La decadenza delle agevolazioni richieste per la prima casa deve essere eccepita dall'ufficio entro tre anni

di Benito Fuoco

di Benito Fuoco Il diritto di ottenere la revoca dei benefici richiesti in sede di registrazione dell'atto deve essere esercitato dall'ufficio entro il termine di tre anni. Con queste conclusioni la sezione 29 della Commissione tributaria regionale del Lazio, nella sentenza 12/2006 depositata il 9 febbraio e qui leggibile tra gli allegati, ha ribadito come il potere di revocare l'agevolazione richiesta in sede di registrazione dell'atto di acquisto della prima casa, sulla base delle dichiarazioni rese ed in ordine alla sussistenza dei requisiti, maturi la decadenza, con il compimento dei tre anni. Questo, citano i giudici regionali romani, perché non si tratta di un credito definitivamente accertato, a cui si applica il termine di prescrizione decennale previsto dall'articolo 78 del Dpr 131/86, bensì di una revoca dei benefici richiesti, i cui termini di decadenza triennale sono previsti dall'articolo 76, secondo comma, del Dpr 131/86. IL FATTO Con un avviso di liquidazione l'Agenzia delle entrate di Roma 3 aveva revocato al contribuente i benefici richiesti per l'acquisto della prima casa l'ufficio, rilevato che l' acquirente aveva già in precedenza fruito delle agevolazioni fiscali, aveva notificato la revoca delle agevolazioni richieste per la seconda volta. Il contribuente, senza contestare l'atto nel merito, eccependo esclusivamente la decadenza dei termini entro cui tale revoca poteva essere eccepita, si rivolgeva contro questo atto alla Commissione tributaria provinciale di Roma. La Commissione adita, nella considerazione che i termini di prescrizione fossero decennali, respingeva il ricorso. Rivolgendosi alla Commissione Tributaria regionale del Lazio, Il contribuente riproponeva esclusivamente l'eccezione relativa alla decadenza, già disattesa in prima istanza. LA SENTENZA La Commissione regionale ha completamente ribaltato la decisione dei primi giudici. Nel caso in esame, citano i giudici regionali, non trova applicazione la prescrizione decennale prevista dall'articolo 78 del Dpr 131/86, bensì il termine di decadenza triennale previsto dall'articolo 76 del citato decreto. I giudici romani hanno motivato la sentenza sul presupposto che la prescrizione decennale opera esclusivamente nei confronti di un credito definitivamente accertato mentre, cita il collegio, un provvedimento di revoca dei benefici fiscali, in quanto atto impugnabile non può essere considerato tale. La Corte di cassazione, intervenendo a Sezioni unite con la sentenza 1196/03, era pervenuta alle stesse conclusioni dei giudici regionali, per cui attualmente, il fatto che l'ufficio finanziario possa revocare i benefici richiesti in sede di registrazione dell'atto nel termine massimo di decadenza di tre anni, rimane un principio incontestato. Un necessario approfondimento è utile rispetto al momento da cui inizia a decorrere tale termine triennale, infatti nel caso in cui le dichiarazioni non vere siano inserite nell'atto la non possidenza di altro immobile nel comune, la prima agevolazione richiesta, la residenza nel comune dove viene acquistata l'abitazione il termine di decadenza decorre da questa data, mentre nel caso in cui il contribuente nell'atto abbia dichiarato che intende trasferire la propria residenza nel termine dei diciotto mesi successivi, la decorrenza triennale decorrerà alla scadenza del diciottesimo mese. IL PRINCIPIO La prescrizione decennale, prevista dall'articolo 78 del Dpr 131/86 opera solo in presenza di un credito definitivamente accertato. L'Ufficio deve esercitare la revoca dei benefici richiesti dal contribuente nel termine triennale di decadenza non trattandosi di un credito definitivamente accertato Tale termine triennale decorre dalla data in cui si siano rivelate mendaci le dichiarazioni rese dal contribuente.

Commissione tributaria regionale di Roma - Sezione ventinovesima - sentenza 24 gennaio-9 febbraio 2006, n. 12 Presidente La Medica - Relatore Leone Ricorrenti Bianchini ed altri Fatto Con l'appello in epigrafe i signori Elena Bianchini e Aldo Gugliersi, muniti di difesa tecnica, hanno tempestivamente impugnato la sentenza 571/40/03, depositata il 4 novembre 2003, con cui la Ctp di Roma, Sezione 40ma, ha confermato un vizio di liquidazione di imposta di registro, emesso nei loro confronti dell'ex ufficio del Registro Atti Pubblici di Roma, per effetto di decadenza dei benefici cosiddetti di prima casa legge 118/85 , invocati con atto registrato il 20 luglio 1989 al n. 37090, Sezione quarta, motivato del fatto che gli stessi contribuenti avevano in precedenza fruito delle medesime agevolazioni. A fondamento del gravame, gli appellanti, nulla contestando nel merito, hanno riproposto identica ed unica eccezione preliminare, già disattesa in primo grado, di intervenuta decadenza dell'Amministrazione finanziaria, per decorso del triennio di cui all'articolo 76 comma 2 del Dpr 131/86. Non resiste l'ufficio appellato Roma 3 . Diritto La giurisprudenza di legittimità Cassazione, Sezione prima civile, 9280/98 richiamato dagli appellanti Sezione quinta 9149/00 ritiene che presupposto essenziale della prescrizione decennale 8ex articolo 78 cit. Dpr 131/86 invocata dall'ufficio e condivisa in primo grado è che ci si trovi dinanzi ad un credito definitivamente accertato , presupposto che, invece, non ricorre allorquando l'Amministrazione dichiari la decadenza da un beneficio fiscale ed il relativo provvedimento non divenga definitivo , proprio perché impugnato dal contribuente ipotesi di comminatoria di decadenza impugnata , nella quale deve trovare applicazione non la prescrizione decennale cit. articolo 78 Dpr 131/86 , bensì il termine di decadenza triennale previsto dall'articolo 76 del ripetuto articolo. Nel caso in esame, il contestato avviso di liquidazione risulta notificato, invece, a distanza di quasi dieci anni dalla registrazione agevolata del contratto di acquisto dell'immobile. L'interposto appello, pertanto, va accolto, con il consequenziale annullamento, in riforma della pronunzia appellata, del contestato atto impositivo. Si ravvisano, tuttavia, giusti motivi per compensare le spese del giudizio. PQM La Commissione tributaria regionale del Lazio, Sezione 29ma, accoglie l'appello dei contribuenti, di cui in epigrafe, e per l'appello, in riforma della sentenza appellata, annulla il contestato avviso di liquidazione. Spese compensate.