L'estensione dei diritti dell'ex coniuge sul Tfr

L'articolo 12bis Legge divorzio si applica anche all'indennità di risoluzione del rapporto di agenzia

Anche l'indennità dovuta alla cessazione del rapporto di agenzia va riconosciuta in parte all'ex consorte. I magistrati di Piazza Cavour, infatti, nell'allargare le maglie dell'articolo 12bis della legge 898/70 sul divorzio, hanno affermato che all'ex coniuge divorziato spetta anche una quota dell'indennità riconosciuta all'agente di assicurazione in dipendenza della fine del suo rapporto di lavoro. È quanto emerge dalla sentenza 28874/05 depositata il 30 dicembre e qui leggibile tra gli allegati con cui la prima sezione civile della Cassazione ha accolto il ricorso di una ex moglie contro il marito, agente di assicurazione. Ecco il principio di diritto con cui la Suprema corte ha offerto un'interpretazione estensiva dell'articolo 12bis, risolvendo il caso sottoposto al suo esame Rientrano nella previsione dell'articolo 12bis della legge 898/70 anche le indennità di risoluzione del rapporto di agenzia, di cui agli articoli 24 e seguenti dell'Accordo nazionale agenti di assicurazione del 28 luglio 1994, parametrate all'incremento del monte premi, agli incassi e alle provvigioni . In altre parole, nessuna differenza fra lavoratori subordinati e agenti. Infatti, hanno chiarito i giudici di legittimità, le norme che riconoscono all'ex coniuge una quota dell'indennità di fine rapporto non menzionano specificamente solo i lavoratori subordinati, ma usano una locuzione più generica rapporto di lavoro che ben si attaglia anche ai rapporti di lavoro parasubordinato, come quello di agenzia. Pertanto, esaminando per la prima volta la questione, la Cassazione ha dichiarato che l'articolo 12bis della legge sul divorzio non si riferisce soltanto al trattamento di fine rapporto del lavoratore subordinato, ma comprende anche l'indennità di risoluzione del rapporto percepita dall'agente di assicurazioni .

Cassazione - Sezione prima civile - sentenza 13 luglio-30 dicembre 2005, n. 28874 Presidente Losavio - Relatore De Chiara Ricorrente Morello Svolgimento del processo La signora Piera Morello chiese al Tribunale di Cuneo, con ricorso depositato il 19 settembre 2001, la condanna di Valerio Parola, suo ex marito la cessazione degli effetti civili del loro matrimonio concordatario era stata pronunciata dal medesimo tribunale con sentenza del 4 dicembre 1975 , al pagamento della quota spettantele, ai sensi dell'articolo 12bis della legge 898/70 introdotto dall'articolo 16 della legge 74/1987 , sull'indennità percepita dal convenuto a seguito della cessazione del rapporto di agenzia intrattenuto per 40 anni, anche in co stanza di matrimonio, con la Vittoria Assicurazioni Spa. Resistette il convenuto e il Tribunale rigettò la domanda, osservando che il diritto alla quota invocato dall'attrice si riferisce al solo trattamento di fine rapporto spettante ai lavoratori subordinati. Propose reclamo la soccombente, obbiettando che il trattamento di fine rapporto di agenzia percepito dall'ex marito era equiparabile al trattamento di fine rapporto dei lavoratori subordinati, trattandosi ugualmente di retribuzione differita. Resistette nuovamente il Parola, sostenendo che la sua era un'attività imprenditoriale e che le indennità da lui percepite non erano parificabili al trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti, ma avevano natura di indennizzo per l'avviamento commerciale procurato all'agenzia, e dunque erano escluse dall'applicazione dell'articolo 12bis cit., in subordine, chiese determinarsi il dovuto in misura inferiore a quanto preteso da controparte e in particolare che la percentuale fosse calcolata unicamente sulla parte dell'indennità determinata in base alle provvigioni . La Corte di appello di Torino, con decreto depositato il 29 maggio 2002, respinse il reclamo osservando che l'invocato articolo 12bis si riferisce, come si ricava dalla sua chiara formulazione, alla sola indennità di cui all'articolo 2120 Cc, spettante al prestatore di lavoro subordinato, e non alle indennità spettanti all'agente in relazione alla cessazione del diverso rapporto di agenzia che, inoltre, la differente disciplina delle due ipotesi si giustifica proprio in relazione all'appartenenza degli interessati a diverse categorie professionali, onde manifestamente infondata era la questione di legittimità costituzionale pure sollevata dalla reclamante. Avverso tale decreto propone ricorso per cassazione, con due motivi, la sig.ra Morello. Resiste il sig. Parola con controricorso illustrato anche da memoria. Motivi della decisione Con il primo motivo, denunciando violazione e falsa applicazione degli articoli 12bis legge 898/70, 1751, 1742 e 2751bis Cc e 12 delle preleggi , la ricorrente censura la sentenza impugnata per aver escluso il suo diritto alla quota dell'indennità percepita dall'ex marito. Sostiene che non vi è ragione di sottrarre l'indennità di risoluzione del rapporto degli agenti di assicurazione all'applicazione dell'articolo 12bis cit., il quale non si riferisce al solo trattamento di fine rapporto dei lavoratori subordinati, ma comprende certamente anche le indennità riconosciute agli agenti dall'articolo 1751 Cc, in considerazione della medesima natura di retribuzione differita. Del resto l'articolo 2751bis, nn. 1 e 3, Cc tutela in modo analogo sia il trattamento di fine rapporto disciplinato dall'articolo 2120 Cc che l'indennità di cui all'articolo 1751 Cc, riconoscendo ad entrambi il privilegio generale mobiliare. Il controricorrente obbietta aderendo alle argomentazioni dei giudici di merito che il richiamatoarticolo 12bis legge 898/70 si riferisce al solo trattamento di fine rapporto spettante ai lavoratori subordinati ai sensi dell'articolo 2120 Cc, il quale soltanto è proporzionato alla durata del rapporto e all'entità della retribuzione mentre, invece, l'agente di assicurazione non è legato al preponente da un rapporto di lavoro subordinato, bensì da un rapporto di agenzia e, d'altra parte, l'indennità di cessazione mandato prevista dall'Accordo nazionale agenti del 28 luglio 1994 articoli 24 e ss. , percepita da esso contro ricorrente, è determinata in base a parametri incremento del monte premi, incassi, provvigioni diversi da quelli valevoli per il trattamento di fine rapporto dei lavoratori dipendenti. Aggiunge che la ratio della norma in questione consiste nel far godere l'ex coniuge della retribuzione differita spettante all'altro ex coniuge. Ma l'agente di assicurazione è un lavoratore autonomo, con le prerogative e i doveri di un imprenditore, e la provvigione a lui spettante è cosa diversa dalla retribuzione del lavoratore dipendente, essendo parametrata al risultato dell'attività svolta, piuttosto che all'attività in sé. Alla stessa maniera, mentre il trattamento di fine rapporto, di cui all'articolo 2120 Cc, spetta al lavoratore subordinato in ogni caso, l'indennità di cui all'articolo 1751 Cc compete, invece, all'agente soltanto in presenza di determinate condizioni - in particolare l'aumento della clientela o comunque del volume di affari, con vantaggio per il preponente - ed è, dunque, anch'essa commisurata al risultato dell'attività. L'indennità di fine rapporto dell'agente, insomma, non ha natura di retribuzione differita, ma si tratta sostanzialmente di un avviamento . Il motivo di ricorso è fondato. Va anzitutto osservato, sul piano letterale, che l'articolo 12bis della legge 898/70, nel riconoscere all'ex coniuge non passato a nuove nozze e titolare di assegno divorzile una quota dell'indennità di fine rapporto percepita dall'altro coniuge all'atto della cessazione del rapporto di lavoro, pari al quaranta per cento dell'indennità totale riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio , non menziona il solo trattamento di fine rapporto disciplinato dall'articolo 2120 Cc sostituito dall'articolo 1 della legge 297/82 per i lavoratori subordinati privati e neppure menziona esplicitamente il rapporto di lavoro subordinato, ma usa una locuzione più generica rapporto di lavoro che ben si attaglia anche ai rapporti di lavoro parasubordinato , quale, appunto, quello di agenzia. Inoltre la ratio della disposizione è comunemente individuata cfr., da ult., Cassazione 19309/03, in motivaz. nel fine di attuare una partecipazione, seppure posticipata, alle fortune economiche costruite insieme dai coniugi finché il matrimonio è durato, ovvero di realizzare la ripartizione tra i coniugi di un'entità economica maturata nel corso del rapporto di lavoro e del matrimonio, così soddisfacendo esigenze non solo di natura assistenziale, evidenziate dal richiamo alla spettanza dell'assegno di divorzio, ma anche di natura compensativa, rapportate cioè al contributo personale ed economico dato dall'ex coniuge alla formazione del patrimonio di ciascuno e di quello comune come riconosciuto dalla Corte costituzionale nella sentenza 23/1991, la quale giustamente richiama il sottostante quadro socio-economico, ossia la particolare condizione della donna, che deve assumere su di sé oneri rilevanti in ordine all'assolvimento di compiti di natura domestica e familiare in sostituzione o in aggiunta al lavoro extradomestico , con conseguente pregiudizio [ ] rispetto a prospettive di autonomia economica e di affermazione professionale dal che deriva l'esigenza di una più appropriata considerazione dei vantaggi e delle utilità economiche che l'altro coniuge trae dall'impegno e dalle energie profuse dalla donna nella famiglia . In base a siffatte premesse, non v'è ragione per escludere dall'ambito di applicazione della disposizione in esame le indennità - di cui qui si discute spettanti all'agente di assicurazione, alla cessazione del rapporto di agenzia, ai sensi degli articoli 24 ss. del menzionato Accordo del 28 luglio 1994. Non è di ostacolo a tale conclusione il fatto che le predette indennità siano parametrate all'incremento del monte premi, agli incassi e alle provvigioni o che prevalga non il carattere di retribuzione differita, bensì quello di indennizzo per l'incremento arrecato all'avviamento commerciale dell'agenzia v. in proposito, da ult., Cassazione 9386/01 o che l'articolo 1751 Cc preveda il riconoscimento non automatico dell'indennità, bensì solo a determinate condizioni l'aumento della clientela o comunque del volume di affari, con vantaggio per il preponente . Tali aspetti, invero, nulla tolgono alla fondamentale considerazione, strettamente attinente alla ratio legis, che quelle indennità rappresentano comunque la liquidazione di un'entità economica prodotta nel corso del rapporto dal coniuge-agente, con il suo lavoro, giovandosi anche, per il periodo di durata del matrimonio, dell'apporto indiretto dell'altro coniuge. Il controricorrente richiama, a sostegno della tesi opposta, passi di alcuni precedenti di questa Corte, in cui si fa leva sulla natura dell'indennità di fine rapporto contemplata dall'articolo 12bis cit. quale retribuzione differita , determinata in proporzione alla durata del rapporto medesimo ed all'entità della retribuzione Cassazione 3294/97 si esclude che la disposizione in esame possa estendersi ad isituti [ ] aventi origine in regimi professionali di natura privata rispetto ai quali non è possibile individuare una retribuzione in senso tecnico, tipica del rapporto di lavoro subordinato Cassazione 5720/03 si legge che la nozione di indennità di fine rapporto ai sensi dell'articolo 12bis cit. non comprenderebbe le indennità che costituiscono forme di pagamento differito di una parte del proprio reddito non di lavoro subordinato quali le somme dovute agli agenti per la risoluzione del rapporto di agenzia, a norma dell'articolo 1751 Cc, prevalendo, in tale ipotesi, l'elemento non già retributivo, bensì quello a carattere compensativo-risarcitorio per la perdita o la diminuzione della propria attività di lavoro autonomo Cassazione 19309/03, cit. . A ciò va replicato, anzitutto, che il precedente citato da ultimo in realtà non afferma l'esclusione dell'indennità ex articolo 1751 Cc dall'ambito di applicazione dell'articolo 12bis della legge 898/70 né avrebbe avuto ragione di farlo, avendo riguardo a fattispecie del tutto diversa, quale l'indennità premio di servizio erogata dall'Inadel - e poi dall'Inpdap - ai dipendenti degli enti locali , ma semplicemente, nel ricostruire. in generale l'istituto, riporta il parere della dottrina peraltro non unanime sul punto. Quanto, poi, alle riferite affermazioni dei primi due precedenti i quali comunque non attengono alla fattispecie dell'indennità di risoluzione del rapporto di agenzia , va osservato che ad avviso di questo collegio, invece, per quanto sin qui si è spiegato, al fine di stabilire se una determinata attribuzione in favore del lavoratore rientri o meno fra le indennità di fine rapporto contemplate dall'articolo 12bis, cit., non è determinante il carattere strettamente o prevalentemente retributivo della stessa, ma, piuttosto, il correlarsi del 1 'attribuzione fermi, ovviamente, gli altri presupposti stabiliti dalla legge all'incremento patrimoniale prodotto, nel corso del rapporto, dal lavoro dell'ex coniuge che si è giovato del contributo indiretto dell'altro coniuge . L'accoglimento del primo motivo di ricorso comporta l'assorbimento del secondo, con cui la ricorrente solleva, per l'eventualità che l'articolo 12bis della legge 898/70 sia interpretato in senso opposto, eccezione di illegittimità costituzionale della norma per ingiustificata disparità di trattamento tra l'ex coniuge di lavoratore subordinato e l'ex coniuge dell'agente di assicurazione. In conclusione, accolto il primo motivo di ricorso e dichiarato assorbito il secondo, la sentenza impugnata va cassata, con rinvio al giudice indicato in dispositivo, il quale si atterrà al principio di diritto secondo cui rientrano nella previsione dell'articolo 12bis della legge 898/70 anche le indennità di risoluzione del rapporto di agenzia, di cui agli articoli 24 e ss. dell'Accordo nazionale agenti di assicurazione del 28 luglio 1994, parametrate all'incremento del monte premi, agli incassi e alle provvigioni. Il giudice di rinvio provvederò anche sulle spese del giudizio di legittimità. PQM La Corte accoglie il primo motivo di ricorso, dichiara assorbito il secondo, cassa la sentenza impugnata e rinvia, anche per le spese, alla Corte di appello di Torino in diversa composizione.