""Cirino Pomicino dovrà pagare per il danno d'immagine allo Stato""

La suprema corte ha respinto il ricorso dell'europarlamentare contro la procura della Corte dei conti della Campania

L'europarlamentare Paolo Cirino Pomicino - da poco candidatosi a sindaco di Napoli - ha perso in Cassazione la sua battaglia contro la Procura della Corte dei conti della Campania che vuole da lui più di un milione e mezzo di euro come risarcimento del danno all'immagine delle istituzioni dello Stato , causato dall'aver accettato contributi illeciti - dal 1987 al 1992 - dalle imprese della Metropolitana di Napoli quando era deputato, della Prima Repubblica , e presidente della Commissione Bilancio. In particolare la Suprema corte - con la sentenza 4582/06 delle Sezioni unite civili, depositata il 2 marzo e qui leggibile tra gli allegati - ha bocciato il ricorso con il quale Cirino Pomicino contestava la giurisdizione della Corte dei conti per richieste risarcitorie nei confronti di parlamentari in relazione all'attività espletata . Gli ermellini gli hanno risposto che i quattro miliardi di vecchie lire da lui percepiti come contributi indebiti hanno prodotto un irrimediabile danno in pregiudizio del prestigio e del decoro del Parlamento, cui apparteneva, e dello Stato-Comunità che rappresentava . Inoltre la Suprema corte ha ricordato che Cirino Pomicino non ha posto in essere esclusivamente un comportamento doloso attivo - percezione di contributi illeciti - ma anche uno omissivo, gravemente colposo, per non aver denunciato i fatti penalmente rilevanti, di sua diretta conoscenza, poichè il dovere di denuncia si sarebbe risolto in autodenuncia . In sostanza le condotte dell'ex ministro democristiano - ora nella nuova Dc di Gianfranco Rotondi - risultano gravemente trasgressive dei più elementari doveri di fedeltà di ogni pubblico agente, di quel dovere cioè che più di ogni altro fa capo ad un rappresentante eletto dal Popolo Italiano . Ad avviso della Cassazione è indiscutibile che ci sia stato un rapporto di servizio tra il parlamentare e lo Stato , e tanto basta per confermare la piena giurisdizione della Corte dei conti. Per questi stessi fatti - ricorda la Cassazione - Cirino Pomicino non è stato giudicato, in primo grado, in seguito alla delibera di insindacabilità della Camera, per i reati di corruzione e abuso di ufficio. In appello venne, invece, dichiarato prescritto il reato di illecito finanziamento ai partiti.

Cassazione - Sezioni unite civili - ordinanza 2 febbraio-2 marzo 2006, n. 4582 Presidente Carbone - Relatore Varrone Pm Ciccolo - difforme - Ricorrente Cirino Pomicino - Controricorrente Pg in proc. Masciari ed altri La Corte premesso in fatto Con atto del 6 dicembre 2003, la Procura presso la Corte dei conti per la Campania conveniva dinnanzi alla competente sezione giurisdizionale regionale Paolo Cirino Pomicino, chiedendo in via principale, la condanna in solido - con altri parlamentari - al risarcimento del danno all'immagine delle Istituzioni dello Stato causato con condotta dolosa in relazione all'accettazione di contributi illeciti erogati negli anni dal 1987 al 1992 da imprese facenti parte della Metropolitana di Napoli Spa, aggiudicataria dei lavori di realizzazione della metropolitana, danno equitativamente determinato in euro 2.633.930,18 in via subordinata, la condanna al danno, causato con condotta omissiva gravemente colposa, determinato in euro 1.549.370,69 per Cirino Pomicino, in ragione dell'apporto causale. Per gli stessi fatti si era svolto processo penale, conclusosi, in primo grado, con il proscioglimento del Pomicino per i capi di imputazione di corruzione e abuso d'ufficio, stante la delibera di insindacabilità della Camera ex articolo 68 Costituzione, e con la condanna per il reato di illecito finanziamento dei partiti per quest'ultimo veniva pronunciato in appello il proscioglimento per intervenuta prescrizione. Nelle more del giudizio il Cirino Pomicino ha promosso ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione per sentir dichiarare il difetto dì giurisdizione della Corte dei conti. Resiste con controricorso la Procura Regionale della Corte dei conti per la Campania. Con un unico complesso motivo di censura, illustrato anche con memoria, il ricorrente sotto un primo profilo contesta la giurisdizione della Corte dei conti per richieste risarcitorie nei confronti di componenti delle Assemblee Parlamentari in relazione all'attività espletata, di cui è espressione il voto favorevole all'emendamento relativo al finanziamento della metropolitana di Napoli nella legge finanziaria per il 1986, nonché l'attività svolta come Presidente della Commissione Bilancio della Camera. Sotto un secondo profilo, negata l'esistenza di un rapporto di servizio con qualsiasi amministrazione, rileva che - trattandosi di fatti anteriori alla legge 20/1994 - avuto riguardo al petitum sostanziale, la responsabilità azionata ha natura extracontrattuale, con conseguente giurisdizione del giudice ordinario. Sotto un terzo profilo, il ricorrente deduce che, trattandosi di richiesta di risarcimento del danno ex articolo 2059 Cc, la potestas juidicandi si è esaurita con la costituzione di parte civile nel giudizio penale, con conseguente esclusione della giurisdizione contabile. Considerato in diritto Il Pg presso questa Corte ha concluso per l'accoglimento del ricorso e la conseguente affermazione della giurisdizione ordinaria in quanto deve escludersi la sindacabilità nell'alveo della giurisdizione contabile dell'attività svolta dal Pomicino come membro del Parlamento cui è riconducibile, ovviamente, anche quella di presidente della commissione bilancio e nell'esercizio delle prerogative - costituzionalmente garantite cfr. Corte costituzionale 265/97 - di espressione del voto . Questa conclusione sembra frutto di un'errata impostazione dei fatti di causa e non può, pertanto, accogliersi. Va infatti rilevato, come lucidamente messo in luce nel controricorso del Procuratore contabile regionale, che - la vicenda riguarda un parlamentare 1976-1992 , Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati 1983-1988 , nonché Ministro della Repubblica dal 1988 al 1991 senza portafoglio sino al 1989, del Bilancio e della Programmazione Economica sino al 1991 , il quale nella qualità di Deputato e di Presidente della Commissione Bilancio della Camera e, quindi, in costanza di un rapporto di servizio onorario con lo Stato che gli assicurava le prerogative previste all'articolo 68 della Costituzione, nell'esercizio della funzione parlamentare, che gli era demandata, ha percepito contributi indebiti per quattro miliardi di lire da parte di alcune imprese, raggruppate nella Metropolitana di Napoli Spa, aggiudicataria dei lavori di costruzione della metropolitana di Napoli, con conseguente irrimediabile danno indicato nella misura di euro 2.633.930,18 , in termini di pregiudizio del prestigio e del decoro dell'Istituzione pubblica, il Parlamento, cui apparteneva, e dello Stato-Comunità, che rappresentava che secondo il più recente e largamente apprezzato orientamento di questa Corte, è ammessa la risarcibilità del cosiddetto danno morale anche quando la responsabilità dell'autore del reato risulti da una presunzione astratta di legge o, comunque, non vi sia stato l'accertamento in concreto del fatto-reato che il Cirino Pomicino non ha posto in essere esclusivamente un comportamento doloso attivo - percezione di contributi illeciti, accompagnato, ovviamente, dalla consapevolezza della propria e dell'altrui qualifica -, ma anche uno omissivo, quantomeno gravemente colposo, di non aver denunciato i fatti penalmente rilevanti o di non averli impediti, in quanto a sua diretta conoscenza, poiché il dovere di denuncia si sarebbe risolto in autodenuncia che in entrambi i casi comportamento commissivo e omissivo , le condotte risultano gravemente trasgressive dei più elementari doveri di fedeltà di ogni pubblico agente, di quel dovere, cioè, che prima di e più che ad ogni altro, fa capo ad un rappresentante eletto dal Popolo Italiano, a cui appartiene la Sovranità ex articolo 1 della Costituzione e al cui servizio deve essere dedicato esclusivamente il Deputato in virtù del mandato ricevuto che la maggior parte delle contribuzioni illecite sono state percepite dal Cirino Pomicino in un periodo in cui, peraltro, era anche Ministro della Repubblica, vincolato al rispetto del dovere assoluto di fedeltà al Governo di cui era esponente che, in linea generale, il Deputato, quando esercita il proprio compito istituzionale, agisce in funzione di un rapporto di servizio, speciale e onorario e non è perseguibile in assoluto solo se c'è uno stretto legame funzionale tra opinioni espresse e atti compiuti ed esercizio indipendente delle proprie attribuzioni Corte costituzione sentenze 10 e 11/2000 che tale legame evidentemente si interrompe quando l'accettazione di denaro e di altri beni materiali intervenga a condizionare atti parlamentari e/o di governo che il comportamento, inoltre, non attinente né ad opinioni espresse, né a voti dati dal Cirino Pomicino nell'esercizio delle sue attribuzioni, è in chiaro ed evidente nesso strumentale di occasionalità con la funzione svolta di Presidente della Commissione Bilancio della Camera dei Deputati e, anzi, è stato tenuto in ragione della stessa che la prospettazione di un rapporto di servizio tra il parlamentare e lo Stato è confermata dal fatto che l'Amministrazione si è costituita parte civile nel processo penale, con atto che ha superato il vaglio di ben due Collegi giudicanti e in relazione al quale è intervenuta condanna al risarcimento dei danni da liquidarsi in separato giudizio - che, peraltro, tale costituzione non è rilevante nel presente giudizio in quanto, essendo la giurisdizione penale e la giurisdizione civile per risarcimento dei danni, da un lato, e la giurisdizione contabile, dall'altro, reciprocamente indipendenti nei profili istituzionali, anche quando investano uno stesso fatto materiale, dalle colorazioni e rilevanze giuridiche diverse, e potendo l'interferenza verificarsi tra giudizi e mai tra le giurisdizioni, non può accogliersi la tesi della consumazione dell'azione di responsabilità, esercitata innanzi alla Corte dei conti per fatti, già oggetto, in altra sede, di analoga azione esercitata dalla Pa, in quanto irrilevante in termini di riparto di giurisdizione Cassazione Su, 369/91 e 822/99 - che le considerazioni esposte sono in perfetta sintonia con i principi affermati in materia da questa Corte che, da un lato, ha sempre riconosciuto la rilevanza di un rapporto di servizio anche di natura onoraria Cassazione Su, 5393/95 e 5467/79 e, dall'altro, è ben ferma nell'affermare che la cognizione in ordine all'azione di responsabilità amministrativa di soggetti istituzionalmente investiti di pubbliche funzioni decisionali appartiene alla giurisdizione della Corte dei conti anche allorché, con il suo esercizio, si assuma sussistente non solo il danno erariale, ma anche il danno conseguente alla perdita di prestigio ed al grave detrimento dell'immagine e della personalità pubblica dello Stato, che., pur se non comporta una diminuzione patrimoniale diretta, è tuttavia suscettibile di una valutazione patrimoniale sotto il profilo della spese necessaria al ripristino del bene giuridico leso Cassazione Su 744/99, 98/2000, ordinanza 17078/03 ex plurimis tutto ciò premesso e considerato, va dichiarata la giurisdizione della Corte dei conti. Non vi è luogo a pronuncia sulle spese, stante la qualità di parte formale del Pg contabile. PQM La Corte, pronunciando sull'istanza di regolamento, dichiara la giurisdizione della Corte dei conti nulla per le spese.