Associazione in partecipazione, attenti all'accertamento induttivo

Il compenso va giustificato altrimenti è legittimo il sospetto che sia pattuito solo per dedurre i costi. Invece non occorre giustificazione per l'amministratore delegato

Il compenso degli associati in partecipazione di una società va sempre giustificato ai fini fiscali. Altrimenti si rischia un accertamento induttivo, nonostante la regolarità delle scritture contabili. Infatti, è sufficiente il sospetto che un corrispettivo così alto sia pattuito solo per dedurre i costi. Al contrario, ha affermato la Cassazione con la sentenza 20748/06 leggibile tra gli allegati, quando si parla del compenso di un amministratore delegato non c'è bisogno di nessuna giustificazione. Fra i compiti dell'amministrazione finanziaria, infatti, c'è anche quello di valutare la congruità dei costi portati in deduzione per i compensi alle persone impiegate nell'impresa, onde evitare che, attraverso ingiustificate lievitazioni di tali costi si sottragga al fisco una parte del reddito conseguito . Insomma, non è sufficiente giustificare l'importo degli utili con la validità del contratto di associazione in partecipazione. La Suprema corte, accogliendo il ricorso del fisco, ha quindi censurato l'affermazione della Commissione tributaria secondo cui l'importo degli utili da attribuirsi agli associati ha la sua giustificazione in un contratto di associazione in partecipazione che non prevede alcun limite sia alle quote degli utili da attribuire che all'apporto per contenuto e qualità dovuto dall'associato . Non è ancora tutto. In realtà, hanno specificato i giudici di legittimità, non si tratta di una marcia indietro rispetto alla sentenza dello scorso anno, 21155/05, sui compensi degli amministratori di società in ogni caso il ruolo, la responsabilità e le competenze di un amministratore delegato sono di natura molto diversa rispetto al generico apporto degli associati. Sulla base di questi motivi la Cassazione ha accolto il ricorso dell'amministrazione finanziaria ribaltando completamente la decisione dei giudici di merito. Tutto è nato da un avviso di accertamento ai fini Irpeg emesso dall'ufficio delle imposte nei confronti di una società a responsabilità limitata. L'aumento delle imposte era volto a recuperare, almeno in parte, i compensi degli associati nell'attività d'impresa troppo elevati e quindi dubbi, secondo l'ufficio. Così era stato fatto un accertamento induttivo anche se, sia le scritture contabili sia il contratto di associazione in partecipazione erano validi. La Srl si era quindi rivolta al giudice tributario che le aveva dato ragione. La situazione si è ribaltata in Cassazione che ha accolto il ricorso dell'amministrazione. deb.alb.

Cassazione - Sezione quinta civile - sentenza 12 giugno-25 settembre 2006, n. 20748 Presidente Cristarella Orestano - Relatore Marinucci Pm Pivetti - conforme - Ricorrente Amministrazione dell'Economia e delle finanze - Controricorrente Iter Privitera Castani Odorisio Srl Svolgimento del processo Con avviso di accertamento 18/104 l'Ufficio distrettuale II.DD di Napoli aveva aumentato, riguardo al 1998, il reddito tassabile Irpeg da lire 2.729.337.000 a lire 6.936.032.000 ed il reddito tassabile Ilor da lire 3.247.300.000 a lire 7.453.995.000. Avverso tale avviso, la società contribuente proponeva ricorso dinanzi alla Ctp di Napoli, eccependo la violazione dell'articolo 39, comma 1 Dpr 602/73, l'infondatezza della pretesa dell'Ufficio di recuperare parzialmente i compensi attribuiti agli associati nell'attività dell'impresa, la legittima deduzione dal reddito tassabile di costi recuperati a tassazione dall'Ufficio. La Commissione adita accoglieva parzialmente il ricorso, elevando il reddito tassabile dichiarato, ai fini Irpeg e Ilor, di lire 107.211.000. Avverso tale sentenza, l'Ufficio proponeva tempestivo gravame per carente e/o insufficiente motivazione. La Ctr di Napoli con la sentenza 401 pronunciata il 20 novembre 2000 e depositata il 21 novembre 2000, accoglieva parzialmente l'appello dell'Uffici, dichiarando recuperabile a tassazione, ai fini Ipreg e Ilor, la somma di lire 7.140.000. Avverso detta sentenza, l'Amministrazione proponeva ricorso per cassazione sorretto da un motivo. Resisteva con controricorso e memoria difensiva ex articolo 378 Cpc l'intimata società contribuente. Motivi della decisione Preliminarmente si devono esaminare le eccezioni di inammissibilità presentate dalla società contribuente nel controricorso. Il ricorso dell'Amministrazione sarebbe nullo ai sensi dell'articolo 366 comma 3 Cpc in quanto redatto incorporando nel corpo del ricorso copia informale della sentenza impugnata. La censura è in conferente in quanto tale disposto può ritenersi osservato quando nel ricorso stesso sia stata trascritta la parte espositiva della sentenza impugnata, e in particolare se, mediante tale trascrizione, si forniscono gli elementi indispensabili per una precisa cognizione dell'origine e dell'oggetto della controversia, dello svolgimento del processo e delle posizioni assunte dalle altre parti, senza necessità di ricorso ad altre fonti. Nel caso di specie, dal momento che la sentenza di secondo cure viene integralmente riportata, non sussiste violazione dell'articolo 366 comma 3 Cpc. IN ordine alla seconda eccezione di inammissibilità, concernente la presunta tardività dell'impugnativa, si rileva che il 6 gennaio 2002 cadeva di giorno festivo e in tal caso la scadenza si considera posticipata al primo giorno feriale che, nella fattispecie, era appunto il 7 gennaio 2002. Alla luce di quanto sopra, il ricorso dell'Amministrazione si appalesa ammissibile e ritualmente presentato. Con l'unico motivo del ricorso il ministero ha denunciato violazione e falsa applicazione dell'articolo 62 comma 4 Dpr 917/86 ed omessa ed insufficiente motivazione su punti decisivi della controversia, in relazione all'articolo 360 comma 1 nn. 3 e 5 Cpc ed all'articolo 62 comma 1 D.Lgs 546/92 . La Commissione di seconde cure avrebbe errato nel ritenere che la misura dei compensi corrisposti agli associati in partecipazione fosse insindacabile. In realtà, tra gli ordinari poteri dell'Amministrazione rientrerebbe anche quello di valutare la congruità dei costi portati in deduzione per compensi agli amministratori o alle persone impiegate nell'impresa, onde evitare che, attraverso ingiustificate lievitazioni di tali costi si sottragga al fisco una parte del redito conseguito. Inoltre, i giudici appellati avrebbero omesso di pronunciarsi sulle ragioni addotte dall'Ufficio per sostenere l'entità del recupero eseguito. Il ricorso è fondato e merita accoglimento. In relazione all'insufficiente motivazione, nella sentenza impugnata si legge appare del tutto arbitraria la riduzione in una misura forfetaria delle quote di partecipazione, rilevandosi che unico rimedio esperibile dall'Ufficio sarebbe stato quello di richiedere la dichiarazione di nullità del contratto perché posto in essere per motivi illeciti evasione fiscale . La motivazione si rivela estremamente sintetica e generica ed incorre nel vizio di insufficiente motivazione che si ravvisa laddove il giudice non indichi gli elementi dai quali ha tratto il proprio convincimento, ovvero il criterio logico e la ratio decidendi che lo ha guidato. Il giudice, infatti, deve delineare il percorso logico seguito, descrivendo il legame tra gli elementi interni determinanti che conducono necessariamente ed esclusivamente alla decisione adottata escludere attraverso adeguata critica la rilevanza di ogni elemento esterno al percorso logico seguito, di natura materiale, logica o processuale, ed astrattamente idoneo a delineare conseguenze divergenti dall'adottata decisione ex multis, Cassazione 11198/97 . Al riguardo, è giurisprudenza di questa Corte che in tema di imposte sui redditi, in presenza di un comportamento assolutamente contrario ai canoni dell'economia, che il contribuente non spieghi in alcun modo, è legittimo l'accertamento ai sensi dell'articolo 39 comma 1 lettera d del Dpr 600/73 ex multis, Cassazione 10802/02 . Nel caso di specie, la Commissione appellata ha dichiarato che l'importo degli utili da attribuirsi agli associati ha la sua giustificazione in un contratto di associazione in partecipazione stipulato ai sensi dell'articolo 2549 Cc che non prevede alcun limite sia alle quote degli utili da attribuire che all'apporto per contenuto e qualità che l'associato deve dare . L'articolo 2549 Cc recita Con il contratto di associazione in partecipazione l'associante attribuisce all'associato una partecipazione agli utili della sua impresa o di uno più affari verso il corrispettivo di un determinato apporto . Nel caso in esame, non viene messa in discussione la liceità dell'attribuzione degli utili quanto piuttosto la congruità di questi ultimi a fronte del determinato apporto di cui nulla si dice nella sentenza impugnata, in ordine alla prova fornita per giustificare l'entità del compenso riconosciuto dalla società ai propri associati. Sotto quest'ottica è consolidata giurisprudenza di questa Corte, condivisa in questa sede, che rientri nei poteri dell'Amministrazione finanziaria valutare la congruità dei costi e dei ricavi esposti nel bilancio e nelle dichiarazioni e procedere alla loro rettifica anche se non ricorrano irregolarità nella tenuta delle scritture contabili o vizi degli atti giuridici compiuti nell'esercizio di impresa negando la deducibilità di costi sproporzionati si ricavi o all'oggetto dell'impresa, indicati nelle delibere o nei libri sociali o nei contratti con una rilevante divergenza tra il valore effettivo e il valore iscritto o riportato ex multis, Cassazione 11240/02 13478/01 12813/00 . Né appare dirimente riportarsi a quanto affermato nella sentenza 21155/05 di codesta Corte, in ordine ai compensi corrisposti agli amministratori di società. Al riguardo, è sufficiente evidenziare che, in ogni caso, il ruolo, le responsabilità e le competenze di un amministratore delegato sono di ben diversa natura rispetto al generico apporto degli associati di cui, tra l'altro, non viene specificato e determinato l'esatto contenuto, anche in relazione ai compensi, decisamente cospicui, percepiti. Alla luce delle considerazioni di cui sopra, la Corte accoglie il ricorso dell'Amministrazione, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Ctr della Campania. PQM La Corte accoglie il ricorso, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese del presente giudizio, ad altra sezione della Ctr Campania.