Fisco, se la vecchia casa è stata consegnata la nuova gode delle agevolazioni

Privilegiata un'interpretazione soggettiva della nozione di idoneità abitativa del fabbricato. Può usufruire quindi dei vantaggi per la prima abitazione chi, dopo aver stipulato il preliminare, ne ha acquistato un altro in un Comune diverso

Può usufruire delle agevolazioni fiscali per la prima casa chi, dopo avere stipulato il preliminare e aver consegnato anticipatamente il suo appartamento, ne ha acquistato un altro in un comune diverso e, senza aver ancora ottenuto il cambio di residenza, ha dichiarato, nell'atto di compravendita, di non possedere altro fabbricato idoneo ad abitazione. Ciò perché ha spiegato la Cassazione - con la sentenza 11564/06 depositata il 17 maggio e qui leggibile tra gli allegati - dev'essere privilegiata un'interpretazione soggettiva della nozione di idoneità abitativa del fabbricato. In altre parole, i giudici della quinta sezione, hanno confermato il diritto a un'aliquota ridotta a un uomo che aveva acquista un'abitazione e, contestualmente aveva avviato la vendita del suo vecchio appartamento, consegnandolo anticipatamente dopo la stipula del preliminare. Il Collegio ha avallato la tesi del contribuente perché l'idoneità va stabilita su parametri soggettivi. E, nel caso sottoposto all'esame della Corte, lui lavorava nel comune dov'era situato il nuovo immobile e quello vecchio era già stato consegnato. Dunque il ricorso del ministero delle Finanze è stato respinto dal momento che, si legge nelle motivazioni, la sentenza impugnata dev'essere confermata perché ha fondato il proprio decisum su un'accezione soggettiva della locuzione idoneità abitativa, facendo riferimento sia all'attività lavorativa svolta dal contribuente a Terni, nel cui ambito territoriale è stato acquistato l'immobile sia all'inidoneità ad abitazione dell'immobile sito a Roma di proprietà dello stesso contribuente, per avvenuta cessione a terzi, in sede di stipula di preliminare di vendita, del possesso dell'immobile stesso, e tenuto altresì conto che in ordine a tali elementi la commissione tributaria regionale svolge un accertamento di fatto non specificamente censurato se non in maniera del tutto generica riguardo alla residenza anagrafica . Al contrario, se si volesse dare prevalenza alla nozione oggettiva di abitabilità si renderebbe irrilevante la localizzazione degli altri immobili, risultando questi comunque di ostacolo alla fruizione dell'agevolazione fiscale. In questo caso non potrebbe rilevare il luogo di lavoro dell'acquirente ma soltanto le caratteristiche delle unità immobiliari classificate o classificabili, per requisiti tecnici e di autonomia funzionale, restando irrilevante ogni valutazione connessa alla composizione del nucleo familiare, alle sue esigenze e, pertanto all'ubicazione degli immobili. Ma il legislatore ha voluto altro, hanno precisato i giudici di Palazzaccio. Infatti, ha adoperato analoghe formule, in cui il richiamo all'idoneità o all'adeguatezza intende valorizzare, in materia abitativa, le esigenze soggettive dell'interessato . Deb. Alb.

Cassazione - Sezione tributaria - sentenza 7 marzo-17 maggio 2006, n. 11564 Presidente Prestipino - Relatore Napoletano Ricorrente ministero delle Finanze Svolgimento del processo Stentella Romano impugnava dinanzi alla Ctp di Terni l'avviso di liquidazione emesso dal locale Ufficio del registro a seguito di revoca dei benefici fiscali di cui alla legge 243/93 in relazione all'acquisto di porzione di fabbricato di nuova costruzione sito in Terni per il quale aveva dichiarato di non possedere altro fabbricato o porzione di fabbricato idoneo ad abitazione. A fondamento dell'impugnazione il contribuente deduceva che alla data dell'atto aveva concluso un prelIminare di vendita dell'appartamento in Roma e che tale appartamento non era idoneo ad abitazione. La Ctp adita rigettava il ricorso. La Ctr di Perugia, con la sentenza indicata in epigrafe, in riforma della impugnata sentenza, accoglieva l'appello del contribuente sul duplice rilievo che nell'atto preliminare di vendita l'immobile risultava consegnato in via anticipata all'acquirente così come documentato e che il ricorrente svolgeva la sua attività nel comune di Terni. Con atto notificato in data 17 maggio 2000 il ministero delle Finanze e l'Ufficio di Registro di Terni hanno proposto ricorso per cassazione sostenuto da un unico motivo. Nessuno si è costituito per la controparte. Motivi della decisione Con l'unico motivo del ricorso si deduce violazione e falsa applicazione degli articoli 16, comma 1, della legge 243/93. Sostiene parte ricorrente che per la determinazione del concetto d'idoneità del fabbricato non sono utilizzabili parametri di ordine soggettivo, ma nolo quelli di natura oggettiva e che alla data dell'atto il contribuente non risultava residente anagraficamente a Terni ove è sito l'immobile acquistato. Il ricorso è manifestamente infondato e come tale deve essere respinto, nonostante le opposto conclusione del Pg. Preliminarmente, questa Corte deve ricordare che, con la sentenza 12384/05, ha stabilito il principio secondo cui l'inammissibilità della pronuncia in Camera di consiglio è ravvisabile solo ove la Corte di cassazione ritenga che non ricorrano le ipotesi di cui al primo e al comma 2 dell'articolo 375 Cpc, ovvero che emergano condizioni incompatibili con la trattazione abbreviata, nel qual caso rinvia la causa alla pubblica udienza. Ove la Corte, viceversa, ritenga che la decisione del ricorso presenti aspetti di evidenza compatibili con l'immediata decisione, ben può pronunciarsi per la manifesta fondatezza dell'impugnazione, anche ove le conclusioni del Pm fossero, all'opposto, per la manifesta fondatezza dell'impugnazione, anche ove le conclusioni del Pm fossero, all'opposto, per la manifesta infondatezza e viceversa . Nella specie, la Corte non ritiene che vi siano condizioni incompatibili con la trattazione abbreviata, poiché emerge dall'esame dello stesso ricorso, oltre che della sentenza impugnata, la non fondatezza del primo. Nel merito osserva il Collegio che questa Sc con sentenza 10925/03 ha evidenziato che l'articolo 1 comma 4, della parte prima della Tariffa allegata al Dpr 131/86, aggiunto dall'articolo 16, comma 1, del Dl 155/93, convertito, con modificazioni, dalla legge 243/93, dispone nel testo vigente all'epoca della registrazione dell'atto di compravendita che al trasferimento a titolo oneroso della proprietà di case di abitazione non di lusso secondo i criteri di cui al decreto del ministero dei Lavori pubblici 2 agosto 1969 si applica, per l'imposta di registro, l'aliquota del 4%, ove ricorrano le condizioni di cui alla nota 2bis . Tale nota, alla lettera b , tra le altre condizioni per l'applicazione dell'aliquota ridotta, stabilisce sempre nel testo vigente all'epoca che, nell'atto di acquisto, l'acquirente dichiarati, a pena di decadenza, di non possedere altro fabbricato o porzione di fabbricato idoneo ad abitazione. Con tale testo, la legge di conversione ha eliminato dall'originaria formulazione del Dl il riferimento, nella dichiarazione di impossidenza di immobili, al Comune ove è situato l'immobile acquistato . Occorre, preliminarmente, constatare che la questione proposta in giudizio attinente alla rilevanza - ai fini della fruizione dell'agevolazione fiscale in discorso - della possidenza di unità immobiliare in un diverso Comune implica quella più ampia e logicamente prioritaria concernente il significato della locuzione legislativa fabbricato o porzione di fabbricato idoneo ad abitazione . È infatti evidente che, ove l' idoneità fosse rapportabile dell'acquirente, avrebbe sicuro rilievo l'ubicazione degli altri fabbricati, occorrendo accertare se questa sia compatibile con il soddisfacimento di quelle esigenze viceversa, un'accezione meramente oggettiva dell' idoneità renderebbe irrilevante la localizzazione degli altri immobili, risultando questi comunque di ostacolo alla fruizione dell'agevolazione fiscale. L'alternativa interpretativa si pone, dunque, tra una nozione oggettiva ed una nozione soggettiva dell'espressione usata per la prima volta dalla legge 75/1993, di conversione del Dl 16/1993 idoneità ad abitazione nel primo significato sarebbero idonee le unità immobiliari classificate o classificabili, per requisiti tecnici e di autonomia funzionale, nelle categorie da A1 a A9 ed All., restando irrilevante ogni valutazione connessa alla composizione del nucleo familiare dell'acquirente, alle sue esigenze e, pertanto, all'ubicazione negli immobili nel secondo significato, andrebbero apprezzate anche le concrete e peculiari esigenze di vita dell'acquirente. Ritiene questa Corte che, ad una interpretazione complessiva delle norme citate, alla luce della loro ratio, debba essere preferita l'accezione soggettiva della locuzione idoneità ad abitazione . Già sotto il profilo letterale, l'espressione fabbricato idoneo ad abitazione evidenzia l'intentio legis di differenziarla da quella sicuramente solo oggettiva di casa di abitazione impiegata nell'alinea del comma 1 della stessa nota 2bis e nell'articolo 1 comma 4 della menzionata tariffa , o di fabbricato ad uso abitazione . Altre volte, del resto, il legislatore ha adoperato analoghe formule, in cui il richiamo all' idoneità o all' adeguatezza intende valorizzare, in materia abitativa, le esigenze soggettive dell'interessato si pensi, tra i molti esempi prospettati dalla dottrina, all'articolo 2, comma 1 lettera c del Dpr 1035/72 alloggio adeguato alle esigenze del nucleo familiare ovvero all'articolo 59 nn 2 e 6 della legge 392/78 . Deve infine osservarsi che lo scopo perseguito dall'agevolazione consiste nell'incentivare l'investimento del risparmio nella proprietà di una unità immobiliare specificamente nel Comune di residenza o di lavoro dell'interessato v. in particolare, la condizione sub a del comma 1 della citata nota 2bis . Non si tratta, perciò, di un incentivo all'acquisto della prima casa ovunque ubicata nell'intero territorio nazionale come, invece, nell'ipotesi di cittadino italiano emigrato all'estero v. la stessa, citata, lettera a . Occorre, perciò, concludere che, nel caso prospettato in giudizio, l' idoneità all'abitazione deve essere valutata in rapporto alle esigenze, personali, familiari e lavorative dell'acquirente. Né può argomentarsi in contrario dalla sopra rilevata eliminazione dall'articolo 16 del Dl 155/93, in sede di conversione, di ogni riferimento alla localizzazione degli immobili riferimento, peraltro, ripristinato con l'articolo 3, comma 131, della legge 549/95, non applicabile al caso di specie ratione temporis . Il già illustrato significato soggettivo della nozione di idoneità rende, infatti, irrilevante, per quanto attiene alla fattispecie in giudizio, tale vicenda legislativa, insufficiente a fondare una diversa interpretazione. Una siffatta conclusione, del resto, è in linea con l'orientamento già più volte espresso da questa Corte Cassazione 6476/96 9647/99, in relazione all'articolo 3 comma 135, della legge 549/95, modificativo della nota 2bis, 7505/01, 8771/02, in relazione all'analoga normativa di cui all'articolo 1, comma 2, del Dl 16/1993, convertito, con modificazioni, dalla legge 75/1993 . Ritiene questo Collegio di condividere pienamente le su riportate argomentazioni poste a base dello specifico precedente di questa Sc. Pertanto, considerato che al caso di specie va applicata, ratione temporis, la normativa posta a base della richiamata sentenza 10925/03 e che la sentenza impugnata ha fondato il proprio decisum su di una accezione soggettiva della locuzione di cui trattasi, facendo riferimento, e alla attività lavorativa svolta dal contribuente a Terni, nel cui ambito territoriale è stato acquistato l'immobile ed all'inidoneità ad abitazione dell'immobile sito a Roma di proprietà dello stesso contribuente, per avvenuta cessione a terzi, in sede di stipula di preliminare di vendita, del possesso dell'immobile stesso, e tenuto altresì conto che in ordine a tali elementi la Ctr svolge un accertamento di fatto non specificamente censurato se non in maniera del tutto generica e riguardo alla residenza anagrafica e non al luogo dello svolgimento dell'attività lavorativa, ritiene la Corte di confermare l'impugnata sentenza, nella quale sostanzialmente il giudice regionale si è adeguato agli enunciati principi. Ricorrendo l'ipotesi di cui al comma 2 dell'articolo 375 Cpc il ricorso va, quindi, rigettato per manifesta infondatezza con sentenza in camera di consiglio. Nulla deve disporsi in ordine alle spese della fase di legittimità non essendosi la controparte costituita. PQM La Corte rigetta il ricorso.