situazione probatoria ad una prognosi di infondatezza dell'accusa, che può correggere con i poteri conferitigli dai commi 4 e 5 dell'articolo 409 Cpp A partire dal 1988, il recupero del contenuto dell'azione cioè intesa in senso concreto consente una più significativa lettura dell'articolo 112 Costituzione e la valorizzazione in esso degli elementi di legalità prima sottovalutati. Esalta, cioè, la regola della inutilità del processo come fenomeno deflativo collegato al rispetto della persona e come valore pregnante che guida dovrebbe guidare i comportamenti del Pm nella scelta tra azione ed inerzia RICCIO, G., Azione e politica delle riforme, in Ideologie e modelli del processo penale, Napoli, 1995, 166 , proiettandosi sulla valutazione che il giudice effettua in ordine alla richiesta di archiviazione, dal momento che può respingere la domanda del Pm, obbligando quest'ultimo all'azione articolo 409 Cpp . In questa chiave, il ricorso alla giurisdizione per il controllo sulla inazione del Pm è garanzia di equidistanza dagli interessi in gioco. Tra le possibili soluzioni adottabili - quella di lasciare libero il singolo magistrato e/o ufficio di archiviare quella gerarchica oppure quella del ricorso alla giurisdizione - si è preferita quest'ultima perché più aderente al complessivo disegno costituzionale. Sicché, è sterile domandarsi se nel caso dell'articolo 409 comma 5 Cpp vi sia violazione del ne procedat è inutile e fuorviante perché comunque la formulazione dell'imputazione - e quindi l'azione - rimane nella gestione dell'organo di accusa anche in caso di ricorso alle situazioni previste dall'articolo 412 Cpp così come il Gip non assume mai funzione integrativa di organo dell'investigazione RICCIO, G., Azione e politica delle riforme, in Ideologie e modelli del processo penale, Napoli, 1995, 170, 171 . LE MODALITÀ DI FORMULAZIONE DELL'IMPUTAZIONE Quanto agli effetti dell'ordine impartito dal Gip, ai sensi dell'articolo 409 comma 5 Cpp, si pongono due questioni fondamentali. Innanzitutto, ci si chiede se il Pm sia tenuto, esclusivamente, a formulare l'imputazione e, nei procedimenti con udienza preliminare, debba anche richiedere il rinvio a giudizio e, soprattutto, se l'organo dell'accusa possa delineare liberamente il contenuto dell'addebito ovvero sia vincolato alle indicazioni provenienti dal Gip e contenute nell'ordinanza, ex articolo 409 comma 5 Cpp, con la quale dispone che entro dieci giorni formuli l'imputazione . Quanto alla prima questione, la lettura combinata delle disposizioni di cui agli articoli 409 comma 5 e 128 n. att. Cpp sembrerebbe deporre, in maniera sufficientemente chiara, nel senso che l'instaurazione dell'udienza preliminare avvenga ope iudicis senza che il Pm sia obbligato a chiedere il rinvio a giudizio CONTI, La chiusura delle indagini preliminari, in AA.VV., Contributi allo studio del nuovo codice di procedura penale, Milano, 1989, p. 45 Cass., Sez. I, 11 giugno 1990, Labanti, in Giust. pen., 1991, III, comma . Ebbene, il dato letterale della previsione contenuta al comma 5 dell'articolo 409 Cpp scandisce la sequenza dei passaggi che conducono alla celebrazione dell'udienza preliminare a seguito del mancato accoglimento della richiesta di archiviazione avanzata dal Pm all'ordinanza del Gip con la quale si dispone, coattivamente, di esercitare l'azione penale, segue la formulazione dell'imputazione da parte del Pm e, dunque, entro due giorni dalla formulazione dell'imputazione , la fissazione dell'udienza preliminare con decreto del giudice. Il dubbio sorge quanto alle modalità attraverso le quali il Pm deve formulare l'imputazione. A tal proposito appare in contrasto con la disposizione considerata ritenere che comunque l'organo d'accusa sia tenuto, pur a seguito di ordine promanante dal Gip, a richiedere il rinvio a giudizio secondo le modalità fissate dagli articoli 416 e 417 Cpp. Invero, il disposto di cui all'articolo 128 att. Cpp, nel prevedere la notifica all'imputato ed alla persona offesa del decreto di fissazione dell'udienza preliminare nel caso previsto dall'articolo 409 comma 5 Cpp impone che il provvedimento contenga l'enunciazione degli elementi previsti dall'articolo 417 lettera a , b e c Cpp Esigendo per il decreto di fissazione dell'udienza preliminare i requisiti tipici caratterizzanti la richiesta di rinvio a giudizio, il legislatore, così, esclude che nella peculiare ipotesi considerata l'esercizio dell'azione penale debba avvenire secondo le modalità di cui agli articoli 416 e segg. Cpp D'altro canto, nel richiamo alle disposizioni disciplinanti l'instaurazione dell'udienza preliminare a seguito di richiesta di rinvio a giudizio, gli articoli 409 comma 5 Cpp e 128 n. att. Cpp riferendo al solo decreto di fissazione dell'udienza i connotati di essenza della richiesta di rinvio a giudizio, non operano alcun rimando all'articolo 416 Cpp che regola, in maniera specifica, la presentazione della richiesta di rinvio a giudizio. La circostanza rappresenta un indice ulteriore della voluntas legislativa di escludere la trasposizione dello schema tipico di instaurazione dell'udienza preliminare al caso di specie, anche perché - come meglio si puntualizzerà in seguito - il legislatore non poteva pretendere che nell'ipotesi di imputazione coatta il Pm fosse costretto ad un atto di volontà , redigendo la richiesta di rinvio a giudizio. Ne discende che, in conseguenza dell'ordinanza emessa ai sensi del comma 5 dell'articolo 409 Cpp, il Pm dovrà formulare l'imputazione, immediatamente, in udienza, ovvero, ove ciò non sia possibile, entro i dieci giorni indicati dalla norma, attraverso il deposito in cancelleria dell'atto imputativo che non dovrà essere contenuto in una rituale richiesta di rinvio a giudizio. Più complessa la tematica dei rapporti che intercorrono tra Pm e giudice nella costruzione dell'atto imputativo. Secondo un primo indirizzo si ritiene che ai fini della formulazione dell'imputazione coatta, il Pm sia vincolato dalla ricostruzione del fatto operata dal Gip nonché dalla qualificazione giuridica dallo stesso individuata nell'ordinanza emessa ai sensi del comma 5 dell'articolo 409 Cpp Cass., 19 dicembre 1995, Pascucci, in Cass. pen., 1997, p. 1390 Foro it., 1996, Il, comma . La diversa soluzione offrirebbe al Pm una comoda opportunità per aggirare l'obbligo derivante dall'articolo 112 Costituzione non essendo possibile impedire la formulazione di un' accusa volutamente debole o addirittura insostenibile. Se ne è dedotto, pertanto, che il Pm - pur rimanendo titolare esclusivo della facoltà di emanare l'atto di imputazione - sia tenuto a rispettare, pedissequamente, le indicazioni contenutistiche fornite dal Gip CAPRIOLI, L'archiviazione, Napoli, 1994, p. 556 . In senso contrario, si è osservato che il Pm non sia in alcun modo vincolato nella individuazione dell'addebito e, che, di conseguenza, al giudice dell'archiviazione debba attribuirsi una funzione meramente sollecitatoria non potendosi svilire le prerogative istituzionali del Pm Corte Costituzione, n. 253 del 1991, in Cass. pen., 1991, II, p. 240 in dottrina, GIOSTRA, L'archiviazione, cit., p. 81 . Invero, se il Gip potesse impartire al Pm direttive vincolanti in ordine al contenuto dell'imputazione o potesse modificare a suo piacimento l'addebito coattivamente formulato, la stessa partecipazione dell'organo requirente alla procedura di instaurazione forzata del procedimento risulterebbe priva di senso. Al contrario, solo salvaguardando l'autonomia del Pm nella determinazione dei contenuti dell'azione penale, si preserva la funzione di garante del principio di obbligatorietà dell'azione penale assegnata all'organo giurisdizionale BERNARDI, Sub. articolo 409 Cpp, cit., p. 533 cfr. Cass., Sez. III, 23 gennaio 1995, Bertin, in CED Cass., n. 201221 . A tal proposito, appare significativo l'insegnamento fornito dalla Corte costituzionale allorquando ha dichiarato non fondata, in riferimento agli articoli 97, 101 comma 2 e 112 Costituzione, la questione di legittimità costituzionale degli articoli 554 comma 2 Cpp e 158 d.lgs. 28 luglio 1989, n. 271 nella parte in cui prevedono che il Gip, in caso di rigetto della richiesta di archiviazione, ordini al Pm di formulare l'imputazione, ma non impongono che vi provveda direttamente attraverso un controllo sostitutivo, o che, comunque, la relativa ordinanza contenga al riguardo indicazioni tassative, vincolanti per il Pm . Nella specie, il Giudice delle leggi ha osservato come l'ordine di formulare l'imputazione, previsto dagli articoli 409 comma 5 e 554 comma 2 Cpp, costituisca un incisivo strumento di garanzia del rispetto sostanziale, e non solo formale, del principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione penale. Tale principio esige che l'inazione del Pm, manifestata con la richiesta di archiviazione, sia sottoposta ad un penetrante controllo da parte del giudice. Al Gip è demandato solo l'atto d'impulso, che non fuoriesce dalla funzione di controllo, mentre il concreto promovimento dell'azione, che si esplica nella formulazione dell'imputazione articolo 405 , resta di competenza del Pm. Non vi è, perciò, commistione tra le due funzioni, di iniziativa e di controllo, dato che l'essenza di quest'ultima non sta nell'individuazione dell'imputazione, bensì nell'accertamento della necessità di procedere. Di conseguenza, non vi è instaurazione di un rapporto gerarchico, che presuppone l'identità della funzione esercitata dai due organi, laddove nella specie si tratta di funzioni diverse C. Costituzione, 12 giugno 1991, n. 263, in Cass. pen. 1991, Il, 816 in Giust. pen., 1991, I, comma . Se è vero, infatti, che nel rito accusatorio vigente spetta al Pm l'esercizio dell'azione penale e la formulazione concreta dell'imputazione, è vero anche che compete al Gip un controllo sull'esercizio di tali poteri, che si esprime nella potestà di rifiutare l'archiviazione e restituire gli atti per la formulazione dell'imputazione articolo 409 Cpp tale controllo, però, non comprende il potere di imporre al Pm la formulazione di una imputazione in aggiunta a un'altra, o invece di un'altra. Sicché, se il giudice, nel restituire gli atti, indica al Pm anche le ipotesi penali per la formulazione dell'imputazione, l'indicazione non ha effetto vincolante, ma deve essere intesa come mero impulso orientativo per il potere del Pm Cass., 23 settembre 1994, Bertin, in C.E.D. Cass., n. 201221 in Arch. n. proc. pen., 1995, 1053 . Anche in dottrina si reputa che il potere di fissazione dell'imputazione è prerogativa esclusiva del Pm mentre al giudice non spetta né indicare gli articoli di legge violati, né intervenire sulla qualifica giuridica, né modificare l'imputazione BERNARDI, Sub articolo 409 Cpp, cit., p. 538 nello stesso senso GIOSTRA, L'archiviazione, cit., 81, nota n. 68 la funzione di controllo del Gip si limita ad una motivazione adeguata in ordine alla sussistenza dei presupposti per agire , anche in considerazione della mancata previsione di un mezzo di impugnazione nell'ipotesi di difformità tra l'imputazione predisposta dal Pm e quella che presumibilmente avrebbe formulato il Gip . LA PREVISIONE DI CUI ALL'ARTICOLO 128 N. ATT. CPP La disamina dell'iter normativo tracciato dagli articoli 409 Cpp, 417 Cpp, 418 Cpp, 419 Cpp e 128 n. att. Cpp, impone di soffermarsi sulle specifiche modalità attraverso le quali il legislatore realizza l'istanza di controllo sull'operato del Pm a seguito di imputazione coatta disposta dal Gip muovendo dall'assunto che l'organo di accusa, nella specie, non si determina liberamente ai fini dell'esercizio dell'azione penale. Ebbene, l'articolo 128 n. att. cp.p. costituisce la norma di attuazione la cui previsione è stata imposta proprio dalla necessità di disciplinare la fissazione dell'udienza preliminare in relazione alla peculiare modalità di esercizio dell'azione penale regolata dall'articolo 409 comma 5 Cpp Come anticipato, qualora il Gip non accolga la richiesta di archiviazione e disponga la formulazione dell'imputazione da parte del Pm, non si può certo pretendere che quest'ultimo rediga anche la richiesta di rinvio a giudizio TAMBURINO, La chiusura delle indagini preliminari, in Quad. CSM, 1990, p. 102 . E' stato lucidamente osservato che se si può vincolare il Pm a compiere quell'atto di intelligenza che consiste nel formulare un'imputazione, non si può costringerlo ad un atto di volontà come chiedere il rinvio a giudizio dell'imputato FERRUA, Il ruolo del giudice nel controllo delle indagini e nell'udienza preliminare, in Studi sul processo penale, Torino, 1990, p. 65 . Bisognava, dunque, dal punto di vista pratico, conciliare il dato rappresentato dall'assenza della richiesta di rinvio a giudizio con la necessità di recuperare , almeno parzialmente, alcuni degli elementi in essa contenuti, indispensabili ai fini dell'instaurazione del contraddittorio successivo. Al soddisfacimento di tali esigenze mira appunto l'articolo in oggetto, il quale dispone che il giudice faccia notificare all'imputato ed alla persona offesa dal reato evidentemente in questo caso sarà possibile avvalersi, eventualmente, anche delle modalità previste dall'articolo 155 Cpp il decreto di fissazione dell'udienza preliminare, nel quale devono essere contenuti gli elementi di cui all'articolo 417 comma 1 lettera a, b, c, Cpp RIVIELLO, Sub articolo 128 n. att. Cpp, in Commentario Chiavario, p. 490 . Venuto meno, così, ogni riferimento all'articolo 417 comma 1, lettera d Cpp, concernente la domanda al giudice di emissione del decreto che dispone il giudizio, la norma sottolinea, però, l'esigenza di un richiamo alle indicazioni personali dell'imputato e della persona offesa, alle enunciazione del capo di imputazione e delle fonti di prova acquisite. Per quanto concerne quest'ultima incombenza, prevista dall'articolo 417 comma 1, lettera c , Cpp, si deve ritenere che essa ricada direttamente sul giudice, il quale non potrebbe imporre tale compito al Pm, che aveva in precedenza chiesto l'archiviazione. Il meccanismo realizzato dalla previsione razionalizza un'impostazione normativa che avrebbe potuto dar luogo a non pochi appesantimenti l'apporto del Pm nella formulazione delle indicazioni di cui all'articolo 417 comma 1 lettera a e b Cpp viene così integrato dal giudice in sede di decreto di fissazione dell'udienza preliminare. La regolamentazione dell'intera materia richiedeva del resto una messa a punto estremamente accurata, proprio per l'esigenza di fondo da cui è caratterizzata, di armonizzare il principio costituzionale di obbligatorietà dell'azione penale con le connotazioni di un sistema a stampo accusatorio AMODIO, Il modello accusatorio nel nuovo codice di procedura penale, in Commentario Amodio Dominioni, Milano 1989, XLII, il quale ravvisa un apparente conflitto di ideologie processuali che costituirebbe il segno del convivere della tradizione continentale accanto alla nuova linfa del rito accusatorio, improntato alla libertà delle scelte dell'accusatore in ordine all'azione penale . Ad ogni modo, la riforma del giudice unico ha determinato l'insorgere di importanti questioni nel momento in cui l'organo inquirente decida di non esercitare l'azione penale e si rivolga al Gip per richiedere un provvedimento di archiviazione facendo dubitare, in particolare, se debba darsi comunque luogo all'udienza preliminare anche quando l'imputazione coatta si inserisca nel procedimento per un reato attribuito dalla legge al rito monocratico con citazione diretta ex articolo 550 Cpp IL PROBLEMA POSTO DALL'ORDINANZA IN COMMENTO Dalla lettera degli articoli 409 Cpp e 128 disp. att. Cpp sembra potersi dedurre la presenza di un atto dal contenuto tipico dell'azione del Pm la richiesta di rinvio a giudizio , trasfuso, però in un provvedimento di emanazione giurisdizionale, difettando, in caso di mancato accoglimento della richiesta di archiviazione, proprio una formale richiesta di rinvio a giudizio SPANGHER, L'imputazione coatta controllo od esercizio dell'azione penale?, in AA.VV., Le riforme complementari. Il nuovo processo minorile e l'adeguamento dell'ordinamento giudiziario, Padova, 1991, p. 153 BELLOCCHI, Imputazione coatta e citazione a giudizio quid per i reati di competenza del tribunale in composizione monocratica?, in Rass. giur. umbra, 2002, I, p. 166 ss. . Fonte di dubbio, allora, la sostituzione effettuata con la l. n. 479/99 nel libro VIII del codice di rito, che ha introdotto gli articoli 549-599 Cpp in luogo dei precedenti articoli 549-567 Cpp, con passaggio dal rito pretorile a quello monocratico tramite citazione diretta a giudizio. In questa evoluzione, il legislatore ha tralasciato di ri-disciplinare la fase dell'archiviazione, di tal che, ai sensi dell'articolo 549 Cpp, nell'individuare la normativa applicabile al procedimento a citazione diretta, si deve far rinvio alla normativa comune contenuta negli altri libri del codice di rito, compreso, dunque, quello relativo al procedimento di archiviazione, in quanto applicabile. Le disposizioni da seguire in sede di archiviazione, insomma, sarebbero quelle degli articoli 408 ss. Cpp, compreso l'articolo 409 comma 5 Cpp, che in ipotesi di imputazione coatta prevede, da parte del Gip, la fissazione dell'udienza preliminare, con l'applicazione degli articoli 418 e 419 Cpp Cass., Sez. IV, 4 ottobre 2002, Cheli, inedita . Poiché in tal caso manca, per definizione, una richiesta di rinvio a giudizio da parte del Pm, l'articolo 128 disp. att. Cpp, come visto, impone l'adozione di un atto, sempre da parte del giudice, morfologicamente affine alla suddetta richiesta. Il nuovo sistema, comunque, darebbe luogo ad una sorta di modello unico GARUTI, Imputazione coatta e reati perseguibili mediante citazione diretta a giudizio, in Dir. pen. proc., 2002, p. 1396 ss. , che renderebbe indifferente la sequenza dell'imputazione coatta al titolo di reato contestato AGHINA, Semplificazione del procedimento di archiviazione e tutela delle ragioni della vittima del reato nel procedimento a citazione diretta, in Giur. merito, 2002, II, p. 1036 ss. . La soluzione del modello unico , però, è stata avversata da quanti hanno individuato un indice rivelatore di una diversa voluntas legislativa nella previsione di cui all'articolo 33-sexies Cpp in virtù della quale il giudice che nell'udienza preliminare ritenga versarsi in una fattispecie criminosa per la quale si debba procedere mediante citazione diretta a giudizio ordina la trasmissione degli atti al Pm, per l'emissione del relativo decreto, ai sensi dell'articolo 552 Cpp DI CHIARA, La duplice articolazione del rito ordinario avanti al giudice monocratico patologie per difetto e per eccesso , in AA.VV., Le recenti modifiche al codice di procedura penale, Milano, 2000, p. 32 . L'articolo 128 disp. att. Cpp, poi, imporrebbe al giudice di far notificare all'imputato ed alla persona offesa un decreto di citazione a giudizio modellato secondo l'articolo 417 comma 1 lettera a , b e c Cpp, in evidente contrasto con il rito a citazione diretta ordinario , il cui schema è delineato dagli articoli 552 comma 1 lettera f Cpp e 159 comma 2 disp. att. Cpp, i quali prevedono l'avviso all'imputato della facoltà di presentare, prima della dichiarazione dell'apertura del dibattimento, le richieste di applicazione della pena su richiesta per la quale vi è, parimenti, avviso del preventivo consenso prestato dal Pm e del rito abbreviato, ovvero domanda di oblazione Le innovazioni in tema di riti alternativi, a cura di Normando, Milano, 2000, p. 99 ss. . La conclusione è stata avallata da una recente ordinanza la Corte costituzionale 12-27 marzo, 2003, n. 77 . La Consulta ha dichiarato la manifesta infondatezza di una questione di legittimità costituzionale sollevata dal Gip presso il Tribunale di Milano l'ordinanza del giudice a quo è riportata in Foro Ambrosiano, 2001, p. 500 ss. , proprio riguardo all'articolo 409 comma 5 Cpp, in riferimento agli articoli 3 e 111 Costituzione, nella parte in cui prevede che il giudice fissi con decreto l'udienza preliminare, osservando in quanto applicabili le disposizioni degli articoli 418 e 419 Cpp anche nel caso in cui il reato per cui è stata ordinata la formulazione dell'imputazione sia compreso tra quelli per cui si deve procedere a citazione diretta a giudizio ovvero nella parte in cui non prevede che il Pm debba formulare l'imputazione con citazione diretta a giudizio nel caso in cui l'ordine di formulare l'imputazione riguardi un reato compreso tra quelli per cui si deve procedere con citazione diretta C. Costituzione, 27 marzo 2003, n. 77, in Cass. pen., 2003, 2629 per un una disamina completa del tema, BENE, Prime riflessioni su archiviazione e obbligatorietà dell'azione penale, in Arch. pen., 1992, p. 20 segg. . Nella specie, il Giudice delle leggi ha evidenziato come la soluzione emerga dalla considerazione che l'articolo 409 comma 5 Cpp nasceva e trovava la sua ragion d'essere in procedimenti davanti al tribunale ed alla corte d'assise, sempre caratterizzati dal passaggio per l'udienza preliminare, salvo rinuncia dell'imputato. Dove il rito pretorile, peraltro, seguiva la sua autonoma disciplina informata alla citazione diretta a giudizio da parte del Pm, pure in ipotesi di imputazione imposta dal Gip a seguito di rigetto dell'inazione. L'orientamento del modulo differenziato , del resto, era già stato abbracciato dalla Corte di cassazione Sez. VI, 6 giugno 2002, Costa, in Dir. pen. proc., 2002, p. 961 ss. nonché, Tribunale Milano, 6 dicembre 2002, in Giur. merito, 2003, p. 749 . Sicché, l'espressione in quanto applicabili , contenuta nell'ultimo periodo del comma 5 dell'articolo 409 Cpp, così generica ed indefinita, apparirebbe il frutto di una scelta lungimirante del legislatore, tesa ad evitare fenomeni di rigetto ed a promuovere, al contrario, la massima duttilità del rito monocratico nella fase di adeguamento al processo penale. Ed è questo il ragionamento posto a fondamento dell'ordinanza in commento laddove il giudice ha ritenuto che l'articolo 409 comma 5 Cpp, norma preesistente alla introduzione del giudice unico e alla citazione diretta, vada letta con riferimento all'articolo 549 Cpp Nella decisione in discorso, infatti, si è ritenuta la irrazionalità di processi monocratici a citazione diretta e processi monocratici a citazione diretta per i medesimi reati per i quali dovrebbe tenersi l'udienza preliminare . La soluzione non convince del tutto. Innanzitutto, il legislatore nell'abrogare la disciplina pretorile ha eliminato anche il previgente articolo 554 comma 2 Cpp, che statuiva il giudice, se non accoglie la richiesta di archiviazione, restituisce gli atti al Pm, disponendo che, entro dieci giorni, questi formuli l'imputazione ai fini degli adempimenti previsti dagli articoli 555 e seguenti ossia emettesse decreto di citazione a giudizio . Nel nuovo rito monocratico a citazione diretta, dunque, la norma non è stata riprodotta proprio per eliminare la pregressa differenziazione. Nell'estensione dell'udienza preliminare ai procedimenti a citazione diretta conseguenza di imputazione coatta, si potrebbe rinvenire, ulteriormente, una ragione di opportunità. Dinanzi ad un Pm orientato all'archiviazione, ma costretto dal giudice a sostenere l'azione in giudizio sorge la necessità di un controllo pregnante sull'azione penale coartata , anche perché l'organo di accusa potrebbe essere poco incisivo in dibattimento in quanto scarsamente convinto dell'imputazione formulata. Così, il vaglio dell'udienza preliminare contribuisce a rendere concreta l'azione penale, svilendo il formalismo caratterizzante l'opzione imposta dall'organo giurisdizionale. L'idea di un ulteriore approfondimento da parte del giudice dell'udienza preliminare, poi, se da un lato si scontra con il dato letterale dell'articolo 33-sexies Cpp, dall'altro costituisce un valido strumento nell'ottica della ragionevole durata un'udienza preliminare ha tempi e costi comunque più contenuti di un dibattimento GARUTI, Imputazione coatta, cit., p. 1399 , dal momento che, pur rimanendo ferma la possibilità di declaratoria di determinate cause di non punibilità ai sensi dell'articolo 129 Cpp, essa costituisce il filtro delle imputazioni azzardate e lo strumento di controllo sul rispetto del principio di obbligatorietà dell'azione penale NEPPI MODONA-SELVAGGI, voce Procedimento davanti al pretore, in Dig. disc. pen., vol. X, Utet, 1995, p. 82 . Neppure può dirsi che la soluzione del modello unico determini una perdita di conoscenza quanto all'accesso ai riti alternativi da parte dell'imputato poiché comunque lo schema ordinario realizza maggiori garanzie per il soggetto sottoposto a processo penale. Ad ogni modo, l'articolo 549 Cpp che fissa le coordinate del principio di complementarità, legando, così, la disciplina del giudizio ordinario collegiale con il rito ordinario monocratico, statuisce che nel procedimento davanti al Tribunale in composizione monocratica si applicano le disposizioni previste per la disciplina davanti al Tribunale in composizione collegiale o della Corte di Assise in quanto applicabili ad eccezione delle specifiche diverse disposizioni previste nel libro ottavo. Esso, dunque, fissa la prevalenza delle situazioni normative espressamente previste principio di specialità rinviando, per quanto non detto, alle regole di altra parte dello stesso testo legislativo principio di complementarità , in quanto applicabili. La norma richiama una compatibilità di carattere generale per cui il rinvio dalla stessa operato non può intendersi frazionato a singole disposizioni contenute in norme disciplinanti un dato istituto. Si vuole dire, in altri termini, che non sarebbe conforme alla lettera ed alla ratio della previsione ritenere che l'articolo 409 Cpp trovi applicazione, nel rito monocratico a citazione diretta, nei suoi commi 1, 2, 3, 4 e 5 primo periodo, ma non nel secondo periodo. L'estensione dell'udienza preliminare anche ai reati per i quali si procede con citazione diretta a giudizio, infine, costituisce una garanzia ulteriore per l'imputato anche in ordine ad eventuali incompatibilità che potrebbero realizzarsi a seguito della delibazione sull'acceso a riti alternativi. La conclusione che ne discende è che al di la della previsione di raccordo circa la fissazione dell'udienza preliminare a seguito di decreto del Gip - e non di richiesta di rinvio a giudizio - il meccanismo di celebrazione dell'udienza preliminare a seguito di imputazione coatta, delineato dal combinato disposto degli articoli 409 comma 5 Cpp e 128 n. att. Cpp, è stato mantenuto dal legislatore del 1999 proprio per far fronte alle istanze di controllo poste dai reati per i quali si procede con citazione diretta a giudizio. Il riferimento contenuto nel comma 5 dell'articolo 409 Cpp, infatti, apparendo pletorico per le ipotesi delittuose per le quali si procede con udienza preliminare, risponde alla necessità di consentire una preliminare verifica sull'azione penale, ove la stessa consegua ad una iniziativa non spontanea dell'organo di accusa. Non può parlarsi, allora, di difetto di coordinamento normativo tra la originaria disciplina codicistica e quella introdotta a seguito della riforma del giudice unico di primo grado , apparendo evidente la voluntas legislativa avuto anche riguardo all'intervenuta abrogazione della previsione di cui all'articolo 554 comma 2 Cpp E così, l'espressione in quanto applicabili - riferita agli articoli 418 e 419 Cpp - contenuta nell'ultimo periodo del comma 5 dell'articolo 409 Cpp non costituisce una clausola di esclusione da raccordarsi al principio di complementarità sancito dall'articolo 549 Cpp ma è da leggersi soltanto in riferimento alla peculiare modalità di instaurazione dell'udienza preliminare che fa seguito alla imputazione coatta disposta dal Gip. Invero, se le richiamate previsioni di cui agli articoli 418 e 419 Cpp disciplinano le modalità di instaurazione dell'udienza preliminare a seguito della ordinaria richiesta di rinvio a giudizio del Pm, è chiaro esse non opereranno per la speciale introduzione della stessa a seguito di decreto giurisdizionale contenente i requisiti richiesti dall'articolo 417 comma 1 lettera a , b e c Cpp ?? ?? ?? ?? 2

Tribunale di Napoli - Sezione terza penale - ordinanza Il Giudice Monocratico, pronunziando sulla eccezione avanzata dal difensore, rileva che la stessa non è fondata in quanto l'articolo 409 comma 5 Cpp, norma preesistente alla introduzione del giudice unico e alla citazione diretta, pur con un innegabile difetto di coordinamento legislativo, va letta con riferimento alla norma che prevede che si applicano al processo monocratico le disposizioni di cui al dibattimento in generale in quanto compatibili con la particolarità del rito è evidente che le esigenze di difesa vengano salvaguardate nel caso di cui all'articolo 409, dalla fissazione da parte del giudice per le indagini preliminari dell'udienza camerale, all'esito della quale sarebbe irrazionale che vi fossero processi monocratici a citazione diretta e processi monocratici a citazione diretta per i medesimi reati per i quali dovrebbe tenersi l'udienza preliminare.