Reati ambientali: il Parlamento può farcela

Legambiente rilancia il progetto presentato ad aprile e sottoscritto da numerosi esponenti di maggioranza e opposizione. Paolo Russo Fi chiederemo la legislativa

Se ci fosse la volontà politica, il Parlamento farebbe ancora in tempo ad approvare il disegno di legge che introduce nel nostro codice penale i delitti contro l'ambiente. Alla tavola rotonda svoltasi ieri a Roma e organizzata da Legambiente è stato rispolverato il Ddl 5783, presentato a Montecitorio lo scorso aprile e sottoscritto da numerosi parlamentari dei vari schieramenti. Il primo firmatario del provvedimento è Paolo Russo Fi , presidente della commissione parlamentare per l'inchiesta sui rifiuti, ma a sottoscrivere il provvedimento leggibile tra i documenti correlati sono stati anche deputati come il vicepresidente di Forza Italia, Isabella Bertolini, il responsabile giustizia della Margherita Giuseppe Fanfani, la diessina Anna Finocchiaro, il capogruppo di An in commissione Giustizia Sergio Cola e tanti altri. La proposta di legge si propone di dare attuazione alla decisione quadro 2003/80/Gai del 27 gennaio 2003 in materia di tutela ambientale. Inserito il Titolo VI-bis del libro II del Codice penale contenente i delitti contro l'ambiente stabilita anche la tipologia di associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale e la frode in materia ambientale, con le relative pene. Gli illeciti vengono strutturati in base ad una progressività nelle sanzioni cui corrisponde la messa in pericolo, il pericolo concreto ed il danno effettivo sia ai beni naturali che alle persone. Si passa dalla sanzione minima della reclusione compresa tra i sei mesi e i tre anni per il caso meno grave, fino alla reclusione da 12 a 20 anni quando dall'illecito derivi la morte di una persona. La proposta inoltre prevede norme specifiche che estendono l'applicazione della disciplina della responsabilità amministrativa delle persone giuridiche anche ai reati in materia ambientale. Come conseguenza della condanna, viene inoltre prevista la confisca del denaro, dei beni o delle altre utilità di cui il condannato non può giustificare la provenienza e di cui, anche per interposta persona fisica o giuridica, risulta essere titolare o avere la disponibilità a qualsiasi titolo in valore sproporzionato al propri reddito o alla propria attività economica. Durante l'esame preliminare svoltosi in commissione Giustizia il 27 luglio scorso, l'unico passaggio che ha suscitato qualche perplessità nei commissari è stato quello contenuto al primo comma dell'articolo 1, nella parte in cui dispone che, salvo ce i fatto costituisca reato più grave, chiunque viola le disposizioni aventi forza di legge in materia di tutela dell'aria, delle acque, del suolo, del sottosuolo, nonché del patrimonio artistico, architettonico, archeologico o storico è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. A detta di gran parte dei commissari, una formulazione troppo generica che rischia di cozzare con il principio della tassatività della normativa penale. Secondo Legambiente, l'urgenza del provvedimento, non è solo legata al fatto che il testo è sostanzialmente condiviso da deputati di tutti i partiti, quanto al fatto che negli ultimi cinque anni ci sono stati oltre 133 mila illeciti ambientali, 105.911 persone denunciate o arrestate, oltre 37 mila sequestri effettuati vedi ultimo rapporto presentato da Legambiente tra gli arretrati del 1 giugno 2005 . Una febbre che non accenna a diminuire, quella del business delle ecomafie e della criminalità ambientale che va dall'abusivismo edilizio all'inquinamento idrico, dagli incendi boschivi alla contaminazione del suolo, dalle discariche abusive alle cave illegali, al racket degli animali. Gli illeciti accertati nel 2004 sono stati oltre venticinquemila con ottomila sequestri pari ad un incremento del 10,4% rispetto al 2003. Una crescita registrata anche grazie al maggiore impegno delle forze dell'ordine il cui lavoro, però, rischia di essere vanificato dalla prescrizione. La proposta di legge, potrebbe per questo avere un iter facilitato, magari ottenendo la legislativa in commissione Giustizia. Siamo in zona Cesarini - ha detto Paolo Russo - ma non rinunciamo a fare un ultimo tentativo cercando di far spostare il provvedimento in commissione Giustizia dalla sede referente a quella legislativa. Magari attraverso l'iniziativa forte da parte di Anna Finocchiaro che ha dimostrato una grande sensibilità su questi temi . p.a.

Camera dei deputati Disposizioni in materia di tutela penale dell'ambiente Ddl 5783 all'esame della commissione Giustizia Articolo 1. Introduzione del titolo VI-bis del libro II del codice penale . 1. Dopo il titolo VI del libro II del codice penale, è inserito il seguente TITOLO VI-BIS DEI DELITTI CONTRO L'AMBIENTE Articolo 452bis Violazione dolosa delle disposizioni in materia ambientale Salvo che il fatto costituisca più grave reato, chiunque viola le disposizioni aventi forza di legge in materia di tutela dell'aria, delle acque, del suolo, del sottosuolo, nonché del patrimonio artistico, architettonico, archeologico o storico, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. La pena è aumentata se dal fatto deriva pericolo per l'aria, le acque, il suolo e il sottosuolo se ne deriva pericolo per la vita o l'incolumità delle persone, la pena è della reclusione da due a cinque anni. La pena è della reclusione da due a sei anni se dal fatto deriva un danno per l'aria, le acque, il suolo e il sottosuolo se ne deriva un danno per un'area naturale protetta, la pena è della reclusione da tre a sette anni. Se dal fatto deriva una lesione personale, si applica la reclusione da tre a otto anni se ne deriva una lesione grave, la reclusione da quattro a dieci anni se ne deriva una lesione gravissima, la reclusione da sei a dodici anni se ne deriva la morte, la reclusione da dodici a venti anni. Le circostanze attenuanti concorrenti con le aggravanti previste dal presente articolo non possono essere ritenute equivalenti o prevalenti rispetto a queste e le diminuzioni di pena vengono operate sulla quantità di pena risultante dall'aumento delle predette aggravanti. Articolo 452ter Associazione a delinquere finalizzata al crimine ambientale Quando tre o più persone si associano allo scopo di commettere più delitti tra quelli previsti dall'articolo 452-bis ovvero dall'articolo 53-bis del decreto legislativo 5 febbraio 1997, n. 22, e successive modificazioni, chi promuove, costituisce, dirige, organizza o finanzia l'associazione è punito per ciò solo con la reclusione non inferiore a quindici anni. Chi partecipa all'associazione di cui al primo comma è punito con la reclusione non inferiore a otto anni. La pena è aumentata se il numero degli associati è dieci o più o se tra i partecipanti vi sono pubblici ufficiali o incaricati di pubblico servizio che esercitano funzioni o svolgono servizi in materia ambientale. La pena è aumentata da un terzo alla metà se taluno degli associati ha riportato condanne per il delitto previsto dall'articolo 416-bis ovvero per un delitto aggravato ai sensi dell'articolo 7 del decreto-legge 13 maggio 1991, n. 152, convertito, con modificazioni, dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e successive modificazioni. Articolo 452quater Inosservanza colposa delle disposizioni in materia ambientale Chiunque, nello svolgimento anche di fatto di attività di impresa, in violazione delle disposizioni di cui al primo comma dell'articolo 452-bis, cagiona per colpa un danno per l'aria, le acque, il suolo e il sottosuolo, nonché per il patrimonio artistico, architettonico, archeologico o storico, è punito con la reclusione da sei mesi a tre anni. Se dal fatto di cui al primo comma deriva un danno per un'area naturale protetta, la pena è della reclusione da uno a quattro anni. Articolo 452quinquies Frode in materia ambientale Chiunque, al fine di commettere taluno dei delitti previsti dal presente titolo, ovvero di conseguirne l'impunità, omette o falsifica in tutto o in parte la documentazione prescritta dalla normativa ambientale vigente ovvero fa uso di documentazione falsa ovvero illecitamente ottenuta, è punito con la reclusione da due a otto anni. Si considera illecitamente ottenuto l'atto o il provvedimento amministrativo frutto di falsificazione, ovvero di corruzione ovvero rilasciato a seguito dell'utilizzazione di mezzi di coercizione fisica o morale nei confronti del pubblico ufficiale o dell'incaricato di pubblico servizio. In riferimento ai reati previsti dal presente titolo, l'autorizzazione in materia ambientale, ottenuta illecitamente ai sensi del secondo comma, è equiparata alla situazione di mancanza di autorizzazione. Articolo 452sexies Ravvedimento operoso Le pene previste per i delitti di cui al presente titolo sono diminuite dalla metà a due terzi per chi si adopera per evitare che l'attività delittuosa venga portata a conseguenze ulteriori, aiutando concretamente l'autorità di polizia o l'autorità giudiziaria nella ricostruzione del fatto, nell'individuazione degli autori, nella sottrazione di risorse rilevanti per la commissione dei delitti. Le pene previste per i delitti di cui all'articolo 452-bis, commi primo, secondo e terzo, e all'articolo 452-quater sono diminuite della metà se l'autore, prima dell'apertura del dibattimento, provvede alla messa in sicurezza, alla bonifica e, ove possibile, al ripristino dello stato dei luoghi. Il giudice dispone la sospensione del procedimento per un tempo congruo a consentire all'imputato di eseguire la bonifica. Articolo 452septies Pene accessorie La condanna per alcuno dei delitti previsti dal presente titolo comporta 1 l'interdizione temporanea dai pubblici uffici, per un periodo non inferiore a cinque anni 2 l'interdizione temporanea dagli uffici direttivi delle persone giuridiche e delle imprese, per un periodo non inferiore a cinque anni 3 l'incapacità a contrattare con la pubblica amministrazione 4 la pubblicazione della sentenza penale di condanna. Per i delitti previsti dal presente titolo, il giudice con la sentenza di condanna e con quella a richiesta delle parti prevista dall'articolo 444 del codice di procedura penale ordina la bonifica e, ove possibile, il ripristino dello stato dei luoghi, condizionando all'adempimento di tali obblighi l'eventuale concessione della sospensione condizionale della pena. Articolo 452octies Confisca Per i delitti previsti dal presente titolo, il giudice, con la sentenza di condanna o con quella a richiesta delle parti prevista dall'articolo 444 del codice di procedura penale ordina sempre la confisca, ai sensi dell'articolo 240, delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato e delle cose che ne sono il prodotto o il profitto. Nel caso di condanna o di applicazione della pena su richiesta delle parti prevista dall'articolo 444 del codice di procedura penale per uno dei delitti previsti dagli articoli 452bis e 452ter, il giudice, fatti salvi i diritti di terzi in buona fede, ordina sempre la confisca del prezzo e del profitto del reato, ovvero, quando non è possibile, la confisca dei beni di cui il reo abbia la disponibilità, per un valore corrispondente a tale prezzo o profitto . Articolo 2 Responsabilità delle persone giuridiche 1. Dopo l'articolo 25-quinquies del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è inserito il seguente Articolo 25-sexies. Delitti in materia ambientale . - 1. In relazione ai delitti previsti dal titolo VI-bis del libro II del codice penale commessi nell'interesse della persona giuridica o a suo vantaggio ai sensi dell'articolo 5, si applica all'ente la sanzione pecuniaria fino a cinquecento quote. 2. Se in seguito alla commissione dei delitti di cui al comma 1 l'ente ha conseguito un profitto di rilevante entità o è derivato un danno di particolare gravità, si applica la sanzione pecuniaria da duecento a seicento quote. 3. Nei casi previsti dai commi 1 e 2 si applicano le sanzioni interdittive previste dall'articolo 9, comma 2, per una durata non inferiore ad un anno . 2. Dopo l'articolo 26 del decreto legislativo 8 giugno 2001, n. 231, è inserito il seguente Articolo 26bis. Collaborazione della persona giuridica in materia ambientale . - 1. In riferimento ai delitti in materia ambientale indicati all'articolo 25-sexies, la sanzione amministrativa pecuniaria è ridotta dalla metà a due terzi se l'ente, immediatamente dopo il fatto, porta a conoscenza della pubblica autorità l'avvenuta commissione del reato. 2. Nel caso previsto dal comma 1 non può essere disposta la pubblicazione della sentenza di condanna ai sensi dell'articolo 18 . Articolo 3 Disposizioni in materia di sanzioni e di confisca 1. Le pene sostitutive previste dalla legge 24 novembre 1981, n. 689, e successive modificazioni, non si applicano ai reati previsti dal titolo VIbis del libro II del codice penale. 2. All'articolo 12sexies del decreto-legge 7 agosto 1992, n. 356, convertito, con modificazioni, dalla legge 7 agosto 1992, n. 356, al comma 1, dopo le parole con decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, sono inserite le seguenti nonché per taluno dei delitti previsti dal titolo VIbis del libro II del codice penale, . Articolo 4 Ritardo od omissione degli atti di cattura, di arresto o di sequestro nelle indagini in materia ambientale 1. L'autorità giudiziaria può, con decreto motivato, ritardare l'emissione o disporre che sia ritardata l'esecuzione di provvedimenti di cattura, arresto o sequestro, quando sia necessario per acquisire rilevanti elementi probatori ovvero per l'individuazione o la cattura dei responsabili dei delitti previsti dal titolo VIbis del libro II del codice penale. 2. Per gli stessi motivi di cui al comma 1, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono omettere o ritardare gli atti di rispettiva competenza dandone immediato avviso, anche telefonico, all'autorità giudiziaria, che può disporre diversamente. 3. L'autorità giudiziaria impartisce alla polizia giudiziaria le disposizioni di massima per il controllo degli sviluppi dell'attività criminosa. 4. Nei casi di urgenza, le disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3 possono essere richieste o impartite anche oralmente, ma il relativo provvedimento deve essere emesso entro le successive ventiquattro ore. Articolo 5 Modifica all'articolo 51 del codice di procedura penale 1. All'articolo 51, comma 3bis, del codice di procedura penale, dopo le parole con decreto del Presidente della Repubblica 23 gennaio 1973, n. 43 sono inserite le seguenti e per il delitto previsto dall'articolo 452ter del codice penale, .