Link libera tutti: i giornali online devono sempre aggiornare gli articoli

Gli archivi giornalistici online devono essere sempre aggiornati e, su richiesta dell’interessato, all’articolo originario devono essere aggiunte note, o link , che possano fornire un quadro completo della vicenda. Questa è una delle materie di cui si è occupato il Garante per la protezione dei dati personali con la newsletter n. 371 del 27 marzo 2013, ma non solo. Prestazioni sociali agevolate, fax inviati ai cittadini sull'utenza aziendale da parte della PA e videosorveglianza, sono altre materie su cui il Garante ha dato un suo parere.

Archivi giornalistici online aggiornati. Il Garante privacy, accogliendo i ricorsi di due cittadini, ha stabilito che gli archivi giornalistici online devono contenere dati personali esatti e aggiornati. In proposito ha ordinato ad un gruppo editoriale di aggiornare alcuni articoli presenti nell'archivio storico online di un suo quotidiano. In pratica l'editore dovrà individuare modalità che segnalino al lettore l'esistenza di rilevanti sviluppi delle vicende che riguardano i due interessati ad esempio, con un link , un banner o una nota all'articolo . Questo consente al lettore di avere un'informazione attendibile e completa e, allo stesso tempo, garantisce alle persone il rispetto della propria identità. Il caso. I ricorrenti, insoddisfatti del riscontro ottenuto dall'editore, si sono rivolti all'Autorità per chiedere la rimozione dall'archivio storico online di alcuni articoli riguardanti gravi vicende giudiziarie in cui erano rimasti coinvolti o, perlomeno, che le notizie venissero aggiornate con gli esiti delle successive sentenze, a seconda dei casi di proscioglimento, assoluzione o intervenuta prescrizione. No alla rimozione dell’articolo, sì all’aggiornamento. Nel riconoscere la liceità della conservazione degli articoli di cronaca nell'archivio storico online del quotidiano, il Garante ha detto no alla rimozione degli articoli, ma ha ritenuto che i ricorrenti avessero diritto ad ottenere l'aggiornamento o l'integrazione dei dati personali . Lo ha detto anche la Cassazione. Questa decisione è in linea con una sentenza della Cassazione dello scorso anno n. 5525/12 , la quale, nell'affrontare un caso analogo, ha statuito che per salvaguardare l'attuale identità sociale di una persona occorra garantire la contestualizzazione e l'aggiornamento della notizia di cronaca, attraverso il collegamento ad altre informazioni successivamente pubblicate . Prestazioni sociali agevolate ok ai controlli, ma privacy tutelata. L’Autorità, con la stessa newsletter, si è occupata anche delle prestazioni sociali agevolate. Il Garante della privacy ha dato l’ok sullo schema di decreto interministeriale che consente all'INPS di costituire una nuova banca dati per verificare la correttezza delle dichiarazioni dei beneficiari di prestazioni sociali agevolate, garantendo però adeguate tutele alla privacy delle persone coinvolte . Tale schema consente di rafforzare il sistema dei controlli dell'ISEE indicatore della situazione economica equivalente , mettendo in comune i dati sui benefici sociali concessi dalle amministrazioni locali e da tutti gli altri enti erogatori . Evitare eventuali trattamenti ingiustificati di dati personali. Le informazioni contenute nella nuova banca dati delle prestazioni sociali agevolate riguarderanno sia i beneficiari delle agevolazioni, sia relativi enti erogatori, e permetterà all'INPS stessa, all'Agenzia delle Entrate e alla Guardia di Finanza di effettuare dei controlli su eventuali discordanze. Anche le Regioni e Comuni potranno usufruire della banca dati, ma solo per attività di programmazione, monitoraggio e valutazione in materia di politiche sociali. In questo caso, precisa l’Autorità, potranno essere utilizzati unicamente dati anonimi o in forma aggregata . Fax inviati ai cittadini sull'utenza aziendale la PA deve fare attenzione. Il Garante privacy mette in guardia le pubbliche amministrazioni devono fare attenzione a non inviare comunicazioni ai cittadini usando il fax dell'azienda in cui questi lavorano . Nel caso specifico, è stato imposto ad un Comune veneto di adottare opportune cautele per prevenire in futuro la conoscibilità ingiustificata dei dati personali dei cittadini da parte di soggetti diversi dai destinatari. Il caso del Comune veneto. Una donna, che si era vista inviare al recapito della società presso cui lavorava un fax contenente dati personali riguardanti un contenzioso in corso con la sua amministrazione comunale, aveva chiesto l’intervento del Garante. Il sindaco, interpellato dal Garante, si era giustificato affermando che il numero di fax utilizzato era stato precedentemente usato più volte sia dalla donna sia dal marito per comunicazioni dirette al Comune, facendo supporre che l'utenza fosse nella piena disponibilità dell'interessata e a suo uso esclusivo . Tuttavia la donna non aveva disposto che le comunicazioni le venissero inviate a quel numero di fax, al contrario, aveva indicato quale recapito unicamente il proprio domicilio. Secondo quanto stabilito dal Codice privacy, l'invio di una comunicazione, specie se tramite fax, da parte di un soggetto pubblico ad un soggetto privato diverso dal destinatario è ammesso solo se previsto da un norma di legge o di regolamento o se esplicitamente disposto dall'interessato . Devono essere adottate opportune cautele. Il Garante - visto che tali presupposti sono risultati assenti e, di conseguenza, il trattamento di dati effettuato dal Comune è da considerarsi illecito - ha dunque prescritto al Comune di adottare per il futuro opportune cautele al fine di prevenire la conoscibilità ingiustificata dei dati personali da parte dei soggetti diversi dai destinatari, specie in caso di invio tramite fax, riservandosi di valutare eventuali profili sanzionatori . 12 mesi di videosorveglianza per la cartiera degli euro. Infine, la newsletter afferma che la società italiana accreditata alla fabbricazione di carta moneta per banconote euro, potrà conservare fino ad un anno le immagini riprese dal proprio sistema di videosorveglianza . La richiesta di verifica fatta dalla società nasce dall'esigenza della stessa di rispettare le regole stabilite dalla Bce. La Banca Centrale, infatti, concede l' accreditamento di sicurezza ai fabbricanti di carta moneta solo a fronte del rispetto di alcune norme minime di sicurezza, che impongono, in particolare, ai produttori di banconote euro accreditati di conservare per almeno 12 mesi le immagini registrate dai sistemi di videosorveglianza installati presso i siti produttivi.