Il ruolo della polizia giudiziaria nei procedimenti penali del giudice di pace

di Francesco Puleio

di Francesco Puleio * 1. Le linee generali caratterizzanti la riforma Nel tentativo di offrire un quadro sintetico delle linee qualificanti del D.Lgs 274/00, Disposizioni sulla competenza penale del giudice di pace, nel prosieguo denominato D.Lgs, è possibile identificare alcune direttrici strategiche perseguite dal legislatore e caratterizzanti la materia. Con riferimento alla disciplina di diritto sostanziale, la scelta del legislatore delegato è stata innanzitutto quella di abbandonare la classica alternativa tra pena detentiva e pena pecuniaria scompare definitivamente l'ipotesi della irrogazione della sanzione che comporta la limitazione della libertà personale mediante la reclusione in carcere, sostituita dalla sanzione pecuniaria, che diventa così la pena principale di questo microsistema, alla quale si affiancano le sanzioni - anch'esse principali e non sostitutive - della permanenza domiciliare e del lavoro di pubblica utilità pena quest'ultima applicabile solamente in presenza della richiesta avanzata dallo stesso imputato. Evidente è il tentativo di una nuova valorizzazione del parametro dettato dall'articolo 27 Costituzione secondo il quale la pena deve tendere alla rieducazione del condannato d'altro canto la reclusione in carcere è vista come ultima ratio nei riguardi di coloro che non dovessero rispettare le prescrizioni imposte con l'irrogazione delle suddette sanzioni 'minori', ma la competenza ad esaminare il relativo reato è assegnata al tribunale in composizione monocratica e non anche al giudice di pace. In tale ottica è possibile affermare - anche richiamando quanto posto in risalto nella relazione ministeriale - che la competenza penale del giudice di pace reca con sé la nascita di un diritto penale più 'leggero', dal 'volto mite' e che punta dichiaratamente a valorizzare la 'conciliazione' tra le parti come strumento privilegiato di risoluzione dei conflitti più in generale, le nuove sanzioni costituiscono l'indice non equivoco di una progressiva trasformazione della natura e dell'essenza stessa del diritto penale . Con riferimento alla disciplina di diritto processuale, in parallelo alla eliminazione della sanzione detentiva, è palese la scelta del legislatore di privilegiare la possibilità di definizione del procedimento basati su 'meccanismi' di tipo risarcitorio o riparatorio eloquenti sono, in tal senso, i nuovi istituti della esclusione della punibilità nei casi di particolare tenuità del fatto articolo 34 D.Lgs e della estinzione del reato conseguente a condotte riparatorie articolo 35 D.Lgs , da porre in connessione sia con il già considerato principio, cui si ispira l'intero sistema, della funzione conciliativa del giudice, sia anche con il nuovo - più valorizzato - ruolo riconosciuto alla persona offesa. Si può anzi ben dire che la persona offesa sia il vero protagonista del nuovo sistema processo penale dinanzi al giudice di pace. In un sistema riguardante soprattutto gli illeciti penali che nascono da situazioni di microconflittualità, alla persona offesa è stato riconosciuto un importante compito di impulso che può concretizzarsi nella presentazione, nei procedimenti aventi ad oggetto reati procedibili a querela, del ricorso immediato al giudice di cui agli articoli 21 e segg. del D.Lgs istituto attraverso il quale - come si legge nella relazione ministeriale al predetto decreto - la persona offesa, in relazione ai procedimenti per reati perseguibili a querela, si emancipa dal ruolo statico e tutto sommato marginale tradizionalmente rivestito, per diventare protagonista del processo, di cui segna l'incipit e scandisce le fasi successive . Vi è, da ultimo, una tendenza alla semplificazione del procedimento che si è manifestata attraverso la previsione della inapplicabilità nel processo per reati di competenza del giudice di pace di una serie di istituti regolati dal Cpp, tra i quali l'incidente probatorio, l'arresto in flagranza ed il fermo di Pg, la proroga del termine delle indagini, l'udienza preliminare e tutti i riti speciali articolo 2 D.Lgs . Peraltro, la scelta del legislatore di regolare siffatto procedimento sulla base del criterio della massima semplificazione non è andata a scapito delle garanzie del contraddittorio previste tanto dal codice di rito quanto dalla Carta fondamentale. Ed infatti, il rinvio, contenuto nell'articolo 2 comma 1 del D.Lgs, a tutte le norme del Cpp ed in particolari a quelle concernenti il procedimento di competenza del tribunale monocratico come disposizioni senz'altro applicabili, in quanto compatibili, al processo penale per reati attribuiti alla competenza del giudice di pace, comporta l'estensione tanto del principio della separazione della fasi, quanto di quello del 'giusto processo' di cui al rinnovato articolo 111 Costituzione 2. La fase delle indagini preliminari. La norma di riferimento in materia è costituita dall'articolo 11 D.Lgs, a tenore della quale 1. Acquisita la notizia di reato, la Pg compie di propria iniziativa tutti gli atti di indagine necessari per la ricostruzione del fatto e per l'individuazione del colpevole e ne riferisce al Pm, con relazione scritta, entro il termine di quattro mesi. 2. Se la notizia di reato risulta fondata, la Pg enuncia nella relazione il fatto in forma chiara e precisa, con l'indicazione degli articoli di legge che si assumono violati, e richiede l'autorizzazione a disporre la comparizione della persona sottoposta ad indagini davanti al giudice di pace . Come è evidente, il disposto della parte finale del secondo capoverso della previsione, pur non essendo stato esplicitamente modificato, deve ritenersi tacitamente abrogato in quanto incompatibile con le previsioni del d.l. 27 luglio 2005, n. 144, Misure urgenti per il contrasto del terrorismo internazionale convertito, con modificazioni con la legge 155/05, il quale all'articolo 17, sotto la rubrica Norme sull'impiego della Pg , ha modificato, tra l'altro, gli articoli 20 e 49 del D.Lgs, ed ha escluso, al dichiarato fine di sollevare le forze di polizia dalle attività che ne ostacolino l'impiego operativo, la possibilità per la Pg di disporre la citazione a giudizio dell'imputato davanti al giudice di pace. Le funzioni di Pm nel procedimento innanzi al giudice di pace sono pertanto svolte dal procuratore della repubblica presso il tribunale che ha sede nel capoluogo del circondario in cui opera il suddetto giudice. In particolare al procuratore della repubblica, direttamente ed attraverso i sostituti procuratori, sono assegnati i compiti relativi all'esercizio dell'azione penale ed al controllo dell'operato della Pg nel corso delle indagini preliminari mentre una significativa deflazione del carico di lavoro gravante sull'ufficio del Pm viene raggiunta mediante il trasferimento alla Pg di importanti attribuzioni attinenti alla fase delle indagini, nel corso delle quali la Pg è investita in modo autonomo dello svolgimento delle prime investigazioni in assenza di direzione o delega dell'Autorità Giudiziaria. 3. Le nuove funzioni della Pg nel corso delle indagini preliminari. Uno degli effetti di maggior impatto innovativo che la riforma sulle competenze penali dei giudici di pace spiega sulle funzioni e sulla professionalità della Pg riguarda la fase delle indagini preliminari. In tale fase, infatti, lo sforzo del legislatore verso una massima semplificazione del procedimento, ha consigliato di sottrarre la direzione delle indagini al Pm, rimettendola nelle mani della Pg che abbia acquisito la notizia di reato. Al fianco del modello tradizionale in cui le indagini sono eterodirette dal Pm, modello che permane per i reati di competenza del tribunale in composizione monocratica o collegiale, convive il procedimento relativo ai reati di competenza del giudice di pace caratterizzato dall'autodirezione delle indagini da parte della Pg modello peraltro recuperato dal previgente Cpp Con tutta evidenza, la scelta operata esalta la professionalità della Pg, riconoscendole la capacità di impostare e condurre a termine, in assoluta autonomia e quindi in assenza di delega o di ogni altra direttiva, indagini complete ed approfondite, seppur con riferimento a reati di minor gravità, rimettendo all'autorità giudiziaria il risultato degli accertamenti condotti. In tal senso statuisce il dettato sopra riportato dell'articolo 11 D.Lgs il raffronto tra tale disposizione e la norma corrispondente, costituita dall'articolo 347 Cpp obbligo di riferire la notizia di reato , per cui acquisita la notizia di reato la Pg, senza ritardo, riferisce al Pm per iscritto gli elementi essenziali del fatto e gli altri elementi sino ad allora raccolti, evidenzia come gli accertamenti svolti dalla Pg nel procedimento in esame trovino nella completezza la loro caratteristica qualificante. Infatti la comunicazione, insieme alla notizia di reato, degli esiti di accertamenti eseguiti d'iniziativa non è qui prevista in via del tutto eventuale ma costituisce oggetto di un preciso dovere mentre i poteri di integrazione delle indagini attribuiti al Pm dall'articolo 15 comma 2 D.Lgs, per il quale, questi, ricevuto il rapporto dalla Pg, se ritiene necessarie ulteriori indagini vi provvede personalmente ovvero si avvale della Pg impartendo direttive o delegando il compimento di specifici atti , devono ritenersi residuali e, per il successo della riforma, non dovranno intervenire se non con riguardo a rare ipotesi in cui l'accertamento dei fatti presenti un qualche profilo di particolare complessità. Senz'altro la Pg dovrà comunque svolgere degli accertamenti assolutamente esaustivi che consentano un immediato pronunciamento dell'autorità giudiziaria sulla prosecuzione del procedimento in tal senso depone il dettato dell'articolo 11 comma 2 D.Lgs, dal quale si dovrebbe desumere che la stessa polizia debba formulare proprie conclusioni circa la fondatezza della notizia di reato alla stregua degli elementi raccolti attività quest'ultima possibile solo a fronte di un rapporto esaustivo nell'approfondimento degli spunti investigativi rilevabili. Altro requisito qualificante dell'operato della Pg dovrà essere quello della celerità di intervento, di modo che dal momento dell'acquisizione della notizia, subito si inizino le attività volte all'individuazione del responsabile, alla ricostruzione del fatto, all'acquisizione delle fonti di prova. Infatti, uno degli effetti dell'autodirezione delle indagini da parte della Pg è proprio quello della riduzione dei tempi di reazione dell'apparato giudiziario alla cognizione di un fatto di reato. Non essendo previsto l'obbligo di comunicazione senza ritardo all'A.G. della notizia di reato e la conseguente attesa di direttive d'indagine, con inevitabile ritardo nell'avvio degli accertamenti, sarà opportuno adoperarsi immediatamente al fine di ricostruire le dinamiche del reato in epoca immediatamente prossima alla sua commissione, acquisendone le relative fonti di prova in modo e secondo tempi idonei ad assicurarne quanto più possibile la genuinità. Quale che sia il registro delle notizie di reato appartenenti alla competenza del giudice di pace - quello già previsto dall'articolo 335 Cpp ovvero uno nuovo e specifico, da disciplinarsi con regolamento del ministro della Giustizia a norma dell'articolo 51 D.Lgs, Disposizioni regolamentari e sulla tenuta dei registri, sembra indubbio che l'obbligo di iscrizione sorga per il Pm soltanto a seguito della trasmissione del rapporto conclusivo circa gli esiti delle indagini da parte della Pg. In tal senso dispone l'articolo 14 D.Lgs, Iscrizione della notizia di reato, per il quale il Pm provvede all'iscrizione suddetta al momento della ricezione del rapporto ovvero, anche prima, qualora svolga personalmente un qualche atto di indagine . La dizione normativa è talmente precisa da escludere la necessità di alcuna iscrizione nel caso in cui il Pm impartisca direttive d'indagine a norma dell'articolo 12 D.Lgs, di modo che, in assenza di ulteriori disposizioni regolamentari, tali attività potranno, all'occorrenza, essere documentate in modo informale ed interno. Dall'acquisizione della notizia di reato nei modi suddetti decorre il termine assegnato alla Pg dall'articolo 11 per il compimento delle indagini e determinato nella durata di quattro mesi detto termine, ancorché coincidente nella durata, è differente e non va confuso con quello disciplinato dal successivo articolo 16, Durata delle indagini preliminari, che si colloca in una scansione temporale successiva. Quest'ultimo inizia con l'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro da parte del Pm, a seguito della ricezione del rapporto sulle indagini svolte dalla Pg, ed è relativo allo svolgimento delle indagini integrative eventualmente disposte e dirette dal magistrato. Il termine imposto alla Pg ai sensi dell'articolo 11, a differenza di quello previsto per il Pm dall'articolo 16 citato, non è suscettibile di proroghe. Seri dubbi interpretativi si prospettano circa le conseguenze della sua violazione, in particolare per il regime degli atti di indagine compiuti dalla Pg oltre il termine mentre, infatti, l'articolo 16 comma 3, per le indagini del Pm, commina la sanzione dell'inutilizzabilità degli atti compiuti dopo la scadenza del termine, manca analoga previsione per le indagini della Pg disciplinate dall'articolo 11 con la conseguenza che la valutazione circa la legittimità dei relativi esiti sarà rimessa alla elaborazione giurisprudenziale. Peraltro, vige un principio generale in materia di utilizzabilità delle prove contenuto nel Cpp, al quale si deve far ricorso per tutto quanto non previsto dal testo normativo in esame in forza del rinvio ex articolo 2 D.Lgs l'articolo 191 Cpp statuisce che le prove acquisite in violazione dei divieti stabiliti dalla legge non sono utilizzabili, ricomprendendo nel genus delle prove gli elementi probatori acquisiti nel corso delle indagini. Siffatta sanzione di inutilizzabilità costituisce oggetto di una previsione generale, che si applica a tutte quelle norme le quali, pur prevedendo un divieto circa le modalità di assunzione di una prova, non prevedono alcuna specifica conseguenza in caso di violazione. Tale è il caso, appunto, dell'articolo 11 comma 1 del decreto legislativo in commento, sicché sembra necessario ritenere l'assoluta inutilizzabilità, nel successivo giudizio innanzi al giudice di pace, degli elementi probatori acquisiti dalla Pg dopo la scadenza del termine di quattro mesi che le è assegnato per il compimento delle indagini ciò non esclude, ovviamente, che tali elementi probatori, sottoposti al Pm, non possano avere una qualche più limitata utilità, agevolandone le determinazioni in ordine all'archiviazione o all'esercizio dell'azione penale. 4. Il controllo del Pm Nello svolgimento delle indagini potranno rendersi necessarie talune attività che, per il carattere fortemente invasivo delle libertà della persona che vi sia sottoposta, ovvero per il loro rilievo ai fini dell'accertamento del fatto, sono, in qualche modo, sottoposte al controllo del Pm A tali atti è indirizzata la disciplina, per molti versi lacunosa, dell'articolo 13 D.Lgs, secondo il quale la Pg può richiedere al Pm l'autorizzazione al compimento di accertamenti tecnici irripetibili ovvero di interrogatori o di confronti cui partecipi la persona sottoposta alle indagini. Il Pm, se non ritiene di svolgere personalmente le indagini o singoli atti, può autorizzare la Pg al compimento degli atti richiesti. Allo stesso modo provvede se viene richiesta l'autorizzazione al compimento di perquisizioni e sequestri nei casi in cui la Pg non può procedervi di propria iniziativa . In primo luogo bisogna evidenziare come in questa norma siano assemblate, in modo caotico, attività d'indagine della Pg sottoposte ad una autorizzazione preventiva da parte del Pm ed atti giudiziari del Pm, emessi su richiesta della Pg, previo vaglio degli elementi di giudizio da questa offerti. Tralasciando momentaneamente l'ipotesi dell'interrogatorio, occorre rilevare che l'articolo 13 prescrive che, nel caso in cui la Pg ravvisi l'esigenza di compiere accertamenti tecnici irripetibili, ne chieda l'autorizzazione al Pm. Tale prescrizione trova il suo corrispondente negli articoli 359 e 360 Cpp, atteso che, come è previsto nel procedimento ordinario per il Pm, presupposto della norma in esame è che la Pg possa, di propria iniziativa e senza necessità di autorizzazione, compiere accertamenti tecnici nominando un ausiliario a norma dell'articolo 348 comma 4 Cpp ad esempio per accertamenti sull'autenticità di scrittura o sottoscrittura in caso di ingiuria o diffamazione, per accertamenti topografici in caso di usurpazione mediante rimozione od alterazione dei confini tra fondi ecc . Unico limite viene posto in quei casi in cui l'accertamento tecnico importi la distruzione o l'alterazione del reperto, di modo che non possa essere eseguito se non una sola volta è il caso della asportazione delle impronte digitali dal reperto ove siano rinvenute in tali frangenti, l'eseguibilità dell'accertamento è subordinata all'autorizzazione del Pm, il quale in caso positivo provvederà anche a garantire il contraddittorio nello svolgimento dell'accertamento tecnico a norma dell'articolo 360 Cpp, dando avviso alle parti interessate dei modi e dei tempi previsti per l'espletamento al fine di consentirne la presenza, anche a mezzo di propri consulenti tecnici. Diversamente da quanto previsto per la procedura ordinaria, deve ritenersi preclusa alle parti avvisate la potestà di richiedere l'espletamento dell'incidente probatorio a norma dell'articolo 360 commi 4 e 5 Cpp infatti nel procedimento innanzi al giudice di pace tale istituto non è previsto per effetto dell'espressa esclusione contenuta nell'articolo 2 D.Lgs. Analoga autorizzazione è richiesta per il compimento di confronti, solo nel caso in cui partecipi l'indagato tale previsione è evidentemente preordinata a favorire il controllo da parte del Pm circa l'opportunità di sottoporre l'indagato ad una attività d'indagine che più delle altre presenta profili invasivi delle libertà fondamentali. In tutti i casi indicati, il Pm interpellato per il rilascio dell'autorizzazione potrà, invece, compiere personalmente il singolo atto, ovvero attrarre a sé le indagini attraverso l'esercizio dei consueti poteri di direzione cioè mediante direttive e deleghe ed in realtà sembra che il legislatore, attraverso le previsioni di questa norma, abbia inteso creare le condizioni per consentire al Pm, prima della comunicazione del rapporto conclusivo, di venire a conoscenza delle indagini per le quali è necessario il compimento di taluni, più delicati, atti. Infatti, con la richiesta di autorizzazione la Pg dovrà comunicare i presupposti su cui questa si fonda e perciò gli esiti delle indagini finora compiuti spesso sarà questo il momento in cui il Pm viene per la prima volta a conoscenza della notizia di reato. In tale circostanza, la possibilità per il Pm di assumere un ruolo più attivo tradisce l'esigenza, sentita dal legislatore, di rimettere nelle mani di questi la direzione delle indagini più complesse. 5. Segue. Perquisizioni e sequestri. L'interrogatorio della persona sottoposta alle indagini. Del tutto diversa è la disciplina delle perquisizioni e dei sequestri. Qui il testo della norma appare quanto mai atecnico ed impreciso. Infatti non è compatibile con il sistema generale - ed in particolare al dettato costituzionale - la previsione di perquisizioni o sequestri effettuati in base ad una mera autorizzazione ed in assenza di un provvedimento motivato dell'autorità giudiziaria. Anche in questo caso, il Pm verrà richiesto del suo provvedimento ed al tempo stesso portato a conoscenza della notizia di reato e degli esiti delle indagini finora svolte, mediante un rapporto sintetico che ponga bene in evidenza i presupposti di fatto su cui si basa la richiesta. In tutti i casi in cui, invece, la Pg possa provvedere d'iniziativa, il Pm verrà come di consueto investito successivamente per la convalida della perquisizione o del sequestro, in modo e secondo tempi non dissimili da quelli previsti per il procedimento ordinario cioè mediante comunicazione riassuntiva dei fatti e delle attività svolte da depositare presso l'ufficio del Pm entro 48 ore dal compimento dell'attività . L'esegesi dell'articolo 14 induce a ritenere che il Pm provvede all'iscrizione nell'apposito registro delle notizie di reato in concomitanza con l'adozione di decreti di perquisizione o sequestro ovvero quando svolga personalmente gli atti di cui all'articolo 13. Nei casi di mera autorizzazione, invece, non sembra che sia previsto analogo obbligo l'autorizzazione rilasciata sarà documentata all'interno del fascicolo della Pg e rimessa al Pm successivamente insieme ai vari atti allegati al rapporto conclusivo. Sotto il profilo procedurale, l'interrogatorio della persona sottoposta alle indagini è disciplinato dalle norme del Cpp e segnatamente dagli articoli 64, 65, 350, 364, 375, 503 e 513 Cpp, integrate dal disposto dell'articolo 13 D.Lgs che richiede l'autorizzazione del Pm all'espletamento dell'atto, come più ampiamente esposto in precedenza. Vale precisare quindi che l'interrogatorio sarà utilmente espletato solo quando le dichiarazioni in esse rese possano essere utilizzate nel corso del giudizio, e cioè quando questo sia svolto previa autorizzazione del Pm e con l'assistenza del difensore in assenza di tali presupposti anche le dichiarazioni ampiamente confessorie saranno del tutto inutili in quanto non suscettibili di produzione nel giudizio. 6. La relazione conclusiva della Pg. Se la Pg rimettente ritiene fondata la notizia di reato, ai sensi dell'articolo 11 comma 2 D.Lgs, enuncia nella relazione il fatto in forma chiara e precisa con l'indicazione degli articoli di legge violati formula quindi una ipotesi di imputazione secondo la tecnica redazionale propria degli atti con cui il Pm esercita l'azione penale citazione diretta o richiesta di rinvio a giudizio . La relazione descritta dall'articolo 11, dovrà soffermarsi in modo dettagliato sui seguenti profili a acquisizione della notizia b indagini svolte c esito delle indagini e valutazioni circa la sussistenza del reato d qualificazione giuridica del fatto, enunciazione del fatto e richiesta in ordine alla citazione a giudizio. Per quanto attiene al primo profilo, la relazione assumerà i connotati caratterizzanti la tradizionale comunicazione di reato indicando le circostanze di tempo e di luogo in cui la Pg sia venuta a conoscenza del fatto, la fonte di cognizione se si tratta cioè di fonte privata o se la notizia sia stata acquisita per cognizione diretta da parte del personale di Pg , le modalità dell'acquisizione denuncia, querela, relazione di servizio , gli elementi salienti del fatto comunicato descrizione delle condotte, indicazione delle generalità delle persone coinvolte . Gli atti su cui si fonda saranno indicati ed allegati denuncia, querela o relazione di servizio in originale, documenti allegati alle denunce o acquisiti d'iniziativa ecc. . L'articolo 11 comma 3 D.Lgs in particolare rammenta che con la relazione, la Pg indica il giorno e l'ora in cui ha acquisito la notizia di reato . Il particolare risalto normativo attribuito a questa informazione è giustificato in ragione della previsione di un termine di quattro mesi per l'espletamento delle indagini della Pg che prende avvio proprio dal momento della ricezione. La norma richiede quindi che tale data sia indicata esplicitamente al fine di prevenire incertezze nella sua individuazione, e consentire la verifica circa l'espletamento delle indagini nel tempo consentito. Eguale cura dovrà essere destinata all'indicazione del luogo e del tempo del commesso reato, qualora non coincidente con il momento della sua cognizione è persino superfluo indicare quali importanti conseguenze si ricolleghino a tali informazioni in tema di competenza territoriale del Pm e del giudice di pace, di decorrenza del termine per la proposizione della querela e per la prescrizione del reato. Pertanto è assolutamente necessario che, nel corso delle indagini si svolga ogni accertamento possibile al fine di risolvere eventuali incertezze su tali elementi, e che tali informazioni vengano riportate con chiarezza ed evidenza nella relazione in esame. Per quanto attiene all'illustrazione delle indagini svolte, si tratterà di procedere alla loro indicazione secondo un ordine cronologico specificando sinteticamente il tipo di atto, le circostanze di tempo e di luogo in cui è stato compiuto, l'esito in ragione delle nuove informazioni acquisite e dei nuovi spunti di indagine che ne siano conseguiti. Ovviamente si darà atto anche delle attività investigative che siano risultate infruttuose quali ad esempio sopralluoghi vani, sommarie informazioni rese da persone che non abbiano offerto alcuna utile informazione, attività finalizzate alla identificazione di persone rimaste ignote ecc. . Si indicheranno anche le attività svolte con l'autorizzazione del Pm ed in esecuzione di suoi provvedimenti, riferendone modalità ed esiti. Di tutte le attività d'indagine svolte si rimetteranno i singoli atti in originale allegandoli alla relazione. In questa circostanza, se non sia già stato fatto, si provvederà anche al deposito di corpi di reato, cose pertinenti al reato o documentazioni sequestrate o comunque acquisite nel corso delle indagini. Dovranno essere anche depositati, in allegato ai verbali dei rispettivi atti d'indagine, gli eventuali adempimenti disposti nel rispetto delle garanzie di difesa e di partecipazione delle parti ci si riferisce agli avvisi relativi all'espletamento di accertamenti tecnici irripetibili ritualmente notificati alle parti ed ai difensori, alle relate di notifica dei decreti di perquisizione e sequestro, agli avvisi di deposito atti, alle autorizzazioni del Pm per l'espletamento delle attività d'indagine di cui all'articolo 13. Anche quando le indagini svolte non abbiano consentito di identificare gli autori ignoti del reato deve ritenersi dovuta la remissione della notitia criminis e degli esiti delle indagini svolte alla scadenza dei quattro mesi dalla sua ricezione in tal senso depone l'interpretazione letterale dell'articolo 11 comma 1 , dal quale si evince che, anche nel caso in cui non sia identificato l'autore del fatto, la Pg dovrà svolgere autonomamente le indagini necessarie, volte in questo caso all'identificazione del reo, per un termine di quattro mesi. Allo scadere del termine dovrà comunque informare il Pm mediante una relazione nei confronti di autori ignoti. La relazione conterrà ogni informazione in merito all'acquisizione della notizia di reato ed alle indagini svolte per giungere all'individuazione dell'autore, corredata dai singoli atti in originale. Il rapporto dovrà anche dare atto della possibilità di giungere all'identificazione dell'autore del reato mediante la prosecuzione delle indagini indicando gli spunti investigativi non ancora approfonditi, ovvero dell'esperimento infruttuoso di ogni utile tentativo ciò in ragione del fatto che il Pm ricevuto il rapporto contro ignoti, in ragione degli esiti prospettati, potrà proseguire le indagini ovvero limitarsi ad avanzare richiesta di archiviazione. Il rapporto in esame dovrà essere corredato anche di una parte conclusiva a contenuto valutativo in cui siano indicate le considerazioni del redigente circa la fondatezza od infondatezza della notizia di reato originariamente acquisita in ragione dei risultati delle indagini condotte. La previsione normativa di tale specifico contenuto è rintracciabile nell'articolo 11 comma 2 e si evince chiaramente dall'intera disciplina della fase conclusiva delle indagini di Pg In questa fase, prodromica alla citazione a giudizio, la Pg è chiamata ad assumere delle proprie valutazioni circa la sussistenza del reato e la responsabilità della persona indagata, proponendole all'autorità giudiziaria e chiedendone le statuizioni conseguenti. È questo il senso dell'articolo 11 comma 2 D.Lgs per il quale, se la notizia di reato risulta fondata, la Pg enuncia nella relazione il fatto in forma chiara e precisa, con l'indicazione degli articoli di legge che si assumono violati, e richiede l'autorizzazione a disporre la comparizione della persona sottoposta ad indagini davanti al giudice di pace . 7. L'iscrizione della notizia di reato. Durata delle indagini dirette dal Pm. Ricevuta le relazione sugli esiti delle indagini preliminari svolte dalla Pg, il Pm provvede all'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro ed assume le determinazioni conseguenti. Per quanto attiene all'iscrizione, si è già detto che questa può avvenire in tempo precedente rispetto alla comunicazione del rapporto conclusivo, qualora nel corso della prima fase delle indagini il Pm svolga personalmente qualche atto ciò avverrà sicuramente nel caso in cui venga emesso un decreto di perquisizione o sequestro, ovvero nel caso in cui il Pm compia personalmente taluno degli atti d'indagine previsti dall'articolo 13, non invece - per le ragioni sopra esposte - negli stessi casi dell'articolo 13 in cui il Pm si limiti alla mera autorizzazione, mentre l'attività venga concretamente svolta dalla Pg Dal momento dell'iscrizione della notizia di reato - avvenga essa a seguito della trasmissione del rapporto di Pg o prima di questo - decorre un ulteriore termine per le indagini determinato dall'articolo 16 nella misura di quattro mesi. Per quanto attiene alla scansione temporale, quindi, le indagini preliminari risultano distinte in due fasi la prima inizia con l'acquisizione della notizia di reato da parte della Pg, dura quattro mesi nel corso dei quali la Pg deve compiere di propria iniziativa ed in assoluta autonomia, tutte le indagini necessarie la seconda fase inizia, invece, con l'iscrizione della notizia di reato nell'apposito registro da parte del Pm, dura, anche questa, quattro mesi, salvo proroga di ulteriori due mesi articolo 16 , nel corso dei quali il Pm delega o compie personalmente ulteriori attività d'indagine qualora quelle svolte dalla Pg siano risultate insufficienti. Il compimento di ulteriore attività d'indagine da parte del Pm, previsto dalla norma in funzione dell'integrazione delle investigazioni lacunose o superficiali svolte dalla Pg, è - nella logica del decreto - del tutto eventuale nei casi ordinari il Pm, contestualmente alla ricezione del rapporto ed all'iscrizione della notizia di reato, assumerà le proprie determinazioni circa il prosieguo del procedimento. Provvederà quindi alla richiesta di archiviazione, ovvero formulerà l'imputazione e disporrà la citazione dell'imputato, con ciò dando avvio alla fase del giudizio innanzi al giudice di pace in tal senso dispone l'articolo 15 che al comma 1 dispone che ricevuta la relazione di cui all'articolo 11, il Pm, se non richiede l'archiviazione, esercita l'azione penale, formulando l'imputazione e autorizzando la citazione dell'imputato. Quando invece si rendano necessarie ulteriori indagini, l'articolo 15 comma 2 dispone che il Pm vi provvede personalmente ovvero si avvale della Pg, impartendo direttive o delegando il compimento di specifici atti . Questi, quindi, assumerà personalmente la direzione delle indagini conducendole in modo del tutto simile a quanto previsto per il procedimento ordinario relativo ai reati di competenza del tribunale. Il termine concesso che, come abbiamo ricordato più sopra, è determinato in quattro mesi, può essere prorogato una sola volta per un periodo ulteriore non superiore a due mesi, a norma dell'articolo 16 comma 2 D.Lgs. La proroga, disposta dal Pm con provvedimento motivato che dia atto della particolare complessità delle indagini, va comunicata al giudice di pace che, entro cinque giorni dalla ricezione, non ritenendo sussistenti le ragioni prospettate dal Pm, potrà renderne inefficaci le determinazioni dichiarando chiuse le indagini preliminari. In via intermedia, il giudice di pace potrà concedere un termine per la prosecuzione delle indagini inferiore a quello disposto dal Pm. Seppur in assenza di una specifica previsione normativa, deve ritenersi che, insieme alla comunicazione relativa alla disposta proroga dei termini, il Pm trasmetta al giudice di pace il fascicolo delle indagini, affinché questi possa esercitare in modo effettivo la sua funzione di controllo che la norma gli attribuisce. 8. In particolare gli adempimenti del Comando di polizia penitenziaria, nel caso d'insorgenza della notitia criminis in carcere. Per ciò che concerne gli adempimenti che incombono sul Comando di polizia penitenziaria, nel caso d'insorgenza della notitia criminis in carcere, è da dire che, alla luce dei reati la cui cognizione è stata devoluta dalla legge al giudice di pace, le ipotesi che possono prevedersi di più probabile verificazione nelle strutture di detenzione sono i reati di percosse, lesioni personali lievi, lesioni personali colpose, ingiuria, diffamazione, minacce non aggravate, furti lievi, sottrazione di cose comuni, atti contrari alla decenza. Si tratta, peraltro, di manifestazioni comportamentali che ben possono verificarsi in tutte le ipotesi di vita associativa, e che a più forte ragione sono possibili in una convivenza caratterizzata, come è il caso della reclusione, dalla necessitata condivisione dello spazio e da una ineliminabile costrizione alle relazioni di frequentazione tra soggetti. In tali ipotesi, rimanendo ferme la validità delle indicazioni sin qui fornite, occorre porre mente alla particolare configurazione amministrativa ed ai conseguenti vincoli di subordinazione gerarchica e funzionale degli appartenenti al Corpo di Polizia penitenziaria, dipendenti dal ministero della Giustizia rappresentato al più elevato livello, all'interno delle strutture di reclusione, dal direttore del carcere ed al contempo ufficiali di Pg ex articolo 57 comma 1 lett. b Cpp, come integrato dall'articolo 14 legge 395/90. In proposito non sembra che la norma dell'articolo 11 D.Lgs più volte richiamata consenta eccezioni alla generale previsione di cui all'articolo 347 Cpp, con la conseguenza che il Comando della polizia penitenziaria avrà obbligo di svolgere gli adempimenti fissati dal citato articolo 11 e di riferirne tempestivamente al Pm, senza dover preventivamente riversare tali acquisizioni al direttore dell'istituto. 9. L'intervento del giudice di pace in funzione di giudice per le indagini preliminari. Il D.Lgs non contiene una formale distinzione tra le funzioni esercitate dal giudice di pace durante la fase delle indagini, in una veste parificabile a quella del giudice per le indagini preliminari per i reati di competenza del tribunale e della corte di assise, e le funzioni esercitate dal giudice di pace nelle fasi successive. È, però, importante porre in risalto come la differenza di ruolo e di compiti sia stata dal legislatore delegato sottolineata con l'articolo 5 comma 2 del D.Lgs che, con riferimento alla competenza per territorio, stabilisce che nella fase delle indagini preliminari il giudice di pace competente è quello che ha il suo ufficio nel luogo ove si trova il tribunale nel cui circondario ha sede il giudice di pace territorialmente competente per la fase del giudizio. In tale modo si è inteso 'concentrare' le competenze per la fase delle indagini nell'ufficio sito nel luogo ove ha sede il tribunale, nel quale vi è normalmente in servizio un maggiore numero di giudici di pace, allo scopo di evitare gli inconvenienti che, in termini di incompatibilità, sorgerebbero nei piccoli uffici periferici se i pochi giudici di pace ad essi assegnati si dovessero occupare indistintamente tanto dei provvedimenti da adottare nella fase delle indagini preliminari quanto della decisione sul merito nella successiva fase del giudizio. Ai sensi dell'articolo 19 del D.Lgs il giudice di pace in funzione preliminare è competente a decidere 1 sulle richieste di applicazione di misure cautelari reali sequestro conservativo e sequestro preventivo 2 sulla opposizione presentata ex articolo 263 comma 5 Cpp contro il provvedimento del Pm che dispone la restituzione di un bene o rigetta una richiesta di dissequestro 3 sulla richiesta di sequestro probatorio avanzata dall'interessato, trasmessa ex articolo 368 Cpp dal Pm con il parere contrario all'accoglimento dell'istanza 4 sulla richiesta di archiviazione avanzata dal Pm 5 sulla richiesta del Pm di riapertura delle indagini a mente dell'articolo 414 Cpp Nell'iniziale schema di decreto legislativo approvato dal consiglio dei ministri, la competenza ad autorizzare le operazioni di intercettazione di conversazioni o comunicazioni telefoniche, di comunicazioni informatiche o telematiche ovvero di altre forme di telecomunicazioni con esclusione, dunque, delle intercettazioni ambientali o tra presenti era stata assegnata al giudice per le indagini preliminari del tribunale nel cui circondario ha sede l'ufficio del giudice di pace competente. Nel testo definitivo del decreto legislativo, approvato dal consiglio dei ministri del 25 agosto 2000, tale deroga è stata soppressa ed anche la decisione sulle richieste di intercettazione rientra tra le competenze del giudice di pace 'circondariale' in funzione preliminare, al quale spetta anche la funzione di adottare, oltre ovviamente agli eventuali decreti di proroga, i successivi provvedimenti in ordine alla esecuzione delle operazioni di intercettazione, compresa la trascrizione delle registrazioni ovvero la stampa delle informazioni contenute nei flussi di comunicazioni informatiche e telematiche, ed i provvedimenti sulla conservazione della relativa documentazione. È opportuno ricordare che, rientrando tra le competenze del giudice di pace la cognizione sul reato di minaccia di cui all'articolo 612 Cp, trova applicazione pure l'articolo 13 del Dl 152/91, convertito nella legge 203/91, che per il caso di indagini relative a minaccia commessa a mezzo di telefono, in deroga a quanto disposto dall'articolo 267 Cpp, legittima l'autorizzazione a disporre operazioni di intercettazione laddove tale attività di investigazione risulti anche solamente necessaria per lo svolgimento delle indagini e non assolutamente indispensabile come prescrive, in generale, l'articolo 267 comma 1 Cpp e sussistano a carico dell'indagato sufficienti e non gravi indizi di reità. A seguito dell'entrata in vigore della l. 7 dicembre 2000, n. 397, recante Disposizioni in materia di indagini difensive , tra i compiti del giudice di pace 'circondariale' nella fase delle indagini rientrano anche le funzioni che gli articoli 391 bis e segg. Cpp riconoscono di regola al giudice per le indagini preliminari. Tra le altre anche il compito di conservare nella propria cancelleria il 'fascicolo del difensore' nel quale questi inserisce l'originale o la copia della documentazione concernente elementi di prova a favore del proprio assistito, che lo stesso difensore abbia presentato al giudice chiamato ad adottare una decisione con l'intervento della parte provata ovvero che abbia presentato al giudice affinché ne tenga conto nel caso in cui debba adottare una decisione per la quale non è previsto l'intervento della parte assistita. Il Pm può prendere visione ed estrarre copia degli atti contenuti nel fascicolo del difensore prima che il giudice adotti una decisione su una richiesta avanzata dalle altre parti private o con il loro intervento. Dopo la chiusura delle indagini, tale fascicolo è inserito nel fascicolo del Pm formato ai sensi dell'articolo 433 Cpp, salvo che non contenga documentazione relativa ad attività irripetibile articoli 391 octies e 391 decies Cpp, come inserito nel codice di rito dall'articolo 11 della legge 397/00 . Le funzioni del giudice di pace 'circondariale' per la fase delle indagini cessano con il deposito - effettuato ai sensi dell'articolo 29 comma 1 del D.Lgs - nella cancelleria del giudice di pace competente per il giudizio, dell'atto di citazione a giudizio, con le relative notifiche, da parte del Pm nell'ipotesi di citazione disposta dalla Pg a mente dell'articolo 20, ovvero da parte della persona offesa nell'ipotesi di ricorso immediato al giudice a mente del successivo articolo 21 dello stesso decreto. Al giudice di pace in funzione di giudice per le indagini preliminari spetta anche il compito di assumere le prove non rinviabili ai sensi dell'articolo 18 del D.Lgs che riconosce al giudice di pace il potere-dovere di disporre, in accoglimento di apposita sollecitazione di una delle parti interessate, l'assunzione di una prova non rinviabile, all'uopo osservando le forme previste per il dibattimento si tratta di una norma sostanzialmente parificabile a quella prevista dall'articolo 467 Cpp che disciplina l'ipotesi del compimento di atti urgenti - sia pure nella sola fase preliminare al dibattimento - da parte del presidente del collegio o del giudice del tribunale monocratico, che si concretizza appunto nell'assunzione di prove non rinviabili. È opportuno evidenziare come, con l'istituto dell'assunzione di prove non rinviabili, il legislatore ha sostanzialmente inteso attenuare gli effetti della scelta di non riproporre, per il procedimento concernente i reati di competenza del giudice di pace, l'istituto dell'incidente probatorio le cui caratteristiche sono obiettivamente incompatibili con quelle, ispirate alla massima semplificazione, proprie del procedimento in esame per definire il concetto di 'prove non rinviabili' non può che farsi riferimento alla disciplina dei casi nei quali è consentita l'instaurazione dell'incidente probatorio articolo 392 Cpp . 10. La conclusione delle indagini preliminari l'archiviazione. Come nel procedimento ordinario per reati di competenza della corte di assise e del tribunale, anche nel procedimento per reati attribuiti alla competenza del giudice di pace la richiesta di archiviazione avanzata dal Pm rappresenta l'alternativa all'esercizio dell'azione penale è l'articolo 17 del D.Lgs che disciplina tale istituto prevedendo un 'meccanismo' semplificato, per molti aspetti simile a quello già disciplinato dal Cpp per l'oramai scomparso procedimento pretorile. Il Pm può presentare la richiesta di archiviazione quando la notizia di reato sia stata ricevuta dalla Pg e questa, con o senza indagini, abbia trasmesso una relazione al rappresentante della pubblica accusa articoli 11 e 15 comma 1 D.Lgs , nonché quando la notitia criminis sia stata ricevuta dallo stesso Pm, eventualmente all'esito del compimento di atti di investigazioni articolo 12 D.Lgs . Sono quattro i casi nei quali il Pm può presentare la richiesta di archiviazione del procedimento a carico di persona nota, tre dei quali sono quelli già previsti per il procedimento ordinario per reati di competenza del tribunale o della corte di assise si tratta del caso di infondatezza della notizia di reato articolo 408 Cpp , di quello dell'archiviazione per mancanza di una condizione di procedibilità, perché il reato si è estinto o non è più previsto dalla legge come reato articolo 411 Cpp , ed ancora del caso di infondatezza della notitia criminis laddove gli elementi acquisiti nelle indagini non appaiano idonei a sostenere l'accusa in giudizio articolo 125 disp.att. Cpp . La quarta ipotesi, tipica del procedimento per reati di competenza del giudice di pace, è quella in cui il Pm ritenga che il fatto oggetto di indagini possa essere considerato di particolare tenuità, tenuto conto dell'interesse tutelato, dell'esiguità del danno o del pericolo che ne è derivato, della sua occasionalità e del grado di colpevolezza prima di decidere se domandare o meno l'archiviazione del procedimento, il Pm deve, comunque, valutare se sussista un interesse della persona offesa alla prosecuzione del procedimento medesimo articolo 34 commi 2 e 3 D.Lgs . Al pari di quanto stabilito dall'articolo 408 Cpp, l'articolo 17 comma 1 del D.Lgs impone al Pm la trasmissione, unitamente alla richiesta di archiviazione, dell'intero suo fascicolo e, perciò, di tutti gli atti riguardanti la notizia di reato, della documentazione inerente le eventuali indagini che siano state compiute, nonché dei verbali delle attività espletate dal giudice di pace 'circondariale' in veste di giudice chiamato ad intervenire nella fase delle indagini preliminari. Per salvaguardare il contraddittorio è, poi, stabilito che il Pm debba far notificare copia della richiesta di archiviazione alla persona offesa che nella notizia di reato o successivamente abbia domandato di essere informata in ordine alla eventuale decisione di non esercitare l'azione penale. Nei dieci giorni successivi alla notifica della copia della richiesta di archiviazione del Pm, la persona offesa può prendere visione degli atti del procedimento e presentare un atto di opposizione all'archiviazione con il quale deve, a pena di inammissibilità, chiedere la prosecuzione delle indagini indicando gli elementi di prova che giustificano il rigetto della domanda del Pm, nonché indicando le ulteriori indagini necessarie articolo 17 comma 2 D.Lgs . A differenza di quanto previsto dall'articolo 409 Cpp, il giudice di pace non è tenuto a fissare la camera di consiglio per ascoltare le parti ma decide sulle 'carte', sulla base cioè della documentazione trasmessagli dal Pm e dell'atto di opposizione presentato dalla persona offesa. * Magistrato, sostituto procuratore Direzione distrettuale antimafia, Catania 1 Corso di formazione per vice commissari in prova del ruolo direttivo ordinario del Corpo di Polizia Penitenziaria Relazione dr Francesco Puleio 8 10