Corrispondenza dei detenuti, quando il controllo equivale all'intercettazione

La lettura della posta deve essere eseguita rispettandole regole fissate dall'ordinamento penitenziario, altrimenti la prova diventa inutilizzabile

La lettura della posta del detenuto, nel nome della segretezza della corrispondenza tutelata costituzionalmente, va fatta secondo le regole fissate dall'ordinamento penitenziario, altrimenti diventa prova inutilizzabile come un'intercettazione illegale. Per la Cassazione, infatti, il provvedimento con cui il Pm ordina al direttore della Casa circondariale di esibire alla polizia giudiziaria tutta la corrispondenza relativa ad un detenuto - consentendole di estrarne copia - dà luogo, in assenza di un precedente ordine di sottoposizione a visto di controllo disposto con le modalità e le garanzie della legge di ordinamento penitenziario, ad una forma atipica di intercettazione del contenuto della corrispondenza epistolare, per ciò determinando l'inutilizzabilità della prova per la mancanza dell'autorizzazione del giudice. È quanto emerge dalla sentenza 20228/06 della seconda sezione penale di piazza Cavour, depositata il 13 giugno e qui leggibile tra i documenti allegati.

Cassazione - Sezione seconda penale - sentenza 23 maggio - 13 giugno 2006, n. 20228 Presidente Casentino - relatore Casacci Svolgimento del processo Con sentenza in data 9 maggio 2005, la Corte d'appello di Napoli, prima sezione penale, in parziale riforma della sentenza del Gup del tribunale in sede, appellata dagli imputati Albereto Carmine, Balzamo Ciro, Balzamo Raffaele, Berardi Pasquale, Borrelli Ciro Giuseppe, Cacace Emanuele, Capocelli Mimmo, Castaldo Giuseppe, Castaldo Salvatore, Castaldo Saverio Coppola Mauro, De Simone Anna, Donnarumma Domenico, Esposito Salvatore, Esposito Vincenzo, Fiorillo Pasquale, Macello Raffaele, Piscopo Umberto, Rea Domenico, Rescigno Raffaele, Ricco Giuseppe e Terracciano Vincenzo, nonché dal Pm nei confronti di tutti i detti imputati e nei confronti di Di Costanzo Mario e Di Costanzo Luigi e dal Pg nei confronti di tutti gli imputati condannati, dichirata l'inammissibilità dell'appello del Pm, assolveva Borrelli Ciro dal reato di cui al capo 35 detenzione e porto illegale di arma perché il fatto non sussiste, Esposito Vincenzo classe 1975 dal reato di cui al capo 38, limitatamente al porto della pistola, perché il fatto non sussiste, Rea Domenico dai reati di cui al capo 3 partecipazione ad associazione mafiosa denominata clan Veruso per non aver commesso il fatto e al capo 28 concorso in tentata estorsione aggravata perché il fatto non sussiste determinava la pena per Borrelli Ciro Giuseppe per il reato di cui all'articolo 378 Cp, esclusa l'aggravante dell'articolo 7 legge 203/91 in un anno e otto mesi di reclusione orinandone la sospensione condizionale riduceva la pena inflitta a Coppola Mauro, Macello Rosario, Piscopo Umberto, Terracciano Vincenzo a quattro anni di reclusione a Donnarumma Domenico, esclusa l'aggravante di cui al comma 6 dell'articolo 416 bis Cp a due anni di reclusione, orinandone la sospensione a Rea Domenico a quattro anni e otto mesi di reclusione ed euro 1.200 di multa a Ricco Giuseppe a due anni, due mesi e venti giorni di reclusione. Applicava la misura di sicurezza della libertà vigilata a Balzamo Raffaele, Berardi, Capoccelli, Castaldo Giuseppe, Esposito Salvatore, Fiorillo e Rescigno per la durata di tre anni ad Albereto, Castaldo Salvatore, Castaldo Saverio, Coppola, Macello Piscopo, Rea e Terracciano per la durata di due anni, a Donnarumma e Ricco per la durata di un anno. Dichiarava Rea Domenico, Coppola Mauro, Macello Raffaele, Piscopo Umberto e Terracciano Vicenzo interdetti dai pubblici uffici per cinque anni, revocava l'interdizione dai pubblici uffici nei confronti di Borrelli Ciro Giuseppe, Donnarumma Domenico ed Esposito Vincenzo e l'interdizione legale durante la pena per Rea, Coppola Mauro, Macello, Piscopo e Terracciano. Confermava nel resto l'impugnata sentenza con la quale gli imputati erano stati condannati Albereto Carmine ad anni otto di reclusione capo 40 associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti , Balzamo Raffaele a tredici anni e quattro mesi di reclusione per i capi 3 - associazione di stampo mafioso - , 40, 43 e 44 - detenzione di sostanze stupefacente , Berardi Pasquale a undici anni e quattro mesi di reclusione per capi 40 e 43 , Capoccelli Mimmo a dieci anni e otto mesi di reclusione capo 40, esclusa l'aggravante di cui al comma 1 dell'articolo 74 Dpr 309/90 , Castaldo Giuseppe a dieci anni di reclusione per i capi 5, 7, 8, 9, 12 ABC, 17 B, 22 A e 22 B , Castaldo Salvatore a sette anni e quattro mesi di reclusione per i capi 5, 7, 8, 17 B, 22a, 22b, 49 , Castaldo Saverio a sei anni e otto mesi di reclusione capi 22 a e 22 b , Esposito Salvatore classe 1982 a tredici anni e quattro mesi di reclusione capi 3, 31a, 31b, 40, 43 , Fiorillo Pasquale a dieci anni di reclusione capi 14 a b c d, 16 e 17 b , Rescigno Raffaele a dieci anni e otto mesi di reclusione capo 40 . In relazione alla posizione degli odierni ricorrenti, la Corte territoriale riteneva che - per Albereto Carmine la sua identificazione nella persona apostrofata con il soprannome bacchettone in alcune conversazioni intercettate in casa di Milone Paolo scaturiva dall'accertamento in tal senso effettuato dai Carabinieri di Volla e confortato dalla constatazione che Milone era stato ripetutamente contattato da utenza cellulare e da utenza fissa intestate alla madre del ricorrente dati significativi in assenza di collegamenti tra la donna e Milone da corrispondenza epistolare significativa da visita effettuata in casa il giorno successivo alla scarcerazione. Il contenuto delle conversazioni oggetto di intercettazione oggetto di specifica citazione e riferibili all'Alboreto davano conto del suo inserimento nell'organizzazione criminale. Sussisteva l'aggravante di cui all'articolo 7 legge 203/91 per la dimostrata consapevolezza della finalità agevolativi dell'organizzazione camorristica Veneruso-Milone. Il gravame del Pg doveva essere accolto solo per l'applicazione della pena accessoria della libertà vigilata, che, in considerazione del livello di pericolosità dimostrata, si quantificava in due anni - per Balzamo Raffaele, in ordine ai delitti di cui ai capi 43 e 44 concorso nei delitti di detenzione illegale di 5 kg, di haschich e 500 grammi di cocaina la prova della responsabilità era individuata nel contenuto di conversazioni oggetto di intercettazione nel corso delle quali l'imputato ammetteva l'acquisto delle sostanze stupefacenti parte della cocaina era stata sequestrata . Quanto al suo inserimento nel clan camorristico Veneruso capo 3 e nell'organizzazione criminale finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti capo 40 la prova era ancora data dal contenuto delle conversazioni intercettate e analiticamente esaminate. I precedenti penali erano di ostacolo al riconoscimento delle attenuanti generiche e la pena, quantificata in misura prossima al minimo edittale con aumenti contenuti per la continuazione, non era suscettibile di riduzione. Doveva essere applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata, per effetto della condanna per il delitto di cui all'articolo 426 bis Cp, da quantificare in tre anni di durata - per Berardi Pasquale, affermata come certa la sua identificazione nella persona soprannominata Linuccio per effetto di quanto accertato dai Carabinieri di Volla, la sua partecipazione all'associazione criminale finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti di cui al capo 40 era affermata sulla scorta del contenuto delle conversazioni oggetto di intercettazione ambientale confortato da accertamenti e controlli personali effettuati dalla polizia giudiziaria in ordine all'acquisto e spaccio di sostanze stupefacenti. Per il concorso nel delitto di cui al capo 43 valevano le considerazioni espresse per Balzamo Raffaele. I precedenti anche specifici erano di ostacolo al riconoscimento delle attenuanti generiche e la pena, quantificata nel minimo per il delitto base con aumento contenuto per la continuazione, non poteva essere diminuita. Andava applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di tre anni - per Capocelli Mimmo e Rescigno Raffaele la prova della loro partecipazione, con il ruolo di acquirenti e venditori di hashish, era individuata nel contenuto delle conversazioni oggetto di intercettazione nella casa di Milone, laddove gli stessi ricorrenti davano atto dell'attività svolta nella piazza di Castello di Cisterna attraverso una loro sub-organizzazione di trenta persone non essendovi contrasto tra i due su tale indicazione numerica , della puntualità nel versamento delle quote da quasi dieci anni. Non sussisteva la denunciata illogicità nella individuazione del loro ruolo, perché l'indicazione di Rescigno come possibile acquirente di una partita di hashish rientrava nella discrezionalità di Milone che ben poteva rifornirsi da altri specie dopo le lamentele di Berardi per la qualità della droga fornita da Capocelli. Sussistevano le aggravanti del numero delle persone e della natura armata dell'organizzazione mentre non ricorrevano i presupposti dell'attenuante della minima partecipazione al fatto, stante il ruolo accertato, e delle attenuanti generiche, in considerazione dei precedenti penali a loro carico, mentre, in accoglimento dell'appello del Pg andava applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di tre anni - per Castaldo Giuseppe, Castaldo Salvatore e Castaldo Saverio, tutti collaboratori di giustizia, veniva confermato il diniego delle attenuanti generiche in considerazione della gravità dei reati loro addebitati e dei precedenti penali. Le doglianze di Castaldo Salvatore relative al mancato riconoscimento dell'attenuante di cui al comma 7 dell'articolo 74 Dpr 309/90 per il delitto di cui al capo 22 b, all'attribuzione del ruolo di capo dell'associazione e alla ritenuta sussistenza delle doppie aggravanti per il delitto di cui al capo 49 erano infondate, perché l'attenuante in questione era stata ritenuta sussistente e calcolata per il delitto di cui al capo 22 A, ritenuto più grave e sulla pena del quale era stato effettuato l'aumento per la ritenuta continuazione perché egli era il referente nell'area di S. Anastasia del clan Anastasio per il periodo in cui il capo Anastasio Aniello si era trasferito a Roma percheè, pur se non conciliabile l'aggravante di cui all'articolo 7 legge 203/91 con quella dell'articolo 628 comma 3 Cp, il dato era privo di rilevanza ai fini della pena in quanto entrambe le aggravanti erano state elise dal giudizio di prevalenza delle riconosciute attenuanti speciali. La doglianza di Castaldo Giuseppe, in relazione al capo 12B era infondata per la non applicabilità dell'articolo 649 Cpp non essendovi prova che l'arma usata per attentare alla vita di Rivetti Arcangelo fosse la stessa usata per il tentato omicidio di Artistico Domenico, sfociato nell'uccisione di Terracciano Valentina e comunque si sarebbe trattato di due condotte autonome in continuazione. La pena andava confermata, anche se ricalcolata per la rilevata fondatezza dell'appello del Pg mediante l'individuazione di una pena base più mite. Le doglianze di Castaldo Saverio, relative ad asserito errore di calcolo della diminuzione della pena per effetto dell'attenuante di cui all'articolo 8 legge 203/91 e al mancato riconoscimento della continuazione tra i fatti oggetto di giudizio e quelli già giudicati dalla Corte d'assise di Napoi del 3 ottobre 2003 erano infondate perché il Gup aveva fatto corretta applicazione dell'articolo 63 ultimo comma Cp ed aveva dato corretta giustificazione della insussistenza della continuazione tra il fatto di aver partecipato ad associazione criminale finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti e gli omicidi tesi all'eliminazione dei concorrenti trattandosi di risoluzioni sorte in momenti diversi e basate su esigenze e situazioni imprevedibili. In accoglimento dell'appello del Pg andava applicata la misura di sicurezza della libertà vigilata quantificata in tre anni per Castaldo Giuseppe e in due anni per ciascuno degli altri due - per Esposito Salvatore, esclusa la fondatezza dell'eccezione di nullità della prima sentenza per mancanza di motivazione, la responsabilità per i delitti di tentata estorsione e di incendio di cui ai capi 31 a e 31 b era provata dal contenuto dell'intercettazione ambientale, riscontrata dalla successiva constatazione dell'incendio in danno dei capannoni della ditta Pavitex, a nulla rilevando la mancata denuncia del titolare Vitelli Pasquale in considerazione del dato notorio che raramente le vittime di tali reati li denunciano. Il contenuto di precedente intercettazione avente ad oggetto altro episodio estorsivo dava conto del suo ruolo di partecipe dell'associazione facente capo a Milone e Veneruso di cui al capo 3. In ordine alla partecipazione all'associazione criminale finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti di cui al capo 40 la prova era data dal contenuto delle conversazioni intercettate già in parte oggetto di esame per le posizioni di Balzamo Raffaele e Albereto Carmine e specificamente aanalizzata per la specifica posizione di Esposito e dal contenuto della lettera spedita il 30 aprile 2001 dal ricorrente a Milone carcerato in cui lamentava le difficoltà che incontrava in assenza del Milone per la gestione della piazza , si qualificava come giovane onorato e si indicava come totore 23 così identificandosi per la persona denominata 23 nelle conversazioni intercettate. Confermata la configurabilità del concorso formale tra i delitti di cui all'articolo 416 bis Cp e all'articolo 74 Dpr 309/90 e la sussistenza dell'aggravante dell'articolo 7 legge 203/91 per tale ultimo delitto i cui proventi erano finalizzati ad agevolare il clan camorristico. Il riferimento all'acquisto di ingenti quantità di hashish risultante dalle intercettazioni e i precedenti penali escludevano le invocate attenuanti dell'articolo 74 comma 6 Dpr cit. e dell'articolo 62 bis Cp. La pena non poteva essere ulteriormente diminuita perché quantificata in misura prossima al minimo e con aumenti adeguati per la continuazione. In accoglimento dell'appello del Pg doveva essere inflitta la misura di sicurezza della libertà vigilata per la durata di tre anni per Esposito Vincenzo, affermata l'utilizzabilità dei cd brogliacci essendosi proceduto con rito abbreviato, tenuto conto della frequenza delle telefonate e della conseguenza conoscenza del ruolo di Milone, confermava la valutazione del primo giudice sul significato della proposta di vendita di un vestitino bello, un 9 x 21 come riferito ad un arma di quel calibro. Riteneva di dover assolvere l'imputato dall'addebito di porto della stessa e di escludere che si trattasse di arma da guerra, in mancanza della prova relativa, sicchè, concesse le attenuanti generiche per l'incensuratezza comportanti una diminuzione di pena pari all'aumento quantificato per l'aggravante di cui all'articolo 7 legge 203/91, quantificava la pena, previa riduzione per il rito, in un anno di reclusione con il beneficio della sospensione condizionale - per Ricco Giuseppe, la prova della sua partecipazione all'associazione criminale di tipo mafioso di cui al capo 1 era individuata nelle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Castaldo Giuseppe e Castaldo Saverio che indicava il ruolo di Pino o foggiano come guardaspalle di Panico Antonio, capo di uno dei clan esistenti in S. Anastasia riscontrate dal contenuto della conversazione oggetto di intercettazione svoltasi tra Ricco e Panico Francesco all'interno di autovettura, nella quale si commentava l'acquisto di due chilogrammi di droga e il pentimento dei fratelli Castaldo. La pena veniva tuttavia ridotta per effetto dell'esclusione dell'aggravante del comma 6 dell'articolo 416 bis Cp e delle riconosciute attenuanti generiche. Contro tale decisione hanno proposto tempestivo ricorso i suddetti imputati, che ne ha chiesto l'annullamento per i seguenti motivi 1 Albereto Carmine - mancanza e manifesta illogicità della motivazione per la ritenuta identificazione con la persona soprannominata bacchettone , con giustificazioni pretestuose, specie per un incensurato, in assenza di ulteriori riscontri, anche perché solo in una delle conversazioni intercettate uno degli degli interlocutori viene chiamato in tal modo sicchè non è spiegato per quale motivo anche nell'altra si affermi l'intervento del ricorrente - inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione all'aggravante di cui all'articolo 7 legge 203/91 per mancata indicazione degli elementi su cui fondare il convincimento che egli agisse nella consapevolezza di avvantaggiare il gruppo mafioso e che i proventi fossero destinati al mantenimento in vita di esso e non essendo ipotizzati atteggiamenti riconducibili al metodo mafioso inosservanza di norme processuali 2 Balzamo Raffaele - difetto assoluto di motivazione ex articolo 606 lett. e Cpp perché la Corte di appello si è limitata a riportare pedissequamente le intercettazioni telefoniche, che in quanto mezzi di ricerca della prova e non prove ex se, in assenza di riscontri che, in relazione al delitto di cui all'articolo 74 Dpr 309/90 individuino la sua cointeressenza. Solo in via di ipotesi si afferma che il riferimento a duecento magliette di Versace sia riconducibile a sostanza stupefacente. Ne è spiegato quale fosse il suo ruolo all'interno del sodalizio. Quanto alla ritenuta partecipazione all'associazione di stampo mafioso i dialoghi registrati nell'abitazione in casa di Milone danno solo conto del mancato compimento di una rapina, senza alcuna valutazione critica delle intercettazioni. Sulla richiesta di riduzione della pena e della concessione delle generiche erroneamente la Corte d'appello ne aveva giustificato l'esclusione richiamando i vari precedenti laddove dal certificato penale risulta una sola condanna a pena sospesa per furto risalente al 1997 3 Berardi Pasquale - violazione dell'articolo 125 lett. b ed e in relazione all'articolo 606 lett. b Cpp per avere la sentenza impugnata dedotto la responsabilità per il reato di cui al capo 43 mediante rinvio alla osservazioni già svolte sul punto per Balzamo Raffaele con motivazione per relationem non consentita in quanto le due posizioni non sono identiche il ruolo attribuito al ricorrente nell'ambito dell'associazione essendo quella di partecipe mentre il Balzamo risulta essere tra i promotori - violazione di tutti gli elementi da considerare ai fini della quantificazione della pena e dell'eventuale concessione delle attenuanti generiche concedibili anche il comportamento processuale - insufficiente motivazione sulle ragioni poste a giustificazione della sentenza di condanna per non avere esaminato tutti gli elementi disponibili per la conferma della sentenza di primo grado 4 Capocelli Mimmo e Rescigno Raffaele - inosservanza o erronea applicazione della legge sostanziale penale per violazione dell'articolo 74 Dpr 309/90 ex articolo 606 lett. b Cpp per mancanza di individuazione degli elementi concreti idonei a collegare il delitto contestato con la condotta osservata, con analoga eccezione in riferimento alla contestata aggravante di cui all'articolo 7 legge 203/91 - manifesta illogicità della motivazione in considerazione della rilevata frattura tra fatti esteriori riferiti ad attività di spaccio e le condotte poste in essere da entrambi gli imputati, perché dai colloqui intercettati non possono trarsi elementi univoci della loro partecipazione all'associazione criminale 5 Castaldo Giuseppe - inosservanza o erronea applicazione della legge penale e/o mancanza e manifesta illogicità della motivazione in quanto in accoglimento dell'appello del Pg era stata erroneamente negata la già concessa attenuante di cui all'articolo 74 comma 7 Dpr 309/90 per il reato di cui al capo 12 tentato omicidio aggravato perché esso ha piena attinenza con i reati in materia di stupefacenti stante la riconosciuta continuazione. In ogni caso erroneamente è stato ritenuto più grave il delitto di cui al capo 12 per il quale il legislatore stabilisce che la pena non possa essere inferiore a dodici anni di reclusione tale essendo invece quello di cui al capo 22 A pena fissata dal legislatore in misura inferiore a venti anni per il quale però poteva essere concessa anche l'attenuante di cui al comma 7 dell'articolo 74 Dpr cit. che consente la diminuzione fino a due terzi e quindi una quantificazione in concreto inferiore a quella irrogata 6 Castaldo Salvatore, per inosservanza o erronea applicazione della legge penale e carenza di motivazione - in relazione alla mancata concessione del comma 7 articolo 73 Dpr 309/90 per il mancato riconoscimento della diminuente citata in relazione al delitto di cui al capo 22 B - il relazione all'applicazione del comma 1 dell'articolo 74 Dpr 309/90 in quanto il ricorrente è entrato nell'associazione criminale quando era già costituita con il ruolo di partecipe - alla mancata concessione dell'attenuante di cui all'articolo 62 bis Cp perché sua finalità è quella di mitigare la pena e può concorrere con le diminuenti speciali già riconosciute - per incompatibilità tra l'aggravante di cui all'articolo 628 comma 3 numero Cp e quella di cui all'articolo 7 legge 203/91 7 Castaldo Saverio, per inosservanza o erronea applicazione della legge penale e/o per mancanza, manifesta illogicità e contraddittorietà della motivazione - per non avere la Corte di appello dato risposta alla specifica doglianza mossa con l'impugnazione sulla quantificazione della pena base e della conseguente quantificazione della diminuzione applicata a norma dell'articolo 74 comma 7 Dpr 309/90 - per avere erroneamente applicato l'attenuante speciale di cui all'articolo 8 legge 203/91 e la regola stabilita dall'articolo 63 Cp, sicchè dopo la diminuzione per l'articolo 74 comma 7 Dpr 309/90 doveva essere applicata l'ulteriore diminuzione da un terzo alla metà per l'articolo 8 legge cit. - per avere erroneamente escluso la continuazione tra i fatti per cui è processo e quelli di cui alla sentenza del 3 ottobre 2003 della Corte d'assise di Napoli in contraddizione con la motivazione adottata per ritenere invece la continuazione tra i reati oggetto di contestazione nel presente procedimento 8 Esposito Salvatore - motivazione apparente, manifestamente illogica e non pertinente rispetto alle doglianze mosse, per avere la Corte d'appello utilizzato la corrispondenza epistolare di Milone Paolo, dichiarata inutilizzabile dal Gup a seguito dell'eccezione difensiva in data 17 gennaio 2004 per l'illegittimità dell'acquisizione, con conseguente mancanza di prova in ordine all'identificazione con l'odierno ricorrente con la persona chiamata 23 . In ogni caso la motivazione era solo apparente in ordine alla sussistenza di apporto apprezzabile e concreto sul piano causale all'esistenza o al rafforzamento della presunta associazione di stampo mafioso, in quanto gli indizi rilevabili dalle conversazioni intercettate erano privi dei requisiti di gravità precisione e non equivocità - omessa motivazione sulla sussistenza della partecipazione del ricorrente ai due sodalizi criminali non avendo la sentenza impugnata dato risposta alle doglianze mosse con l'atto di appello, senza alcuna considerazione sulla problematica attinente al concorso di persone nel reato di cui all'articolo 73 Dpr cit. Sulla esclusione dell'ipotesi attenuata per la commissione di fatti di lieve entità non poteva darsi decisivo rilievo solo al fattore quantitativo. Quanto alla ritenuta sussistenza dell'aggravante di cui all'articolo 7 Dl 152/91 è stata omessa ogni motivazione in ordine alla sussistenza del dolo specifico - inosservanza ed erronea applicazione della legge penale in relazione al capo 31, quanto al reato di cui all'articolo 423 Cp difettandone gli elementi sia sotto il profilo oggettivo che soggettivo essendosi trattato solo di danneggiamento senza pericolo di incendio e quanto al reato di cui all'articolo 629 Cp perché la conversazione intercettata non dava conto di alcuno scopo ritorsivo né dell'esistenza di minacce per estorcere denaro fatti del reato esclusi dalla presunta persona offesa - violazione di legge ed omessa motivazione con riferimento agli articoli 62bis, 132, 133 Cp non potendo negarsi le attenuanti generiche per il solo curriculum criminale, essendo essa la risultante di tutti gli elementi circostanziali nell'ambito della previsione di cui all'articolo 133 Cp. Anche il Pm aveva chiesto l'irrogazione di una pena più mite 9 Esposito Vincenzo inosservanza delle norme processuali per inutilizzabilità dei brogliacci, costituenti l'unico elemento di prova, circostanza segnalata tempestivamente sicchè ne sarebbe dovuta scaturire attività di integrazione probatoria - mancanza e manifesta illogicità della motivazione sulla interpretazione data alla conversazione telefonica in occasione della quale tale Milione chiese a Paolo se gli interessava un vestitino bellino 9 x 21, senza nessun accertamento sul contesto e sul tono scherzoso della conversazione. In ogni caso non poteva escludersi che la detenzione riguardasse una pistola giocattolo. Mancava inoltre la giustificazione sulla sussistenza dell'aggravante di cui all'articolo 7 Dl 309/90, sotto il profilo della consapevolezza di agire nell'interesse del gruppo 10 Ricco Giuseppe - violazione dell'articolo 192 Cpp, per mancanza di riscontri alle dichiarazioni accusatorie del collaboratore di giustizia Castaldo Saverio, perché la conversazioni oggetto di intercettazione si riferisce a fatti che nulla hanno a che fare con il reato associativo - violazione degli articoli 62 bis, 133 e 163 Cp perché la pena andava ridotta nel minimo edittale con concessione del beneficio della sospensione condizionale della pena. Motivi della decisione 1. Ricorso di Albereto Carmine 1.1. Il primo motivo di ricorso, che denuncia mancanza o manifesta illogicità della motivazione in ordine alla sua identificazione nella persona apostrofata nelle conversazioni intercettate con il soprannome di bacchettone , è infondato, perché la sentenza impugnata, a sostegno di tale assunto, non si limita a richiamare l'accertamento effettuato sul punto dai carabinieri di Volla e ad esprimere la considerazione che si tratta di nomignolo poco usuale, ma individua una serie di circostanze specifiche telefonate, lettere a dimostrazione dello stretto rapporto di frequentazione con Milone Paolo, in casa del quale sono state effettuate le intercettazioni in questione, circostanze in relazione alle quali il ricorrente non formula alcuna critica. L'assunto, secondo il quale solo in una delle due conversazioni prese in considerazione uno degli interlocutori è appellato con tale nomignolo, è dedotto in maniera inammissibile con deduzione in fatto ed in considerazione uno degli interlocutori è appellato con tale nomignolo, è dedotto in maniera inammissibile con deduzione in fatto ed in ogni caso è manifestamente infondato, in quanto dalla sentenza di primo grado, che riporta stralci delle conversazioni intercettate, risulta che in entrambe le conversazioni prese in considerazione uno degli interlocutori si rivolge all'altro chiamandolo bacchettone pagg 53 e 152 della sentenza del Gup 1.2. Il secondo motivo di ricorso, che denuncia inosservanza o erronea applicazione della legge penale, in relazione all'aggravante di cui all'articolo 7 legge 203/91, è dedotto in maniera inammissibile, mediante il generico riferimento al materiale probatorio in atti , senza muovere alcuna specifica critica all'iter argomentativi sul punto della sentenza impugnata, che da conto di una serie di circostanze di fatto assiduità di frequentazione con Milone Paolo e di altri suoi sodali dalle quali desume, in maniera non manifestamente illogica la consapevolezza della caratura criminale di costoro e quindi della destinazione dei proventi delle attività attinenti al traffico di sostanze stupefacenti al mantenimento in vita dell'associazione di stampo mafioso 1.3. Il terzo motivo di ricorso, che denuncia inosservanza di norme processuali, è solo enunciato e quindi è inammissibile per assoluta genericità. Manifestamente infondata è l'eccezione di inutilizzabilità della relazione di servizio dei carabinieri di Volla perché il divieto di cui all'articolo 195 comma 7 è previsto solo per la testimonianza e perché comunque di riferimento non è e relato, ma frutto della percezione diretta degli agenti operanti. 2. Ricrso di Balsamo Raffaele 2.1. Il primo motivo di ricorso, che denuncia difetto assoluto di motivazione ex articolo 606 lett. e Cpp, è infondato. La sentenza impugnata non si è limitata a riportare pedissequamente il contenuto delle intercettazioni, ma ha provveduto al vaglio critico del loro contenuto, in tal modo ponendo a fondamento della decisione non l'intercettazione in quanto mezzo di ricerca della prova ma il risultato di tale attività, costituito dal contenuto delle conversazioni e delle esplicite ammissioni nel corso di esse effettuate dal ricorrente. L'assunto secondo il quale l'oggetto di tali conversazioni vale a dire il traffico di sostanze stupefacenti sarebbe stato preso in considerazione in assenza assoluta di riscontri è destituito di fondamento, perché la Corte distrettuale ha dato atto del sequestro di una rilevante quantità di droga in stretta connessione con una conversazione oggetto di intercettazione. La critica specifica mossa all'interpretazione data alla telefonata del 28 luglio 2001 in occasione della quale Balzamo informa Milone di avere a disposizione duecento magliette di Versace è formulata in maniera inammissibile in quanto estrapola dal contesto della motivazione un unico passaggio argomentativi al fine di denunciarne la non congruità e di formulare la valutazione del significato meramente ipotetico di quello attribuito alla frase, proponendone in conclusione una alternativa, in tal modo sconfinando nel merito. L'addebito di non aver individuato neanche il ruolo del ricorrente all'interno dell'associazione criminale finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti, è infondato perché il suo inserimento nel gruppo al vertice dell'articolata struttura è ampiamente illustrato nella motivazione della sentenza impugnata, in quanto partecipe di riunioni in occasione delle quali si decideva l'acquisto o la vendita di cospicue partite di droga o ci si accordava per il reperimento del danaro necessario o si discuteva della qualità delle sostanze. 2.2. Il secondo motivo di ricorso, che denuncia mancanza di motivazione con riferimento alla partecipazione del Balzamo all'associazione per delinquere di stampo camorristico, è svolto in maniera inammissibile mediante una generica critica alla specifica motivazione che ha individuato il contenuto significativo di svariate conversazioni. L'assunto secondo il quale le attività criminali di cui nelle conversazioni si è parlato sarebbero menzionate solo in astratto è infatti disancorato dal contenuto specifico della motivazione sul punto della sentenza impugnata. Ugualmente in maniera generica si afferma che il Gip prima e la Corte d'appello poi hanno valorizzato alcune captazioni telefoniche senza svolgere alcuna indagine critica, vero essendo al contrario che dal loro contenuto si è desunta la partecipazione del ricorrente ad una serie di attività criminose rapine, estorsioni con espressa considerazione del suo ruolo apprezzato dai vertici del clan come desunto dal dialogo intercorso tra Milone e Veneruso . 2.3. L'ultimo motivo di ricorso, che denuncia l'errore in cui la Corte territoriale sarebbe incorsa nell'indicare l'imputato come gravato da vari precedenti al fine di ritenerlo non meritevole delle attenuanti generiche in quanto dal certificato penale risulterebbe a suo carico una sola precedente condanna per furto con pena sospesa risalente al 1997, è infondato in quanto dal certificato penale in atti risulta che il ricorrente è stato condannato oltre che nel 1997 a norma dell'articolo 444 Cpp per tentata rapina, lesioni personali e resistenza a pubblico ufficiale anche nel 1999 per contrabbando e nel 2000 per detenzione abusiva di materie esplodenti. 3. Ricorso di Berardi Pasquale 3.1. Il primo motivo di ricorso, che denuncia violazione dell'articolo 125 comma 3 in relazione all'articolo 606 comma 1 lett. b ed e Cpp per avere la sentenza impugnata dedotto la responsabilità del ricorrente in ordine al reato di cui al capo 43 mediante rinvio alle osservazioni già svolte sul punto per Balzamo Raffaele , è infondato in quanto la circostanza che quest'ultimo nell'ambito del sodalizio criminale fosse uno dei promotori mentre in ricorrente solo partecipe è irrilevante, perché nel caso si tratta di attribuire la responsabilità per una serie di reati fine per detenzione a fine di spaccio di sostanza stupefacente dal tipo hashish. Il richiamo alle osservazioni svolte per Balzamo comporta che esse debbono essere integralmente trasfuse per la parte che investe la posizione del Berardi. In tal senso è quindi significativa la parte della motivazione che si occupa del contenuto dell'intercettazione del 5 ottobre 2001 in cui si discuteva dell'acquisto da lui fatto di una rilevante partita di droga risultata poi di qualità scadente e dell'intenzione da lui manifestata di vendicarsi, conversazione del resto presa espressamente in considerazione per analizzare la sua responsabilità anche per il reato associativo 3.2. Il secondo motivo di ricorso, che denuncia violazione di legge in relazione al trattamento sanzionatorio, è infondato , in quanto non tiene cono che la sentenza impugnata ha puntualmente giustificato il mancato riconoscimento delle attenuanti generiche in considerazione dei numerosi precedenti penali di cui due specifici ed ha rilevato che la pena per il più grave reato di cui all'articolo 74 Dpr 309/90 è stata quantificata nel minimo, con aumento contenuto per la continuazione 3.3. l'ultimo motivo di ricorso che denuncia insufficienza della motivazione sulle ragioni che giustificano la sentenza di condanna, è inammissibile per genericità, perché si limita ad addebitare alla sentenza impugnata di non aver esaminato tutti gli elementi disponibili ovvero di non averli concretamente interpretati disattendendo qualsiasi sforzo teso ad una completezza e logicità del discorso argomentativi, ma senza alcun specifico riferimento. L'articolo 581 lett. c Cpp impone che ogni richiesta deve essere accompagnata in maniera specifica dalle ragioni in diritto e dagli elementi in fatti a suo sostegno. In difetto, la sanzione dell'inammissibilità è prevista dal successivo articolo 591. 4. Ricorso di Capocelli Mimmo e Rescigno Raffaele 4.1. Il primo motivo, che denuncia inosservanza o erronea applicazione della legge penale per violazione dell'articolo 74 Dpr 309/90 ma che in realtà lamenta anche omessa motivazione nella valutazione delle ragioni della difesa, è inammissibile per genericità, in quanto l'accertamento della sussistenza del dolo di partecipazione all'associazione finalizzata allo spaccio di sostanze stupefacenti è desunta da fatti concreti, individuati nei passaggi significativi delle conversazioni oggetto di intercettazione svoltasi in casa di Milone. A fronte della analitica motivazione della sentenza, i ricorrenti si limitano a citare principi di diritto desunti dalla giurisprudenza di legittimità per poi affermare che da una semplice lettura della sentenza non è dato ravvisare alcun aggancio concreto tra il delitto contestato e la condotta osservata nell'occorso . Per gli stessi motivi è inammissibile la doglianza mossa in ordine alla ritenuta sussistenza dell'aggravante di cui all'articolo 7 legge 203/91 4.2. Il secondo motivo di ricorso, che denuncia manifesta illogicità della motivazione, è ugualmente inammissibile per genericità, perché si limita a richiamare le argomentazioni svolte nel primo motivo 4.3. Il ricorso deve in conseguenza essere dichiarato inammissibile, con condanna dei ricorrenti in solido al pagamento delle spese processuali e di ciascuno di essi al versamento, in favore della cassa delle ammende, di somma che, in ragione dei motivi di inammissibilità, si stima equo quantificare in euro 600,00. 5. Ricorso di Castaldo Giuseppe 5.1. Il primo motivo di ricorso, che denuncia erronea applicazione della legge penale e mancanza o manifesta illogicità della motivazione per avere la corte di appello, in accoglimento dell'impugnazione del procuratore generale, escluso l'applicabilità dell'attenuante speciale di cui al comma 7 dell'articolo 74 Dpr 309/90, è infondato. Il dato letterale del citato comma 7 non si presta ad interpretazioni diverse da quelle risultanti dal testo della legge solo le pene previste dai commi da 1 a 6 dell'articolo 74 sono assoggettabili alla diminuzione prevista in favore di chi si sia efficacemente adoperato per assicurare le prove del reato associativo o per sottrarre all'associazione risorse decisive per la commissione dei delitti. Al diverso delitto di tentato omicidio, ancorché commesso in continuazione con i reati in materia di stupefacenti, non può quindi applicarsi la diminuente in esame 5.2. Il secondo motivo di ricorso, che denuncia violazione di legge per avere i giudici di merito erroneamente individuato come delitto più grave quello di cui al capo 12 tentato omicidio aggravato per il quale la legge stabilisce pena non inferiore a dodici anni per il disposto dell'articolo 56 comma 2 Cp anziché quello di cui all'articolo 74 comma 1 Dpr 309/90 per il quale la legge stabilisce pena non inferiore a venti anni è fondato. Unico criterio di ancoraggio, che abbia un minimo di certezza, sia quello di riferirsi alle valutazioni astratte compiute dal legislatore, sul presupposto, spesso dimenticato, che la modifica del 1974 non ha inteso alterare i presupposti del reato continuato, ma solo renderli applicabili mediante procedimento estensivo ad ipotesi per le quali l'istituto non risultava operante. Da ciò discende che il concetto di violazione più grave da cui prendere le mosse quanto al calcolo delle pene non è stato in alcun modo intaccato e che, nella vigenza originaria dell'articolo 81, nessuno aveva mai dubitato che la dizione predetta dovesse riguardare e riferirsi ai consueti indici di gravità adoperati anche in altre occasioni, ad esempio in materia di competenza articolo 4 Cpp , o di connessione articolo 16 Cpp . In tali norme non vi è dubbio che il legislatore ebbe a prescegliere il criterio quantitativo, con riferimento cioè alla pena prevista dalla legge quale unico criterio per riconoscere la gravità di un reato. Del pari ovvio era stato sempre ritenuto che, per la determinazione del reato più grave ai fini della continuazione, si dovesse partire dalla violazione punita dalla legge più severamente e, sulla pena in concreto poi inflitta per tale illecito, applicare l'aumento di pena per la continuazione contenuta nel limite massimo del triplo con l'unico limite dell'impossibilità di inflazione di una pena superiore a quella che sarebbe risultata ove le violazioni fossero ritenute reati distinti Cassazione, Su 4901/92 . Nel caso si tratta di delitti per i quali, poiché il legislatore ha fissato la pena solo nel minimo, il massimo è identico ventiquattro anni di reclusione, a norma dell'articolo 23 Cp . Deve in conseguenza farsi ricorso al criterio sussidiario individuato dall'articolo 16 comma 3 Cpp, per il quale, in caso di parità dei massimi, è più grave il reato per il quale è fissata la pena più elevata nel minimo, senza che in tale calcolo possano avere influenza le attenuanti l'articolo 4 Cpp consente di tener conto solo delle aggravanti ad effetto speciale o per le quali la legge stabilisce una pena di specie diversa . In conseguenza la sentenza nei confronti di Castaldo Giuseppe deve essere annullata con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli che, adeguandosi ai principi di diritto enunciati, proceda a nuovo giudizio sul punto. 6. Ricorso di Castaldo Salvatore 6.1. I primi tre motivi di ricorso sono inammissibili, perché ripropongono,senza alcuna modifica, i motivi di doglianza già formulati con l'atto di appello. L'unico elemento di novità è costituito dall'aggiunta, alla fine della riformulazione di ciascuno dei motivi di impugnazione, della generica doglianza secondo la quale i giudici di secondo grado hanno confermato la sentenza di primo grado con una motivazione palesemente carente e quasi di stile, senza alcuna specificazione in ordine a tale apodittico assunto, laddove la sentenza di appello ha dato conto dettagliato dei motivi per i quali ha ritenuto di dover confermare la sentenza del Gup 6.2. L'ultimo motivo di ricorso ripropone ancora in maniera identica l'ultima richiesta formulata, senza considerare la motivazione adottata dalla Corte di merito la quale ha ritenuto fondata ma irrilevante la doglianza relativa al capo 49, perché sul piano sanzionatorio l'effetto di entrambe le aggravanti quella di cui all'articolo 628 comma 3, numero Cp e quella dell'articolo 7 legge 203/91 è stato eliso dal giudizio di prevalenza delle riconosciute attenuanti speciali. Il ricorso è quindi inammissibile per genericità. Tuttavia la motivazione adottata dalla Corte territoriale è errata e va corretta a norma dell'articolo 619 Cpp confermando la regola interpretativa secondo la quale il comma 3 numero dell'articolo 628 Cp individua una circostanza di posizione, in relazione alla quale rileva l'appartenenza all'associazione come fatto storico e non l'agire incriminato dall'articolo 416 bis Cp Cassazione 3792/90 Rv 183722 e, per inciso, Cassazione Su 16/1999 Rv 214004 pertanto esula, per ciò che concerne i rapporti tra le due citate norme, la figura del reato complesso di cui all'articolo 84 Cp. Quest'ultima, infatti, presuppone la fusione in un'unica fattispecie criminosa di diversi fatti costituenti autonomi reati Cassazione 16616/99 Rv 186021 Cassazione 10711/84 Rv 166917 Cassazione 441/83 Rv 156989 e di conseguenza essa non ricorre la ove un reato è preso in considerazione esclusivamente per il suo collegamento con un altro, collegamento che può essere teleologico articolo 61 numero Cp oppure soggettivo, cioè determinato dalla peculiarità che l'autore di uno degli illeciti penali sia al contempo autore di quello ulteriore. Quanto è stato puntualizzato incide indubbiamente sullo specifico problema per il quale si discute. Infatti, escluso che la partecipazione contemplata dall'articolo 628 comma 3 numero Cp si traduca in addebito di attività mafiosa, la compatibilità dell'aggravante di cui all'articolo 7 Dl 152/91 viene, in definitiva, a porsi nuovamente in relazione all'articolo 416 bis Cp, tant'è che la tesi più restrittiva si richiama, passando attraverso la qualifica di partecipante, all'assunto che l'impiego del metodo mafioso ed il fine specifico dell'agevolazione siano ricompresi nella condotta incriminata a titolo di associazione qualificata. Poiché, in base agli argomenti in precedenza sviluppati, tale situazione va negata e siccome non si individuano elementi che denotino una volontà legislativa contraria all'operatività della aggravante introdotta dalla legge speciale nella concorrenza di quella posta dell'articolo 628 comma 3 numero , ne discende soluzione positiva anche per il secondo quesito. In conclusione possono affermarsi i seguenti principi. - L'aggravante prevista dall'articolo 7 Dl 152/91, in entrambe le forme in cui può atteggiarsi, è applicabile a tutti coloro che, in concreto, ne realizzano gli estremi, siano essi partecipi di un qualche sodalizio mafioso, siano essi estranei ed in particolare, per i soggetti qualificati, la stessa è operante anche per i reati fine. - In tema di rapina ed estorsione la circostanza suddetta può concorrere con quella cui all'articolo 628 comma 3 numero Cpp Cassazione Su 10/2001 . Il ricorso di Castaldo Salvatore deve in conseguenza essere dichiarato inammissibile, con condanna alle spese e al versamento in favore della Cassa delle ammende di somma che, in ragione dei motivi di inammissibilità, si stima equo liquidare in euro 600,00. 7. Ricorso nell'interesse di Castaldo Saverio 7.1 Il primo motivo di ricorso, che denuncia omessa motivazione in ordine alla specifica doglianza mossa con l'appello attinente al trattamento sanzionatorio e specificamente alla quantificazione della pena per il reato base articolo 74 comma 1 Dpr 309/90 e all'incidenza su di essa della diminuzione per l'attenuante speciale del comma 7 del citato articolo 74, è fondato in quanto la Corte di appello omette di prendere in considerazione la censura. Ed invero dall'atto di appello risulta che il ricorrente si era lamentato dell'immotivata quantificazione della pena base in 9 anni di reclusione, già per effetto del calcolo dell'attenuante speciale di cui al comma 7 citato pur avendo il Gup dato atto dell'eccellenza della collaborazione prestata da ciò l'appellante arguiva che l'attenuante dovesse essere stata riconosciuta nella sua massima estensione 2/3 sicchè la pena base doveva ritenersi essere stata quantificata per implicito in anni 27, pena che si criticava per la sua eccessività. In conseguenza la sentenza impugnata deve essere annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte di appello di Napoli che, nella piena libertà di determinazione propria del giudice di merito, provveda a colmare la denunciata mancanza di motivazione sul punto relativo alla quantificazione della pena base e all'incidenza su di essa dell'attenuante speciale di cui al comma 7 dell'articolo 74 Dpr 309/90 7.2 Il secondo motivo di ricorso, che denuncia inosservanza o erronea applicazione della legge penale in relazione all'articolo 8 Dl 152/91 convertito in legge 203/91, è infondato. Ed invero a fronte delle doglianze mosse con l'atto di appello, che lamentava una diminuzione inferiore a quella minima di 1/3, dovuta per effetto del riconoscimento della sussistenza dei presupposti della detta attenuante speciale, la Corte territoriale ha affermato che il calcolo effettuato dal primo giudice era corretto, stante la disposizione dell'articolo 6 Cp che, dopo avere espressamente definito al comma 3 come circostanze ad effetto speciale quelle che importano un aumento o una diminuzione della pena superiore ad un terzo,stabilisce all'ultimo comma che nel caso di concorso di più circostanze attenuanti tra quelle indicate al comma 3 deve applicarsi soltanto la pena meno grave stabilita per le dette circostanze ma il giudice può diminuirla . In conseguenza è corretto quanto affermato nella sentenza impugnata in relazione allo specifico effetto di diminuzione attribuibile alla diminuente ad effetto speciale di cui all'articolo 8 Dl cit. Ovviamente questo a condizione che si faccia corretta e piena applicazione della disposizione in esame. La discrezionalità della successiva diminuzione consegue infatti alla applicazione della pena meno grave stabilita per le predette circostanze. 7.3. L'ultimo motivo di ricorso, che denuncia contraddittorietà della motivazione per il mancato riconoscimento della continuazione tra i reati sub iudice e quelli di cui alla sentenza della Corte di Assise di Napoli del 3 ottobre 2003, è infondato. In effetti la Corte di appello motiva bene per escludere la continuazione. Il ricorrente nel presente procedimento deve rispondere di associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e di traffico di dette sostanze la continuazione interna è ben giustificata. Né sussiste la denunciata contraddittorietà prendendo a raffronto diverse posizioni processali, in quanto la circostanza che la decisione del primo giudice per le diverse posizioni di Castaldo Salvatore e Castaldo Giuseppe non sia stata impugnata non elimina la libertà di apprezzamento per la diversa posizione di Castaldo Saverio che, in quanto congruamente motivata, non può essere oggetto di censura in questa sede cfr. Cassazione, Sezione terza, 1629/97 . 8. ricorso di Esposito Salvatore 8.1 Il primo motivo di ricorso, che denuncia motivazione apparente, manifestamente illogica e non pertinente, muova dalla eccezione di inutilizzabilità della corrispondenza epistolare di Milone Paolo dichiarata con provvedimento del Gup su eccezione della difesa formulata il 17 gennaio 2004 prima della richiesta di definizione del procedimento a norma dell'articolo 438 Cpp. La questione, già proposta con l'appello dagli atti in possesso di questo ufficio non risulta esservi stato provvedimento del Gup all'udienza del 17 gennaio 2004 , è stata risolta dalla Corte territoriale nel senso della piena utilizzabilità della corrispondenza, in particolare della lettera spedita da Esposito a Milano all'epoca detenuto il 30 aprile 2001, essendo stato il processo trattato con il rito abbreviato . Tale motivazione è errata, in omaggio alla regola interpretativa secondo la quale il giudizio abbreviato costituisce un procedimento a prova contratta , alla cui base è identificabile un patteggiamento negoziale sul rito, a mezzo del quale le parti accettano che la regiudicanda sia definita all'udienza preliminare alla stregua degli atti di indagine già acquisiti e rinunciano a chiedere ulteriori mezzi di prova, così consentendo di attribuire agli elementi raccolti nel corso delle indagini preliminari quel valore probatorio di cui essi sono normalmente sprovvisti nel giudizio che si svolge invece nelle forma ordinarie del dibattimento . Tuttavia tale negozio processuale di tipo abdicativo può avere ad oggetto esclusivamente i poteri che rientrano nella sfera di disponibilità degli interessati, ma resta privo di negativa incidenza sul potere dovere del giudice di essere, anche in quel giudizio speciale, garante della legalità del procedimento probatorio. Ne consegue che in esso, mentre non rilevano né l'inutilizzabilità cosiddetta fisiologica della prova, cioè quella coessenziale ai peculiari connotati del processo accusatorio, in virtù dei quali il giudice non può utilizzare prove, pure assunte secundum legem ,ma diverse da quelle legittimamente acquisite nel dibattimento secondo l'articolo 526 Cpp, con i correlati divieti di lettura di cui all'articolo 514 stesso codice in quanto in tal caso il vizio sanzione dell'atto probatorio è neutralizzato dalla scelta negoziale delle parti, di tipo abdicativi , né le ipotesi di inutilizzabilità relativa stabilite dalla legge in via esclusiva con riferimento alla fase dibattimentale, va attribuita piena rilevanza alla categoria sanzionatoria dell'inutilizzabilità cosiddetta patologica , inerente, cioè, agli atti probatori assunti contra legem , la cui utilizzazione è vietata in modo assoluto non solo nel dibattimento, ma in tutte le altre fasi del procedimento, comprese quelle delle indagini preliminari e dell'udienza preliminare, nonché le procedure incidentali cautelari e quelle negoziali di merito Cassazione Su, sentenza 16/2000, Tammaro . Si tratta quindi di stabilire se l'acquisizione probatoria sia avvenuta contra legem, in particolare in violazione di un divieto, tale da rendere la prova inutilizzabile secondo la previsione di cui all'articolo 191 Cpp. L'articolo 15 della Costituzione dispone che la libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili . Limitazioni sono consentite, ma soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge . Il procedimento di acquisizione della prova è quindi garanzia della tutela dei diritti costituzionali quale quello della libertà e della segretezza della corrispondenza , sicchè è condivisibile l'approdo dottrinario che è pervenuto alla individuazione della categoria autonoma della prova incostituzionale , che ricorre tutte le volte in cui la sua antigiuridicità è riconducibile alla lesione dei diritti soggettivi fondamentali di rango costituzionale, come tali assoluti i irrinunciabili. Ne consegue che l'utilizzabilità della prova è subordinata all'esecuzione di un legittimo procedimento acquisitivo, immune da vizi che incidano negativamente sull'esercizio di diritti soggettivi irrinunciabili di rango costituzionale e che quindi si riverberino sul risultato probatorio conseguito, determinandone l'inutilizzabilità cfr. Cassazione Su, 5021/96 . Nel caso in esame l'acquisizione della corrispondenza è stata disposta dal Procuratore della Repubblica, con provvedimento del 9 febbraio 2001 indirizzato alla direzione della casa circondariale di Napoli - Poggioreale ed avente ad oggetto la posizione di Milone Paolo così detenuto, con la quale si ordinava che tutta la corrispondenza relativa al detenuto indicato in oggetto sia esibita agli ufficiali di Pg del Gruppo CC di Castello di Cisterna, ai quali deve essere consentita la possibilità di estrarre copia della citata corrispondenza. Si precisa che all'esito detta corrispondenza potrà essere inviata ai relativi destinatari . Si tratta di provvedimento che, pur contenendo ordine di esibizione, non è riconducibile alla categoria processuale disciplinata dall'articolo 256 Cpp in quanto ha ad oggetto documenti che, anche se esistenti presso l'amministrazione penitenziaria, sono assoggettati a specifica disciplina in quanto costituenti corrispondenza, la cui segretezza è costituzionalmente tutelata, anche se diretta a persona detenuta. Innanzi tutto il provvedimento limitativo del diritto di libertà e segretezza della corrispondenza deve essere motivato, in ossequio alla espressa previsione dell'articolo 15 Costituzione, in quanto la motivazione si pone come garanzia della correttezza del sacrificio imposto ad un diritto di rilevanza costituzionale. Il provvedimento in esame è quindi affetto da nullità, a norma dell'articolo 125 comma 3 Cpp cfr. Cassazione Su 5876/04 in tema di decreto di sequestro probatorio . Ma quel che maggiormente rileva è che, nella sostanza, il provvedimento ha disposto una forma atipica di intercettazione del contenuto della corrispondenza epistolare, al di fuori di qualsiasi previsione normativa, eventualmente riconducibile nella categoria delle intercettazioni delle comunicazioni a norma degli articoli 268 e seguenti del codice di rito in realtà per la corrispondenza epistolare è previsto il sequestro, a norma dell'articolo 254 Cpp , ma in ogni caso inutilizzabile perché privo dell'autorizzazione del giudice. Né la particolare condizione di detenuto, della persona assoggettata a tale forma atipica di intercettazione della corrispondenza epistolare, legittima il provvedimento del Pm. La normativa vigente all'epoca in cui si è proceduto all'acquisizione probatoria in esame regolata la materia secondo quanto stabilito dagli articoli 18 legge 354/75 e 38 Dpr 230/00, norma quest'ultima che aveva recepito quanto già oggetto di circolare ministeriale 3382/5832 del 14 marzo 1994 del ministero della Giustizia e le sollecitazioni provenienti dalla pronunce della Corte europea dei diritti dell'uomo in attuazione dell'articolo 8 della convenzione europea dei diritti dell'uomo principi ai quali si è ora data piena attuazione con legge 95/2004, attraverso l'introduzione dell'articolo 18 ter . Ed invero la possibilità per l'autorità giudiziaria di sottoporre a visto di controllo la corrispondenza dell'imputato detenuto è funzionale al provvedimento di non inoltro delle corrispondenza, provvedimento questo che deve però essere immediatamente comunicato al detenuto e che secondo la novellata disciplinata è impugnabile , ovvero al sequestro della corrispondenza stessa a norma dell'articolo 254 Cpp. A diversa conclusione dovrebbe pervenirsi nel caso in cui si accertasse che l'autorità giudiziaria aveva preventivamente disposto con decreto motivato di sottoporre a visto di controllo la corrispondenza in arrivo e in partenza, con le modalità e garanzie stabilite dall'articolo 18 commi 8 e 9 legge 354/75 all'epoca vigente, perché in tal caso si tratterebbe di acquisizione di corrispondenza svincolata dal segreto ove ne fosse stato disposto il non inoltro già esistente per ragioni d'ufficio presso l'amministrazione penitenziaria. La corrispondenza così acquisita ivi inclusa la lettera del 30 aprile 2001 spedita dal ricorrente al Milone è inutilizzabile. Poiché dal testo delle sentenze, sia di primo che di secondo grado, risulta documento fondamentale ai fini della identificazione di Esposito Salvatore nella persona soprannominata ventitre in occasione delle conversazioni oggetto di intercettazione, la sentenza deve essere annullata, con rinvio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio, restando le altre questioni assorbite, posto che il giudice di merito dovrà verificare innanzi tutto se dagli atti risultano altri elementi di prova che consentono di identificare la persona che nelle intercettazioni è chiamata ventitre . 9. Esposito Vincenzo 9.1. Il primo motivo di ricorso, che denuncia inosservanza degli articoli 268 commi 7 e 271 Cpp con conseguente inutilizzabilità dei brogliacci, è manifestamente infondato. Nell'ambito del giudizio abbreviato, essendo utilizzabili ai fini della decisione tutti gli atti che siano stati legittimamente acquisiti al fascicolo del Pm, il giudice può valutare le trascrizioni sommarie compiute dalla polizia giudiziaria circa il contenuto di conversazioni telefoniche intercettate cd Brogliacci Cassazione, SEzione sesta, 5362/03 . La denunciata violazione dell'articolo 267 comma 7 Cpp non sussiste. La trascrizione integrale delle registrazioni, con l'osservanza della disciplina dettata per l'espletamento delle perizie, è finalizzata al loro inserimento del fascicolo per il dibattimento, sicchè il divieto di utilizzazione previsto dal successivo articolo 271 ha ad oggetto solo l'ipotesi in cui si proceda illegittimamente all'inserimento dei brogliacci nel fasciolo per il dibattimento. Nel caso, trattandosi di giudizio abbreviato,vige la regola generale di utilizzabilità degli atti che fanno parte del fascicolo del Pm, fatte salve le ipotesi di inutilizzabilità cd patologica Cassazione Su 21 giugno 2000, ric. Tammaro , inutilizzabilità che nel caso non ricorre. La circostanza che all'udienza del 6 febbraio 2004 il ricorrente avesse evidenziato che l'unico elemento di prova a suo carico era costituito dalle intercettazioni e che le stesse erano in atti sotto forma di brogliaccio non si è tramutata in richiesta di giudizio abbreviato condizionato e non sussisteva alcun dovere per il giudice di disporre la trascrizione 9.2. Il secondo motivo di ricorso, che denuncia mancanza o manifesta illogicità della motivazione al rilievo che la conversazione non avrebbe alcuna forza probante, è dedotta in maniera inammissibile mediante la prospettazione di una lettura alternativa del medesimo materiale probatorio già preso in considerazione dalla Corte distrettuale la possibilità che eventualmente si trattasse di pistola giocattolo , con la sottoposizione in forma oltretutto problematica e quindi generica di questioni di fatto il tono eventualmente scherzoso della proposta come tali non proponibili in sede di legittimità cfr. Cassazione Su 6402/97, ric. Dessimone già citata 9.3. L'ultimo motivo di ricorso, che denuncia inosservanza ed erronea applicazione dell'articolo 7 Dl 152/91 nonché manifesta illogicità della motivazione in relazione alla detta aggravante, è dedotta in maniera inammissibile, perché in realtà la critica si concentra esclusivamente sulla motivazione adottata dai giudici di merito per giustificare il convincimento della sussistenza nel caso concreto della consapevolezza in capo al soggetto agente di agire con lo scopo di agevolare l'associazione mafiosa facente capo al Milone. La circostanza che il tribunale del riesame o il Pm in sede di requisitoria di primo grado siano approdati a conclusioni difformi è priva di rilievo in questa sede. Nel giudizio di legittimità non infatti consentito riproporre una diversa valutazione del materiale probatorio, dovendosi solo esaminare se il giudice di merito ha giustificato la propria decisione e se i criteri adottati nella valutazione del materiale probatorio non siano manifestamente illogici. Il ricorrente afferma non esservi in atti alcuna notizia a proposito di una consuetudine col Milone e con gli altri affiliati al sodalizio criminale. Ma in tal modo si propone una denuncia di riesame del complesso materiale probatorio, senza neppure contestare in maniera specifica il dato evidenziato nella sentenza impugnata che riferisce di frequenti contatti telefonici con Milone, dato dal quale desume con processo logico inferenziale che non è oggetto di critica la buona conoscenza dell'interlocutore e quindi anche del suo spessore criminale e del genere di attività cui era dedito. 9.4. Il ricorso di Esposito Vincenzo deve in conseguenza essere dichiarato inammissibile, con condanna de ricorrente al pagamento in solido delle spese processuali e al versamento in favore della cassa delle ammende della somma che,in ragione dei motivi di inammissibilità, si stima equo quantificare in euro 600.00. 10. Ricco Giuseppe 10.1. Il primo motivo di ricorso, che denuncia violazione dell'articolo 192 commi 2, 3, e 4 Cpp in relazione alla sussistenza di riscontri esterni all'unica chiamata in correità costituita dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Castaldo Saverio, è proposto in maniera inammissibile, perché sinteticamente al limite della genericità propone una valutazione alternativa dei medesimi elementi di prova già presi in considerazione dalla corte territoriale, al fine di sminuirne il valore indiziante. Ed invero i salienti passaggi argomentativi sviluppati della motivazione della sentenza impugnata valorizzazione delle dichiarazioni di Castaldo Giuseppe, che avevano dato conto dei contrasti creatisi con scissione rispetto al clan Anastasio, culminato con il tentativo di uccidere Artistico delle dichiarazioni di Castaldo Saverio sul tentativo di eliminare Artistico e sulle informazioni avute su un sequestro di persona portato a segno da Panico Antonio con la collaborazione fra gli altri del ricorrente indicato come suo guardaspalle del riscontro di tali ultime dichiarazioni costituito dalla conversazione, oggetto di intercettazione ambientale, tra Panico Francesco e il ricorrente, nel corso della quale, dopo aver commentato l'acquisto di un ingente quantitativo di droga, dimostravano di essere informati del pentimento dei fratelli Castaldo ed accennavano ad una spedizione punitiva di controlli di polizia che avevano accertato la frequentazione del ricorrente con i fratelli Panico non sono in alcun modo criticati, se non con valutazioni di merito in particolare sulle ragioni della frequentazione con Panico Antonio, che però non è negata . Vero è che a Ricco Giuseppe non è stato contestato alcun reato fine, ma il contenuto della conversazione intercettata e la frequentazione con Panico Antonio sono stati valutati nella sentenza impugnata come elementi di riscontro a quanto riferito dal collaboratore, ancorché de relato, sul ruolo assunto in favore di Panico Antonio guardaspalle, con partecipazione ad un fatto specifico di sequestro e pestaggio di avversari e quindi idonei a comprovare l'appartenenza all'associazione criminale. 10.2. Il secondo motivo di ricorso, che denuncia violazione degli articoli 62 bis, 133 e 163 Cp e difetto di motivazione in ordine alla determinazione della pena, è inammissibile per genericità, in quanto critica sul punto la sentenza impugnata limitandosi a richiamare il titolo del reato, l'ottima personalità del reo e le pesanti ombre di dubbio che gravano in tema di responsabilità , senza considerare che la valutazione positiva della personalità ha determinato la concessione delle attenuanti generiche nella massima estensione. 10.3 In conseguenza il ricorrente deve essere condannato oltre che alle spese processuali anche al versamento in favore della cassa della ammende di somma, che in ragione dei motivi di inammissibilità, si stima equo quantificare in euro 600,00. PQM Annulla la sentenza impugnata nei confronti di Esposito Salvatore e, limitatamente alla sola determinazione della pena, nei confronti di Castaldo Saverio e Castaldo Giuseppe, con rnvio ad altra sezione della Corte d'appello di Napoli per nuovo giudizio rigettando nel resto i ricorsi dei due citati Castaldo. Rigetta il ricorso di Albereto Camine. Dichiara inammissibili i ricorsi di Balzamo Raffaele, Berardi Pasquale, Capocelli Mimmo, Rescigno Raffaele, Castaldo Salvatore, Ricco Giuseppe ed Esposito Vincenzo, che condanna in solido con l'Albereto al pagamento delle spese processuali e della somma di euro 600,00 ciascuno alla cassa delle ammende.